Afghanistan: prigione per le donne sole

Scritto da in data Dicembre 17, 2023

L’amministrazione talebana in Afghanistan ha cominciato a mandare le donne in prigione per “proteggerle” dalla violenza di genere, afferma un rapporto le Nazioni Unite (ONU). Secondo il rapporto della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA), i talebani mandano in prigione le donne che non hanno parenti maschi con cui stare o se i parenti maschi non sono considerati sicuri.

“I tipi di denunce di violenza di genere contro donne e ragazze più segnalate presentate alla polizia di fatto, alle procure e ai tribunali riguardano l’omicidio, compreso l’omicidio perpetrato per ragioni del cosiddetto “onore”, stupro, ferimento o disabilità e privazione di un’eredità per una donna”, dice il rapporto.

“I dipartimenti di Giustizia hanno ricevuto per lo più denunce di privazione dell’eredità e impedimento del possesso di beni personali, mentre i dipartimenti del ministero di Propagazione della Virtù e Prevenzione del vizio hanno ricevuto per lo più denunce di privazione di eredità, divieto di matrimonio o di scelta del coniuge , matrimonio forzato, percosse e lacerazione”, si legge.

 

Come sono arrivati i talebani a questa decisione?

 

Citando i talebani, il rapporto dell’UNAMA afferma che le donne vengono mandate in prigione per proteggerle “in modo simile a come le prigioni sono state utilizzate per accogliere i tossicodipendenti e i senzatetto a Kabul”. “Alcuni funzionari hanno riferito che, per proteggere le sopravvissute, hanno richiesto un impegno – in alcuni casi, dichiarazioni giurate – ai parenti maschi delle sopravvissute a non fargli del male e hanno anche invitato gli anziani locali tradizionali a testimoniare che i membri della famiglia lo garantivano”.

Da quando i talebani hanno preso il controllo dell’Afghanistan nell’agosto del 2021, le donne e le ragazze del paese sono sempre più confinate nelle loro case. Possono studiare solo fino alla prima media e non possono ricevere un’istruzione universitaria. Le donne sono inoltre escluse dagli spazi pubblici e dalla maggior parte dei lavori.

 

La paura dell’autorità

 

Secondo il rapporto dell’UNAMA, molte sopravvissute alla violenza di genere hanno preferito ricorrere ai tradizionali meccanismi di risoluzione delle controversie per paura delle autorità di fatto. “La mancanza di una chiara definizione delle responsabilità tra le varie istituzioni de facto nella gestione delle denunce di violenza di genere contro donne e ragazze e nei rinvii tra le entità, crea un divario nella responsabilità degli attori della giustizia e rende difficile per le donne e le ragazze sapere a quale entità rivolgersi in caso di denuncia di violenza di genere“, si legge sempre nel rapporto.

L’UNAMA ha sottolineato che “l’assenza di personale femminile (nelle istituzioni) e le dinamiche culturali intrinseche scoraggiano e inibiscono le sopravvissute dal presentare denunce, contribuendo alla crescita nelle donne e nelle ragazze sopravvissute e/o a rischio “della mancanza di fiducia nel sistema giudiziario de facto“. Tra l’altro, “non esiste una chiara distinzione da parte delle autorità  tra le denunce di violenza di genere contro donne e ragazze di natura criminale e quelle di natura civile”.

Photo Credits: Afghanistan/Barb


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