29 gennaio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Stefania Cingia in data Gennaio 29, 2026
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Gaza, il recupero e il funerale dell’ultimo uomo israeliano non ferma la guerra
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Tensione massima tra USA e Iran: Trump avverte “il tempo sta per scadere”
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Ucraina, attacco russo a un treno passeggeri a Kharkiv: almeno cinque civili uccisi
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Germania, perquisizioni a Deutsche Bank per un’indagine sul riciclaggio di denaro
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Cipro, incontro tra leader turco-ciprioti, greco-ciprioti e inviato ONU nella zona cuscinetto
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Stati Uniti, ICE arresta una recluta della polizia di New Orleans per il suo status migratorio. Sospesi due agenti che hanno ucciso Alex Pretti in Minnesota
- Brasile, nel 2025 scomparse in media 66 bambine, bambini e adolescenti al giorno
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Colombi, aereo di linea precipita: morte tutte le persone a bordo
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Nigeria, Senato sospende dibattito sugli attacchi aerei USA per motivi di sicurezza
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets – a cura di Stefania Cingia, in collegamento Francesco Torri sulla Humanity 1, la nave di ricerca e soccorso dell’organizzazione SOS Humanity.
Gaza
Lunedì è stato recuperato il corpo di Ran Gvili, l’ultimo ostaggio israeliano rimasto a Gaza dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.
Il suo funerale, con la presenza del primo ministro e del presidente Herzog, ha rappresentato un momento di lutto nazionale e di chiusura simbolica: per la prima volta dopo oltre due anni, nessun israeliano è più prigioniero a Gaza.
Ma questo non significa che la guerra sia finita. Israele dichiarava che una delle condizioni per terminare l’assedio su Gaza fosse la restituzione di tutti i corpi degli ostaggi.
Invece, nelle stesse ore in cui Israele celebrava il ritorno dell’ultimo ostaggio, raid aerei e colpi di artiglieria colpivano ancora la Striscia di Gaza, causando nuove vittime civili.
In Cisgiordania, l’esercito israeliano continua operazioni, arresti e demolizioni di abitazioni palestinesi, mentre i coloni compiono nuovi attacchi.
Secondo le ONG palestinesi, circa 10.000 corpi sono ancora sepolti sotto le macerie.
Molte famiglie cercano resti umani da mesi, spesso trovando solo ossa.
“Le madri aspettano senza sapere dove piangere i loro figli”, ha detto un rappresentante delle ONG di Gaza.
Intanto Israele ha annunciato che il valico di Rafah, al confine con l’Egitto, verrà riaperto per il passaggio delle persone — ma senza una data precisa e sotto controllo israeliano.
Rafah resta in gran parte una zona militare, dopo che oltre un milione di palestinesi è stato costretto a fuggire.
Il governo Netanyahu ribadisce una linea molto dura: niente ricostruzione, nessun vero ritiro israeliano e nessun futuro politico per Gaza finché Hamas non sarà disarmato.
Israele parla apertamente di una presenza militare di lungo periodo e di un controllo permanente della sicurezza “dal Giordano al Mediterraneo”.
Hamas, invece, ha accettato formalmente di cedere l’amministrazione civile a un comitato di tecnocrati palestinesi.
Alla Nazioni Unite, la Cina ha chiesto un cessate il fuoco completo e permanente, accusando Israele di ostacolare gli aiuti umanitari, colpire le agenzie ONU e aggravare una crisi che resta devastante.
Dopo oltre 70.000 morti palestinesi e una Striscia in gran parte distrutta, Gaza entra ora in una fase nuova, ma fragile: senza ostaggi, ma con una guerra che non si è fermata, senza un vero piano di pace, e con milioni di civili ancora intrappolati in un territorio senza via d’uscita.
Iran
La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto nuovi livelli. Il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran: se l’Iran non accetterà di negoziare un accordo sul suo programma nucleare, gli Stati Uniti sono pronti a intervenire militarmente.
“Il tempo sta per scadere”, ha scritto Trump sui social, aggiungendo che “il prossimo attacco sarà molto più grave” rispetto alle operazioni passate.
Negli ultimi giorni, gli Stati Uniti hanno intensificato la loro presenza militare nel Golfo.
