Caracas. Giorno 4

La bellezza è una faccenda seria in Venezuela, tanto seria da essere stata un’ossessione per decenni. D’altra parte essere belle era un trampolino di lancio in una società prevalentemente maschilista. Fare le modelle, fare pubblicità, essere la più bella delle altre ti permetteva un altro tipo e stile di vita. E di questo il Venezuela ne ha fatto un’industria con sette Miss Universo, sei Miss Mondo, sette Miss Internazionale e due Miss Terra. Il venezuela si classifica il paese con le donne più belle al mondo. Per spiegare meglio affezione ai concorsi di bellezza possono essere paragonati agli eventi sportivi da noi. Miss Venezuela è il programma più visto in assoluto e le ragazzine a soli sei anni vengono iscritte ad accademie di bellezza, ma soprattutto quello che ha fatto la differenza in passato era l’accesso alla chirurgia plastica. Un ritocchino non se lo negava nessuno. Nel 2016 il Venezuela era al terzo posto per le operazioni di chirurgia plastica dopo gli Stati Uniti e il Brasile, ora le luci dei riflettori si sono spente. I costumi non si comprano e non ci vendono. Il trucco è irreperibile se non per qualche sotto marca o finta marca. Impianti e botox sono introvabili se non al mercato nero o andando fuori dal paese. Ora perfino trovare un deodorante è una caccia al pezzo. E quando si scopre che una farmacia o una profumeria ha all’improvviso quel tipo di fondotinta si è disposti a fare anche sei ore di coda per averlo. Il costo delle creme è aumentato del 500 per cento in 18 mesi. Colpa della crisi, quel gigante mostruoso che ha fatto tornare le donne umane, che le ha private della loro bellezza costruita o forse le ha solo ridimensionate. Ma resta una cosa seria, resta una via di fuga e poi come sempre e ovunque a tutte piace essere belle. Ma quando devi scegliere tra un pasto e un rossetto, magari all’inizio no, ma ora scegli da mangiare e quando avanzerà qualcosa ti tufferai nel vecchio mondo dell’estetica.

Mi aggiro per alcuni negozi: “Una volta erano strapieni, se volevi andare a farti le unghie e ci andavi tutte le settimane, dovevi prenotare con largo anticipo”, mi dice una ragazza. Ora massimo una volta al mese per un euro. Dal parrucchiere si andava due volte a settimana, anche tre, ora non più di una volta a settimana per un euro e mezzo. Farsi il colore 4 euro. E se sembra poco, considerando lo stipendio minimo che si aggira sui 6 euro al mese, è uno sproposito.

“Le donne che ancora vengono qui, mi spiega un parrucchiere, è perché possono permetterselo, meno di prima certamente, ma comunque, più di altre”. Entro in un negozio che vende prodotti per i capelli. Gli shampoo vanno dai 15 mila ai 50 mila bolivar, da 1 a tre euro per un litro. Lo smalto 11 mila, meno di un euro. “Una volta di un prodotto lisciante per i capelli ne vendevo cinque al giorno”, dice la negoziante che per un attimo si era illuminata al nostro arrivo pensando fossimo clienti., “ora, va bene se ne vendo cinque alla settimana”. I prezzi li regola in base al salario minimo, quando il governo lo alza, anche i prezzi salgono, restando comunque alti per la gente.

 

Entriamo da Hair Francos, un salone di bellezza rinomato ancora molto frequentato nonostante tutto, ci sono signore alle prese con la piega, la manicure, le sopracciglia, negli ultimi mesi ha dovuto ridimensionare il personale di tre quarti, preferisce meno ragazze ma pagate meglio. Prendono 40 euro al mese, che è ovviamente poco, ma considerata la situazione è più di quanto prende un’infermiera. “E’ diventata una scelta tra mangiare ed essere belle, ci spiega Richard Blanco, il manager del posto, 51 anni e una voglia matta di viaggiare che ha dovuto accantonare. “I prodotti si trovano, ma mai in grande quantità, impossibile fare scorte. Tutto sommato a me sta andando ancora tutto bene, non sono sposato, non ho figli, la casa è mia, quindi devo solo pensare a me stesso. Una volta facevo sei viaggi all’estero vicino, e uno in Europa, ora va bene se riesco a muovermi tre o quattro volte ma sempre in America Latina. Amo Capri”. Prima aveva due macchine e una l’ha venduta. Cinque anni fa lo hanno rapito, tenuto per sei ore, fino a che i suoi hanno pagato un riscatto lampo. Ci hanno provato l’anno scorso ma è riuscito a scappare, distruggendo la macchina nell’inseguimento. “Posso solo augurarmi che il governo cambi, il modo in cui il nostro paese è stato gestito è sbagliato, questo è un falso socialismo e ora non sappiamo cosa accadrà”, dice Blanco con un sospiro, non bastano le proteste in piazza, bisogna trovare una forma di negoziazione”. E’ quello che sembrano pensare molti a Caracas, dove incontro persone che non stanno né con il governo né con l’opposizione, la gente frustrata vuole leader forti, che sappiano prendere decisioni estreme. “Serve qualcosa di più radicale per cambiare. Guardatevi intorno, sono le sei di sera e non c’è nessuno, la gente sta correndo a casa per chiudersi dentro, non c’è più vita sociale, non c’è più interazione tra le persone, non c’è più serenità, chi avrebbe mai immaginato di finire così?”

Sono Barbara Schiavulli da Caracas, Venezuela per Radio Bullets. A domani con il prossimo appuntamento di Covering Venezuela, una serie di reportage finanziati dagli amici e sostenitori di Radio Bullets, buon proseguimento di ascolto e di giornata.