Romantica Marsiglia

Scritto da in data Dicembre 11, 2020

Un libro rimasto inedito per novant’anni, una storia rifiutata sia dall’agente sia dall’editor di Claude McKay, poeta e scrittore afroamericano di origini giamaicane. La storia di un marinaio africano, derubato a Marsiglia e imbarcato per New York. Siamo negli anni Trenta. Valentina Barile su Radio Bullets parla di Romantica Marsiglia (tradotto dall’inglese da Anna Mioni, prefazione di Roberto Saviano) con Sara Del Sordo – editore e editor di Pessime idee Edizioni – e Ummed Ali, poeta pakistano in Italia.

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Perché romantica?

«Quando Babel sentì per la prima volta che Lafala era tornato a Marsiglia ed era diventato ricco, non sapeva che aveva avuto un incidente e che la sua fortuna nasceva da quello. Babel credeva che Lafala avesse avuto solo un intoppo temporaneo e desiderava raggiungere Marsiglia per divertirsi con il suo amico fino a quando non fossero stati costretti a prendere il mare di nuovo. Ma quando arrivò a Marsiglia e apprese l’accaduto, nella sua testa accadde una rivoluzione e l’unica cosa che voleva era vedere Lafala tagliato fuori e lontano da lì. Babel era in soggezione davanti a tanti soldi e secondo lui Lafala doveva trovare un nuovo modello di vita più consono ai suoi mezzi. La vita da vagabondo andava bene per un uomo senza proprietà o posizioni, ma la responsabilità e il vagabondaggio non potevano andare d’accordo. Secondo Babel, se quel terribile infortunio aveva elevato socialmente Lafala, avrebbe dovuto cominciare ad assumersi sul serio le sue responsabilità. Sembrava una follia che pensasse di portare una puttana fuori da Quayside per farla diventare una signora a casa sua. C’erano un sacco di belle ragazze di colore che gli si sarebbero buttate ai piedi ora…» – Romantica Marsiglia di Claude McKay.

Per noi, ai microfoni di Radio Bullets, Sara Del Sordo: «Ci siamo imbattuti in Romantica Marsiglia in maniera abbastanza casuale. Abbiamo trovato un articolo di giornale in cui si parlava di questa nuova uscita, di questo autore straordinario – pubblicazione di Penguin Random House nel febbraio 2020 – e ci siamo naturalmente subito incuriositi perché McKay è stata una delle voci più importanti, un esponente assolutamente di spicco del Rinascimento di Harlem. E per i temi trattati e per la modalità che lui comunque utilizza per trattare appunto quei temi, ci siamo subito incuriositi e siamo così entrati in questa storia meravigliosa di Romantica Marsiglia e del suo protagonista Lafala, che peraltro ricalca una storia realmente accaduta e realmente vissuta dallo stesso McKay. Il protagonista, infatti, si trova a doversi imbarcare clandestinamente da Marsiglia a New York poiché derubato da una prostituta marocchina. Trovato, però, sulla nave – appunto in maniera clandestina – verrà imprigionato in questa cella talmente gelida che gli costerà le gambe che gli saranno amputate all’arrivo a New York. Lafala, però, marinaio di colore, nigeriano, negli anni Trenta riesce a intentare una causa legale alla compagnia navale, e tutto questo negli Stati Uniti di quell’epoca; riuscì a vincerla in maniera assolutamente inaspettata e da qui si dipanerà poi tutta la storia di questo protagonista assolutamente eccezionale. McKay racconta quello che vuole essere la difesa dei diritti dei neri dell’epoca, racconta questi sobborghi molto spesso malfamati nei quali è estremamente difficile vivere, pieni anche di amori omosessuali, amori spesso rozzi. Ma lo fa in maniera assolutamente elegante, ma molto diretta, e questo ha fatto sì che noi ci innamorassimo di lui e delle sue pagine. E speriamo che lo stesso succederà ai lettori che vorranno appunto leggere questa storia eccezionale».

Dagli anni Trenta a oggi…

Roberto Saviano dice: «La potenza di McKay sta in questo: vuole guardare alla vita completamente, imprudentemente. Lui, giamaicano di nascita, si trova a scrivere nel momento della lotta narrativa per i diritti. […] Ha ancora nei timpani il racconto dell’America dei neri schiavi e conosce, per averle viste, le piantagioni inferno».

Ma cosa vuol dire, invece, oggi spostarsi da un continente all’altro se sei straniero? Ne parliamo con Umeed Ali, poeta pakistano che vive in Italia da anni. «Quando sono arrivato per la prima volta in Italia, più di trent’anni fa, l’Italia era molto diversa, erano pochi gli stranieri; però la vita è stata molto dura perché neanche sapevo dire “ciao”, quindi il lavoro era poco e ho trovato molte difficoltà nel linguaggio e nella cultura, e nelle usanze. Poi, piano piano sono riuscito a entrare nella vostra società, diciamo».

Andare via dal proprio Paese è come nascere per la seconda volta, quindi rinascere. Un’azione reiterata che, in parte, già si conosce. Perché andare via dall’utero materno è come un dramma, soprattutto se il mondo fuori non è caldo, accogliente. Umeed Ali – che oggi scrive poesie in diverse lingue, autore tradotto in diversi Paesi – continua, per noi, il suo racconto di viaggio su Radio Bullets: «Nessuno mi ha invitato a venire in Italia, quindi ero costretto ad accettare qualsiasi critica, tanta gente è stata molto scortese, e anche cortese, come in tutto il mondo. Quindi, ho sofferto moltissimo, soprattutto, anche, insieme ai miei connazionali, quelli che erano qui prima di me. Possiamo dire che nessuno mi ha abbracciato: il mio sogno era imparare la lingua italiana presso l’Università per Stranieri di Perugia, però non ho potuto perché ero senza borsa di studio, quindi non mi hanno aiutato. Però va bene, piano piano sono riuscito a realizzare questo mio sogno. In italiano ho scritto per farmi conoscere, per non essere più straniero. Per essere una persona ben accettata in questa società. Adesso, quello che ho seminato sto raccogliendo».

I consigli letterali della settimana

Libreria Diari di Bordo – Libri per Viaggiare di Alice Pisu e Antonello Saiz Borgo Santa Brigida, 9 43121 Parma

Oreo, Fran Ross (Big Sur)

Legami di sangue, Octavia E. Butler (Sur)

Ragazza, donna, altro – Bernardine Evaristo (Sur)

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