I just want to live – le canzoni per George Floyd

Scritto da in data Giugno 8, 2020

La musica è il posto dove la rabbia, le emozioni, la paura, vengono imprigionate su uno spartito. Qualsiasi cosa ferisca gli esseri umani finisce in una canzone. Non poteva essere diverso per quello che sta accadendo in questi giorni nel mondo dopo la morte di George Floyd, un signore afroamericano di 46 anni schiacciato da un poliziotto bianco incapace di vedere un uomo, ma solo una minaccia. Perché per tanti, troppi, soprattutto per chi ha potere, il colore della pelle, la religione diversa, perfino una lingua diversa, rappresentano una minaccia.
E così gli artisti scandiscono la storia con canzoni che parlano di resistenza, di dolore, di lotta. Di giustizia. La musica congela gli stati d’animo e li trasmette nel tempo e li condivide con tutti. Niente è più potente della musica. Niente ci accompagna più costantemente nella vita.

Floyd non avrebbe mai potuto immaginare che la sua esistenza di persona normale, colpevole solo di essere di colore, buono o cattivo che fosse, si sarebbe trasformata nel giorno della sua morte in un giro di boa della coscienza del mondo.

Per quanto giusto e importante, viene però da chiedersi perché il mondo sia sceso in piazza in questi giorni anche in altri paesi, Italia compresa, quando atti di razzismo sono all’ordine del giorno, qui proprio intorno a noi. Perché dove c’è una persona in qualche modo ritenuta diversa, c’è qualcosa che non va.
Ci si domanda perché la morte di Floyd ci fa sfidare il coronavirus per manifestare il nostro “no” al razzismo e non lo fanno gli abusi contro i migranti sotto casa. Forse perché al solito è una situazione semplice, c’è il buono, il cattivo, il finale e una giustizia che probabilmente verrà soddisfatta. Ma perché la gente non è scesa in piazza per il ragazzo palestinese autistico ucciso da un soldato israeliano a Gerusalemme, nonostante allo stesso modo ci sia un video e un abuso evidente?

O qui, proprio da noi. Dove costantemente, c’è un trattamento a seconda che tu sia nero, giallo, verde, musulmano, ebreo, o se qualcuno parla con l’accento dell’est o quello sudamericano. Siamo intrisi di pregiudizio e ipocrisia. Non tutti, naturalmente, ma ancora troppi. Siamo il paese che insulta i musulmani ritenuti terroristi, il paese che consente alla gente di morire in mare, il paese dove due omosessuali che si amano non sono una vera famiglia.

È più difficile schierarci quando le cose ci toccano da vicino, pensiamo all’onta del caporalato, dello sfruttamento delle donne migranti, al razzismo becero e spiccio, ma non meno preoccupante e soprattutto doloroso per chi lo subisce, di chi ogni giorno viene guardato dall’alto in basso, cittadino di seconda categoria. Reazioni veloci, spiegazioni lente e mai giustizia. Alle persone di colore si da del “tu”, alle persone di colore a volte si spiega come vivere, magari anche quando sono cittadini italiani perché figli di matrimoni misti o di seconda generazione. Sono prede di chi diffonde il razzismo in un paese che regredisce invece di arricchirsi delle differenze. E in palio c’è la nostra innocenza.

Perché non si scende in piazza per lo ius solis, la cui mancata approvazione è una dei più grandi abusi verso una persona che nasce, cresce, vive in un paese che considera suo? Perché avere il cuore che appartiene a più pezzi del mondo deve essere una discriminante, invece che una caratteristica che arricchisce questo paese?

Ma torniamo alla musica e a quelle canzoni che scatenano, che commuovano, che ci fermano. La storia è piena di esempi sonori di resistenza, dagli Spiritual al Gospel, al rap, al Blues. Da canzoni romantiche a quelle battenti. Ne abbiamo scelte alcune dedicate a George Floyd che già stanno spopolando su YouTube.

Ha detto non riesco a respirare, ha detto mi stai uccidendo. Ha detto per favore, per favore. Ma non te ne è importato che stava finendo l’aria, avevi l’odio nei tuoi occhi che non potevano rimanere in incognito. Hai preso una vita. Pensi sia giustificato, solo perché sei bianco. George spero che tu riposi in pace. Abbassa la testa, va a dormire. La tua vita è stata troppo breve, presa troppo presto. Spero che tu perdoni la razza umana che è ancora nel suo bozzolo. Così tanti sbagliano, così tanti si perdono la bellezza dell’umanità…

(Keedron Bryant – 12 anni) Sono un giovane uomo nero, so che mi devo guardare intorno, so quello che viene fatto alla mia gente ogni giorno… la mia gente non vuole problemi… voglio solo vivere, dio proteggimi, voglio solo vivere, voglio solo vivere

Yeah, Jupiter, questo è per George Floyd, questo è per la vita che hai distrutto…

 

 

Foto di copertina: Photo by munshots on Unsplash

Ti potrebbe anche interessare:

Il Sudamerica canta il coronavirus


Continua a leggere

[There are no radio stations in the database]