2 maggio 2025 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Maggio 2, 2025

  • OMS: “Stiamo affamando i bambini di Gaza, è un abominio”.
  • Turchia: oltre 400 arresti a Istanbul durante il Primo Maggio, la protesta sfida Erdogan.
  • Venezuela: repressione, torture e miliardi rubati. Il regime di Maduro sotto accusa.
  • Kashmir: chiuse oltre mille scuole religiose per timore di un attacco.
  • Trinidad e Tobago: storica vittoria per l’opposizione, ora presidente, premier e capo opposizione sono donne.
  • India: serpente morto nel pranzo scolastico, oltre 100 bambini intossicati.
  • Introduzione al notiziario: Per chi non può parlare

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli

Israele e Palestina

Parole durissime arrivano dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Giovedì, il direttore esecutivo dei programmi di emergenza Michael Ryan ha denunciato il dramma umanitario in corso a Gaza, dove, ha detto, “stiamo distruggendo i corpi e le menti dei bambini”.

Dal 2 marzo, Israele ha bloccato l’ingresso di aiuti umanitari, forniture mediche, carburante e cibo, aggravando una crisi già disperata.

Ryan ha parlato senza mezzi termini: “Stiamo facendo morire di fame i bambini di Gaza. Siamo complici. Come medico, sono arrabbiato. È un abominio.”

Israele giustifica il blocco come pressione su Hamas per il rilascio degli ostaggi, ma la malnutrizione acuta tra i bambini è in rapido peggioramento. Secondo Ryan, si è già verificato un crollo del sistema immunitario, e si temono aumenti di polmonite e meningite, soprattutto tra donne e minori.

Tel Aviv nega che a Gaza sia in corso una crisi alimentare e accusa Hamas di dirottare gli aiuti, accusa che il movimento palestinese respinge.

Nel frattempo, l’ONU lancia l’allarme: il sistema umanitario è al collasso. E mentre i convogli restano fermi, i bambini continuano a morire.

Si può essere medici, militari, politici o giornalisti. Ma davanti a un bambino che muore di fame per decisione politica, si è solo complici o testimoni.

E in troppi, in questo momento, stanno scegliendo il silenzio per questo continueremo a ripeterlo ogni giorno, fino a che qualcuno sarà troppo indignato per continuare a non fare niente.

Salgono ad almeno trentuno le persone uccise a seguito degli attacchi israeliani nelle ultime ore a Gaza.

Dopo oltre 24 ore di fuoco, evacuazioni e paura, le autorità israeliane hanno dichiarato sotto controllo i devastanti incendi boschivi divampati mercoledì nei pressi di Gerusalemme.

La principale autostrada verso Tel Aviv è stata riaperta, e le comunità evacuate stanno iniziando a rientrare. Ma l’emergenza non è ancora finita: focolai persistono e i forti venti potrebbero riattivare le fiamme.

Secondo i vigili del fuoco, l’incendio – il più vasto degli ultimi dieci anni – ha bruciato circa 13.000 ettari di foresta.

Più di 160 squadre a terra, 12 velivoli, unità dell’esercito e 50 autopompe sono state mobilitate. Anche civili si sono uniti all’intervento, armati di tubi collegati a rubinetti pubblici. Almeno 23 persone sono rimaste ferite, tra cui 17 vigili del fuoco.

Intanto, si indaga su un possibile incendio doloso: il premier Netanyahu ha confermato il fermo di 18 sospetti, uno dei quali colto sul fatto. Si tratterebbero di escursionisti israeliani negligenti e non come ha detto per ore la politica israeliana di palestinesi.

Secondo il ministro della Sicurezza Nazionale Ben Gvir, ci sarebbe la mano di piromani dietro l’origine del disastro.

Le autorità israeliane hanno chiesto aiuto internazionale: sono attesi aerei ed elicotteri da Italia, Francia, Croazia, Spagna, Romania, Cipro e Serbia.

Ma tra i cittadini serpeggia la rabbia. “Sapevamo che il vento sarebbe arrivato. Eppure, non erano pronti,” ha dichiarato uno degli sfollati. L’esercito è intervenuto tardi, e gli aerei antincendio di grande portata non erano operativi in tempo utile.

In Israele si può lanciare un missile con precisione millimetrica, ma ancora non si riesce a spegnere un incendio con tempestività.

Quando il fuoco arriva alle porte di Gerusalemme, è chiaro che non basta essere armati fino ai denti: serve anche sapere dove tenere gli idranti.

