Tamara Adrian mi riceve nel suo studio dove sembra appena passato un uragano, carte e libri ovunque, una scrivania dove non si vede chi sta dall’altra parte. “Non sembra, ma sto sistemando”, mi dice accogliendomi con un grande sorriso. Tamara Adrian, 60 anni, è un membro del parlamento venezuelano, quel parlamento che è stato scavalcato da Maduro e sostituito con l’Assemblea Costituente. Tamara è una professoressa di diritto in pensione, e ora svolge l’attività di avvocato, specializzata in questioni di petrolio. Ma non solo, è anche la seconda parlamentare transessuale delle Americhe e una nota attivista dei diritti lgbt. Una vita di lotta dentro e fuori dai tribunali, per vedere riconosciuto quello di essere se stessa in un paese dove quando è diventata deputata ha dovuto giurare usando il suo nome da maschio perché la legge ancora non consente in Venezuela il cambio del nome. Sono tante cose che il Venezuela conservatore e non libero, non permette di fare. Come si è arrivati a questo punto con un paese a pezzi?

La situazione è complicata, molto complicata. Il parlamento è stato eletto nel dicembre 2015 e subito dopo il governo non ha avuto più la maggioranza, avevamo il 75 per cento dei seggi, una super maggioranza. E Maduro ha capito che potevamo fare qualsiasi cosa, dalla nomina della Corte Suprema, al controllore generale, al difensore civile.  Così Maduro è andato alla Corte suprema dicendo che non c’era accordo con l’opposizione, è stata invocata una sessione straordinaria del parlamento e senza seguire la legge e i requisiti necessari, sono stati nominati 21 giudici della corte di giustizia suprema. Queste persone subito dopo hanno sospeso 4 parlamentari dello stato di Amazzonia, parlando di irregolarità. Perfino il consiglio elettorale si è ribellato dicendo che di irregolarità non ce n’erano state. Ma quando hanno sospeso questi 4 deputati la super maggioranza che eravamo, ha perso i due terzi del parlamento. A gennaio 2016 la camera costituzionale della corte suprema ha deciso bloccare ogni decisione del parlamento, ogni legge veniva dichiarata incostituzionale. Ad aprile 2016 hanno cominciato a dire che visto che il parlamento non accettava il ritiro dei parlamentari sospesi e che era un oltraggio,  hanno cominciato a dire che ogni sessione del parlamento era non valida e anche le leggi che avevano approvato. Cosa ha cambiato il quadro? Abbiamo continuato a legiferare, niente è cambiato siamo andati avanti. A febbraio di quest’anno ci è stato detto di nuovo che continuavamo a essere di oltraggio alla Corte, senza sapere bene perché. Visto che eravamo inadempienti è stato detto che avrebbero assunto i poteri dell’assemblea nazionale e li avrebbero trasferiti al presidente.

Penso che lo abbiano potuto fare perché si sentivano molto potenti, avevano un disperato bisogno e ancora ce l’hanno che venissero approvate leggi che riguardavano il finanziamento estero, i contratti internazionali, secondo la Costituzione per qualsiasi decisione finanziaria, anche il rifinanziamento debito estero ci vuole l’approvazione del parlamento. Ora il presidente aveva i poteri e non aveva bisogno del parlamento. Ma la comunità internazionale all’improvviso ha realizzato quello che stava accadendo, è diventata un po’ critica, di fatto c’era stato un colpo di Stato verso il parlamento. Anche la gente ha realizzato ed è scesa in piazza, la gente non capiva più perché il parlamento non funzionava e ci hanno perfino accusato di non legiferare. Stava diventando chiaro che stavamo perdendo la democrazia. E le proteste sono esplose. Siamo andati in giro nei paesi a raccontare quello che accadeva, ogni ambasciata qui sapeva cosa stava accadendo, ma dicevano di non poter fare niente, così anche le Nazioni Unite. In contemporanea alle proteste, Maduro ha cominciato a chiedere la riforma della Costituzione, e si è arrivati all’elezione dell’Assemblea Costituente che io chiamo la fraudogente

Per votare la Costituente si doveva chiedere prima un referendum per invocare l’elezione della Costituente, ma questo non è stato fatto, si è scavalcato questo passaggio fondamentale, la richiesta del referendum, il problema è che per ragioni finanziarie sono disperati e hanno fretta.

