EstraDati – Com’è bimba Venezia

Scritto da in data Giugno 24, 2020

Nel mese di aprile, in pieno lockdown, Erna Solberg e Sanna Marin, rispettivamente primo ministro di Norvegia e Finlandia, hanno dedicato una conferenza stampa alle esigenze dei bambini. A maggio, in Spagna la prima domenica di ritorno all’aria aperta dopo il coronavirus, è stata riservata ai genitori con figli, per consentire di portarli a giocare, nel raggio di un chilometro da casa.

E in Italia? 53

Sono i giorni trascorsi tra la proclamazione dell’emergenza sanitaria e la prima occasione in cui il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha pronunciato pubblicamente la parola “bambini”.  Magari all’ex premier non piacciono i “criaturi”, ma più probabilmente è il segno di un  sistema-paese che storicamente arranca nel prestare attenzione alle nuove generazioni. A voler cercare, le conferme si trovano in ogni ambito: ad esempio, qualche giorno fa  rappresentanti del mondo produttivo hanno invocato un’estate senza ferie per ridar fiato all’economia, sottostimando che anche vacanza significa sia posti di lavoro che legittima spensieratezza per i più piccoli, specie dopo una primavera come quella appena trascorsa.

Lo scorcio finale dell’anno scolastico in Italia è stato dominato dalle diatribe sulla didattica a distanza, e su come poterla sostituire con il ritorno in classe a settembre. Com’è  forse fisiologico, a dire la propria sull’argomento sono stati docenti, genitori, pedagogisti, psicologi. Raramente nel dibattito si è levata la voce dei diretti interessati.

A farlo ci han provato le città dei bambini, 200 località sparse nel mondo che mettono in rete buone pratiche per l’infanzia. Questa rete fu ideata quasi 30 anni fa da un ricercatore in psicologia del CNR, Francesco Tonucci.

Qui papà mi manda sola

 

Qualche giorno fa, Tonucci ha raccontato le opinioni sul lockdown espresse da bambini in Italia, Spagna, Argentina e Cile, Perù. Viene fuori che ai minori è mancata la scuola soprattutto perché mancavano gli amici. E per molti di loro, oggi,  la scuola è quasi l’unico posto dove incontrano altri bambini. Le generazioni che oggi sono oltre gli “-anta” quando erano piccole, avevano meno mezzi ma 3 luoghi fondamentali di socialità: la casa, la scuola e la strada. Oggi, nota Tonucci, è soprattutto la scuola il fulcro dell’incontro, anche fisico, tra bambini. E se viene a mancare, il peso va ben oltre quello dei libri stipati nello zainetto.

A fine aprile, Tonucci aveva rivolto all’Anci, il coordinamento dei comuni italiani, la proposta di dedicare ai bambini una domenica in cui permettere loro di correre all’aria aperta, in una gigantesca e liberatoria caccia al tesoro. In fase 2 non se ne è fatto di nulla, né capiterà durante la fase 3. Ma iniziative del genere sarebbero utili anche in tempi normali; figuriamoci se poi in autunno i “mocciosi” dovessero ripiegare nuovamente sulla DAD.

Venezia

È la metropoli italiana più a misura di bambino, secondo un sondaggio condotto a fine 2019 dal sito di vacanze per famiglie Holidu. A sorpresa, tra le città con più di 100 mila abitanti ha preceduto Rimini e Siracusa. Casualmente, ma forse non troppo, Venezia è la città di cui avevamo parlato a fine maggio a proposito delle “domeniche senza” come possibile evento per le città post-lockdown.  Qualcuno vuol provare a sentire che ne pensano dell’idea i bambini?

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