Ecuador: referendum sul petrolio, parlano gli attivisti

Scritto da in data Agosto 21, 2023

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di Giunio Santini

Quando incontriamo Don José – così lo chiamano i suoi colleghi – l’aria ha appena iniziato a distendersi. Si è conclusa questa intensa campagna elettorale, con una lunghissima “Caravana” nella zona del Coca e da oggi non si potrà fare altro che attendere il verdetto popolare. Si scherza tra colleghi in una pausa dal caldo umido e asfissiante di queste terre, consapevoli però del momento storico a cui si va incontro.

Don José, al secolo Xavier José Fajardo Mendoza, è il responsabile della Unión de Afectados por Texaco per la campagna per il Si al Referendum sullo sfruttamento del petrolio nel Parco Naturale dello Yasuní. La sua vita è stata interamente dedicata alla promozione della conservazione ambientale, così cruciale per un territorio come la foresta amazzonica, costantemente minacciato per le sue risorse.

Negli ultimi mesi José non si è fermato un attimo, viaggiando fino alle zone più remote delle province di Sucumbios e Orellana per incontrare le comunità indigene e gli indecisi per presentare le ragioni del Sì al referendum.

Oggi un “Sì” potrebbe significare la chiusura definitiva dei pozzi petroliferi del blocco 43, nel cuore del Parco dello Yasuní. Un risultato sperato dalle comunità che vivono il Parco, ma anche dai numerosi giovani che lavorano nel turismo e vi accompagnano i viaggiatori tra corsi d’acqua e  sentieri impervi.

Spettatori interessati sono anche le migliaia di forme diverse di associazionismo green che ormai riempiono la scena politica mondiale e che vedono in queste votazioni una fondamentale “prima” che potrebbe aprire la via a simili consultazioni in giro per il mondo. Sono decenni che nel mondo si propone di portare all’attenzione degli elettori tematiche simili, che hanno un impatto diretto sulla qualità della vita della popolazione e sulle politiche governative. Ora, dovesse vincere il Si, si certificherebbe la distanza che intercorre tra il governo, estrattivista e fortemente per il “No”, e la sua popolazione. Un fenomeno che caratterizza molte tra le democrazie occidentali e di cui ci parla anche Don José.

Maddalena Maurizi, difensora dei diritti umani e dell’ambiente, collabora nell’area giuridica dell’UDAPT in diversi progetti con le comunità locali. Maddalena, 28 anni di Jesi, vive da oltre due anni qui a Lago Agrio. Ha iniziato a collaborare con la UDAPT nel corso dell’anno di servizio civile che ha realizzato qui, ma poi la rilevanza mondiale della lotta contro gli idrocarburi, combattuta però attraverso forme locali, l’hanno convinta a restare.

Photo Credits: Giunio Santini

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