La flotta d’attacco guidata dalla portaerei USS Abraham Lincoln è stata spostata rapidamente dall’Indo-Pacifico verso le acque iraniane, accompagnata da caccia F‑35, F‑15, aerei da rifornimento e sistemi di difesa aggiuntivi. A ciò si aggiungono aerei da ricognizione e early warning già impiegati nelle operazioni precedenti, come l’attacco del giugno 2025 alle strutture nucleari iraniane.
Secondo esperti militari, con questa disposizione gli Stati Uniti potrebbero colpire quasi qualsiasi obiettivo in Iran, dai siti militari e missilistici ai centri di comando dei Guardiani della Rivoluzione. Tuttavia, un attacco diretto alla leadership iraniana sarebbe molto più complesso e rischioso, e potrebbe scatenare una risposta regionale significativa.
Nonostante la pressione militare, Trump ha lasciato aperta anche la porta della diplomazia, invitando Teheran a negoziare un accordo “equo e vincolante” che impedisca lo sviluppo di armi nucleari. L’atteggiamento statunitense appare quindi un mix di coercizione militare e pressione negoziale, finalizzato a ottenere concessioni senza impegnarsi in un conflitto prolungato.
Sul fronte regionale, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno chiarito che non metteranno a disposizione il proprio spazio aereo né i loro territori per eventuali attacchi contro l’Iran, respingendo qualsiasi supporto logistico agli Stati Uniti.
Secondo i governi dei due Paesi, un intervento militare rischierebbe di trascinarli in una guerra più ampia, e la soluzione deve passare attraverso il dialogo diplomatico.
Intanto, l’Iran ha confermato che non parteciperà a negoziati sotto minaccia, pur ribadendo la disponibilità a discutere sulla base di rispetto reciproco e sovranità nazionale. La comunità internazionale osserva con preoccupazione, consapevole che un conflitto militare nel Golfo potrebbe avere ripercussioni globali sul piano politico, economico e umanitario.
Iraq
L’ex primo ministro iracheno Nouri al-Maliki ha respinto quella che definisce una “palese interferenza statunitense” negli affari interni dell’Iraq, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di interrompere il sostegno a Baghdad nel caso in cui Maliki torni al potere.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X, di proprietà statunitense, Maliki ha dichiarato che le pressioni americane rappresentano una violazione della sovranità irachena, oltre a essere in contrasto con il sistema democratico instaurato nel Paese dopo il 2003.
Secondo l’ex premier, si tratta anche di un’ingerenza nelle decisioni del Coordination Framework, la coalizione dei principali partiti sciiti, che ha indicato Maliki come proprio candidato alla carica di primo ministro.
La presa di posizione arriva il giorno dopo l’avvertimento di Trump, che martedì ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero porre fine al loro supporto all’Iraq se Maliki venisse eletto, come abbiamo raccontato ieri nel notiziario a cura di Barbara Schiavulli.
Il Parlamento iracheno avrebbe dovuto votare la nomina del nuovo primo ministro proprio martedì, ma la seduta è stata rinviata, in un clima di forte tensione politica e internazionale.
Maliki ha sottolineato che “il dialogo tra Stati è l’unica strada politica possibile” e ha condannato l’uso di “minacce e imposizioni” nei rapporti internazionali.
Ha inoltre ribadito che continuerà il suo percorso politico “nel rispetto della volontà nazionale” e delle decisioni previste dalla Costituzione irachena, affermando di agire nell’interesse supremo della popolazione.
Nouri al-Maliki è stato primo ministro dell’Iraq dal 2006 al 2014, fino alle dimissioni seguite all’avanzata del cosiddetto Stato Islamico, che in quegli anni conquistò ampie porzioni del territorio iracheno.
Ucraina
Almeno cinque persone sono morte in un attacco russo contro un treno passeggeri nel nord-est dell’Ucraina, nella regione di Kharkiv.
Le autorità locali hanno riferito che il convoglio è stato colpito da più droni e che uno di questi ha centrato una carrozza, provocando vittime tra i passeggeri civili.
Il treno stava operando sulla linea tra Chop, verso il confine occidentale, e Barvinkove, e a bordo si trovavano oltre 200 passeggeri al momento dell’attacco.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’azione un “puro atto di terrorismo”, sottolineando che non esiste alcuna giustificazione militare per un attacco che colpisce direttamente un treno civile.
Le immagini pubblicate dalle autorità mostrano carrozze in fiamme accanto ai binari nel paesaggio invernale della zona.
La Procura regionale ha recuperato i resti di cinque persone e l’identificazione delle vittime richiederà ulteriori accertamenti.
