1 settembre 2025 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Settembre 1, 2025
- È partita la prima flotta della Global Sumud Flotilla, direzione Gaza. Israele valuta l’annessione della Cisgiordania in risposta alle iniziative per riconoscere la Palestina. Ucciso un altro giornalista palestinese.
- Yemen: Israele uccide il premier houthi, e gli houti arrestano 11 dell’Onu.
- Indonesia: le proteste costringono il presidente a cambiare idea sugli stipendi dei legislatori.
- Sudan: Il capo delle forze paramilitari ha prestato giuramento come capo del governo parallelo con sede nel Darfur.
- Migliaia di persone manifestano in tutto il Messico per i 130.000 dispersi.
- Terremoto in Afghanistan con vittime.
Introduzione al notiziario: I media globali uniscono le forze in una prima mondiale per la libertà di stampa a Gaza
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Per la prima volta nella storia del giornalismo mondiale, decine di testate internazionali hanno deciso di unire le proprie forze in un’azione coordinata per la libertà di stampa a Gaza.
Una risposta collettiva a quasi due anni in cui Israele ha impedito a chiunque, dall’esterno, di entrare nella Striscia per raccontare in maniera indipendente quello che accade.
A pagare il prezzo più alto sono stati i reporter locali: oltre 210 giornalisti uccisi, molti altri feriti, sfollati, costretti alla fame. Eppure hanno continuato a fare il loro lavoro: testimoniare.
Quella che si apre oggi è una mobilitazione senza precedenti: le redazioni di tutto il mondo si coordinano per rompere il muro di silenzio e ribadire un principio fondamentale – la libertà di stampa non è un privilegio, ma un diritto universale, che riguarda tutti.
Perché senza giornalisti liberi non c’è verità, e senza verità non c’è giustizia.
Per questo, oggi, i media globali hanno deciso di unire le forze: un’azione senza precedenti per difendere la libertà di stampa. E per questo, il 4 settembre, Radio Bullets sarà a bordo della Sumud Flotilla che si unirà alle barche partite ieri da Barcellona, Tunisi e Genova: decine di barche, centinaia di persone, 44 Paesi.
Non militari, non governi, ma giornalisti, medici, artisti, cittadini comuni. Tutti con un messaggio: non possiamo più restare fermi a guardare un popolo morire nell’indifferenza.
La Flotilla non è solo un convoglio, è una sfida morale: dire ai palestinesi che non sono soli, dire al mondo che la pace non si invoca soltanto, la si costruisce.
Salire su quelle barche è pericoloso, certo. È sfacciato, senza dubbio. Ma significa scegliere chi siamo e da che parte vogliamo stare.
Se la politica tace, se la diplomazia fallisce, allora tocca a noi. Tocca alla gente, a ciascuno di noi, accendere la miccia della speranza.
Palestina e Israele
■ GAZA: L’esercito israeliano ha annunciato domenica di aver ucciso il portavoce storico dell’ala armata di Hamas, mentre il gabinetto di sicurezza del Paese si riuniva per discutere dell’offensiva in espansione in alcune delle aree più popolate di Gaza.
Durante l’incontro non era previsto alcun dibattito sui negoziati per un cessate il fuoco.
Un documento di 38 pagine dell’amministrazione Trump che delinea la ricostruzione postbellica di Gaza prevede il trasferimento di tutti i palestinesi dall’enclave e la creazione di un polo tecnologico statunitense, ha riportato il Washington Post.
Secondo l’inchiesta, gli Stati Uniti manterranno il pieno controllo sulla Striscia per almeno un decennio, trasferendo gradualmente i compiti di controllo alla polizia locale da quelle che il documento descrive come “PMC occidentali” – società militari private.
Ai palestinesi proprietari di terreni a Gaza verrà offerto un token digitale in cambio di diritti di sviluppo, che potrà essere utilizzato per finanziare la vita fuori Gaza o per riscattare un appartamento nelle sue nuove “città intelligenti e basate sull’intelligenza artificiale”, si legge nel rapporto.
Il progetto proposto dovrebbe essere gestito gestito dal Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation (GREAT) Trust.
Gli attacchi israeliani hanno ucciso 88 palestinesi a Gaza nelle ultime 24 ore, ha dichiarato il Ministero della Salute guidato da Hamas, aggiungendo che 30 persone sono state uccise mentre cercavano aiuti umanitari.
