7 agosto 2021 – Notiziario Africa

Scritto da in data Agosto 7, 2021

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  • Burkina Faso: la Corte europea dei diritti dell’uomo sospende l’estradizione di Compaoré
  • Rd Congo: OMS e altri attori intervenuti contro ebola avrebbero pagato i gruppi armati
  • Algeria: Algeri si oppone alla decisione di inserire Israele come paese osservatore nell’Unione Africana
  • Etiopia: le forze tigrine occupano Lalibela, patrimonio dell’umanità
  • Sudafrica: Jacob Zuma in ospedale

Questo è il notiziario Africa di Radio Bullets, a cura di Giusy Baioni. Musiche di Walter Sguazzin

Burkina Faso

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha sospeso temporaneamente, venerdì 6 agosto 2021, l’estradizione di François Compaoré dalla Francia al Burkina Faso. Il fratello dell’ex presidente Blaise Compaoré è implicato nel caso dell’assassinio del giornalista investigativo Norbert Zongo, nel 1998. La Cedu specifica che si tratta di un provvedimento cautelare, mentre il caso viene esaminato, e che questo tipo di provvedimento cautelare si applica solo quando c’è un “rischio imminente di danno irreparabile”.

Secondo il suo avvocato, Compaoré è “certamente esposto a tali rischi se dovesse essere consegnato al Burkina Faso”. Tuttavia, con lettere risalenti al 2017 e al 2019, il ministro della Giustizia del Burkina Faso aveva assunto impegni sul luogo e sulle condizioni di detenzione di Compaoré.

La decisione della CEDU è immediatamente vincolante e sospende temporaneamente il decreto di estradizione di François Compaoré, firmato inizialmente nel marzo 2020 dall’ex premier francese Édouard Philippe e confermato esattamente una settimana fa, quando il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato dagli avvocati di Compaoré.

François Compaoré sarebbe quindi dovuto partire per il Burkina Faso nelle prossime settimane. Ma con questa decisione della CEDU, un’eventuale estradizione potrebbe essere almeno ritardata di diversi mesi, se non addirittura di anni. Secondo i suoi avvocati, a Compaoré nel frattempo dovrebbe essere restituito il passaporto.

François Compaoré era stato arrestato all’aeroporto parigino di Roissy nell’ottobre 2017, in esecuzione di un mandato di cattura emesso dal suo Paese.

Norbert Zongo, 49 anni, giornalista investigativo e direttore del settimanale “L’Indépendant”, è stato assassinato il 13 dicembre 1998, mentre indagava sull’omicidio dell’autista di François Compaoré. Il giornalista, autore di diverse inchieste di alto profilo che denunciavano il malgoverno sotto il regime di Compaoré, era stato ucciso insieme a tre suoi compagni. I quattro corpi sono stati trovati bruciati nel sud del Burkina Faso.

François Compaoré è il fratello minore di Blaise Compaoré, cacciato da oceaniche proteste di piazza nell’ottobre 2014 dopo 27 anni al potere e sul quale pende da decenni il sospetto di aver preso parte all’uccisione del suo amico e predecessore Thomas Sankarà.

E mentre in Europa proseguono le battaglie giudiziarie, sul terreno si continua a morire.

Mercoledì pomeriggio, un attacco ha preso di mira popolazione e soldati. Diverse località della provincia di Oudalan, non lontano dal confine con il Niger, sono state prese di mira da gruppi armati. Uccise una trentina di persone, tra cui quindici soldati burkinabè. Una dozzina di terroristi sono stati neutralizzati, secondo il ministro della Difesa.

L’aggressione è avvenuta intorno alle 12 (ora locale) secondo una dichiarazione del ministro della Difesa. Undici civili sono stati “fucilati deliberatamente”, il bestiame razziato e diverse proprietà date alle fiamme.

Un’unità delle forze di difesa è stata allora schierata per difendere queste popolazioni, ma è stata a sua volta attaccata. Uccisi quindici soldati burkinabè e quattro volontari per la difesa della patria.

Da parte loro, le forze burkinabè hanno neutralizzato una dozzina di terroristi.

