A Kabul nascono fiori

Scritto da in data Settembre 3, 2021

In Afghanistan si scrive un nuovo capitolo. Chissà poi come sarà raccontato nei libri di storia. Le donne afghane, oggi, rappresentano l’urgenza più importante. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets con Gabriele Clima – scrittore tradotto in diversi paesi del mondo – e il suo ultimo libro “Fiori di Kabul” (Einaudi Ragazzi).

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Maryam è tutte loro

«La prima cosa che impari dell’Afghanistan è la polvere. In Afghanistan tutto sembra fatto di polvere, le strade, gli alberi, le case, le ruote delle macchine, i burqa delle donne, tutto quanto ha il colore della polvere. La polvere è il modo dell’Afghanistan. La sua voce invece è il vento, che prende la polvere e la soffia in alto, dentro al cielo, e la trasforma in nuvola. E infatti, se le guardi, le nuvole, se le osservi attentamente, lo vedi che prima di salire in quell’azzurro erano polvere». – da “Fiori di Kabul” (Einaudi Ragazzi).

Gabriele Clima: «La storia di Maryam nasce da una vicenda reale, cioè quella della squadra femminile di ciclismo nata a Kabul negli anni Duemila. Abbiamo sentito in questi giorni nei telegiornali parlare delle ragazze della squadra di Kabul che hanno cercato in qualche modo di lasciare il paese per sfuggire ai talebani. Maryam è una ragazzina di tredici anni che rimane molto colpita dalla forza e dal coraggio di queste ragazze che di fatto, contravvenendo a una legge non scritta ma molto radicata nel paese per cui le donne non possono andare in bicicletta, hanno deciso comunque di inforcare un sellino e di mettersi a pedalare. Non lo fanno per protesta, lo fanno per esercitare semplicemente un loro diritto. Ecco, Maryam non vuole diventare una delle tante donne sottomesse a una tradizione repressiva − che è stato anche il destino di sua madre − ed entra nella squadra iniziando un viaggio che la porta non solo ad attraversare il paese, prima insieme alle ragazze e poi in solitaria, ma soprattutto a capire quale esempio, lei, Maryam, una semplice ragazzina di tredici anni, può essere per gli altri».

Dalla polvere sbocciano i fiori

«Me la raccontava mamma quando ero bambina, questa cosa delle nuvole. Mi piaceva, e mi piacevano le nuvole, me ne stavo a osservarle anche delle ore per vederle polvere, per immaginarle com’erano prima di finire in cielo. Mi piaceva soprattutto, delle nuvole e di quella storia, che si potessero trasformare in una cosa nuova restando quello che erano sempre state. Anch’io, da grande, avrei fatto così come le nuvole, sarei diventata, non so, una maestra, ma allo stesso tempo sarei rimasta quello che ero sempre stata, sempre io, Maryam, ma diversa, Maryam diventata nuvola». – da “Fiori di Kabul” (Einaudi Ragazzi).

Gabriele Clima: «Dalla polvere sbocciano i fiori più belli, io credo. Tutte quelle persone che vivono in condizioni di estremo disagio o povertà o costrizione, ma che non per questo rinunciano alla libertà di poter scegliere la propria strada, il proprio futuro, molto spesso rischiando di persona come succede a Maryam, come è successo alle ragazze della squadra di Kabul. Abbiamo sentito in questi giorni quello che hanno rischiato e che rischiano tuttora. Questo lo abbiamo visto, però, diverse volte nella storia recente, di fiori che nascono, che sbocciano dalla polvere: mi viene in mente Iqbal, per esempio, o Malala Yousafzai. Quelle persone che proprio dalla polvere, dalla sofferenza, dalla costrizione, appunto, riescono comunque a sbocciare e, addirittura, a diventare un esempio per gli altri».

Come raccontare…

Iqbal Masih, Malala Yousafzai, Alì Ehsani, Enaiatollah Akbari sono alcuni dei ragazzi che hanno grandi sogni anche quando sono gli eventi a decidere. Come spiegarlo a chi vive in parti di mondo in cui fila tutto liscio? È giusto far sapere ai ragazzi che mentre fanno colazione o sono a scuola o in giro con gli amici, di là dal mare o dall’oceano c’è qualcosa che sta cambiando il destino dei loro coetanei? Gabriele Clima conclude su Radio Bullets: «È un dibattito che è emerso fortemente, direi, in queste ultime settimane: se sia il caso di raccontare queste storie ai ragazzi o se, invece, i ragazzi hanno più bisogno di leggerezza e di levità. Io credo che questo sia vero con i bambini, ai bambini occorre dare esattamente leggerezza e levità, meraviglia, magia, che sono i piccoli strumenti con cui possono costruire le mappe del loro pensiero, diciamo. E questo lo si fa con storie che non necessariamente parlano di guerra o di privazioni. Con i ragazzi è un po’diverso, penso che con loro occorra smontare quell’apparato di pregiudizi e di costrizioni di pensiero che purtroppo il nostro mondo adulto ha messo loro addosso. E forse occorre farlo soprattutto in questi momenti, cioè di fronte a questi accadimenti della storia contemporanea perché il pensiero fondamentalista non è solo quello talebano, è quello di un marito che picchia la moglie, di un razzista che insulta una persona di colore, di un omofobo che manda all’ospedale un ragazzo, incontrato per strada casualmente, perché è gay. E tutti questi esempi, purtroppo, li abbiamo ogni giorno, qui, in casa nostra. Ecco, penso che la letteratura, che racconta specialmente ai ragazzi queste storie, sia un mezzo formidabile per scalzare e contrastare questo tipo di pensiero».

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