Secondo il Ministero, 63.459 persone sono state uccise nella Striscia dall’inizio della guerra.
Un altro giornalista palestinese è stato ucciso domenica in un attacco aereo israeliano sulla città di Gaza. La vittima è stata identificata come Islam Abed, corrispondente di Al-Quds Today TV.
Le IDF e il servizio di sicurezza Shin Bet hanno dichiarato domenica, di aver assassinato il portavoce militare di Hamas, Abu Obeida, in un attacco nella parte occidentale di Gaza City, sabato .
Abu Obeida era “uno degli ultimi militanti di alto rango rimasti dell’ala militare di Hamas” prima del 7 ottobre 2023, si legge nella dichiarazione.
Il capo di stato maggiore delle IDF, Eyal Zamir, ha successivamente affermato che ” la maggior parte dei vertici di Hamas rimasti è all’estero, e raggiungeremo anche loro “.
Hamas ha confermato sabato la morte del suo capo militare di Gaza, Mohammad Sinwar . Israele ne aveva annunciato l’assassinio in un attacco aereo a maggio.
È partita da Barcellona una flottiglia internazionale di venti imbarcazioni, con a bordo centinaia di attivisti, politici e personalità pubbliche, tra cui Greta Thunberg, l’attore irlandese Liam Cunningham e l’ex sindaca Ada Colau.
L’obiettivo: rompere l’assedio a Gaza e aprire un corridoio umanitario verso una popolazione stremata, che secondo le Nazioni Unite vive ormai in condizioni di carestia.
Gli organizzatori parlano della più grande missione di solidarietà mai tentata, con altre barche in partenza il 4 settembre dalla Tunisia e da altri porti del Mediterraneo, e manifestazioni annunciate in 44 Paesi.
Thunberg ha detto: “Questa non è la nostra storia, è la storia della Palestina, di un popolo privato dei mezzi minimi per sopravvivere”.
Israele in passato ha già intercettato missioni simili, e difficilmente permetterà il passaggio. Ma la forza di questa iniziativa sta proprio nella sua dimensione simbolica: se non riuscirà a consegnare aiuti, riuscirà comunque a rompere il muro del silenzio internazionale.
■ OSTAGGI/CESSATE IL FUOCO: Decine di manifestanti, tra cui familiari degli ostaggi, si sono radunati davanti al quartier generale del Ministero della Difesa a Tel Aviv prima della riunione del gabinetto di sicurezza, chiedendo un accordo immediato per il rilascio degli ostaggi e la fine della guerra a Gaza.
Centinaia di studenti delle scuole superiori israeliane provenienti da 45 scuole in tutto il Paese hanno annunciato che oggi non si presenteranno alle lezioni del primo giorno del nuovo anno scolastico per protestare contro la mancanza di un accordo di cessate il fuoco che avrebbe consentito il ritorno degli ostaggi .
Gli organizzatori della protesta hanno bloccato un’autostrada principale a Tel Aviv, bruciando i banchi di scuola e gridando: ” Non impareremo a convivere con questo “.
Il presidente israeliano Isaac Herzog sta valutando la possibilità di graziare il terrorista ebreo Ami Popper , che uccise sette lavoratori palestinesi nel 1990, come misura che potrebbe attenuare l’opposizione della destra a un accordo di cessate il fuoco con Hamas che includerebbe il rilascio dei prigionieri palestinesi, ha riferito il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth , citando alcune fonti.
Secondo tre funzionari israeliani, Israele starebbe valutando l’annessione della Cisgiordania occupata come possibile risposta al riconoscimento da parte della Francia e di altri paesi di uno Stato palestinese; l’idea verrà ulteriormente discussa, ha affermato un altro funzionario.
L’estensione della sovranità israeliana alla Cisgiordania, ovvero l’annessione di fatto dei territori conquistati nella guerra in Medio Oriente del 1967, era all’ordine del giorno della riunione del gabinetto di sicurezza del primo ministro Benjamin Netanyahu tenutasi domenica sera, che dovrebbe concentrarsi sulla guerra di Gaza, ha affermato un membro della ristretta cerchia di ministri.
Non è chiaro dove e quando tale misura verrebbe applicata con precisione, se solo negli insediamenti israeliani o in alcuni di essi, oppure in aree specifiche della Cisgiordania come la Valle del Giordano, e se alle discussioni seguirebbero passi concreti, il che probabilmente comporterebbe un lungo processo legislativo.