Ma se rifinanziare fosse stata la cosa giusta da fare il paese perché il parlamento non avrebbe dovuto farlo?

Se fossero state seguite tutte le procedure, se fosse stata una cosa buona per il paese lo avremmo approvato, ma i fatti ci dicono che dai tempi di Chavez il prezzo del petrolio è cominciato a salire, tutti gli altri stati produttori hanno creato fondi per i tempi in cui il prezzo sarebbe sceso, una sorta di riserva di denaro, è un ciclo nel petrolio che in genere dura 6/7 anni, alto e basso, è curioso che si possa avere alto prezzo di petrolio con depressione, e basso prezzo del petrolio con espansione, non è necessario che le due cose siano allineate. Molta gente pensa che la recessione sia legata ai prezzi bassi, ma non è necessariamente così. Una volta il Venezuela produceva molte cose, caffè, mais, riso, pezzi per le macchine, rappresentavano solo il 10 per cento delle esportazioni, ma c’era una sorta di differenziazione. Ora il 96 per cento delle nostre esportazioni dipendono dal petrolio, siamo dipendenti dal petrolio più ora che negli anni 40. Invece Chavez e poi Maduro, invece di creare quei fondi di risparmio per il futuro, hanno usato i soldi senza un senza budget, senza contabilità. Non abbiamo cifre ufficiali, ma circa 500 miliardi di dollari sono spariti. Non sappiamo dove siano andati e probabilmente non lo sapremo mai. Ora vediamo le conseguenze di tutto questo. Non abbiamo neanche la carta igienica, e una volta la esportavamo. Molto velocemente è collassato tutto. Ora siamo incapaci di produrre anche il petrolio, perché tutta la struttura intorno è collassata, tutta la manutenzione che serve è inesistente. Il nostro debito estero era nel 2003 intorno 19.8 miliardi di dollari. Poi il prezzo del petrolio è cominciato a crescere, e sono aumentate le persone disposte a fare credito. Se hai i soldi la gente non ha problemi a farti prestiti, non te li fanno quando i soldi non ce li hai, sta di fatto che il nostro debito esterno è arrivato a 60 miliardi nel 2010, non sappiamo quanto dobbiamo ai cinesi perché il debito è stato contratto senza il coinvolgimento del parlamento. Si parla di 40, 50 miliardi ma non abbiamo cifre scritte e i cinesi non ce lo dicono. Non sappiamo quanto dobbiamo ai russi, alcuni dicono intorno ai 10 o ai 20 miliardi, ci sono altri 15 miliardi che sono dovuti al debito commerciale, noi dobbiamo importare tutto, e c’è un gioco di cambio che è un furto. Per esempio le medicine, vengono pagate a un prezzo, vendute ad un altro che non permette il pagamento dei fornitori. Lo stesso è avvenuto con i biglietti aerei, si comprano in dollari e si rivendono in bolivar, e ora non ci sono quasi più compagnie aeree qui. I fornitori si sono ritirati, o si pagano i debiti o si paga in anticipo, ma non ci sono più i soldi per farlo. Ora ci sono i prodotti nei supermercati, ma nessuno ha il denaro per comprarli, al mercato nero il salario minimo è 15 euro al mese. Abbiamo la tempesta perfetta, prezzo basso del petrolio, debito estero gigantesco, nessuna capacità di produzione alternativa interna, non siamo in grado più di lavorare il gas che vendiamo agli stati uniti e lo rimportiamo.

Può andare peggio?

Sì, sì, da due anni non sappiamo come va l’economia, ma gli operatori stanno cercando di capire cosa stia succedendo. Il ministro della Salute è stato licenziato due mesi fa, perché ha pubblicato delle cifre che mostrano l’incremento della mortalità infantile e delle madri, dati catastrofici e due giorni dopo è stata rimpiazzata. Viviamo nell’oscurità. Gli economisti parlano di un’inflazione intorno al 1200 per cento alla fine di quest’anno. L’inflazione di un anno in Venezuela, corrisponde a 250 anni di quella della Colombia perché hanno un 3,5 per cento all’anno. Può andare peggio.
Cambiamo discorso per un attimo, lei è anche un attivista Lgbt in Venezuela, che cosa deve essere fatto ancora?

