Michela Bennici, Sherlock e altre storie

Scritto da in data Aprile 9, 2021

Dal 1887 Sherlock Holmes è almeno in ogni casa. Vuol dire che adulta o adulto che tu sia, ragazza o ragazzo, come minimo una volta nella vita abbia sentito parlare dell’investigatore privato londinese o, all’espressione: «Elementare, Watson!», sappia immediatamente di chi si parli. Da Sherlock Holmes alle indagini letterarie, Valentina Barile su Radio Bullets con Michela Bennici, agente letterario in Bennici & Sirianni Agenzia Letteraria.

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Chi legge?

Edizioni EL – Einaudi per ragazzi – riporta Sherlock Holmes in Italia, una saga intramontabile mossa da un personaggio che ormai cammina su gambe indipendenti, sfuggito al suo amato autore Arthur Conan Doyle che a fine Ottocento crea una delle personalità più celebri del nostro panorama letterario. Michela Bennici ai nostri microfoni: «Conosciamo tutti Sherlock Holmes, nato dalla penna dello scrittore Arthur Conan Doyle alla fine del XIX secolo. Indubbiamente si tratta di uno dei personaggi di fantasia più riusciti della storia della letteratura moderna, con le sue abilità deduttive, l’immancabile pipa e il fedele Watson. Sherlock Holmes compare in quattro romanzi e ben cinquantasei racconti. Venne poi ripreso in numerose opere narrative, teatrali e cinematografiche. La casa editrice inglese Sweet Cherry ha riadattato le sue avventure per un pubblico di bambini di età compresa tra i sette e i nove anni. Al momento ha pubblicato tre cofanetti di dieci libricini ciascuno, riscritti da Stephanie Baudet e illustrati da Arianna Bellucci. Quando in agenzia li abbiamo visti ce ne siamo subito innamorati e abbiamo pensato che sarebbe stato bellissimo vederli anche in traduzione italiana nelle nostre librerie. E così è stato. EL, il marchio di Einaudi per ragazzi, è stata d’accordo con noi e, al momento, ha acquistato i diritti per la traduzione italiana di tre volumi: “La lega dei capelli rossi”, “Uno studio in rosso” e “Il segno dei quattro”».

Da slogan apocalittici che presentano uno scenario scarno di lettori, in Italia, a notizie che scaldano il cuore e che, invece, ci fanno sapere quanto le nuove generazioni si appassionino alla lettura, vediamo, con Michela Bennici, come si fa a incuriosire i lettori: «Il pubblico giovane non è meno esigente del pubblico di adulti e sicuramente non merita meno rispetto. La curiosità nasce, a mio avviso, dallo stupore, dalla meraviglia, dalla bellezza. Ciò è vero quando si parla di un viaggio attraverso i paesaggi e le città del nostro pianeta che tanto ci mancano, quando si tratta di intraprendere un’attività nuova, ed è anche vero quando si apre per la prima volta un libro nuovo. Le prime righe, l’incipit, hanno la responsabilità – se così vogliamo chiamarla – di attirare la curiosità che deve essere sempre mantenuta viva grazie a una trama avvincente, ma nel caso di Sherlock Holmes non corriamo rischi grazie a uno stile accurato e fresco. Poi, certo, altri elementi giocano un ruolo importante, soprattutto per dei bambini: le illustrazioni di qualità, i colori accesi della copertina, ogni singola parte viene curata nel dettaglio. Così si incuriosisce, a mio avviso: trasmettendo cura e con lo stesso stupore che per primi, noi operatori del settore, abbiamo provato».

Investigazione letteraria

Quando la forza del personaggio in una storia è in grado di velare il nome e l’immagine che dell’autore si fanno i lettori finali, allora possiamo dire che quella idea iniziale approdata in un progetto di edizione ha proprio vinto. Sono molti i casi editoriali in cui vengono ricordati nomi e cognomi dei personaggi e non dei loro autori. E questo è il miracolo!

Michela Bennici: «Gran parte della forza di una storia risiede, secondo me, nella forza del personaggio. Se pensiamo ai grandi capolavori della letteratura, certo, ci vengono alla mente ambientazioni più o meno esotiche, trame più o meno articolate, ma cosa sarebbe Moby Dick senza il Capitano Achab? La protagonista di Madame Bovary, Emma Bovary, è ormai entrata tanto nell’immaginario collettivo da diventare un simbolo. Ci sono casi in cui la fama del personaggio supera di gran lunga la fama di chi gli ha dato i natali. E l’esempio di Sherlock Holmes non potrebbe essere più calzante: magari a qualcuno sfuggirà il nome di Conan Doyle, ma chi può dimenticare il nome del più celebre investigatore di tutti i tempi? Tornando alla narrativa contemporanea e ai romanzi che leggo, rimango sempre piacevolmente sorpresa da una trama avvincente, ma se il personaggio mi conquista al punto da farmi ridere, patteggiare con lui, piangere con lui, beh, allora ci siamo proprio».

Come comunicare un libro?

Michela Bennici – agente letterario in Bennici & Siriana Agenzia letteraria

Il libro è un oggetto romantico, ma anche un prodotto editoriale. E se dico prodotto, parlo anche di mercato. Quindi è un oggetto culturale, ma per essere posizionato e diffuso sul mercato – continuo a utilizzare parole specifiche – deve comunque circoscriversi all’interno di una progettualità, tecnica, professionale, ma anche umana. Michela Bennici conclude su Radio Bullets: «La comunicazione è un’attività complessa che richiede preparazione e cura. Non esiste una comunicazione corretta per tutti gli interlocutori, indipendentemente dall’età, professione, e non esiste una comunicazione univoca per tutti i contesti. Voglio dire: lo stesso libro verrà comunicato in modo diverso a seconda se mi sto rivolgendo a un pubblico in presenza, durante una presentazione in libreria, se sto comunicando sui social o se sto preparando un’intervista radiofonica o televisiva. Il lettore modello – per usare le parole di Umberto Eco – deve essere la mia guida. Se proprio volessimo individuare un comune denominatore per una buona comunicazione, che unisca tutti i contesti e tutto il pubblico, direi che la cura è l’ingrediente magico: la cura per il mio interlocutore, la cura nella scelta delle parole da usare, la cura per ciò che ho fatto e che vorrei trasmettere agli altri».

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