Gli attacchi dei gruppi armati non cessano di seminare morte in Burkina Faso. Il più grave, a giugno, nel villaggio di Solhan, aveva provocato la morte di oltre 130 civili.

Rd Congo

Gli attori della risposta a ebola in Rd Congo hanno finanziato le forze armate congolesi e persino i gruppi armati per garantire la loro sicurezza? È quanto rivela l’ultimo rapporto del Congo Research Group, centro di ricerca della New York University. I fatti riguardano la decima epidemia di Ebola, tra il 2018 e il 2020, nell’est del Paese. Secondo questi ricercatori, volendo proteggere il proprio personale e fronteggiare la pandemia, il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno indubbiamente aggravato il conflitto.

La risposta alla decima epidemia di Ebola aveva suscitato molta resistenza tra la popolazione di Beni e Butembo, non abituata a un tale dispiegamento di forse e mezzi. L’epidemia era stata una delle ragioni addotte per non tenere le elezioni in questa regione del Paese, che aveva legato, nella mente delle persone, la risposta alla crisi politica.

Dopo che una base dei caschi blu era stata attaccata a metà novembre 2018, si è intensificato l’uso di scorte, ma anche i contatti con gruppi armati. E da lì è nato un circolo vizioso, secondo i ricercatori, col finanziamento di scorte armate, su iniziativa di un alto funzionario del ministero della Salute.

La risposta non solo avrebbe pagato le forze di sicurezza e i gruppi armati per garantire la sicurezza del proprio personale, ma anche per far rispettare le norme di salute pubblica o addirittura per rintracciare le persone di contatto. Tra gli attori citati in questa vicenda vi sono membri di gruppi armati, agenti del ministero della Salute, dell’agenzia di intelligence nazionale, militari, polizia e funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Sono proprio questi ultimi i più segnalati nel rapporto GEC. L’OMS nega qualsiasi partecipazione e assicura che era il Ministero della Salute ad essere responsabile della risposta e della gestione delle questioni di sicurezza. Al ministero della Salute dicono di non sapere nulla di questi possibili pagamenti a gruppi armati, né dal ministero, né dagli agenti della risposta.

Jason Stearns, direttore del Congo Research Group, assicura a RFI che membri di alto rango della risposta a ebloa hanno parlato con i ricercatori di questo tipo di remunerazione, così come i gruppi armati.

Algeria

Algeri avvia una procedura per respingere il progetto di integrazione di Israele come membro osservatore dell’Unione africana (UA). Insieme ad altri Paesi, denuncia una decisione unilaterale in una lettera al presidente della Commissione dell’UA, Moussa Faki Mahamat, accusato di aver deciso senza consenso

Sarebbero 14 i paesi a incolpare la Commissione dell’Unione africana per aver accettato Israele come membro osservatore dell’Unione senza “consultare preventivamente tutti i paesi membri”. Le autorità algerine sono riuscite a convincere paesi come il Sudafrica, il Niger, la Tunisia, la Libia, la Mauritania, l’Egitto, le Comore e il Gibuti.

In una lettera inviata il 2 agosto al presidente della Commissione, accusano Moussa Faki di aver preso, senza previa consultazione, una decisione su “una delicata questione politica” sulla quale, precisa la lettera, “l’Unione africana ha preso decisioni chiare che esprimere la propria posizione a sostegno della causa palestinese”, riferendosi alle decisioni dell’Unione africana del 2002, 2005 e 2007 in materia di diritti del popolo palestinese.

Etiopia

Giovedì le forze del Tigray hanno occupato Lalibela, nella regione di Amhara, sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, noto per le sue cattedrali scavate nella roccia.

Si stima che migliaia di combattenti siano entrati a Lalibela, conosciuta come “la seconda Gerusalemme”, costringendo molte persone a fuggire. La cittadina ospita 11 chiese monolitiche interamente scavate nella roccia risalenti all’XI e XII secolo circa. Nel tempo, le chiese hanno ceduto alle intemperie e sono stati necessari progetti di restauro per proteggerle.

Ciò avviene un giorno dopo che le forniture di aiuti hanno finalmente raggiunto la regione del Tigray, ma anche un giorno dopo la macabra scoperta di una cinquantina di cadaveri gettati in un fiume e giunti in Sudan, la maggior parte con segni di armi da fuoco.