■ LIBANO: L’ IDF ha affermato di aver colpito “sottoterra” infrastrutture” gestite da Hezbollah nel Libano meridionale, aggiungendo che “l’esistenza del sito e l’attività al suo interno costituiscono una violazione degli accordi tra Israele e Libano”.
OLANDA: Centinaia di motociclisti hanno tenuto domenica una manifestazione all’Aia per mostrare solidarietà alla Palestina.
Il raduno è stato organizzato da un gruppo chiamato Free Palestine Bikers e ha attirato persone non solo dai Paesi Bassi, ma anche dai vicini Germania e Belgio.
I motociclisti si sono radunati a Malieveld Square prima di formare un convoglio attraverso le principali arterie della città.
Yemen
In Yemen, gli Houthi hanno confermato la morte del loro primo ministro, Ahmed Ghaleb Nasser al-Rahawi, ucciso giovedì in un raid israeliano sulla capitale Sanaa.
Con lui sarebbero caduti anche diversi ministri di peso: Esteri, Giustizia, Gioventù e Sport, Affari Sociali e Lavoro.
Israele rivendica un’operazione “rapida” sulla base di informazioni di intelligence, mentre a guidare la folla al funerale è stato Mahdi al-Mashat, leader politico del movimento, che ha promesso vendetta.
Il potere vero, però, non era nelle mani di al-Rahawi: la sua figura era soprattutto simbolica. Le decisioni restano concentrate attorno al leader supremo, Abdul-Malik al-Houthi, e al comando militare.
E proprio per questo, più che un colpo devastante all’organizzazione, il raid va letto come un messaggio politico: Israele vuole mostrare di poter colpire anche il cuore civile del movimento, non soltanto le sue basi armate.
Ma ogni “successo tattico” rischia di alimentare nuove ritorsioni. Negli ultimi mesi, gli Houthi hanno intensificato gli attacchi contro Israele e contro le rotte commerciali del Mar Rosso, presentandosi come parte della battaglia in difesa dei palestinesi.
Il rischio, adesso, è che lo Yemen si trasformi sempre più in un fronte parallelo della guerra regionale. Con conseguenze non soltanto per Israele, ma per l’intero equilibrio del traffico marittimo e della sicurezza energetica globale.
Come se non bastasse, almeno undici dipendenti delle Nazioni Unite sono stati sequestrati domenica dalle autorità controllate dagli Houthi a Sanaa, dopo un raid contro le strutture del Programma Alimentare Mondiale.
Lo ha denunciato il segretario generale dell’ONU António Guterres, che ha chiesto la “liberazione immediata e incondizionata” di tutti i funzionari.
Con questi ultimi arresti, salgono a 23 i dipendenti ONU nelle mani degli Houthi, alcuni detenuti addirittura dal 2021 e dal 2023.
La mossa potrebbe essere letta come una risposta agli attacchi israeliani, ma rischia di aggravare ulteriormente una crisi umanitaria già definita tra le peggiori al mondo.
La detenzione di operatori neutrali mina infatti l’intero sistema degli aiuti, lasciando milioni di civili ancora più esposti alla fame e alla guerra.
Sudan
In Sudan, il generale Mohamed Dagalo, leader delle Forze di Supporto Rapido, si è insediato come capo di un governo parallelo a Nyala, in Darfur.
È un passo soprattutto simbolico, ma che segna il rischio concreto di una spartizione del Paese, devastato dalla guerra civile iniziata nell’aprile del 2023.
La cerimonia è avvenuta poche ore dopo un raid con droni dell’esercito sulla città. Dagalo ha promesso un Sudan “laico e democratico”, ma le sue forze sono accusate di atrocità in Darfur, mentre l’esercito viene a sua volta accusato di bombardamenti indiscriminati e uccisioni di civili.
Intanto la battaglia per El Fasher, assediata dalle RSF da oltre un anno, ha creato una delle peggiori crisi umanitarie del conflitto: civili ridotti a nutrirsi di mangime per animali, centinaia di morti nei combattimenti, e interi quartieri sigillati dalle barriere paramilitari che impediscono la fuga.
Oggi il Sudan appare spaccato in due: a Port Sudan un governo sostenuto dall’esercito e riconosciuto a livello internazionale; a ovest, in Darfur, l’amministrazione parallela guidata dalle RSF.
