29 dicembre 2025 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Dicembre 29, 2025
- Le piogge invernali allagano i campi di Gaza mentre Netanyahu arrivato negli Stati Uniti.
- Kosovo: il partito al governo vince le elezioni.
- Nepal: ex rapper nepalese si candida a primo ministro in una votazione chiave dopo le proteste della Generazione Z.
- La Danimarca dice addio alla consegna delle lettere.
- Myanmar al voto sotto le armi – elezioni senza credibilità.
- Guinea al voto dopo il golpe – urne sotto controllo militare.
- Ucraina, spiragli di pace – resta il nodo dei territori
Introduzione: altre buone notizie del 2025
Israele e Palestina
La pioggia invernale ha travolto la Striscia di Gaza, allagando i campi: tende logore, coperte fradicie, bambini che camminano nell’acqua. A Khan Younis, famiglie sfollate cercano di salvare materassi dal fango.
“La tenda è volata via, non sappiamo dove andare”, racconta chi è fuggito da Rafah.
La prima, in vigore da ottobre, doveva aumentare gli aiuti e i ripari: secondo le ONG, non basta. Almeno 12 persone, tra cui un neonato, sono morte per ipotermia o crolli.
Con l’80% degli edifici distrutti o danneggiati, avvertono le Nazioni Unite, la tregua senza accesso umanitario su scala adeguata resta una promessa vuota. Mentre Hamas e Israele si accusano di violazioni, la pioggia diventa un’arma in più contro chi non ha più rifugi.
Netanyahu è arrivato in Florida ieri pomeriggio per il suo sesto incontro con il presidente degli Stati Uniti Trump durante il secondo mandato di quest’ultimo.
All’inizio del mese, Trump ha confermato che l’incontro era stato avviato da Netanyahu .
I colloqui, previsti per oggi a Mar-a-Lago, dovrebbero concentrarsi principalmente sugli sforzi degli Stati Uniti per avanzare alla seconda fase del piano di cessate il fuoco di Trump per Gaza, sulle crescenti tensioni tra Libano e Siria e sulle preoccupazioni israeliane per i tentativi dell’Iran di ricostruire le sue capacità missilistiche.
Netanyahu dovrebbe anche incontrare il Segretario di Stato Marco Rubio, membri del Congresso e leader evangelici ed ebrei.
■ CISGIORDANIA: Un’auto è stata incendiata e graffiti d’odio sono stati imbrattati con lo spray su una casa nella città di Hawara, hanno riferito i media palestinesi.
Le riprese della scena hanno mostrato che sulla casa erano state scritte le parole “Vendetta, saluti da Beit She’an” – la città nel nord di Israele teatro di un mortale attacco venerdì scorso – insieme a una Stella di David.
L’amministrazione civile delle IDF ha dichiarato di aver prelevato due ebrei israeliani dalla città di Tulkarem, aggiungendo che un’indagine iniziale ha indicato che i due erano entrati in un’autofficina della città sotto l’effetto dell’alcol.
■ ISRAELE: Un gruppo di hacker iraniani chiamato “Handala” ha pubblicato su X video e testi che, a suo dire, ha ottenuto irrompendo nel telefono del capo dello staff del primo ministro Netanyahu , Tzachi Braverman, mostrandolo mentre presumibilmente organizzava “sontuose” cene di Shabbat, che, secondo il gruppo, “erano palcoscenici per accordi segreti, reti politiche e giochi di potere, il tutto sotto le mentite spoglie della tradizione”.
La Procura di Stato ha annunciato di essere al lavoro per portare in Israele Israel “Srulik” Einhorn, ex consigliere elettorale del Likud di Netanyahu e principale sospettato sia negli affari “Bibileaks” che nel “Qatargate” .
Einhorn attualmente risiede in Serbia ed è stato interrogato a luglio presso il Ministero della Giustizia serbo in merito al suo collegamento con i due casi.
La polizia israeliana ha bloccato una delle corsie all’ingresso del villaggio beduino di Tarabin, nel Negev, dopo che Ben-Gvir, durante un’intervista, aveva promesso di reprimere la criminalità nella zona.
Ben-Gvir e il capo della polizia Danny Levy sono arrivati sul posto più tardi nel corso della giornata. Diversi minorenni hanno lanciato pietre contro la polizia e uno è stato arrestato, ha riferito la polizia.
