Afghanistan: i talebani soffocano i media
Scritto da Radio Bullets in data Gennaio 24, 2026
NUUK – Da quando i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan nell’agosto 2021, il paese ha assistito a un cambiamento radicale nel funzionamento dei media e nella libertà di stampa.
Prima del loro ritorno al potere, i media indipendenti svolgevano un ruolo fondamentale: informavano la popolazione, denunciavano le ingiustizie sociali e contribuivano a chiedere conto alle autorità. Oggi, invece, il panorama mediatico è stato sistematicamente soffocato e trasformato in uno strumento di propaganda.
Chiusure forzate e censura sistematica
Una delle misure più incisive adottate dai talebani è stata la chiusura — o la sospensione forzata — dei media indipendenti. Canali televisivi, radio e giornali che non si allineano all’ideologia del regime sono stati chiusi o costretti a operare sotto una rigida censura.
I giornalisti sono sottoposti a minacce, molestie e intimidazioni che limitano gravemente la possibilità di raccontare la realtà. Molti hanno scelto di fuggire dal Paese per timore della propria sicurezza, lasciando un vuoto nell’informazione indipendente e privando i cittadini afghani di notizie imparziali.
Media come strumento ideologico
Al posto delle voci indipendenti, i talebani hanno creato e controllato canali mediatici destinati a diffondere messaggi coerenti con la loro agenda politica e religiosa.
Notiziari, contenuti sui social media e persino programmi culturali vengono attentamente monitorati e manipolati per rafforzare la narrazione ufficiale.
Attraverso questi strumenti, il regime cerca di legittimarsi come unico potere, imporre la propria interpretazione della legge islamica e soffocare ogni forma di dissenso. L’informazione viene così trasformata in propaganda, capace di modellare la percezione pubblica eliminando qualsiasi punto di vista critico.
Secondo reporter senza frontiere, l’Afghanistan si trova per quanto riguarda la libertà di stampa al 175° posto su 180.
Giornalisti sotto attacco, donne silenziate
I giornalisti e gli operatori dei media sono diventati bersagli diretti delle politiche talebane. Chi si oppone alla censura rischia arresti, minacce fisiche e, in alcuni casi, punizioni pubbliche.
Le donne giornaliste sono state colpite in modo particolarmente duro: molte redazioni hanno vietato loro di lavorare, riducendo drasticamente la pluralità delle voci e delle prospettive. Tranne alcune accuratamente selezionate, le donne non possono apparire in televisione.
Il clima di paura ha alimentato una diffusa autocensura, con reporter costretti a evitare temi sensibili per proteggere se stessi e le proprie famiglie. Tutto questo svuota il ruolo dei media come cane da guardia del potere e indebolisce ogni forma di responsabilità istituzionale.
Una società privata del diritto all’informazione
Il controllo talebano sui media ha conseguenze profonde per l’intera società afghana. Senza accesso a un’informazione indipendente, i cittadini vengono privati di notizie affidabili su questioni sociali, politiche ed economiche.
La diffusione di narrazioni distorte ostacola la comprensione della realtà e rende impossibile compiere scelte consapevoli. Inoltre, limitando l’accesso alle notizie internazionali e a prospettive alternative, il regime mira a isolare la popolazione dal resto del mondo, rafforzando il proprio controllo ideologico e impedendo il confronto con idee diverse e progressiste.
Una libertà sotto assedio
La trasformazione dei media in strumenti di propaganda rappresenta un grave arretramento per la libertà di espressione e il giornalismo indipendente in Afghanistan.
Attraverso censura, intimidazioni e controllo ideologico, i talebani hanno ridotto l’accesso a informazioni imparziali, soffocato il dissenso e manipolato la percezione pubblica. La repressione dei media non colpisce solo i giornalisti, ma mina il diritto dell’intera società a essere informata e a chiedere conto al potere.
Difendere la libertà di stampa in Afghanistan resta una sfida cruciale, che richiede resilienza interna e un sostegno internazionale costante affinché la verità e il giornalismo indipendente possano sopravvivere anche sotto condizioni oppressive.
Questo articolo è stato scritto da Leila Sarwari non è il suo vero nome, per ragioni di sicurezza dobbiamo tenerlo nascosto. Ma Radio Bullets, sa molto bene chi è. Ha studiato all’università di Kabul, ha fatto un master e il suo sogno era diventare una diplomatica.
La sua vita e i suoi sogni, come per tutte le donne afghane che hanno studiato o lavoravano o erano
socialmente impegnate, si sono infranti il 15 agosto del 2021 quando i talebani hanno preso il potere.
Potere consegnato dagli americani e dalla Nato tradendo le speranze di milioni di donne che ora vivono in un regime di apartheid di genere. Sentire la loro voce è un modo per non dimenticarle e per noi un monito di quello che il potere fa quando le società civili non intervengono.
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L’immagine di copertina è creata con l’IA
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