Questo episodio rappresenta uno dei più gravi attacchi contro infrastrutture di trasporto civile dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, ormai entrata nel suo quarto anno. La rete ferroviaria ucraina, fondamentale per spostamenti e rifornimenti in un paese sotto assedio, è stata più volte colpita nei mesi scorsi.
L’attacco al treno si inserisce in una serie di offensive con droni e missili da parte delle forze russe contro obiettivi in tutto il Paese, incluse città come Odessa e la stessa Kharkiv, dove gli attacchi hanno causato morti e feriti tra la popolazione civile.
Zelensky ha invitato gli alleati occidentali ad aumentare la pressione su Mosca, sostenendo che azioni come questa minano ogni sforzo diplomatico per porre fine alla guerra.
Ungheria
In Ungheria, il sindaco di Budapest Gergely Karácsony rischia una sanzione pecuniaria per aver organizzato e promosso il Budapest Pride 2025, una manifestazione che le autorità avevano ufficialmente vietato.
La procura ungherese ha annunciato di aver avviato un procedimento nei confronti del primo cittadino della capitale, accusandolo di aver violato la legge che limita il diritto di assemblea e associazione. Non è previsto un processo: secondo i magistrati, il caso dovrebbe chiudersi con una multa.
Al centro dell’inchiesta c’è un videomessaggio diffuso da Karácsony, nel quale annunciava che il Comune di Budapest avrebbe organizzato la marcia e invitava apertamente la popolazione a partecipare.
La vicenda si inserisce nel quadro della controversa legge sulla “protezione dei minori” del 2021, che limita la rappresentazione pubblica dell’omosessualità e delle persone transgender quando sono coinvolti minorenni.
Una normativa ampiamente criticata da organizzazioni internazionali e istituzioni europee perché ritenuta discriminatoria nei confronti della comunità LGBTQ+.
Nel marzo scorso, il Parlamento ungherese ha approvato un emendamento che di fatto vieta eventi pubblici come i Pride, rendendo illegali le manifestazioni per i diritti LGBTQ+.
Nonostante il divieto, il Budapest Pride si è svolto nel giugno 2025, con una partecipazione stimata di oltre 100 mila persone, tra cui numerosi esponenti politici europei. Due mesi dopo, Karácsony è stato interrogato dalla polizia e a dicembre aveva già annunciato di aspettarsi un’azione giudiziaria.
In una dichiarazione, il sindaco — esponente dei Verdi e uno dei principali oppositori del primo ministro Viktor Orbán — ha accusato la procura di volerlo punire senza affrontare un confronto pubblico:
“Vogliono infliggermi una multa senza processo, semplicemente perché abbiamo organizzato la più grande marcia per la libertà degli ultimi decenni. Non vogliono un tribunale perché non vogliono affrontare questa vicenda.”
Secondo la procura, la manifestazione rientrava tra le assemblee vietate dal nuovo emendamento e la sua organizzazione costituirebbe un illecito amministrativo.
Germania
La polizia tedesca ha effettuato perquisizioni in sedi di Deutsche Bank a Francoforte e Berlino nell’ambito di un’indagine per riciclaggio di denaro, avviata dalla procura di Francoforte.
In una nota, Deutsche Bank ha confermato l’operazione, dichiarando di collaborare pienamente con le autorità giudiziarie, senza fornire ulteriori commenti sul caso.
Secondo i procuratori, l’indagine riguarda dirigenti e dipendenti della banca, sospettati di essere coinvolti in attività di riciclaggio. Le autorità stanno inoltre esaminando rapporti d’affari con società straniere ritenute parte di un possibile schema illecito. Al momento non sono stati resi noti i nomi degli indagati.
La notizia delle perquisizioni ha avuto un impatto immediato sui mercati: le azioni di Deutsche Bank sono scese di circa il 2,7%. L’istituto di credito è atteso giovedì alla pubblicazione dei risultati finanziari del quarto trimestre e dell’intero 2025.
Non è la prima volta che la principale banca tedesca finisce sotto indagine. Negli ultimi otto anni, Deutsche Bank è stata oggetto di tre interventi delle forze dell’ordine: nel 2022, sempre per sospetto riciclaggio, e nel 2018, in un’inchiesta per evasione fiscale che coinvolgeva due dipendenti.