■ LIBANO: La Francia ha invitato Israele ad astenersi dal violare il cessate il fuoco con Hezbollah in seguito a due incidenti avvenuti venerdì, durante i quali le forze di pace delle Nazioni Unite hanno affermato che il fuoco delle IDF “ha avuto un impatto vicino” alle loro pattuglie.
Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, ha dichiarato in un discorso televisivo che gli Stati Uniti e Israele “sono la causa principale dell’instabilità in Libano e delle crisi del Paese”, e ha invitato a respingere la richiesta di disarmo di Hezbollah, sostenendo che tale richiesta è illogica finché continuano gli attacchi israeliani.
Somalia e Somaliland
Cori, bandiere e inno nazionale: migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare quello che definiscono un attacco alla sovranità della Somalia.
“La Somalia è una e resterà una”, gridano i manifestanti, opponendosi al riconoscimento dell’indipendenza del Somaliland. La protesta si è svolta sotto una forte presenza di sicurezza.
La rabbia nasce dopo l’annuncio di Israele, primo Stato membro dell’ONU a riconoscere formalmente il Somaliland. Una decisione che ha provocato reazioni dure in Africa e Medio Oriente, inclusa quella della Turchia, alleata chiave del governo federale di Mogadiscio.
Il riconoscimento rischia di riaprire fratture regionali in un’area già fragile, mettendo sotto pressione l’equilibrio del Corno d’Africa e il principio – per molti intoccabile – dell’integrità territoriale somala.
In una dichiarazione scritta, il leader Houthi Abdul-Malik al-Houthi ha definito il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele un “atto ostile”, privo di valore legale e politico. Secondo al-Houthi, la mossa non colpisce solo la Somalia, ma anche gli equilibri di tutta la regione affacciata su Mar Rosso e Golfo di Aden.
Il leader Houthi accusa Israele di voler trasformare il Somaliland in una base operativa e avverte: ogni presenza israeliana sarà considerata un obiettivo militare. L’appello è rivolto al mondo arabo e islamico affinché reagisca.
Le parole di al-Houthi alzano ulteriormente la tensione in una delle rotte marittime più strategiche al mondo, dove il conflitto in Yemen si intreccia sempre più con le crisi del Corno d’Africa e del Medio Oriente.
Guinea
La Guinea è tornata alle urne per scegliere un nuovo presidente, la prima elezione dal colpo di Stato del 2021. Favorito è il capo della giunta, il generale Mamadi Doumbouya, dopo anni di repressione del dissenso e un’opposizione fortemente indebolita.
La transizione si è chiusa con una nuova Costituzione che consente ai militari di candidarsi e allunga il mandato presidenziale a sette anni.
A Conakry il voto si è svolto senza grandi incidenti ma con affluenza bassa, anche per gli appelli al boicottaggio. Il Paese, ricchissimo di risorse – primo esportatore mondiale di bauxite – vede oltre metà della popolazione in povertà e insicurezza alimentare, secondo il World Food Program.
in un’Africa segnata da una nuova ondata di colpi di Stato, le urne guineane rischiano di legittimare il potere militare più che aprire lo spazio democratico.
I risultati sono attesi entro 48 ore, ma il vero nodo resta la credibilità del processo e la capacità di trasformare mega-progetti come Simandou in sviluppo reale per una popolazione stremata.
Kosovo
Il partito del premier Albin Kurti rivendica la vittoria nelle elezioni parlamentari anticipate in Kosovo. Con il 98% delle schede scrutinate, Vetevendosje ottiene il 49,62% dei voti, il miglior risultato nella storia del Paese. Kurti promette la formazione di un nuovo governo e chiede collaborazione alle opposizioni per far passare gli accordi internazionali.
Alle sue spalle il Partito Democratico del Kosovo con il 21,17%, la Lega Democratica del Kosovo con il 13,68% e l’Alleanza per il Futuro del Kosovo al 5,71%. Decisivo il sostegno dei partiti delle minoranze, come il Kosovo Democratic Turkish Party. L’affluenza preliminare è al 44,99%.
Il risultato rafforza Kurti sul piano interno, ma apre una fase delicata nei rapporti regionali e con l’UE: stabilità di governo sì, ma con negoziati complessi ancora sul tavolo.
