Gaza, 1 miliardo per entrare nel Consiglio per la Pace di Trump

Scritto da in data Gennaio 19, 2026

Un contributo da un miliardo di dollari può garantire un seggio permanente nel nuovo Consiglio per la Pace voluto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Ovvero l’organismo internazionale pensato per guidare la fase successiva del conflitto a Gaza e, nelle intenzioni della Casa Bianca, per assumere un ruolo più ampio nella gestione delle crisi globali.

Secondo fonti dell’amministrazione statunitense, almeno otto nuovi Paesi sono stati recentemente invitati ad aderire al Consiglio.

Tra questi, Ungheria e Vietnam hanno già confermato ufficialmente la loro partecipazione.

Come aderire

L’adesione può avvenire in due modalità: un mandato triennale senza obblighi finanziari oppure un posto permanente, riservato ai Paesi disposti a versare il contributo miliardario.

I fondi raccolti, assicurano gli Stati Uniti, saranno destinati alla ricostruzione di Gaza.

Come e finanziando chi non è noto.

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán, tra le leadership europee più vicine a Trump, ha accettato l’invito, così come To Lam, segretario generale del Partito Comunista del Vietnam.

Anche l’India figura tra i Paesi contattati.

L’Australia ha confermato di essere in fase di valutazione, chiedendo ulteriori chiarimenti sul ruolo e sulle responsabilità previste.

Inviti ufficiali sono stati recapitati anche a Giordania, Grecia, Cipro e Pakistan, che hanno confermato di aver ricevuto le comunicazioni.

In precedenza, avevano già annunciato il coinvolgimento Canada, Turchia, Egitto, Paraguay, Argentina e Albania, anche se il numero totale dei Paesi invitati non è stato ancora reso noto.

L’elenco definitivo dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni, probabilmente a margine del World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

I compiti del board

Il Consiglio avrà il compito di seguire da vicino l’evoluzione della situazione a Gaza, in una fase particolarmente delicata del cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso ottobre.

Tra i dossier sul tavolo figurano la creazione di un nuovo comitato palestinese locale, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale, il disarmo di Hamas e l’avvio della ricostruzione delle infrastrutture distrutte.

Nelle lettere inviate ai leader mondiali, Trump ha definito il Consiglio per la Pace come uno strumento capace di introdurre “un approccio nuovo e audace” alla risoluzione dei conflitti internazionali.

Un progetto che, secondo diverse voci, potrebbe trasformarsi in una struttura alternativa o concorrente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, spesso paralizzato dal sistema dei veti e indebolito dai recenti tagli ai finanziamenti.

Il comitato esecutivo

La Casa Bianca ha inoltre annunciato la creazione di un comitato esecutivo incaricato di tradurre in pratica la visione del nuovo organismo.

Ne fanno parte, tra gli altri, il segretario di Stato americano Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, il presidente della Banca Mondiale Ajay Banga e alcuni rappresentanti dei Paesi mediatori del cessate il fuoco, come Qatar, Egitto e Turchia.

Proprio la presenza turca potrebbe risultare strategica, considerando i rapporti di Ankara con Hamas.

Tuttavia, l’iniziativa non è priva di tensioni: Israele ha espresso riserve sul comitato esecutivo, lamentando una mancanza di coordinamento con il governo di Tel Aviv. Una presa di distanza insolita nei rapporti tra l’amministrazione Trump e l’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu.

Il nuovo Consiglio per la Pace si prepara così a muovere i primi passi, tra ambizioni globali, delicati equilibri diplomatici e il complesso obiettivo di stabilizzare una delle aree più instabili del Medio Oriente.

E l’Italia?

Parlando con i giornalisti a Seul, la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni ha confermato che l’Italia è stata effettivamente invitata a partecipare al Board.

Secondo la premier l’Italia può giocare “un ruolo di primo piano” nella costruzione del piano di pace per Gaza e Roma è pronta a dare il proprio contributo.

Meloni ha spiegato che l’Italia è già un attore attivo nella regione e mantiene buoni rapporti con diversi interlocutori regionali, che possono favorire un ruolo costruttivo nel processo di pace, e ha affermato che il contributo italiano “può fare la differenza”.

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