Nel mezzo, una popolazione di 50 milioni di persone, metà delle quali senza abbastanza cibo per sopravvivere.
Ucraina
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato ieri l’arresto di un sospettato per l’uccisione di Andriy Parubiy, ex presidente del Parlamento e figura di spicco della politica filo-occidentale del Paese.
Parubiy, 54 anni, è stato colpito a morte sabato a Lviv da un uomo travestito da corriere su una bici elettrica.
Secondo i media locali, sarebbe stato raggiunto da più colpi di arma da fuoco.
Parubiy non era un politico qualsiasi: aveva avuto un ruolo centrale nell’Orange Revolution del 2004 e soprattutto nelle proteste di Maidan del 2014, quando guidò le unità di autodifesa che portarono alla caduta del presidente filorusso Yanukovych.
Dal 2016 al 2019 ha presieduto il Parlamento, restando un volto simbolo della resistenza ucraina contro le ingerenze di Mosca.
Zelensky ha definito il delitto “orribile” e ha promesso che verranno usati “tutti i mezzi necessari” per far luce sull’accaduto.
Al momento, le autorità non hanno diffuso dettagli né sul sospetto né sul movente, se non che l’uomo avrebbe già reso alcune dichiarazioni iniziali.
Stati Uniti
Rudolph Giuliani, 81 anni, ex sindaco di New York e avvocato di Donald Trump, è rimasto ferito sabato sera in un incidente stradale nel New Hampshire.
La sua auto, una Ford Bronco guidata da un suo consigliere, è stata tamponata ad alta velocità da un’altra vettura sull’Interstate 93, finendo contro la barriera centrale.
Giuliani è stato ricoverato con una frattura vertebrale, lesioni a gamba e braccio, contusioni e tagli, ma secondo il suo entourage è di buon umore e in ripresa.
Anche il conducente dell’altra auto, una giovane di 19 anni, e l’autista di Giuliani sono rimasti feriti ma non in modo grave.
La polizia statale ha confermato che stava già intervenendo su un caso di violenza domestica nei pressi della zona, episodio in cui Giuliani, secondo il suo capo della sicurezza, avrebbe tentato di prestare aiuto chiamando il 911.
L’incidente riporta sotto i riflettori un personaggio già al centro di numerose vicende giudiziarie e politiche.
Eroe dell’11 settembre per molti, negli ultimi anni Giuliani è diventato simbolo delle campagne legali fallite di Trump sul voto del 2020, fino alla radiazione dall’albo degli avvocati e a problemi finanziari enormi.
Messico
In Messico, migliaia di persone sono scese in piazza sabato, da Città del Messico a Guadalajara, per chiedere al governo di fare di più contro il dramma delle sparizioni forzate.
Sono oltre 130 mila i desaparecidos nel Paese, la maggior parte dopo il 2007, quando l’allora presidente Calderón lanciò la sua cosiddetta “guerra al narcotraffico”.
Molti degli scomparsi sarebbero stati uccisi o costretti a lavorare per i cartelli della droga. Le famiglie, non fidandosi delle autorità, hanno creato gruppi di ricerca autonomi, i cosiddetti “buscadores”, che scavano nei campi e nei deserti alla ricerca di fosse comuni.
Ma il rischio è enorme: alcuni di loro sono stati a loro volta sequestrati dopo aver scoperto un ranch legato ai narcos.
Durante le manifestazioni, i parenti hanno marciato con le foto dei propri cari, bloccando il traffico nelle strade principali della capitale. Le Nazioni Unite hanno definito questa crisi “una tragedia umana di proporzioni enormi”.
La presidente Claudia Sheinbaum ha firmato in marzo un decreto per rafforzare la commissione nazionale sui desaparecidos e introdotto riforme: niente più attesa di 72 ore per avviare un’indagine, procedure più rapide per l’identificazione e maggiore trasparenza sui dati.
Ma per le famiglie è ancora troppo poco: chiedono verità, giustizia e soprattutto il ritorno dei loro cari.
Afghanistan
Un terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito domenica l’Afghanistan sudorientale, ha riferito il Centro tedesco di ricerca per le geoscienze (GFZ).
Secondo Ajmal Darwaish, portavoce del dipartimento sanitario della provincia, oltre 600 persone sono state uccise e numerose altre sono rimaste ferite nella provincia orientale di Nangahar.