Bulgaria
Dal 1° gennaio 2026 la Bulgaria diventerà il 21° Stato a adottare l’euro, seguendo l’esempio della Croazia, entrata nell’eurozona nel 2023. Una scelta che divide profondamente il Paese, già il più povero dell’Unione Europea.
Secondo Eurobarometro, il 49% dei bulgari è contrario, temendo un aumento dei prezzi e maggiore instabilità.
Un timore radicato nella memoria dell’iperinflazione degli anni ’90, dopo la quale Sofia agganciò la propria valuta prima al marco tedesco e poi all’euro, legandosi di fatto alla Banca Centrale Europea.
I sostenitori, però, vedono nella moneta unica un volano economico, un rafforzamento dei legami con l’Occidente e uno scudo contro l’influenza russa.
L’ingresso nell’euro è insieme scelta economica e politica. Per la Bulgaria è una scommessa: stabilità e integrazione da un lato, rischio sociale dall’altro.
Molto dipenderà da salari, controlli sui prezzi e fiducia nelle istituzioni in un Paese che aspetta l’euro da anni, ma lo guarda ancora con sospetto.
Danimarca
Dal 30 dicembre la Danimarca dirà addio alla consegna delle lettere cartacee: PostNord chiude un servizio attivo dal 1624. Il motivo è economico: 57 milioni di euro di perdite e un crollo del 90% della posta tradizionale dal 2000. Il focus ora è sui pacchi dell’e-commerce.
La legge, però, garantisce il diritto alla corrispondenza: subentra il privato Dao, con sussidi pubblici e l’obiettivo di abbassare i costi e aumentare la capacità. Paradosso dei tempi: tra i giovani cresce l’interesse per carta e penna.
E’ la fine di un’era (1.500 posti di lavoro e 1.500 cassette rosse), ma anche un segnale europeo. Dalla Deutsche Post alla Poczta Polska, i servizi postali tagliano e si riconvertono. La posta non scompare: cambia pelle. Tra nostalgia, digitale e nuovi modelli, la lettera prova un secondo atto.
Russia e Ucraina
Il presidente USA Donald Trump dice che la fine della guerra in Ucraina “potrebbe essere molto vicina” dopo l’incontro con Volodymyr Zelenskyy a Mar-a-Lago.
Sul tavolo, la bozza di pace in 20 punti di Kyiv, rivista con Washington. Il vero ostacolo resta il territorio, soprattutto nel Donbas.
Zelenskyy propone una zona demilitarizzata a Donetsk, con forze di peacekeeping internazionali e ritiro anche di truppe russe da aree occupate.
Trump parla di progressi, ma ammette che “la terra” è il punto più difficile. Intanto si valuta un gruppo di lavoro USA-Ucraina-Russia; Vladimir Putin non ha ancora accettato un cessate il fuoco legato a elezioni.
L’ottimismo c’è, ma la partita vera è sulle garanzie di sicurezza. L’UE rientra in gioco: da Ursula von der Leyen a Emmanuel Macron, l’Europa chiede impegni “a prova di ritorno”. Senza un accordo solido sui confini, la pace resta possibile, non certa.
Messico
Almeno 13 persone sono morte e 98 sono rimaste ferite nel deragliamento del Treno Interoceanico nello stato di Oaxaca, nel sud del Messico. Lo hanno riferito le autorità: 36 feriti sono ricoverati, cinque in condizioni gravi.
La Secretaría de Marina ha dispiegato centinaia di uomini, ambulanze terrestri e aeree e un drone tattico per le operazioni di soccorso.
La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato assistenza diretta alle famiglie e il coordinamento nazionale degli aiuti, con i feriti curati negli ospedali IMSS della regione.
L’incidente riaccende i dubbi su sicurezza e manutenzione delle grandi infrastrutture nel sud del Paese, area strategica ma fragile. Il Treno Interoceanico è un progetto chiave: ora l’urgenza è fare chiarezza sulle cause e garantire standard adeguati per evitare nuove tragedie.
Colombia
Il presidente Gustavo Petro ha annunciato una profonda riorganizzazione dei vertici delle Forze armate per affrontare “le grandi sfide del 2026”. La riforma prevede la sostituzione fino a otto comandanti e vicecomandanti di Esercito, Marina e Aeronautica.
Secondo il capo dello Stato, il cambio di leadership servirà a consolidare la trasformazione del territorio verso la legalità, sottraendo le aree rurali al controllo del narcotraffico e rafforzando la protezione della popolazione civile nel percorso verso la pace.