■ CISGIORDANIA: Le IDF hanno dichiarato che un riservista è stato gravemente ferito da un esplosivo durante le operazioni in Cisgiordania mercoledì, aggiungendo che le forze sono alla ricerca degli autori dell’attacco nella zona di Beita.

I coloni hanno lanciato pietre e dato fuoco ai terreni agricoli palestinesi
 in Cisgiordania, ha riferito una fonte della sicurezza.

■ ISRAELE: Il capo di stato maggiore dell’IDF, Eyal Zamir, ha dichiarato che le IDF sono pronte e preparate a sferrare un colpo decisivo contro Hamas. ” Useremo tutta la potenza a nostra disposizione, aumenteremo il ritmo e l’intensità dell’operazione . Se necessario, lo faremo presto, con determinazione nella rettitudine del nostro cammino”, ha affermato.

■ LIBANO: Un attacco israeliano nel Libano meridionale ha ucciso una persona e ne ha ferita un’altra, ha dichiarato il Ministero della Salute libanese.

SIRIA: L’esercito israeliano ha annunciato di aver bombardato la zona del palazzo presidenziale a Damasco, dopo aver minacciato il governo siriano di rappresaglie se non avesse protetto la minoranza drusa.

SVEZIA: Centinaia di persone hanno marciato mercoledì nel centro di Stoccolma per protestare contro i continui attacchi di Israele contro Gaza, nell’ambito di manifestazioni più ampie per la Festa dei lavoratori, caratterizzate da forti messaggi di solidarietà con il popolo palestinese.

Iran

Il quarto round di colloqui Usa-Iran sul nucleare, atteso per sabato a Roma, è “stato rinviato per motivi logistici a data da destinarsi”.

Lo rende noto l’Oman, mediatore dei negoziati.  Le nuove date saranno annunciate quando concordate”, ha sottolineato Badr Albusaidi, ministro degli Esteri di Muscat, in un post su X.

Iraq

Mentre il Primo Maggio veniva celebrato con dichiarazioni ufficiali e messaggi istituzionali, sindacati e lavoratori iracheni sono scesi in piazza per denunciare una realtà fatta di disoccupazione, violazioni sistematiche del diritto del lavoro e sicurezza assente nei cantieri.

Nonostante le rassicurazioni del premier Mohammed Shia al-Sudani, che ha promesso l’equiparazione dei diritti tra lavoratori pubblici e privati e ricordato le recenti leggi sul lavoro e previdenza, i lavoratori denunciano che sul campo tutto resta uguale: precarietà, sfruttamento e nessuna tutela.

Secondo il capo del sindacato del lavoro del Kurdistan a Sulaimaniyah, Chalak Rauf, solo nel 2025 sono morti 14 lavoratori, quattro dei quali nella sua città, spesso stranieri e privi di ogni protezione. Le accuse ai datori di lavoro del settore privato sono pesanti: niente contratti, paghe giornaliere da fame, zero sicurezza.

Alla base della rabbia anche l’afflusso incontrollato di manodopera straniera – da Siria, Iran e Asia – che lavora in nero, accetta paghe ridicole e mina l’occupazione locale. Il governo ha risposto annunciando la sospensione temporanea delle assunzioni da cinque Paesi e ribadendo che l’80% della forza lavoro deve essere irachena. Ma per i sindacati sono solo parole.

Giovedì pomeriggio, manifestazioni a Sulaimaniyah hanno rilanciato la richiesta di diritti reali, applicazione effettiva delle leggi e garanzie per i lavoratori edili, tra i più esposti. “Se cado da un ponteggio, chi darà da mangiare alla mia famiglia?”, ha detto un operaio a The New Arab.

Turchia

A Istanbul, il Primo Maggio si è trasformato in una dimostrazione di resistenza politica: la polizia ha arrestato più di 400 persone durante le manifestazioni, nel più grande atto di sfida dalla detenzione del sindaco Ekrem Imamoglu, figura chiave dell’opposizione.

Secondo il ministro degli Interni Ali Yerlikaya, sono 407 le persone arrestate solo a Istanbul, soprattutto mentre cercavano di raggiungere Piazza Taksim, simbolo storico delle lotte dei lavoratori e ora anche dell’opposizione al governo.

Per bloccare le proteste, le autorità hanno imposto una delle più dure restrizioni degli ultimi anni: trasporti pubblici sospesi, metro chiuse, accessi bloccati e un dispiegamento imponente di oltre 52.000 agenti.

Dopo l’arresto di Imamoglu il 19 marzo – con accuse di corruzione e terrorismo giudicate da molti politicamente motivate – la tensione è salita in tutto il paese.

