Gaza a ferro e fuoco. Intervista a Meri Calvelli

Scritto da in data Maggio 15, 2021

A cura di Loretta Bondì.

Oggi parliamo della situazione in Israele e in Palestina. Lo facciamo con Meri Calvelli, rappresentante dell’Associazione di Cooperazione e Solidarietà in Palestina che raggiungiamo a Gaza dove risiede da molti anni.

Ricordiamo alcuni elementi che hanno preceduto e poi contribuito a scatenare la ripresa della violenza.

  • Una campagna vaccinale clamorosamente asimmetrica che ha regalato a Israele il plauso per la sua efficienza, ma che ha escluso i palestinesi.
  • La crisi politica in Israele, che dopo mesi di stallo rimane senza sbocco e la posticipazione delle elezioni da parte dell’Autorità Palestinese.
  • L’espulsione forzata di residenti arabi da Sheik Jarrah, un quartiere di Gerusalemme Est, che ha provocato proteste duramente represse.
  • Gli attacchi alla Moschea di al-Aqsa, in cui fedeli stavano celebrando gli ultimi giorni del Ramadan, la festa più sacra, e gli scontri poi scoppiati nell’area della Spianata delle moschee nel corso dei quali la polizia israeliana ha fatto uso di forza eccessiva.
  • Il lancio di missili di Hamas che hanno colpito Israele, e il bombardamento israeliano della Striscia di Gaza da parte dell’aviazione e dell’artiglieria pesante, ammassata per ora al confine tra Israele e Gaza che minaccia un’invasione da terra.
  • L’inevitabile, sproporzionato e crescente bilancio di morti e feriti, inclusi bambini, e di devastazione.
  • Gli scontri tra ebrei e arabi d’Israele all’interno di città del paese che rischiano di tramutarsi in guerra civile.

Registriamo questa intervista il 14 maggio, ovvero alla vigilia della ricorrenza della creazione dello Stato di Israele, una festa per gli uni, il giorno della Nakba, catastrofe, per gli altri.

Chiediamo a Meri di descriverci la situazione a Gaza e di riflettere con noi su cosa l’ha scatenata proprio adesso, se si tratti di un tragico déjà vu o se, invece, si profili una situazione molto diversa, potenzialmente di guerra civile all’interno di Israele. Citando un articolo apparso giovedì scorso sul quotidiano israeliano Haaretz esploriamo l’apparente inconsapevolezza da parte dei giovani israeliani, nati dopo la prima e seconda intifada, della cosiddetta “questione palestinese” e se i giovani palestinesi siano pronti a una nuova intifada. Continuiamo esaminando le reazioni dell’opinione pubblica israeliana, in particolare da parte delle organizzazioni per i diritti umani, quali B’tselem.

Concludiamo soffermandoci sulle iniziative delle donne come quella di Muna Al Kurd, una giornalista palestinese residente a Sheik Jarrah, che due mesi fa ha lanciato una campagna online con l’hashtag #SaveSheikhJarrah per evidenziare la difficile situazione degli abitanti del quartiere. Saranno le donne, lì come altrove, a raccogliere e ricostruire dalle macerie.

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