Al via i test su Orion

Scritto da in data Dicembre 12, 2022

Venticinque giorni nello spazio con obiettivo l’orbita lunare. Tanto è durata la missione Artemis 1 che si è conclusa, come da protocollo, nella giornata dello scorso 11 dicembre 2022. Quando in Italia l’orologio segnava le 18:40, la capsula Orion di tuffava nell’Oceano Pacifico al largo delle coste californiane.

Un ammaraggio riuscito, cui hanno fatto seguito i primi test effettuati nell’immediato, quando ancora la navicella si trovava in mare aperto, per verificare e raccogliere alcuni dati e informazioni altrimenti irripetibili, tra i quali le proprietà termiche della capsula dopo aver attraversato nuovamente l’atmosfera terrestre nel viaggio di rientro verso la Terra.
Terminate queste prime verifiche, sono state raccolte immagini dettagliate della capsula e, solo una volta terminata anche questa operazione, hanno avuto luogo le manovre per trascinarla a bordo della nave USS Portland, poi salpata in direzione della base navale statunitense di San Diego da cui era partita per il recupero. Da qui, poi, l’ultimo viaggio di Orion, alla volta del Kennedy Space Center, in Florida, dove nei prossimi giorni sarà sottoposta a tutte le analisi post-volo.

Orion: un volo ricco di test per il progetto Luna

Artemis 1 è la prima missione spaziale dell’omonimo programma, voluto dalla Nasa per preparare il ritorno del genere umano sul nostro satellite.
Il volo di Orion, che ha viaggiato nell’orbita della Luna sessantaquattromila chilometri oltre la propria superficie, è servito per effettuare diversi test sulla tenuta della navicella e su una serie di nuove tecnologie.

Gli obiettivi della Nasa sono diversi. Innanzitutto, quelli primari legati alle prestazioni della navicella. La già citata resistenza dello scudo termico, la tenuta delle strutture di Orion nelle varie fasi della missione e il suo comportamento nello spazio. Lo scopo è rendere le navicelle spaziali sempre più sicure e prestanti in vista di future missioni sulla Luna – e non solo –che avranno anche un equipaggio.

Alcune delle tecnologie testate

Durante la missione sono stati effettuati anche dei test su diverse tecnologie. Per esempio, sul funzionamento dei ventiquattro propulsori RCS (Reaction Control System) che servono a far muovere la capsula in tutte le direzioni; dell’avanzato sistema di navigazione GN&C (guidance, navigation, and control) è invece stato provato, al fine di certificarlo, l’uso della telecamera di navigazione ottica secondaria che, acquisendo immagini della Luna, della Terra e dei vari corpi celesti, consente al sistema di navigazione di confrontarle poi con la mappa delle stelle già in suo possesso. Il sistema potrebbe così ricondurre la capsula sulla Terra anche in assenza di collegamento con quest’ultima.
E ancora, è stata testata la velocità di funzionamento della rete wi-fi mentre riceve le immagini delle telecamere fissate alle punte delle ali del pannello solare. Così come anche la capacità della modalità SAT (search acquire and track) nel ripristino delle comunicazioni con la Terra in caso di loro temporanea interruzione. In questo caso, è stata testata l’affidabilità dell’algoritmo che gestisce il ripristino.

Ognuno dei test, durante o al termine della missione, sarà un punto fermo da cui partire per le future fasi del programma, fino ad arrivare al tanto atteso ritorno sulla Luna.

Foto di copertina: NASA/James M. Blair

 

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