Gerusalemme capitale di Israele? Gerusalemme non può essere capitale di uno a discapito di un altro. Vi racconto la mia Gerusalemme. Introduzione di Harry Hagopian. Barbara Schiavulli su Radio Bullets

 

“Chiunque sia stato a Gerusalemme, avrà sicuramente notato che gerusalemme est è per la maggior parte araba, così come gerusalemme ovest è per la maggior parte ebrea. Fingere che sia una capitale unita per israele e solo per Israele, non è solo una illusione, ma distrugge, quel che è rimasto del morto o morente processo di pace tra israeliani e palestinesi. Quindi trump doveva farlo proprio ora? No. Capisco perché lo ha fatto? Si, capisco il candidato trump, ma non il presidente trump, e spero e prego, che qualsiasi cosa dica o faccia, nelle prossime settimane, mesi o anni, non crei più inimicizia e problemi, in quello che è rimasto della buona fede e buona volontà tra palestinesi e israeliani”.

Sono le parole di Harry Hagopian, avvocato internazionale, armeno, di Gerusalemme, residente a Londra, international fellow alla Sorbona di Parigi, consulente per le chiese cattoliche e armene e spesso in onda sulla Bbc. Ma più di tutto Harry, che ho conosciuto a Gerusalemme almeno due decadi fa, è per me è il cuore di quello che significa Gerusalemme. Una città che non si può racchiudere in una definizione, nella capitale di uno a discapito dell’altro. Gerusalemme è la capitale di tutti o di nessuno. E chi non lo capisce, non ha mai passeggiato per le strade di Gerusalemme, non ha mai appoggiato le mani su quelle mura che ti raccontano la storia del mondo, non ha mai varcato l’immaginaria linea verde che divide la parte israeliana della città con la sua efficienza, tecnologia, modernità, ristoranti e negozi di design, dalla parte est, quella araba, quella caotica, quella dove gli autisti degli autobus gridano le destinazioni verso la Cisgiordania, dove i ristoranti sono accoglienti ma rumorosi. Non ha mai sentito la paura degli attentati, non ha visto raccogliere i morti per un conflitto che invece di spegnersi si riaccende ogni volta che qualcuno non si cura di Gerusalemme. E Trump non se ne sta curando, la sta usando, come tanti hanno fatto prima e poi pagandone il prezzo, perché Gerusalemme una cosa sola chiede, ed è rispetto.

Trump non ha mai visto il sangue dato per questa città, non hai mai visto i sassi, i proiettili, la violenza in nome della quale sono state fatte cose brutte. Non ha mai visto le case strappate ai suoi proprietari perché non erano della religione o della nazione giusta, non ha mai visto i posti di blocco dove perfino io ho fatto nascere un bambino, perché non lasciavano passare la madre incinta. Non ha mai visto le guardie davanti ai centri commerciali, o gli ultraortodossi che lanciano la cacca contro le autoambulanze il sabato. E Non ha mai visto neanche il cuore delle persone che ci vivono, la loro stanchezza, la loro rabbia, il loro amore per questa città che è come una malattia.

A Gerusalemme dove ho vissuto diversi anni, ho imparato tutto e il contrario di tutto, è per me la città delle contraddizioni, la città dove la chiesa più bella, non va a vederla nessuno, dove la più cupola più bella al mondo non tutti ne possono godere, dove c’è un quartiere dove si impone che le donne siano modeste, e a 500 metri nel quartiere di fianco si balla la salsa.

E’ il posto delle mie prime cose, dove ho ambientato il mio primo libro, ho scritto le mie prime storie importanti, ho capito che scrivere sarebbe stato il mio mestiere. E’ anche il posto dove il patriarca etiope beve il tè con il rum e racconta storie, o l’imam ti spiega l’importanza della preghiera e ti fa rilassare, o il rabbino ti dice che si dovrebbe vivere tutti insieme e poi ti racconta una barzelletta.

Ma per sentire queste voci, bisogna lasciarsi affondare nelle sabbie mobili della storia, delle urla, delle voci, delle dichiarazioni, dei morti, degli omicidi e degli attentati, di quelli che ti tirano per la giacchetta perché vogliono avere ragione. Ma la ragione di una città sta in quello che ti trasmette, sta nella vista spettacolare quando guardi la città vecchia di Gerusalemme dal quartiere di Yemin Moshe e anche se non credi, quel dio in cui credono tutti, ti sembra quasi di poterlo sentire.

La ragione nella città sta nelle chiavi delle persone anziane che vivono in altri paesi, ma ancora le conservano perché quelle case le hanno dovute lasciare. O in quelli che invece sono arrivati credendo di poter vivere protetti dall’orrore che li aveva quasi uccisi. Ma questo trump non lo sa, e l’ignoranza è l’arma di distruzione di massa più pericolosa al mondo. Gerusalemme capitale di Israele, sarebbe un bel gol per gli israeliani, poter dire che è la loro capitale. Ma anche se gli americani la riconosceranno, francamente chi se ne frega. Possono dire quello che vogliono, non significa che sia la verità, per quante volte pronunci una bugia, non lo diventa verità.

Gerusalemme appartiene a due popoli, a diverse religioni. Gerusalemme è la capitale di tutti gli esseri umani che la conoscono e la amano, ed è forse uno dei pochi posti al mondo che non ha bisogno di essere riconosciuto per esistere.