Viaggio a Medellín : Resistenza, Rivoluzione e Rinascita

Scritto da in data Settembre 13, 2023

di Giunio Santini

Medellín, tra le opere umane, è senza dubbio la più grande sorpresa del mio itinerario in Colombia. Una città, il cui nome fa accapponare la pelle da Bangkok a New York, spesso a causa della spettacolarizzazione della violenza che spesso accompagna i fenomeni distruttivi.
Arrivo in questa città non senza preoccupazioni, data la fama negativa che l’accompagna, ma anche con grande curiosità data dai racconti degli amici che ci sono stati e di cui si sono innamorati.

Dal primo momento – in realtà già da quando a Bogotà ne parlavano con invidia –  pare che la metropolitana sia una delle principali attrazioni della città. Nei successivi quattro giorni, capirò perché. Sono solo 20 le città in Sudamerica che hanno una rete di metro, di cui nove sono in Brasile, e di cui quasi la metà ha una sola linea. In Colombia, Medellín è l’unica città ad averla, rendendola orgoglio nazionale.

E’ incredibile quanto la metro, possa decongestionare una città costretta in una valle, e apparentemente asfissiante, nonostante le ribelli “invasiones” che hanno portato i propri abitanti ad arrampicare le proprie case sulle colline circostanti. I trasporti rendono davvero vivibile oltre che “percorribile” questa città. Forse, anzi sicuramente, anche questo contribuisce a farmi innamorare di Medellín, così vicina in alcune cose agli standard europei di vita ma declinati a modo suo. Sempre la metro mi dà uno spunto per riflettere sulla prima delle parole del titolo.

Resistenza

Siamo nel 1995 quando l’Alcalde di Medellín inaugura la Metro, dopo oltre un decennio di ostacoli economici e politici per realizzare il progetto. L’anno prima è stato eliminato Pablo Escobar, con la sua scia di sangue, devastazione e tragedie.
(Nb: Una menzione di disonore ai vari “gringos” incontrati in questi giorni, in città solo per fare macabri tour sulla figura del narcos). La resistenza che ogni cittadino porta avanti nel quotidiano contro la violenza e che viene quindi assecondata dalla lungimiranza e ambizione di chi governa Medellín. La violenza purtroppo non si limita solo a quella imposta da Escobar e dai suoi uomini. Negli anni, Medellín è diventata uno dei centri urbani di riferimento della guerrilla, data la sua posizione strategica tra una zona di piantagioni di coca e la strada che porta fino a Panama, per il traffico di stupefacenti e vite umane. Cuore dell’attività della guerriglia è la Comuna 13, con i suoi abitanti vittime di minacce e costretti ad assecondarne le attività criminali.

Resistenza, appunto. Perché gli abitanti del quartiere, che solo negli ultimi sei anni hanno conosciuto il primo periodo di pace della propria storia, non si sono mai rassegnati alla violenza, resistendo alla sofferenza imposta dai miliziani, ma anche dal governo centrale che decide di escluderli totalmente dalla vita pubblica.

È proprio qui, nella Comuna13, che incontro la mia guida Jaliza per un walking tour. Iniziamo la camminata da uno scivolo colorato dedicato a Sergio, un bambino ucciso qualche anno fa per un proiettile vagante in uno scontro tra bande, in una delle tappe che hanno portato la città alla seconda parola del titolo.

Rivoluzione

Impossibile non pensare ad Annalisa, uccisa allo stesso modo a Forcella e a cui è intitolata un’associazione che organizza attività culturali e di formazione per i giovani di Napoli. Nonostante spesso si tenda a soffermarsi sulle cose che non progrediscono, in questi giorni mi piace pensare che in qualche modo Sergio e Annalisa, siano accomunati dal potere rivoluzionario di aver svegliato i grandi e di avergli fatto dire “Basta”.

