Odessa, Ucraina. Intervista al Rabbi Avraham Wolff

Scritto da in data Maggio 18, 2022

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Francesca Mancini e Ugo Lucio Borga il 13 aprile intervistano il Rabbino Wolff.

Il Rabbi Wolff, capo della comunità ebraica di Odessa in Ucraina, ci parla del concetto di “denazificazione” inserito nel contesto socioculturale.

Quando è scoppiata la guerra molti ebrei hanno lasciato il paese. Questo è accaduto più per un sentimento comune legato alla guerra, o per la paura di essere parte della comunità ebraica? 

La proporzione degli ebrei che hanno lasciato Odessa, e quella della popolazione civile in generale, è più o meno la stessa. Forse gli ebrei sono stati più attenti e già da prima del 24 febbraio scorso avevano previdentemente messo da parte scorte di acqua e cibo, perché è ancora viva la memoria del passato.

In una dichiarazione alla stampa Putin definisce le sanzioni da parte dell’occidente un “pogrom” contro i russi. Cosa le fa venire in mente quest’espressione?

Non voglio parlare di politica e di Putin. Voglio parlarti dei sentimenti degli ebrei liberati dal nazismo. Ho cinquemila colleghi rabbini sparsi nel mondo e una volta all’anno ci riuniamo a New York per parlare e confrontarci. La maggior parte di loro − amici, rabbini potenti − mi guardano e vorrebbero avere la stessa libertà che ho io in Ucraina.
Non ho mai sentito affermazioni contro gli ebrei, non mi sono mai sentito a disagio o nell’impossibilità di fare qualsiasi cosa, qui, anche a livello politico. Io non sono ucraino e non capisco la lingua ucraina, ma non per questo mi sono mai sentito spinto a fare qualcosa, o perché non sono un “vero ucraino”. Il sindaco della città mi offre il suo aiuto, quando serve, e non mi invita nel suo ufficio, viene lui a trovare me nel mio. Vedi, il secondo presidente dell’Ucraina è stato Mr. Kuchma, sua figlia Olena Pinchuk è sposata a un ebreo, Mr Pinchuk. L’ex primo ministro, Yulia Tymoshenka, ha una figlia sposata con un ragazzo ebreo di Odessa. Ora il presidente Zelensky ha padre e madre ebrei e il 70% della popolazione ucraina ha votato per lui. 

Come si può parlare di nazismo se il 70 % della popolazione ha votato un ebreo? Il restante 30% forse era a sostegno di Poroshenko, che comunque ha un padre ebreo! Se qualcuno mi parla di nazismo o di antisemitismo in Ucraina, è pura fantasia! Io ho sentito la parola nazismo solo nei libri che ho letto sulla Seconda Guerra Mondiale, è qualcosa che non ha a che fare con la realtà attuale. In Israele nelle ultime due settimane, quattordici persone sono state uccise in un attacco terroristico, perché ebree, in Ucraina negli ultimi trent’anni nessuno è stato ucciso perché ebreo. Qualcuno vuole rendermi libero da qualcosa, da cosa? Io sto bene, puoi tornare al tuo posto e farmi vivere la libertà che voglio, perché, credimi, dopo Israele, questo è il posto migliore al mondo dove vivere per gli ebrei.
E qualcuno viene a parlarmi di Pogrom? Ma dai…

Dopo il 2014 abbiamo letto di un record di aggressione alla comunità ebraica, come per esempio in Crimea e a Zaporisha, e che è stata organizzata da alcuni leader della comunità un’eventuale evacuazione.

Non è vero. Ti spiego. Anche a Odessa abbiamo avuto sparuti episodi di antisemitismo, non da una parte politica ufficiale, è più una cosa di vicinato. Se qualcuno del quinto piano ha le idee chiare su cosa succede al quarto piano e gli viene detto «tu sei ebreo, fermati!», può capitare, forse abbiamo degli antisemiti tra i nostri vicini!
E quando ciò accade, se il giorno dopo leggi una notizia sul giornale che parla di antisemitismo è perché noi abbiamo fatto la voce grossa per fermare la cosa sul nascere. Ma certi episodi non sono mai andati oltre la soglia del vicinato.

Dopo il 1991, con l’indipendenza dell’Ucraina, alla società ebraica è stata riconosciuta una sua autonomia culturale e sociale. Cosa accadrebbe secondo lei se, per assurdo, la Russia oggi riprendesse il controllo del paese?