Petro parla di forze armate che lavorino “a fianco del popolo” per difendere la vita e la democrazia.
Il presidente rivendica risultati concreti: record storico di sequestri di cocaina nel 2025, oltre 4.400 membri dei cartelli neutralizzati e un aumento del 6% di militari e poliziotti. La riforma segna una linea politica chiara: sicurezza sì, ma dentro una strategia più ampia di pacificazione e controllo civile del territorio in Colombia.
Thailandia e Cambogia
Sabato Thailandia e Cambogia hanno concordato un cessate il fuoco di 72 ore , aprendo potenzialmente la strada alla fine di una mortale guerra di confine durata 20 giorni .
Indonesia
Un incendio in una casa di riposo sull’isola di Sulawesi ha ucciso 16 persone e ne ha ferite tre, secondo la polizia. Le fiamme sono divampate domenica sera nella struttura Werdha Damai, nella città di Manado.
Molti anziani sono stati trovati senza vita nelle loro stanze: probabilmente stavano riposando quando è scoppiato l’incendio. Dodici ospiti sono stati evacuati illesi e portati in ospedale.
Le immagini trasmesse da Metro TV mostrano l’edificio avvolto dalle fiamme, mentre i residenti aiutano a salvare un’anziana.
Le autorità parlano dell’ennesimo rogo mortale in Indonesia: solo questo mese Jakarta ha contato decine di vittime in un incendio in un ufficio.
Una scia di tragedie che riaccende l’allarme su sicurezza antincendio e standard edilizi, soprattutto nelle strutture che ospitano persone fragili. In un arcipelago vasto e densamente popolato, la prevenzione resta l’anello debole.
Myanmar
Si è chiusa la prima fase delle elezioni generali in Myanmar, le prime dal colpo di Stato del 2021, tra bassa affluenza, guerra civile e forti dubbi sulla legittimità del voto.
La giunta militare sostiene che le urne porteranno stabilità, ma ONU, Paesi occidentali e ONG parlano di un processo né libero né equo, con i partiti anti-regime esclusi e il dissenso criminalizzato.
La premio Nobel Aung San Suu Kyi resta in carcere e il suo partito è stato sciolto. Favorito è il partito filo-militare Union Solidarity and Development Party, mentre il capo della giunta Min Aung Hlaing non esclude ambizioni presidenziali.
Con 3,6 milioni di sfollati e combattimenti in corso in vaste aree, il voto appare come un tentativo di legittimazione di facciata. Per l’ONU, non è una via d’uscita dalla crisi. E la scarsa partecipazione lo conferma.
Nepal
In vista delle elezioni parlamentari di marzo, due leader molto popolari hanno stretto un’alleanza destinata a scuotere la politica del Nepal. Il sindaco di Kathmandu, il rapper diventato politico Balendra Shah, detto Balen, si è unito al Rastriya Swatantra Party, guidato dall’ex conduttore tv Rabi Lamichhane. L’accordo prevede Balen primo ministro in caso di vittoria, mentre Lamichhane resterà leader del partito.
Entrambi promettono di dare risposte alle proteste giovanili anti-corruzione di settembre, che hanno causato 77 morti e portato alle dimissioni del premier K.P. Sharma Oli.
L’asse Balen-RSP intercetta il voto dei giovani – quasi un milione di nuovi elettori – e mette sotto pressione i partiti tradizionali come il Congresso nepalese e l’UML. In gioco c’è un possibile ricambio generazionale in un sistema dominato dagli stessi attori da oltre trent’anni.
Cina
La Cina ha avviato grandi esercitazioni militari attorno a Taiwan, mobilitando caccia, bombardieri, droni e forze missilistiche a lungo raggio.
Le manovre, annunciate dal Comando del Teatro Orientale dell’Esercito Popolare di Liberazione, coprono lo Stretto e le aree a nord, sud, est e ovest dell’isola. Pechino le definisce una risposta alle “attività indipendentiste” di Taiwan e alle interferenze esterne.
Secondo i vertici militari, l’obiettivo è testare capacità operative congiunte in condizioni simulate di combattimento, incluse azioni di precisione contro bersagli mobili. Taiwan condanna e attiva misure di risposta rapida.
Esercitazioni sempre più complesse aumentano il rischio di incidenti e escalation nello Stretto, un nodo chiave per la sicurezza regionale e globale.
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