Coronavirus in Brasile: MSF in prima linea

Scritto da in data Aprile 17, 2020

Il coronavirus imperversa anche in Brasile, dove l’emergenza mette a rischio soprattutto le fasce più povere della popolazione e deve fare i conti con le istituzioni centrali che negano l’evidenza dei fatti. In questa realtà si smuovono gli operatori di Medici Senza Frontiere: la dottoressa Silvia Dallatomasina, coordinatrice di MSF in Brasile, ci racconta il progetto in corso.

Musica: “Aquarela” di Toquinho e Vinicius De Moraes

Al momento i dati ufficiali in Brasile parlano di oltre 30 mila casi confermati di positività a Covid-19 e più di 1.900 morti, mentre il numero dei guariti supera quota 14 mila.
Questi i numeri sul coronavirus raccolti ed elaborati presso il Center for Systems Science and Engineering (CSSE) presso la statunitense Johns Hopkins University (JHU).
Ma non è semplice riuscire a capire cosa stia accadendo davvero nel paese, dove per altro le autorità centrali – a partire dal presidente Jair Bolsonaro – hanno negato per lungo tempo l’esistenza del problema e continuano a sottovalutarlo.

Realtà negate

Ad essere più a rischio sono le fasce più deboli e povere della popolazione, soprattutto nelle grandi metropoli.
È proprio qui e più precisamente a San Paolo, Rio de Janeiro e Mina Gerais che Medici Senza Frontiere (MSF) ha dato il via a missioni esplorative per identificare i bisogni della popolazione più vulnerabile. Ora il progetto è entrato nel vivo e abbiamo chiesto alla dottoressa Silvia Dallatomasina, coordinatrice di MSF in Brasile, di raccontarci cosa stia accadendo nel paese e come si stia attuando il loro lavoro.

Silvia Dallatomasina (MSF).

Nella foto in copertina, la dottoressa Silvia Dallatomasina durante la missione di MSF in Repubblica Centrafricana.

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