 Nonostante le limitazioni, manifestazioni si sono tenute anche ad Ankara, Smirne e in altre città, con un totale di 212 raduni in 78 province e quasi 300.000 partecipanti.

Quando per festeggiare il Primo Maggio servono 52.000 poliziotti, non è più una festa: è un assedio. Erdogan ha paura, e si vede. Perché nulla spaventa il potere più di una piazza che non si piega.

Stati Uniti

Il presidente Donald Trump ha rimosso il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, e ha nominato al suo posto – ad interim – il segretario di Stato Marco Rubio.

È il primo grande rimpasto nell’amministrazione Trump da quando ha assunto l’incarico a gennaio.

Trump ha annunciato sui social che Waltz sarà il prossimo ambasciatore alle Nazioni Unite, lodandone l’impegno patriottico.

Ma secondo fonti interne, la rimozione sarebbe legata a critiche ricevute alla Casa Bianca, soprattutto dopo che Waltz è finito in uno scandalo a marzo, coinvolto in una chat riservata su Signal tra alti funzionari della sicurezza.

Trinidad and Tobago

Con una vittoria schiacciante alle elezioni anticipate del 28 aprile, Kamla Persad-Bissessar torna alla guida di Trinidad e Tobago.

Il suo partito, l’United National Congress (UNC), ha conquistato 26 seggi su 41, superando la maggioranza e mettendo fine a dieci anni di governo del People’s National Movement (PNM), che si è fermato a 13 seggi.

I restanti due sono andati al Tobago People’s Party (TPP).

Persad-Bissessar, prima e unica donna a ricoprire il ruolo di primo ministro nel Paese, tornerà in carica il 1° maggio.

La sua campagna ha puntato tutto sulla lotta alla criminalità, la ripresa economica, la protezione delle pensioni e la riapertura di strutture chiave come l’ospedale pediatrico e la compagnia petrolifera statale Petrotrin, chiusa nel 2018.

La vittoria dell’UNC è anche un segnale di rottura con il tradizionale voto etnico che ha diviso il Paese tra afro-trinidadiani e indo-trinidadiani.

“Prima i trinidadiani, non indiani o africani”, ha scritto un lettore in una lettera aperta, auspicando un nuovo spirito unitario per la nazione.

A crollare è stato un PNM già indebolito dalle dimissioni dell’ex premier Keith Rowley e da un passaggio di consegne interno che ha sollevato polemiche. Ora a guidare l’opposizione sarà Penelope Beckles, creando per la prima volta nella storia del Paese un tridente istituzionale tutto al femminile: presidente, primo ministro e leader dell’opposizione sono donne.

A livello internazionale, sono arrivate congratulazioni dai leader caraibici e dagli Stati Uniti. E mentre alcuni analisti vedono in Persad-Bissessar una figura gradita anche all’amministrazione Trump, resta da capire quale direzione prenderanno ora i rapporti con il Venezuela e i progetti energetici condivisi.

In un Paese dove per decenni si è votato per razza o per abitudine, Kamla ha vinto con promesse, sì, ma soprattutto ascoltando. Il vero terremoto non è politico: è culturale.

E se due donne guidano il governo e l’opposizione, forse Trinidad e Tobago ha appena iniziato a riscrivere la propria storia. Con voce femminile, ma tono deciso.

Venezuela

Il regime venezuelano guidato da Nicolás Maduro torna sotto i riflettori internazionali per gravi violazioni dei diritti umani e corruzione multimiliardaria.

Questa settimana, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto durissimo contro il governo chavista, accusato di aver brutalmente represso le proteste seguite alle controverse elezioni presidenziali della scorsa estate, definite da molti osservatori una frode.

Secondo il rapporto, basato su oltre 100 interviste e l’analisi di 90 video e fotografie, le forze di sicurezza venezuelane e i gruppi paramilitari filo-regime, noti come colectivos, avrebbero ucciso, torturato e perseguitato decine di manifestanti, semplici passanti e oppositori politici.

Almeno 25 omicidi documentati sono avvenuti tra il 29 e il 30 luglio, e molte vittime erano giovani di quartieri poveri.

Parallelamente, l’organizzazione INRAV – gestita da esuli venezuelani in Florida – ha lanciato il Venezuela Loot Tracker, una banca dati che documenta oltre 70 casi giudiziari negli Stati Uniti per appropriazione indebita e riciclaggio di denaro.

 In totale, si parla di oltre 4 miliardi di dollari rubati dal regime negli ultimi 25 anni. Il 90% di questo denaro è finito proprio in Florida, trasformando Miami in una delle capitali dell’esilio… e della cleptocrazia venezuelana.