Tornando alla Comuna 13, è necessario fare una precisazione. Questo quartiere non è in alcun modo legato alle attività di Pablo Escobar, che fu eliminato nel 1994. La violenza vissuta dalla “trece”, è frutto della presenza della guerriglia, oltre che dalla guerra confusa e distruttiva lanciata dal governo colombiano con il sostegno degli Stati Uniti. Guerra, perché di questo si tratta, che ha portato il governo e diversi gruppi paramilitari a lanciare diverse operazioni nel quartiere, con le due più violente nel 2002, le operazioni Mariscal e Orion. Mariscal e Orion sono due parole scolpite per sempre nella memoria dei colombiani.

I soldati, insieme a paramilitari di gruppi di estrema destra intrisi di odio nei confronti dei quartieri più popolari, entrarono nella Comuna 13 e iniziano un rastrellamento sommario di tutte le persone “sospettate” di avere legami con la guerrilla, segnalate da un cenno di Diego Fernando Murillo Bejarano, capo dei paramilitari del Autodefensas Unidas de Colombia.

Dopo 12 ore di sparatorie, rapimenti e fucilazioni, sono stati i bambini del quartiere a scendere in strada con dei drappi bianchi per chiedere la fine delle violenze, ancora una volta, il potere rivoluzionario dei ninos de la calle, o degli scugnizzi.

Il bilancio ufficiale dirà che sono 380 gli abitanti della Comuna 13 “desaparecidos” da quel giorno, con le autorità che si sono sempre sottratte dal dare qualsiasi informazione. Il bilancio reale, frutto di un censimento realizzato negli anni da diverse ONG, parla di oltre 4mila scomparsi quel giorno. Del resto, solo Jaliza, la nostra guida, ci racconta di 11 familiari spariti quel giorno, tra cui tre fratelli del padre.

Così è più semplice capire quanto sangue sia stato sparso per le strade di questa città, con diversi conflitti che si sovrapponevano minacciando futuro dei bambini e la vita dei grandi. Oltre che spiegarci meglio le parole di Resistenza, al desiderio di vendetta, e Rivoluzione, nell’abbandono delle armi come unico mezzo di comunicazione. Arriviamo così alla terza parola: Rinascita. Alla quale vorrei aggiungerne un’altra: Memoria.

Rinascita e memoria

Rappresentate dal museo, ma anche dalle statistiche che vedono Medellín tra le città più innovative del mondo, anche dal punto di vista sociale. Perché nonostante siano eventi relativamente recenti, in cui ogni singolo attore ha la sua parte di colpa, qui si è deciso di affrontare il futuro senza insabbiare quello che è stato il passato.

Questa è una delle più grandi lezioni che ripongo nel mio zaino andando via da Medellín e che mi porta ad ammirare queste persone. Nel museo, gratis e finanziato totalmente dalle istituzioni, è possibile comprendere con chiarezza anche quali sono stati gli errori commessi dallo Stato stesso. Un approccio nuovo e diverso da quelli che siamo abituati a vedere in Europa, dove lo Stato si fa necessariamente unico custode della propria credibilità, nascondendo sotto al tappeto i propri errori, infangando giornalisti e attivisti che ne parlano e allontanando e isolando, così, sempre di più le persone che ne sono state colpite.

Mi fa riflettere il parallelo con l’approccio del nostro governo e dei suoi esponenti nei giorni del ricordo della Strage di Bologna, lo scorso mese, costretti a slalom linguistici per non menzionare i responsabili degli attentati di Stato. Andando, inevitabilmente, a costruire l’ennesima barriera tra il popolo e chi lo governa.

Quello che mi rimarrà nel cuore è l’aver visto un popolo che ha fatto i conti, senza rassegnazione, con un passato tragico e averne apprezzato la capacità di comprendere l’importanza di abbandonare ogni desiderio di vendetta personale per il bene collettivo. Una città, il cui nome da oggi in poi per me significherà resistenza, rivoluzione e rinascita. Una città, insieme alle persone che la vivono e quelle che la accompagnano per mano verso il futuro, di cui sono evidenti la forza, l’orgoglio e la dignità.

Foto di copertina: Giunio Santini

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