In passato, l’istituto è stato anche sanzionato per ritardi nella segnalazione di operazioni sospette. La legge tedesca impone alle banche l’obbligo di comunicare tempestivamente qualsiasi attività che possa indicare riciclaggio o finanziamento illecito.
Un caso che riaccende il dibattito su controlli interni, vigilanza finanziaria e responsabilità del sistema bancario europeo.
Cipro
I leader della Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC) e della Comunità greco-cipriota, insieme all’inviata personale del Segretario Generale dell’ONU per Cipro, Maria Angela Holguin Cuellar, si sono incontrati mercoledì nella zona cuscinetto controllata dalle Nazioni Unite.
All’incontro hanno partecipato il presidente del TRNC, Tufan Erhurman, il leader greco-cipriota, Nikos Christodoulides, e l’inviata ONU. L’obiettivo era condividere proposte per aprire la strada a negoziati sostanziali e rafforzare le iniziative di costruzione della fiducia tra le due comunità.
Il presidente Erhurman ha definito l’incontro “benefico”, sottolineando che il dialogo e la diplomazia sono sempre positivi. Ha ribadito l’importanza di partecipazione efficace e presidenza a rotazione, da riconoscere come principio di uguaglianza politica.
L’inviata ONU Holguin ha sottolineato che il dialogo diretto è essenziale per condividere opinioni, preoccupazioni e speranze. Ha aggiunto che entrambe le parti hanno presentato proposte per avanzare e hanno rivisto i progressi su alcune misure di fiducia già concordate, con risultati parziali ma significativi.
Holguin ha definito il processo dinamico, seppur lento, e ha precisato che il proseguimento dei negoziati dipenderà dai leader. “I leader sono sulla strada giusta, ma non hanno ancora raggiunto l’obiettivo”, ha detto.
Infine, interrogata sul possibile abbandono del formato 5+1 il prossimo mese — che include i due leader ciprioti, le potenze garanti Turchia, Grecia, Regno Unito e l’ONU — l’inviata ha confermato che per ora il modello rimane in vigore, mantenendo aperto un canale multilaterale per superare il blocco dei negoziati.
Ripasso di storia
Cipro, nel Mediterraneo orientale, è divisa da decenni tra greco-ciprioti e turco-ciprioti. Storicamente sotto controllo ottomano e poi britannico, l’isola ottenne l’indipendenza nel 1960 con una costituzione che garantiva poteri condivisi tra le due comunità, ma la convivenza fu presto segnata da violenze e tensioni.
Il momento cruciale arrivò nel 1974, quando un colpo di stato sostenuto dalla Grecia scatenò l’intervento militare della Turchia: il nord dell’isola passò sotto il controllo turco e migliaia di persone furono sfollate. Nel 1983 nacque la Repubblica Turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia, mentre il sud è oggi parte dell’Unione Europea.
Negli anni, l’ONU ha mediato numerosi negoziati, tra cui il formato 5+1 con Grecia, Turchia, Regno Unito e ONU. Incontri recenti, come quello di gennaio 2026 con i leader ciprioti e l’inviata ONU Maria Angela Holguin, mirano a costruire fiducia e a preparare la strada per una possibile soluzione duratura.
Cipro resta così un simbolo di storia, conflitti e speranze diplomatiche: un’isola bellissima, strategica, dove ogni passo verso il dialogo è prezioso e fragile.
Regno Unito–Cina
Il primo ministro britannico Keir Starmer ha iniziato oggi una visita ufficiale in Cina, dichiarando che l’obiettivo del viaggio è creare “opportunità” capaci di portare benefici concreti al Regno Unito.
Si tratta della prima visita di un premier britannico in Cina dal 2018, in un momento segnato da nuove tensioni commerciali legate ai dazi statunitensi e da crescenti frizioni tra alleati occidentali, anche su dossier sensibili come le ambizioni degli Stati Uniti in Groenlandia.
Starmer è arrivato a Pechino accompagnato da una delegazione di circa 60 rappresentanti del mondo economico, accademico e culturale. Le immagini dell’arrivo sono state diffuse dai media di Stato cinesi.
Giovedì è previsto un incontro ufficiale con il presidente Xi Jinping, seguito da un colloquio con il primo ministro Li Qiang. Il premier britannico dovrebbe poi recarsi a Shanghai, prima di un possibile viaggio a Tokyo per un vertice con la premier giapponese Sanae Takaichi, tappa che al momento non è stata confermata ufficialmente.