Sono certo che non accadrà mai. Prima che scoppiasse la guerra, amavo l’Ucraina e la sua gente, perché è gente aperta che ama la vita. Soprattutto Odessa, è una città per gente che ama vivere. Ma dopo lo scoppio della guerra ho cominciato ad amarla moltissimo, perché per la prima volta ho sentito la nazione così fortemente unita.
Perché gli ucraini non sono andati in guerra per prendere qualcosa a qualcuno, ma qualcuno vuole prendere loro il paese e la vita, la libertà, l’opportunità di fare ciò che vogliono. E sono pronti a morire per il futuro dei loro figli e nipoti. Quello che vedi oggi in Ucraina è come la storia di Davide e Golia. Nella Bibbia si racconta di Golia, il terribile gigante venuto per uccidere il popolo ebraico, e di un giovane piccolo uomo che lo uccide con la fionda. Certo, è stato Dio ad aiutarlo ma se parliamo non di Dio ma dei popoli, gli ucraini e i russi sono come Davide e Golia. Golia voleva prendere qualcosa che era di Davide, e Davide ha fatto tutto ciò che sapeva per non lasciarglielo fare.
C’è una grande differenza tra l’andare a combattere credendo nella Giustizia e andarci senza capire per cosa e contro chi stai combattendo, senza il sostegno morale, senza poter credere in ciò che fai. Se la tua energia è al 100% e combatti contro un gigante che ne ha solo l’1% sei destinato a vincere, anche se non sei così forte.
Con l’aiuto di Dio sono certo che l’Ucraina non potrà mai essere russa e noi vivremo ancora in un paese libero, e spero che questo accada presto. Che la Russia riconosca i suoi errori, che vada via da questo paese per sempre e lasci gli ucraini vivere una vita normale, come  prima.
Anche se sono nato in Israele, mi sento più ucraino che israeliano, ho un passaporto israeliano e uno tedesco ma mi sento più che altro ucraino, perché ho vissuto qui la maggior parte della mia vita, vivo qui da trent’anni e ne ho cinquantadue. Questo è il mio paese e capisco perché l’Ucraina stia combattendo così duramente, non è una guerra normale questa, non è per la terra, la conquista, no, è una guerra tra la libertà e la non libertà. Ecco perché vinceremo, con l’aiuto di Dio, perché abbiamo bisogno di un miracolo, come Davide e Golia.
Ma stiamo parlando dei motivi per cui gli ucraini vanno a combattere, e credo che questo anche i russi possano comprenderlo.

È rimasto in contatto con la comunità ebraica in Russia?

Ho avuto contatti fino a prima della guerra, poi non abbiamo più comunicato, non a causa della guerra ma perché siamo stati occupati con i problemi di questa comunità, c’è molto lavoro.
Da quasi sette settimane, ormai, non dormo più di tre ore a notte. Non abbiamo tempo per parlare. Ma se proprio dovessimo parlare, parleremmo di giudaismo e del nostro lavoro, non abbiamo tempo per la politica. Qui abbiamo evacuato più di duemila persone verso l’Europa, centoventi bambini a Berlino con i loro insegnanti. Puoi capire la difficoltà di evacuare tante persone senza documenti, solo con la copia del certificato di nascita!
Abbiamo fatto attraversare sette confini a centosessanta madri con figli, senza i loro mariti che non possono lasciare il paese. Ora stiamo provvedendo a fargli arrivare gli aiuti per l’emergenza, cibo medicine e sostegno per trecento persone a Berlino. Abbiamo così tante cose da fare che proprio non c’è tempo di parlare con i nostri colleghi russi, siamo buoni amici, siamo una famiglia ma davvero non c’è tempo per la politica. In politica si parla, noi dobbiamo agire. Nella nostra comunità ci sono cinquanta persone sopravvissute all’Olocausto, che hanno bisogno di cure, la più giovane ha più di novant’anni.
La mia raccomandazione per chi andrà di nuovo in guerra − e vorrei di no ma qualcuno ci andrà − è di mangiare meglio, dormire meglio e piangere un po’ di più di quanto non stia facendo io, perché non ho tempo di mangiare e dormire, e non posso piangere quando sorrido e dico alla gente di non preoccuparsi e che va tutto bene.

La comunità ebraica sostiene il governo ucraino per vincere questa guerra. Come sta contribuendo, per esempio, la comunità israeliana in termini di aiuti?

Solo con gli aiuti umanitari, cibo, abbiamo molti container dalla Francia, da Londra, ma solo cibo medicine e preghiere, nessun aiuto militare, non è la mia missione mettere il naso in queste cose. Metto il mio naso solo nella maglietta pulita. Quando ciascuno fa il suo lavoro il mondo funziona meglio e il mio lavoro è aiutare la gente.  Ieri ho distribuito un container di cibo, oggi e domani farò lo stesso, dobbiamo aiutare la gente a sopravvivere, a non essere arrabbiata, a curarsi. Questa è la nostra missione.

Per il rabbino capo di Kiev, Moshe Asman, l’elezione del presidente Zelensky è stata un vero miracolo, mentre per il quotidiano israeliano Haarez è stato «un tentativo di articolare un nuovo senso della nazione ucraina, più in pace con il suo passato travagliato, le sue minoranze e i suoi vicini». Alla luce degli eventi recenti, come legge questa affermazione?

Credo che da quando Zelensky è stato eletto, è diventato il presidente della Nazione: non un ebreo, non un cristiano o un musulmano. Ho incontrato Zelensky diverse volte. Prima e dopo le elezioni. Non abbiamo mai parlato di giudaismo, non gli ho mai chiesto se facesse lo Shabbat, abbiamo parlato solo del paese, perchè come ho detto, gli ucraini hanno votato per un presidente, il cui padre e madre sono ebrei. Credo che quando diventi un presidente doni la vita al tuo paese, non importa se sei ebreo, cristiano musulmano, tu devi dare alla gente la possibilità di vivere meglio di prima.
E se Asman ha detto che l’elezione di un presidente ebreo è un miracolo… forse! Io sono stato molto felice quando ho visto che la maggior parte degli ucraini non avesse problema a dare il voto a un giovane con padre e madre ebrei, è stato molto bello perché l’Ucraina ha dimostrato di non essere antisemita, ma questa gente ha votato per un uomo il cui padre e madre sono ebrei, non ha votato per un presidente ebreo. Ora è il presidente dell’Ucraina. Dopo il suo mandato tornerà a essere un ebreo e allora parleremo di giudaismo, ma ora la sua missione è di rendere di nuovo l’Ucraina grande, il posto migliore dove vivere, il posto migliore anche per gli ebrei.

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