Si teme che le vittime siano molte di più.
Pakistan
In Pakistan, la provincia orientale del Punjab sta affrontando la peggiore alluvione della sua storia. I tre grandi fiumi della regione – Sutlej, Chenab e Ravi – hanno raggiunto livelli mai visti prima, colpendo oltre due milioni di persone.
Le immagini mostrano villaggi sommersi, famiglie portate via con barche di fortuna, campi agricoli devastati.
Le autorità hanno allestito scuole e stazioni di polizia come campi di emergenza, mentre a Multan sono stati piazzati esplosivi sugli argini per deviare l’onda di piena, se necessario. Intanto, il governo accusa l’India di aver aggravato la crisi rilasciando acqua dai propri bacini, anche se New Delhi non ha ancora commentato.
Dall’inizio delle piogge monsoniche, a fine giugno, in tutto il Paese sono morte almeno 849 persone.
E il bilancio potrebbe peggiorare: la stagione dei monsoni durerà fino a fine settembre.
Il Punjab è il cuore agricolo del Pakistan e principale produttore di grano: qui il disastro non è solo naturale, ma rischia di trasformarsi in crisi alimentare e politica, in un Paese già provato da povertà e instabilità.
Indonesia
In Indonesia continuano le proteste che in pochi giorni si sono trasformate nelle più violente degli ultimi decenni.
Tutto è iniziato il 25 agosto con cortei studenteschi contro gli stipendi e i privilegi dei parlamentari. Ma la rabbia è esplosa quando un rider di moto-taxi è stato ucciso durante un’operazione di polizia.
Da lì, il 29 agosto, le piazze sono diventate campi di scontro: sedi di partiti dati alle fiamme, palazzi pubblici devastati, cinque morti accertati.
Il presidente Prabowo Subianto ha provato a frenare la protesta annunciando la cancellazione di parte dei benefit dei parlamentari e un blocco ai viaggi all’estero, ma allo stesso tempo ha ordinato a esercito e polizia di intervenire con fermezza, parlando di “terrorismo” e “tradimento”.
Parole che per Amnesty International sono un’esagerazione, e che i movimenti studenteschi leggono come un segnale di repressione.
Ma la questione va oltre i privilegi: studenti e attivisti denunciano una struttura politica oligarchica e un’economia profondamente diseguale.
Intanto la crisi ha già colpito i mercati: la rupia è crollata, la borsa di Giacarta ha perso terreno.
Il rischio, adesso, è che quello che era nato come un movimento contro i privilegi della classe politica diventi la prima vera sfida di piazza al potere di Prabowo, a meno di un anno dal suo insediamento.
Cina
In Cina, a margine del vertice della Shanghai Cooperation Organisation, il premier indiano Narendra Modi ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping.
È il primo viaggio di Modi in Cina dopo sette anni, e il messaggio è stato chiaro: “Siamo impegnati a far progredire le relazioni sulla base di rispetto e fiducia reciproci”.
L’incontro arriva in un momento delicato: solo pochi giorni fa gli Stati Uniti hanno imposto tariffe del 50% sui prodotti indiani, punendo l’acquisto di petrolio russo da parte di Nuova Delhi.
Per molti analisti, la stretta di mano tra Xi e Modi è anche una risposta al pressing occidentale, con la volontà di presentare un fronte comune.
Sul tavolo c’è anche la questione del confine himalayano, teatro di scontri mortali nel 2020 e di una lunga contrapposizione militare.
Modi ha parlato di un’atmosfera di “pace e stabilità” e di un nuovo accordo sulla gestione della frontiera, senza però fornire dettagli.
Nel frattempo, India e Cina hanno annunciato la ripresa dei voli diretti sospesi da quattro anni, la fine delle restrizioni sui visti turistici e nuove aperture commerciali, dai fertilizzanti alle terre rare.
Il riavvicinamento arriva mentre Washington sperava di fare dell’India un contrappeso regionale alla Cina. Ma oggi i due giganti asiatici sembrano più impegnati a cercare un nuovo equilibrio che a seguire la linea americana.
E anche per oggi è tutto, da domani non sarò a coordinare il notiziario come al solito perché scendo in Sicilia in vista della partenza con la flotilla, ma ci saranno Raffaella Quadri, Angela Gennaro, Elena Pasquini, e Stefania Cingia.