Parlando ai giornalisti durante il volo verso Pechino, Starmer ha sottolineato che la presenza di “così tanti amministratori delegati” nella delegazione dimostra l’esistenza di opportunità economiche reali, con ricadute dirette “in patria”.
Ha inoltre affermato di voler adottare un approccio “coerente e di lungo periodo” nei confronti della Cina, evitando oscillazioni politiche “dall’età dell’oro all’era glaciale”.
Starmer ha ribadito che Londra non intende scegliere tra Stati Uniti e Cina, sostenendo che un dialogo con Pechino non compromette i rapporti con Washington.
Dal lato cinese, il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha dichiarato che Pechino vede la visita come un’occasione per rafforzare la fiducia politica reciproca e aprire “un nuovo capitolo” nello sviluppo stabile delle relazioni sino-britanniche.
L’ultima visita di un premier britannico in Cina risale al 2018, sotto il governo di Theresa May. Negli anni successivi, i rapporti bilaterali si sono deteriorati, soprattutto durante i governi conservatori. Dopo l’arrivo al potere del Partito Laburista nel 2024, le visite ufficiali tra i due Paesi sono riprese.
Alla vigilia del viaggio, il governo britannico ha anche autorizzato la costruzione di un nuovo complesso per l’ambasciata cinese a Londra, decisione che ha suscitato critiche.
La visita avviene inoltre sullo sfondo di accuse di cyberspionaggio: secondo il quotidiano The Telegraph, la Cina avrebbe hackerato i telefoni di collaboratori di diversi primi ministri britannici tra il 2021 e il 2024. Starmer ha ridimensionato le accuse, citando la mancanza di prove e assicurando che Downing Street dispone di misure di sicurezza solide.
Secondo la BBC, i membri della delegazione britannica stanno comunque utilizzando numeri di telefono e indirizzi email temporanei come precauzione.
Stati Uniti
Un aspirante agente della polizia di New Orleans è stato arrestato dagli agenti federali dell’ICE, l’agenzia statunitense per l’immigrazione, per presunti problemi legati al suo status migratorio. L’uomo si trovava all’accademia di polizia quando è stato portato via, senza resistenza.
A confermarlo è stata la capo della polizia della città, Anne Kirkpatrick, che ha spiegato che la recluta aveva superato tutti i controlli richiesti al momento dell’assunzione: possedeva una patente valida, un numero di sicurezza sociale e aveva passato il sistema federale E-Verify, utilizzato per verificare l’idoneità al lavoro negli Stati Uniti.
Secondo la polizia, nulla nel suo fascicolo indicava una posizione irregolare. Solo dopo l’assunzione, però, l’ICE ha comunicato che un giudice dell’immigrazione di Atlanta aveva firmato, il 5 dicembre 2025, un ordine di espulsione nei suoi confronti.
La recluta viveva negli Stati Uniti da circa dieci anni e non ha precedenti penali, come confermato sia dalla polizia sia dall’ICE. Non gli sarà concesso un rilascio su cauzione ed è ora avviato verso una procedura di rimpatrio.
Due agenti di frontiera sospesi dopo l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis
Due agenti della U.S. Customs and Border Protection, la polizia di frontiera americana, sono stati messi in congedo amministrativo dopo aver ucciso a colpi d’arma da fuoco Alex Pretti, un cittadino statunitense di 37 anni, infermiere di terapia intensiva, durante un intervento a Minneapolis.
L’uccisione, avvenuta sabato, ha scatenato proteste in Minnesota, indignazione a livello nazionale e richieste bipartisan di rimozione della segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem.
Secondo un rapporto preliminare del Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) inviato al Congresso, gli agenti hanno sparato a Pretti durante una colluttazione, dopo che uno di loro aveva urlato che l’uomo aveva una pistola. Le prime versioni ufficiali sostenevano invece che Pretti stesse brandendo un’arma.
Ma un’analisi dei video effettuata da BBC Verify non mostra alcuna pistola nelle sue mani.
La vicenda è avvenuta nel contesto di Operation Metro Surge, una vasta operazione federale iniziata il 1° dicembre, con cui l’amministrazione Trump ha inviato agenti dell’immigrazione e della sicurezza interna in città governate dai democratici per intensificare arresti e deportazioni.
Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha ribadito che la città non collaborerà con le politiche federali sull’immigrazione. Trump ha risposto accusandolo di “giocare col fuoco”.
