Diario dal Cile: Abbracciami, Santiago

Scritto da in data Settembre 16, 2023

Dafne Malvasi si è trasferita in Cile. Per il tempo che starà in Sudamerica, ci accompagnerà nel paese a 50 anni dal colpo di stato.

Non amo definizioni puntigliose o etichette calzanti. Nemmeno i nozionismi fanno per me. Lascio sempre un margine salvifico in ciò che vedo o credo di vedere per poi narrare. Forse può valere la pena vivere con più indeterminazione. O meglio, più indeterminazioni. Sognare meno, vivere di più. 

Sento una tensione crescente che dalla gola spinge fuori le parole che vorrei dire dalla piazza in cui in questo momento mi trovo. Seduta su una panchina e baciata dal sole, socchiudo gli occhi e vedo una folla silenziosa che mi si avvicina. Mi guarda senza dirmi nulla. 

Ad attendermi ci sono tutti i volti che ho incrociato in questi giorni e a poco a poco altre persone fanno capolino lì nella piazza. Eppure sono certa di conoscere ognuno di loro. Ho riconosciuto i loro volti. E i loro occhi. 

Di polvere del deserto e di blocchi di ghiaccio. Di tutto ciò di cui è fatto questo lembo di terra meraviglioso, il paese più lungo del mondo. Apro gli occhi, all’improvviso. Resto quasi accecata dalla luce del sole che fa svanire in un attimo la folla che fino a pochi istanti prima mi circondava. 

Santiago mi lascia una sottile fitta al petto, di quelle che cicatrizzano a fatica, sempre sanguinante seppure impercettibilmente. Santiago è sordida eppure intensa in questo chiaroscuri di luci. A tratti appare muta, come le persone che sono sempre discretamente affabili e gentili. Pochi slanci ma di cuore. Forse perché la dignità è fatta di bellezza senza eccessi, senza sfarzo. Bellezza compita.

Sommessamente contrita, Santiago ti abbraccia con un lieve calore di chi non sa ancora se può abbandonarsi completamente all’altra persona. Santiago non ti può abbracciare con una fiducia cieca. Non può farlo né Santiago, né il Cile. Perché questo paese è in credito con la Storia da almeno 50 anni.

Dafne Malvasi

Sono Dafne, una napoletana che non ama il caffè ma ha una venerazione per la mozzarella di bufala.
Leggo, ascolto, scrivo e racconto storie di donne: le loro parole e le loro vite come forma di (r)esistenza. Amo la poesia e i sud del mondo. E tutto ciò che non conosco e mi sorprende con una felicità inattesa.

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