Sebbene le forze del Tigray a giugno abbiano rivendicato gran parte della regione mentre le forze etiopi e alleate si ritiravano, il Tigray occidentale è ancora controllato dalle autorità della vicina regione di Amhara, in Etiopia, che hanno sgomberato molti tigrini affermando che la terra è storicamente loro. La guerra, iniziata lo scorso novembre, ha ucciso migliaia di civili e ora si sta riversando in altre regioni dell’Etiopia, il secondo paese più popoloso dell’Africa.

 Sudafrica

L’ex presidente sudafricano Jacob Zuma è stato ricoverato in ospedale in osservazione. Zuma è in prigione per aver sfidato un ordine della Corte Costituzionale di testimoniare in un procedimento su accuse di corruzione durante il suo mandato presidenziale dal 2009 al 2018.

Ora, un controllo di routine ha indicato che Zuma necessitava di essere ricoverato in ospedale.

L’incarcerazione di Zuma il mese scorso aveva scatenato violente rivolte nelle province di KwaZulu-Natal e Gauteng, che erano degenerate in scontri e saccheggi. Più di 330 persone sono morte nella rivolta e più di 20 miliardi di rand (1,36 miliardi di dollari) in proprietà sono state distrutte.

Zuma ha presentato una richiesta per la revoca della sua pena detentiva da parte della Corte costituzionale e dovrebbe comparire dinanzi all’Alta corte di Pietermaritzburg la prossima settimana in un processo separato per corruzione, sul caso Thales. È accusato di aver ricevuto tangenti alla fine degli anni ’90 dalla società francese, nell’ambito di un contratto di armi e si dichiara non colpevole delle sedici accuse mosse contro di lui. Ma con questo ricovero, è impossibile sapere per il momento se la prossima udienza avrà luogo.

La notizia del ricovero di Zuma segue quella del rimpasto di governo con cui il presidente Cyril Ramaphosa ha appena licenziato alcuni dei suoi ministri per le recenti rivolte e le accuse di corruzione.

Tanzania

Il leader del principale partito di opposizione della Tanzania è apparso in tribunale ieri con l’accusa di terrorismo. Accusa che i suoi sostenitori hanno denunciato come una mossa politica per mettere a tacere il dissenso.

È la prima volta che Freeman Mbowe viene visto in pubblico dal suo arresto insieme ad altri membri del suo partito Chadema il 21 luglio, poche ore prima che si tenesse un forum pubblico sulla riforma costituzionale.

Mbowe è stato accusato di finanziamento del terrorismo e cospirazione in un caso che ha suscitato preoccupazione tra i gruppi per i diritti umani e le nazioni occidentali sullo stato della democrazia sotto la nuova presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan.
Il caso contro Mbowe e altri tre coimputati è stato aggiornato al 13 agosto.
Altri partiti di opposizione hanno espresso solidarietà a Mbowe e hanno esortato la presidente Hassan a far archiviare il caso.
“Momenti come questo fanno fare alla Tanzania un passo indietro…”, ha dichiarato James Mbatia, leader del partito di opposizione NCCR-Mageuzi, e uno dei pochi sostenitori ammessi in aula.

Sudan

Sei membri di una forza paramilitare sudanese sono stati condannati a morte giovedì da un tribunale nella città centrale di Al-Obeid per la morte di sei manifestanti nel 2019, tra cui quattro bambini in età scolare.

Il processo, trasmesso dalla televisione sudanese, riguarda eventi avvenuti durante le proteste di massa nel luglio 2019 contro la carenza di benzina e pane ad Al-Obeid, nella regione del Nord Kordofan. La morte dei manifestanti aveva sollevato un’ondata di rabbia in Sudan e nell’agosto 2019 le autorità avevano arrestato nove paramilitari delle potenti Forze di supporto rapido (RSF) in relazione alle violenze.