Nel frattempo, un giudice federale ha ordinato al governo di rilasciare i rifugiati arrestati in Minnesota mentre attendevano i documenti per la residenza permanente, affermando che non sono criminali e che gli Stati Uniti devono restare una “terra di libertà individuali”.
Dopo l’uccisione di Pretti, la segretaria Noem lo aveva definito un “terrorista domestico”, ma ora democratici e repubblicani chiedono la sua rimozione, mentre il Congresso valuta anche di tagliare i fondi al DHS.
Brasile
Nel 2025 il Brasile ha registrato quasi 24 mila casi di scomparsa di bambini e adolescenti, una media di 66 minori al giorno. È quanto emerge da un’indagine esclusiva basata sui dati forniti dai governi statali al Sistema Nazionale di Informazioni sulla Sicurezza Pubblica, del Ministero della Giustizia.
Il numero totale — 23.919 persone sotto i 18 anni — rappresenta un aumento dell’8% rispetto al 2024, quando la media giornaliera era di circa 60 scomparse.
Secondo la legge brasiliana sulla Politica nazionale di ricerca delle persone scomparse, una persona scomparsa è chiunque abbia un luogo di permanenza sconosciuto, indipendentemente dalle cause: un dato che rende il fenomeno difficile da interpretare ma non meno allarmante.
Tra i minori scomparsi nel 2025, oltre il 60% sono bambine e adolescenti di sesso femminile. Una sproporzione che, secondo le autorità, evidenzia possibili disuguaglianze strutturali ma che, per ora, non consente di individuare cause precise, proprio per la mancanza di informazioni sulle circostanze delle scomparse.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione nazionale con il caso di Ágatha Isabelly, sei anni, e Allan Michael, quattro anni, scomparsi il 4 gennaio nello Stato del Maranhão. Le ricerche, entrate nella quarta settimana, coinvolgono una vasta operazione di polizia e protezione civile.
In casi considerati ad alto rischio, le autorità brasiliane utilizzano il protocollo Amber Alert, attivo dal 2023. Il sistema diffonde informazioni e immagini dei minori scomparsi attraverso piattaforme come Facebook e Instagram, in un raggio di fino a 200 chilometri, per favorirne il ritrovamento rapido.
Dal punto di vista territoriale, gli Stati con il più alto tasso di scomparse di minori sono Roraima, nel nord del Paese, seguito da Rio Grande do Sul e Amapá. Su scala nazionale, i dati mostrano forti disparità regionali.
Se si considerano tutte le fasce d’età, nel 2025 in Brasile sono scomparse oltre 84 mila persone, il numero più alto dall’inizio della serie storica nel 2015, superando anche i livelli precedenti alla pandemia di Covid-19.
Secondo le autorità, la politica pubblica sulle persone scomparse è ancora relativamente recente e necessita di maggiore coordinamento tra governo federale e Stati, oltre a strumenti più efficaci per comprendere cause, contesti e vulnerabilità, in particolare quando le vittime sono bambini e adolescenti.
Un fenomeno che pone interrogativi urgenti su protezione dell’infanzia, prevenzione della violenza e responsabilità istituzionale, in uno dei Paesi più popolosi dell’America Latina.
Colombia
Un piccolo aereo passeggeri è precipitato mercoledì 28 gennaio 2026 nella regione montuosa del Nord-Est della Colombia, vicino al confine con il Venezuela, provocando la morte di tutte le 15 persone a bordo.
Il velivolo, un Beechcraft 1900D operato dalla compagnia statale Satena come volo NSE 8849 (matr. HK-4709), era decollato alle 11:42 locali dall’aeroporto di Cúcuta diretto a Ocaña, con un volo di circa 40 minuti. Ha perso contatto con il controllo del traffico aereo circa 12 minuti dopo il decollo.
Le autorità, insieme alle forze aeree e ai soccorritori, hanno trovato i resti dell’aereo in una zona rurale montuosa di Curasica, nel comune di La Playa de Belén. In base alle informazioni ufficiali, non ci sono sopravvissuti tra i 13 passeggeri e i 2 membri dell’equipaggio.
Tra le vittime ci sono figure pubbliche di rilievo: Diógenes Quintero Amaya, 36 anni, membro della Camera dei Rappresentanti per la circoscrizione speciale di pace di Catatumbo e difensore dei diritti umani della regione, eletto nel 2022 nell’ambito dell’accordo di pace con le FARC, e Carlos Salcedo, leader sociale e candidato al Congresso nelle prossime elezioni di marzo.