Io manderò più contributi possibili e voi continuate a seguirci ogni giorno perché è anche così che si fa resistenza, continuando a restare informati su quello che accade nel mondo.
Mi troverete soprattutto sui social di Rb e di tutti quelli che vorranno condividerci. Restate con noi, e a domani con il notiziario in genere.
I paesi e le testate che aderiscono all’iniziativa di RSF:
Argentina – Canal 9
Argentina – ElDiarioAR
Argentina – En Estos Dias
Argentina – La Izquierda
ADS
Argentina – Página/12
Australia – Cheek Media
Bangladesh – Bangladeshi Journalists in International Media (BJIM)
Belgium – La Libre Belgique
Belgium – Le Soir
Belgium – Magazine Imagine
Belgium – RTBF (website)
Benin – Reporter Médias Monde
Brazil – Agência Publica
Brazil – Amazônia Real
Brazil – AzMina
Brazil – Intercept Brasil
Brazil – Pagina22
Brazil – Portal Catarinas
Brazil – Brasil de Fato
Brazil – Amado Mundo
Burundi – Iwacu
Cambodia – CamboJA
Cambodia – CCIM
Cameroon – La Voix du Centre
Chile – Canal 48
Chile – Colectivo ComuniCAOS
Chile – Diario Mapuche
Chile – El Ciudadano
Chile – El Clarin
Chile – El Claro
Chile – El Mostrador
Chile – El Periodista
Chile – Revuelta TV
Chile – Radio Aukan
Chile – Radio Lorenzo Arenas
Chile – Radio Universidad de Chile
Chile – Tomate Rojo
Colombia – Caracol TV
Colombia – Cuestión Pública
Colombia – El Espectador
Colombia – Revista Raya
Costa Rica – Delfino
Costa Rica – Onda Local
Czech Republic – Denik Referendum
DR Congo – Actualité.CD
Ecuador – Ecuador Today
Ecuador – Indimedia Ecuador
Egypt – Matsdaash
Egypt – Al Manassa
Egypt – Mada Masr
Egypt – Almakwef Almasry
El Salvador – Colatino
France – Amnesty International France
France – Arrêt sur images
France – Blast
France – Disclose
France – Forbidden Stories
France – L’Actu
France – L’Humanité
France – La Croix
France – La Marseillaise
France – Le Media
France – Mediapart
France – Orient XXI
France – Politis
France – The VII Foundation
France – 15-38 Méditerranée
Gabon – Gabon Actu
Gambia – The Point
Germany – Der Freitag
Germany – dis:orient
Germany – Frankfurter Rundschau
Germany – nd
Germany – taz
Greece – Reporters United
Grenada – Grenada Broadcasting Network
Guatemala – Prensa Comunitaria
Guinea – Guinée Matin
Guinea – Mosaique Guinée
Hong Kong – Photon Media
India – The Quint
India – The Wire
Indonesia – Tempo Digital
Ireland – Dublin Inquirer
Ireland – Irish Legal News
Ireland – The Journal
Israel/Palestine – +972 Magazine
Israel/Palestine – Local Call
Italy – FACTA
Italy – Il Bo Live
Italy – Il Dubbio
Italy – Il Fatto Quotidiano
Italy – Ilfattoquotidiano.it (online)
Italy – Il Manifesto
Italy – In Libera Uscita
Italy – Radio Bullets
Italy – Redazione Kritica
Italy – Rete No Bavaglio
Italy – SITe.it
Italy – Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT)
Ivory Coast – www.letau.net
Jordan – Arab Reporters for Investigative Journalism (ARIJ)
Kosovo – KOHA (Koha Ditore, KTV, and Koha.net)
Lebanon – Daraj
Lebanon – L’Orient le Jour
Lebanon – Raseef 22
Lebanon – The Public Source
Libya: SheChecks
Malaysia – Malaysiakini
Malaysia – MalaysiaNow
Malaysia – Media Selangor
Malta – Daily Independent
Malta – IN-NAZZJON
Malta – Lovin Malta
Malta – Malta Daily
Malta – Malta Today
Malta – Newsbook Malta
Malta – Orizzont
Malta – RTK103
Malta – Times of Malta
Mexico – Canal 22
Mexico – El Economista
Mexico – El Sol de Mexico
Mexico – Animal Político
Mexico – La Base
Mexico – La Audiencia
Mexico – Diario Red
Mexico – Proceso