Tutto. Non abbiamo niente. Siamo perfino messi peggio dell’Italia. Non abbiamo niente, e molto triste, Chavez aveva il 100 per cento del parlamento tra il 2005 e il 2010 e io all’epoca proponevo una legge per la protezione degli lgbt, che riguarda la discriminazione in generale, più il crimini dell’odio, più il bullismo, più la discriminazione a casa. In America Latina in quasi tutti i paese, tranne alcuni in centro america,  hanno delle protezioni contro la discriminazione. In sud America restano fuori Venezuela e Paraguay. Protezione delle famiglie: c’è uguaglianza matrimoniale a Mexico City, e negli altri stati ci si può sposare con il tribunale, anche in Colombia, Brasile, Uruguay e Argentina. Unioni civili: in Equador e in Cile. C’è anche la maternità congiunta, copaternità e co-adozioni in Messico, Colombia, Uruguay e Argentina. In Brasile non direttamente, ma per via giudiziaria. Riconoscimento dell’identità transessuale intersex legale, si ha senza bisogno di operazione in Messico City e altri cinque altri stati in Messico, Colombia, Uruguay, Argentina, bolivia, equador, dopo l’operazione in Panama e riconoscimento dopo l’operazione passando per il tribunale in Brasile.

In Venezuela non abbiamo niente. Non c’è nessuna particolare protezione. Non c’è protezione per le coppie, ma viene curiosamente riconosciuta la comaternità, perché la nipote di uno degli ex presidenti del parlamento in passato aveva avuto un figlio con una donna in argentina dove la comaternità esiste. Sono tornati qui e hanno tentato di essere riconosciute come madri, e lo Stato non voleva, alla fine una delle due venne uccisa durante una rapina e l’altra che era la moglie non riconosciuta, ottenne che il figlio avesse il suo nome andando attraverso un lungo processo. Il problema del nome per i transessuali è anche peggio, i giudici che sono stati nominati negli ultimi 30 anni possono essere dismessi con uno schiocco di dita dalla Corte Suprema e sono  molto spaventati di fare cose nuove per paura di essere mandati via. Col chavismo c’è stata una larga rappresentazione di evangelisti, nell’assemblea nazionale il 45 per cento del parlamento tra il 2005 e il 2010 erano evangelisti, erano ovunque, era impossibile parlare con loro di qualsiasi cosa, perfino dei diritti delle donne, figuriamoci di transessuali. Hanno bloccato ogni decisione, ogni legge, ogni proposta che abbiamo fatto. Nel 2008 siamo andati in Parlamento e abbiamo proposto un emendamento al registro civile per il cambio del nome, che è stato incluso ma c’è stata una correzione che dice tutte le persone hanno diritto a cambiare una volta il nome proprio quando il nome è infamante, straniero, o e lo sottolineo, non corrisponde al genere o può costituire l’indebolimento della personalità, il nome non il genere. L’organismo responsabile del registro civile è il consiglio elettorale, la direttora di questo e il direttore del registro civile sono membri dell’Opus Dei,

E allora impossibile. La parola d’ordine era non fare niente. Nel mio caso personale, sono andata in tribunale, per 11 anni non ho avuto risposta, e sorprendentemente quest’anno hanno ammesso il caso, che significa che sarà visionato. La verità è che le Chiese evangeliche ci stanno facendo impazzire.

Niente. Medioevo. Sì. Mio Dio, questa gente al governo si presenta come rivoluzionari tutti il tempo, ma si comportano come radicali di estrema destra. Chavez fin dal suo arrivo cominciò a identificare l’opposizione dando nomi infamanti, chi era con lui erano i buoni, gli altri gli squallidi, poi nel 2004 ha cominciato con il suo piano socialista, voleva che socialismo fosse il loro marchio, il resto era estrema destra, loro erano i socialisti, quelli della sinistra, si semplifica in nemico mettendolo in categorie definite che la gente capisce. E continuano a farlo, chiamando l’opposizione estrema destra, estrema destra internazionale di qua e di là, la realtà è che l’opposizione è molto diversa, trovi da quelli della Bandiera rossa, della guerriglia anni 70, hai il movimento socialista, hai la volontà popolare, il centro destro, dagli anarchici. In Venezuela non c’è la destra radicale. Non c’è mai stata. Non esiste più neanche una rappresentanza delle minoranze. E’ un vero macello.

 

Io sono Barbara Schiavulli per Covering Venezuela, una serie di reportage finanziati dagli amici e sostenitori di Radio Bullets, buon proseguimento di ascolto e di giornata.