Giovedì, il giudice Mohamed Rahma ha condannato a morte sei degli imputati e assolto altri due. Il nono, di età inferiore ai 18 anni, è stato deferito al tribunale per i minorenni. Durante il processo, il giudice ha affermato che le azioni dei paramilitari erano state “non necessarie” e “sproporzionate” rispetto alle presunte provocazioni verbali dei manifestanti. I familiari delle vittime hanno chiesto, giovedì durante il processo, una “punizione” per i colpevoli.

Ciad

L’esercito ciadiano è stato attaccato nella notte tra il 4 e il 5 agosto da elementi di Boko Haram nella regione del lago Ciad. Un attacco che ha causato enormi perdite. Nella serata di giovedì, un rapporto parla di 26 soldati uccisi e 14 feriti. L’esercito ciadiano, che ha appena subito il più grande attacco dalla morte di Idriss Déby nell’aprile 2021, sta attualmente conducendo una controffensiva.

L’attacco non è stato rivendicato, ma le autorità puntano il dito contro Boko Haram.

La morte di questi soldati “ci ricorda le sfide alla sicurezza che stiamo ancora affrontando in parte dei nostri confini” ha commentato Mahamat Idriss Déby, presidente del Consiglio militare di transizione.

Mozambico

In Mozambico, le forze ruandesi e mozambicane avanzano nelle roccaforti degli insorti di Al-Shabab nella regione di Cabo Delgado. Il mese scorso Kigali aveva annunciato l’invio di un migliaio di militari e poliziotti nell’area a sostegno degli sforzi di Maputo per frenare l’ascesa di questi gruppi jihadisti, responsabili dell’attentato nella città di Palma che, lo scorso marzo, ha interrotto un megaprogetto per lo sfruttamento di gas da 16,8 miliardi di euro, operato dalla francese Total.

Schierato nei distretti di Palma e Mocimboa da Praia, l’esercito rwandese sostiene di aver ripreso la scorsa settimana, con le forze mozambicane, la cittadina di Awasse, e di aver respinto gli insorti nel loro bastione principale nella città portuale di Mocimboa da Praia, bersaglio di un imminente assalto.

Oltre alle operazioni militari, i rwandesi intendono contribuire alla stabilizzazione delle aree sottratte agli insorti, con operazioni di sicurezza, pattugliamenti e la riforma del settore della sicurezza.

Il portavoce dell’esercito rwandese parla solo di pochi feriti dalla propria parte e di un centinaio di morti tra gli insorti, secondo una stima ancora approssimativa, e assicura di aver sequestrato molte attrezzature e munizioni.

 Mali

In Mali, il giornalista Abdoul Niang è stato arrestato giovedì 5 agosto e posto sotto mandato di cattura nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa di un altro giornalista maliano, Birama Touré, scomparso nel 2016. Un caso in cui il generale Moussa Diawara, ex capo della Sicurezza di Stato, l’intelligence maliana, è stato incriminato lui stesso una settimana fa. Un caso per il quale Karim Keïta, figlio dell’ex presidente IBK, è oggetto di un mandato di cattura internazionale. Questo per fare luce sulla scomparsa e sul possibile assassinio del giornalista Birama Touré.

Secondo diverse fonti, questo arresto sarebbe dovuto a commenti fatti dal giornalista a un’emittente televisiva, che rimetterebbero in discussione le testimonianze comunicate al gip.

 E intanto ieri ha compiuto 47 anni il giornalista francese Olivier Dubois, rapito l’8 aprile 2021 mentre scriveva a Gao, nel nord del Mali. Da allora è apparso in un video in cui lui stesso ha spiegato di essere trattenuto dal Gruppo di supporto per l’Islam ei musulmani guidato da Iyad Ag Ghaly e legato ad al-Qaeda nel Maghreb islamico.

Olimpiadi

Joshua Cheptegei dell’Uganda e Faith Kipyegon del Kenya hanno vinto l’oro rispettivamente nei 5.000 e 1.500 metri. La staffetta 4x400m maschile del Botswana si è qualificata per la finale battendo il record africano di 21 anni fa. Delusione invece per la wrestler camerunese Emilienne Essombe Tiako, battuta nella sua lotta per il bronzo.

Infine, l’egiziana Giana Lotfy è medaglia di bronzo nella categoria sotto i 61 chili.

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