Il governo colombiano ha confermato il decesso delle persone a bordo e ha avviato un’indagine ufficiale per determinare le cause dell’incidente, senza al momento specificare un motivo concreto. Il presidente Gustavo Petro ha espresso il suo profondo cordoglio sui social network, porgendo “la solidarietà alle famiglie delle vittime”.
Le operazioni di recupero e identificazione delle vittime sono in corso, con squadre forensi che lavorano sul luogo del disastro. Le autorità civili dell’aviazione stanno analizzando il volo, che secondo i dati preliminari ha perso comunicazione durante la fase di discesa verso Ocaña e non ha attivato il segnale di emergenza.
Nigeria
Il Senato nigeriano ha deciso di sospendere la discussione pubblica sugli attacchi aerei statunitensi avvenuti il 25 dicembre nello Stato di Sokoto, rinviando il dibattito a una riunione a porte chiuse per motivi di sicurezza.
Il presidente del Senato, Godswill Akpabio, ha spiegato che questioni di sicurezza di questa portata richiedono cautela e riservatezza. Ha sottolineato che i senatori riceveranno un briefing completo dietro le quinte, in cui sarà spiegato il ruolo della Nigeria nell’operazione e il modo in cui sono stati condotti gli attacchi.
La questione era stata sollevata dal senatore Abdul Ningi, rappresentante del distretto senatoriale di Bauchi Central. Ningi ha sollevato dubbi sulla legalità costituzionale dell’operazione, affermando che nessuna forza straniera può operare sul suolo nigeriano senza il coinvolgimento del Parlamento. Secondo il senatore, gli attacchi potrebbero violare la sovranità nazionale e il diritto internazionale, incluso la Carta delle Nazioni Unite.
Gli attacchi erano stati annunciati il 25 dicembre dal presidente statunitense Donald Trump, che aveva dichiarato su Truth Social di aver ordinato colpi mirati contro combattenti dell’ISIS nel nord-ovest della Nigeria, accusati di attacchi contro civili, principalmente cristiani.
Il governo federale nigeriano ha confermato la cooperazione con gli Stati Uniti, precisando che l’operazione era diretta contro centri nascosti di estremisti, sebbene alcune fonti riportino possibili impatti in zone errate degli Stati di Sokoto e Kwara.
Il rinvio del dibattito parlamentare serve a permettere ai legislatori di esaminare in dettaglio la portata dell’operazione, la partecipazione della Nigeria e le implicazioni sulla sovranità nazionale e sulla supervisione legislativa.
Il Senato ha chiarito che la sicurezza nazionale non è un tema da discutere pubblicamente e che il rispetto della Costituzione nigeriana resta fondamentale nella gestione di operazioni congiunte con forze straniere.
Congo
Il conflitto in Congo orientale continua a generare frizioni diplomatiche a Washington. Secondo quanto riportato da The Africa Report, mentre il pacchetto di pace statunitense sull’est del Congo — sostenuto dall’amministrazione Trump — sembra faticare ad ottenere risultati concreti, membri del Congresso degli Stati Uniti stanno considerando sanzioni contro il Ruanda. La spinta è bipartisan e riflette crescenti pressioni su Kigali per il suo coinvolgimento nel conflitto attraverso il sostegno, negato ufficialmente, al gruppo ribelle M23.
Nel frattempo, il vicepresidente J.D. Vance ha assunto un ruolo chiave sul fronte diplomatico, avanzando il dossier congolese all’interno dell’amministrazione statunitense. Questo segna un rafforzamento dell’attenzione di Washington sulla crisi, con una possibile evoluzione delle strategie politiche e di sicurezza nella regione dei Grandi Laghi africani.
La situazione sul terreno resta complessa. Un leader ribelle della coalizione Alliance Fleuve Congo (AFC), legata al M23, ha criticato duramente per opaque e presunte violazioni costituzionali un accordo firmato fra gli Stati Uniti e il governo della RDC che riguarda l’accesso alle risorse minerarie e la cooperazione economica e di sicurezza.
Queste dinamiche si inseriscono in un contesto regionale segnato da anni di conflitto e da più recenti tentativi di pace: nel giugno 2025 RDC e Ruanda avevano firmato a Washington un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti che prevedeva il ritiro delle truppe ruandesi e un piano di integrazione economica regionale, sebbene la sua attuazione sia tuttora in ritardo e la violenza continui.
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