9 marzo 2021 – Notiziario in genere

Scritto da in data Marzo 9, 2021

India: decapita la figlia e porta la testa alla polizia. Somalia: a 19 anni guida il taxi e sfida la mentalità maschilista − e al-Shabaab − a Mogadiscio. La Tunisia elogia il ruolo delle donne durante la pandemia di Coronavirus. In Svizzera sì al referendum anti-burqa: sarà vietato coprirsi il volto nei luoghi pubblici. Arriva Barbie “Eleanor Roosevelt”, dedicata alla first lady americana.

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India

Flickr/Adam Cohn | Farmer Women, Uttar Pradesh India

Scene raccapriccianti in India: un uomo si è presentato alla caserma di polizia per costituirsi: teneva in mano la testa mozzata e ancora grondante sangue della figlia diciassettenne. È accaduto − ne abbiamo parlato nel nostro notiziario − in Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell’India e anche quello in cui la violenza appare più presente. L’uomo si chiama Sarvesh Kumar e si è costituito raccontando di aver fatto quello che aveva fatto per aver sorpreso la figlia assieme a un ragazzo che a lui non piaceva. In un video diffuso dalla polizia la sua testimonianza: Kumar racconta di aver trovato la figlia da sola in casa, e di averla decapitata con un coltello dopo averla chiusa in una stanza. Non solo: in questa storia già terribile c’è anche la sospensione di uno degli agenti. Si sarebbe fatto fotografare mentre teneva la testa «in modo irrispettoso». Episodi così cruenti e femminicidi sono tutt’altro che rari nell’India rurale: i padri, spesso accompagnati da altri parenti, si sentono legittimati a punire con la morte le figlie che a loro avviso «rovinano l’onore della famiglia» magari attraverso relazioni con uomini di ceto, religione o casta diversa dalla loro. Dati ufficiali non ce ne sono ma sarebbero alcune migliaia le ragazze uccise dai familiari ogni anno: la loro morte viene spesso spiegata con il suicidio. Dal 2015 i crimini contro donne e ragazze nell’Uttar Pradesh sono cresciuti del 66%. Un arco di tempo che coincide con l’arrivo al governo dello stato del monaco fondamentalista indù Yogi Adityanath, al potere dal 2017.

Somalia

Flickr/AMISOM Public Information

Asha Mohamed è una ragazza di 19 anni e guida il taxi in Somalia. Un paese dove, dice l’Organizzazione delle Nazioni Unite, il 98% delle donne subisce mutilazioni genitali. La ragazza guida il suo taxi nella capitale, Mogadiscio: una città che vede spesso in azione gli islamisti di al-Shabaab, collegati ad al-Qaida e responsabili di vari attentati, anche contro automobili agli incroci e ai posti di blocco di sicurezza. «Quando ero piccola, pensavo che la mia passione un giorno mi avrebbe portata a diventare autista, ma non avrei mai pensato che avrei lavorato come tassista», racconta Asha all’agenzia Afp. La ragazza spera che la sua scelta possa aiutare a cambiare la mentalità maschilista somala. Dopo il divorzio dal marito, sposato a 16 anni, deve mantenere due bambini e la madre: con il suo lavoro guadagna fino a 40 dollari al giorno. Lavora, racconta lei, grazie alla compagnia Rikaab Taxi. «Il numero delle donne che guidano il taxi era ridotto per ragioni di sicurezza, ma… sta crescendo gradualmente», spiega sempre ad Afp Ilham Abdullahi Ali, la donna che guida la società. Si tratta al momento di tre taxi guidati da donne su un totale di duemila della compagnia.

Tunisia

Flickr/Dennis Jarvis | Tunisia

Accade in Italia, accade in tutto il mondo: il ruolo delle donne, durante questa pandemia di Coronavirus, è fondamentale. Oltre al fatto che sono loro a pagarne principalmente il peso. A riconoscerlo in questo particolare momento storico e in occasione dell’appena trascorso 8 marzo è la Tunisia, che ha riconosciuto l’importanza del ruolo delle donne nella lotta a Covid-19, sia all’interno della famiglia che nei luoghi di lavoro. Il paese nordafricano ha sottolineato in un comunicato che le donne hanno sofferto in questo periodo, con un numero di casi di violenza nei loro confronti senza precedenti. La Tunisia ha al momento un impianto legislativo tra i più avanzati nel novero dei paesi arabi, proprio dal punto di vista dei diritti delle donne e della parità di genere: nel 2017, infatti, è stata approvata una legge organica contro la violenza e i maltrattamenti sulle donne e per la parità di genere. Legge, però, ancora lontana dall’essere attuata efficacemente anche a causa della mancanza di regolamenti attuativi. Assente anche un provvedimento che regoli la questione dell’ineguaglianza della donna nell’asse ereditario, tema molto delicato nel mondo musulmano.

Svizzera

Flickr/Charles Roffey

Passa in Svizzera il “sì” al referendum anti-burqa: sarà vietato coprirsi il volto nei luoghi pubblici. «Non è stato un voto contro i musulmani», assicura la ministra elvetica di Giustizia e Polizia, Karin Keller-Sutter. Il voto del popolo svizzero, contro il parere del governo, ha approvato al 51,2% la proposta di vietare di nascondere il volto in pubblico. «Ricordo che solo poche decine di donne in Svizzera portano il niqab», prosegue la ministra. «Si tratta di un’infima minoranza delle musulmane che vivono nel paese», è il suo ragionamento. Per Karin Keller-Sutter il divieto del velo integrale è in vigore anche in altri paesi europei e in alcune nazioni musulmane. L’esito del referendum dovrà ora essere concretizzato dai cantoni, che restano competenti sulle misure di polizia sul suolo pubblico.

Stati Uniti

Nasce una nuova Barbie, ed è un omaggio a Eleanor Roosevelt, first lady americana. La Mattel celebra marzo, mese delle donne, e l’8 marzo, il giorno della festa della donna, aggiungendo così una delle prime femministe alla serie dedicata alle “Inspiring Women” (le donne a cui ispirarsi). Roosevelt è stata First Lady dal 1933 al 1945 durante la presidenza Franklin D. Roosevelt. È famosa anche per il suo operato umanitario, per essere stata portavoce alle Nazioni Unite − qui ha avuto un ruolo importante nel processo di creazione dell’organizzazione internazionale − e per la sua stessa carriera politica. Della stessa serie fanno parte anche Maya Angelou, Billie Jean King, Ella Fitzgerald, Florence Nightingale, Susan B. Anthony, Amelia Earhart, Katherine Johnson, Frida Kahlo, Rosa Parks.

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