Mexico – Radio Educación
Mexico – Revista Zócalo
Mexico – Semanario Zeta
Mexico – Aristegui Noticias
Mongolia – Tac.mn
Morocco – ENASS.ma
Morocco – Le Desk
Morocco – Lakome
Nepal – Himalkhabar
Netherlands – World Press Photo
New Zealand – Asia Pacific Report
New Zealand – Evening Report
New Zealand – Stuff
Niger – L’Evénement
Nigeria – Foundation for Investigative Journalism (FIJ)
Norway – Klassekampen
Peru – Hildebrandt en sus trece
Peru – Ojo Público
Philippines – Bulatlat
Philippines – Kodao Productions
Philippines – Pinoy Weekly
Philippines – Rappler
Portugal – Lusa Agencia de Noticias de Portugal
Portugal – Público
Qatar – Al-Jazeera
Qatar – Doha News
Romania – ActiveWatch
Romania – Atlatszo Erdely
Romania – Casa Jurnalistului
Romania – Center for Investigative Media
Romania – Drepturi si Strambe
Romania – Freedom House
Romania – Gen
Romania – Hotnews
Romania – Inquam Photos
Romania – Misreport
Romania – Public Record
Romania – Recorder
Romania – RISE Project
Romania – Scena 9
Romania – Snoop
Romania – Starea Natiei
Scotland – Recorder
Scotland – Scottish Legal News
Scotland – The National
Serbia – N1
Singapore – We, The Citizens
Slovakia – Kapitál magazine
South Africa – IOL
South Korea – Danbi News
South Korea – KCIJ-Newstapa
South Korea – Media Today
South Korea – Newscham
South Korea – NewsMin
South Korea – Pressian
South Korea – SISA-IN
South Korea – The Korea Center for Investigative Journalism
South Korea – The Kyunghyang Shinmun
Spain – Agencia EFE
Spain – Amnesty International Spain
Spain – Ara
Spain – AraInfo | Diario Libre d’Aragón
Spain – Articulo 14
Spain – Betevé
Spain – Canal Taronja
Spain – Canarias Ahora
Spain – CCMA (Corporació Catalana de Mitjans Audiovisuals)
Spain – Civio
Spain – EiTB (Euskal Telebista – Televisión Pública Vasca)
Spain – ElDiario.es
Spain – El Heraldo de Aragón
Spain – El Independiente
Spain – El País (op-ed)
Spain – El Periódico de Catalunya
Spain – El Prat Comunicació SL (digital, radio, tv)
Spain – El Progreso de Lugo
Spain – El Salto
Spain – InfoLibre
Spain – All the Journalists Organizations
Spain – Galde
Spain – La Marea
Spain – La Sexta (TV)
Spain – La Vanguardia
Spain – La Xarxa Audiovisual Local (XAL)
Spain – Ràdio Manresa
Spain – Radio Tordera
Spain – Ràdio Sant Vicenç
Spain – Público
Spain – Revista 5W
Spain – RTVE
Spain – Vocento (23 leading regional newspapers and websites)
Sweden – Dagens ETC
Sweden – Skånska Dagbladet
Switzerland – The New Humanitarian
Syria – Aljumhuryia
Syria – The Syria Report
Taiwan – Ghost Media Island
Taiwan – New Bloom
Thailand – Prachatai
Tibet – Phayul
Tunisia – Inkyfada
Ukraine – Public Interest Journalism Lab
United Kingdom – Byline Times
United Kingdom – The Independent
United Kingdom – Muwatin Media Network
United Kingdom – The New Arab
United Kingdom – Alaraby Aljadeed
United States – American Prospect
United States – Columbia Journalism Review
United States – Diversify Photo
United States – Drop Site
United States – Media Alliance
United States – NPR
United States – Project Censored
United States – The Dial
United States – The Intercept
United States – The Markaz Review
United States – Zeteo
Uruguay – La 36
Uruguay – La Diaria
Uruguay – La Kandela
Uruguay – Radio Centenario
Uruguay – Radio Reactiva
Uruguay – Semanario Brecha
Venezuela – Efecto Cocuyo
Venezuela – El Pitazo
Venezuela – Runrunes
Venezuela – Tal Cual
Vietnam – Luat Khoa
Vietnam – The Vietnamese
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