Sirenomorfosi. Introduzione alla figurazione della sirena

Scritto da in data Novembre 13, 2020

La prima pillola ci introduce alla figurazione della sirena, come guida di un diverso modo di praticare la filosofia. In tempi di profonda crisi è necessario mutare. L’impossibilità di permanere in una quotidianità rassicurante permette di constatare la precarietà di equilibri che pensavamo certi.

Occorrono, però, nuove − e insieme antiche − figurazioni che fungano da guida nell’oceano delle possibilità, che aiutino a trasformare il dolore per la perdita, il terrore per l’incertezza in forza di modificazione ed esplorazione di nuovi scenari. Perché la sirena? Non ci è stata forse descritta come ammaliatrice, ingannatrice, pericolosa creatura che conduce gli uomini alla perdizione e alla morte? In che modo un simile mostro può rappresentare una forma a cui ispirarsi e non un estremo rischio da evitare?

Per rispondere a tali legittime preoccupazioni occorre farsi un’altra domanda: chi definisce la sirena come mostro? Per quali tradizioni, ideologie, forme di potere il suo corpo ibrido e la sapienza che incarna costituiscono una minaccia estrema? Quale identità, quale immagine di superficie manda in frantumi? Se è sempre un uomo a incontrare una sirena e a narrarla, che tipo di prospettiva si dischiude invece al pensiero filosofico assumendone la prospettiva?

L’invito è qui non a una semplice speculazione, ma a un processo trasformativo: solo divenendo sirena si potrà esplorare quello che la superficie ha rimosso.

Dall’altro lato della superficie dell’acqua, come specchio magico, la sirena ci invita a un’immersione profonda negli abissi del nostro impensato. Essere ibrido, sfuggente alle definizioni, per sua natura mutevole come l’acqua, la sirena mostra la capacità di erodere le partizioni tra generi, specie, etnie, criteri di abilismo e molto altro.

Attenzione: questa pillola introduce a un percorso di trasformazione. Da evitare in caso d’intolleranza alle modificazioni profonde e anti identitarie.

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