8 marzo 2022 – Notiziario in genere

Scritto da in data Marzo 8, 2022

8 marzo: Giornata Internazionale della Donna, in tutto il mondo si susseguono iniziative in supporto della lotta femminista, transfemminista e contro la guerra. In Italia sono numerose le piazze convocate dal movimento “Non Una di Meno”, con lo slogan Feminist Antiwar Resistance, mentre in Spagna si contano ben 900 iniziative. Intanto, le profughe trans ucraine non riescono a lasciare il paese.

Ascolta il podcast

8 marzo

La Giornata Internazionale della Donna, vale la pena ricordarlo, nasce dal lavoro fatto nei congressi della Seconda Internazionale Socialista a inizio secolo scorso. Il primo “Woman’s Day” fu proclamato negli Stati Uniti nel 1908 dal partito socialista e tra il 1909 e il 1910 ventimila camiciaie scioperarono per quasi tre mesi. La domenica successiva, il 27 febbraio, tremila donne scesero in piazza per un altro Woman’s Day. Solo nel 1917 la giornata assunse l’attuale data, l’8 marzo, e la mobilitazione fu convocata in Russia proprio contro la guerra (che avremmo poi conosciuto come Prima Guerra Mondiale). La prima giornata della donna fu convocata in Italia nel 1922. È dall’8 marzo 1946 che la mimosa è divenuta simbolo di questa giornata, scelta da tre politiche, di cui due partigiane: Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei. Infine, il 16 dicembre 1977, con la risoluzione 32/142 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite propose a ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale” (“United Nations Day for Women’s Rights and International Peace”) e di comunicare la decisione presa al Segretario Generale. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L’8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, fu scelta come la data ufficiale da molte nazioni.

Italia

Uno sciopero generale e numerose piazze e flash mob si susseguiranno in tutta la penisola, per la convocazione di “Non Una Di Meno”, movimento transfemminista. Chi scenderà in piazza lo farà con lo slogan “Feminist Antiwar Resistance”, in solidarietà con tutti i popoli colpiti dalla guerra e con le femministe russe che stanno lottando contro il proprio governo. Gli altri motivi dello sciopero sono la lotta contro la violenza di genere, la possibilità di accedere all’interruzione di gravidanza in maniera libera e sicura, la libertà sessuale e la possibilità, anche materiale, di uscire da relazioni tossiche, un’educazione libera da stereotipi di genere, un reddito di autodeterminazione che possa rendere le donne realmente competitive sul mercato del lavoro.

Spagna

Ben 925 piazze convocate per questo 8 marzo, con la mobilitazione di praticamente tutti i collettivi femministi del paese. Il tema di maggior impatto sulle manifestazioni è quello della precarietà lavorativa, ma non mancano i riferimenti alla recente guerra in Ucraina. Tuttavia va rilevato come il movimento femminista spagnolo non sia unito sulla questione dell’inclusione delle persone trans. In tal senso si registra una rottura tra gruppi e collettivi inclusivi e chi li considera maschilisti.

Ucraina

Zi Faámelu, cantante ucraina non cisgender, è bloccata nel suo appartamento e teme di uscire, come altre persone trans.

Proprio la transessualità si sta rivelando un ulteriore fattore di discriminazione delle persone coinvolte nella guerra, come già l’origine da paesi diversi da quello est europeo aggredito militarmente. Le persone trans che non abbiano i documenti conformi rispetto alla propria identità di genere vengono, infatti, respinte ai checkpoint, e viene impedito a chiunque sia considerato (per la legge) un maschio in età militare di lasciare l’Ucraina. Va precisato che, anche prima della guerra, ottenere documenti conformi alla propria identità di genere era particolarmente difficile. Inoltre, avere un’identità non conforme ai propri documenti, in particolare il passaporto, rende più facile l’arresto, subire violenza o addirittura essere uccisi. Come per altre persone bisognose di cure particolari, il momento bellico impedisce alle persone trans di accedere a cure ormonali sostitutive o medicinali per l’AIDS. Infine, si teme che alle persone trans, i cui documenti non corrispondano all’identità vissuta, possano addirittura essere impediti gli accessi nei rifugi o presso centri umanitari.

Ti potrebbe interessare anche:

E se credete in un giornalismo indipendente, serio e che racconta recandosi sul posto, potete darci una mano cliccando su Sostienici

 

 


[There are no radio stations in the database]