Cherry Run: dove circolano le idee

Scritto da in data Febbraio 12, 2021

Quando nasce un’agenzia letteraria, quando nasce una casa editrice, una libreria. Quando nasce un luogo che serve a collegare, mettere insieme e cercare una strada sotto la quercia incantata di Cherry Run, siamo tutti più ricchi. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets con Nicola Attadio – agente letterario, autore, conduttore radiofonico.

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Cosa è Cherry Run?

Nicola Attadio si racconta ai nostri microfoni: «È un progetto che avevo in mente da un po’ di tempo, da quasi uno o due anni – diciamo così – poi, con l’emergenza del Covid tutto mi si è chiarificato e quello che immagino io è questo: secondo me, da un lato ci sono una serie di competenze che possono essere utilizzate per raccontare dei contenuti; queste competenze sono, appunto, dentro il mondo della saggistica, ma anche della narrativa: persone, autori, scrittori capaci, con efficacia, di raccontare delle storie o di fare degli approfondimenti; dall’altro lato ci sono una serie di piattaforme che stanno chiedendo sempre di più contenuti nuovi, soprattutto contenuti che non si riducano soltanto alla forma libro. Penso ai podcast, penso ai longform sui quotidiani online, penso alle serie tv, penso a tanti altri prodotti che man mano si stanno sempre più imponendo da un punto di vista – come dire – della domanda di contenuto. Allora, quello che immagino io è che al centro, tra questa offerta di competenze e, dall’altra parte, questa domanda di contenuti, appunto, mettendosi al centro, si può in qualche maniera cercare di direzionare le due volontà e creare del valore proprio attraverso questo scambio. Quindi, l’idea dell’agenzia è anche quella di immaginare dei format adeguati, di aiutare le piattaforme a individuare le persone, gli scrittori, gli autori giusti per un certo tipo di racconto o immaginare insieme dei format, appunto, originali».

Perché Cherry Run?

Passano gli anni, cambiano le tendenze, si modificano le rocce con il vento, mutano le persone e i loro gusti. Si trasformano i modi di raccontare, ma non la voglia di condividere che è propria dell’essere umano. Nicola Attadio: «Cherry Run nasce dal luogo in cui Nellie Bly ha vissuto la sua infanzia. Nellie Bly è la protagonista di una biografia che ho scritto qualche anno fa. È la prima giornalista sotto copertura americana: si è inventata, appunto, il giornalismo sotto copertura. Io ho sempre ammirato la sua determinazione, la sua pervicacia, e il suo saper sempre guardare molto avanti rispetto a quello che era l’esistente, rispetto a quello che lei aveva intorno. E a Cherry Run, dove è nata Nellie, c’era una foto con una grande quercia alle spalle di una grande casa dove lei ha vissuto, appunto, da bambina. È come una sorta di luogo incantato, ecco. A me piacerebbe che l’agenzia mantenesse, avesse l’incanto di quella casa e, spero nel tempo, la solidità di quella quercia».

La parola racconto è un derivato di raccontare, dal latino compŭtare, formato da /con-/ e da /–putare/, cioè calcolare, verificare un conto, ma è anche possibile un’origine germanica del lemma dall’alto tedesco antico rahhôn che vuol dire narrare, tramandare storie. Mettere insieme le parole, sommare i sensi, aggiungere e generale, poi, un risultato. Creare collegamenti, costruire luoghi reali o virtuali che possano permettere alle persone di incontrarsi e dar colore ai pensieri, ai sogni, trovare uno spazio ai propri progetti, o cercare chi può farlo sotto l’albero magico di Cherry Run, un luogo da cui si possono guardare le stelle.

Nicola Attadio – ©Tania Cristofari

Nicola Attadio conclude per noi su Radio Bullets: «Sicuramente, i modi di raccontare stanno cambiando, ma cambiano sempre. La contemporaneità offre sempre dei registri nuovi o delle declinazioni nuove: la cosa interessante è che ci sono sempre tantissime storie ancora da raccontare. Ci sono tantissimi autori, scrittori che possono esercitarsi in questo racconto e la verità, in questo momento, è che la declinazione di questo racconto o di questi racconti può essere molteplice. Sia per il moltiplicarsi delle piattaforme che possono ospitare contenuti nuovi e originali e sia anche per la facilità tecnica con cui questo può essere raggiunto e può essere prodotto. Ciò non significa però che debba venir meno una qualità di fondo, sia da un punto di vista della competenza, cioè chi racconta delle cose, soprattutto nell’ambito della saggistica, chi descrive dei fenomeni, chi racconta delle storie – storie intese anche come qualcosa che riguarda un passato che è lontano e, quindi, una rievocazione di qualcosa che è già accaduto – deve farlo con la solidità, l’analisi, il rigore dello storico, il rigore scientifico. A questo si deve aggiungere però sempre una efficacia comunicativa, una suggestione, una capacità di tenere le persone incollate. E quindi, alla fine, se ci pensiamo, non c’è niente di più antico come il tenere qualcuno incollato ad ascoltare una storia. Ad ascoltare una voce. Secondo me, da questo punto di vista, il podcast nella sua contemporaneità, nella sua immediatezza, nella sua modernità ha un legame fortissimo con qualcosa di molto antico che è, appunto, il racconto orale».

«In quella grande casa a Cherry Run la felicità fa parte del panorama, come le querce, il fiume, i fiordalisi blu, il mulino. Le giornate trascorrono placide, soprattutto quando arriva la bella stagione. In quelle giornate di sole, con il cielo che sembra così basso e azzurro che ti ci puoi tuffare dentro con un salto, Pink si sveglia molto presto per andare a sbirciare suo padre mentre beve il caffè appoggiato alla quercia. E poi lo convince a portarla all’emporio dove tortura i ragazzi che lavorano dietro il grande bancone di legno. Oppure si dondola sempre più forte sull’altalena appesa al robusto ramo della quercia che domina il retro della casa, mentre Mary Jane la cerca dappertutto per metterla a letto. È una piccola oasi di pace». – “Dove nasce il vento” di Nicola Attadio (Bompiani).

 

 

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