Human Rights Watch ha chiesto alla comunità internazionale di inasprire le sanzioni contro Caracas e di smettere di normalizzare i rapporti con un governo che continua a violare sistematicamente i diritti umani.

 In Venezuela, i soldi rubati viaggiano in jet privati e finiscono nei loft di Miami. I morti, invece, restano nei vicoli di Caracas. Maduro parla di sovranità, ma governa con il terrore e fa shopping all’estero con il sangue del suo popolo.

India e Pakistan

Cresce l’allarme in Kashmir, dove giovedì le autorità pakistane hanno ordinato la chiusura di oltre 1.000 scuole religiose, temendo un possibile attacco militare indiano.

La decisione arriva dopo l’uccisione di 26 civili in un attentato avvenuto il 22 aprile nel Kashmir amministrato dall’India, per il quale Nuova Delhi accusa Islamabad.

Il premier indiano Narendra Modi ha concesso “completa libertà operativa” all’esercito, mentre la comunità internazionale si muove per evitare un’escalation: il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha parlato separatamente con i leader di India e Pakistan, esortando entrambi alla calma.

Islamabad nega ogni coinvolgimento nell’attacco, ma denuncia “prove credibili” di un’azione militare imminente da parte dell’India e minaccia una “risposta decisiva”. Intanto, lungo la Linea di Controllo (LoC) tra i due Paesi, si registrano da una settimana scontri notturni a colpi di arma da fuoco.

Nel Kashmir pakistano, i residenti vivono nel terrore: si costruiscono bunker artigianali, si tengono corsi di primo soccorso per bambini, e le famiglie vietano ai figli di uscire di casa.

“Da una settimana viviamo nella paura costante”, ha dichiarato un abitante di Chakothi all’AFP.

Le autorità indiane hanno risposto con chiusura dello spazio aereo ai voli pakistani, pubblicato manifesti di ricercati e avviato arresti a tappeto, mentre i sospetti si concentrano su membri del gruppo jihadista Lashkar-e-Taiba, basato in Pakistan.

India

In India è scoppiato l’allarme dopo un episodio sconcertante: più di 100 bambini si sarebbero ammalati la scorsa settimana in una scuola pubblica del Bihar, uno degli stati più poveri del paese, dopo aver consumato un pranzo gratuito contaminato da un serpente morto.

Secondo la Commissione nazionale per i diritti umani (NHRC), che ha avviato un’indagine, il cuoco avrebbe servito comunque il cibo, rimuovendo il rettile prima di distribuire il pasto a circa 500 alunni. L’episodio ha scatenato proteste e rabbia tra le famiglie, con blocchi stradali da parte dei residenti.

Il Mid-Day Meal, il programma indiano di pasti scolastici gratuiti, è attivo da quasi un secolo ed è considerato fondamentale per contrastare l’abbandono scolastico tra i bambini più poveri.

Tuttavia, le condizioni igieniche di molte mense scolastiche continuano a destare preoccupazione. La NHRC ha richiesto un rapporto dettagliato sullo stato di salute degli studenti e sulle responsabilità dell’accaduto.

Il caso ricorda la tragedia del 2013, sempre in Bihar, quando 23 bambini morirono dopo aver consumato cibo contaminato da pesticidi.

Corea del Sud

La Corea del Sud è precipitata nel caos politico a un mese dalle elezioni presidenziali anticipate del 3 giugno, indette dopo l’impeachment e la rimozione del presidente Yoon Suk Yeol, accusato di voler imporre la legge marziale lo scorso dicembre.

Giovedì, la Corte Suprema ha ordinato un nuovo processo contro il principale candidato dell’opposizione Lee Jae-myung, annullando una precedente assoluzione per presunte false dichiarazioni elettorali.

Se giudicato colpevole e condannato anche solo a una multa significativa, Lee verrebbe escluso dalla corsa presidenziale.

Nel frattempo, il presidente ad interim Han Duck-soo e il ministro delle Finanze Choi Sang-mok si sono dimessi.

Han, che potrebbe annunciare la sua candidatura, ha parlato di “maggiore responsabilità”.

 Choi, sotto impeachment da parte del parlamento dominato dall’opposizione, ha lasciato ufficialmente “per le gravi condizioni economiche”. Ora il potere è passato al ministro dell’Istruzione, Lee Ju-ho, che traghetterà il Paese alle urne.

Il Partito Democratico di Lee ha denunciato l’intervento della magistratura come una manipolazione politica del processo elettorale, mentre il partito di Yoon ne ha chiesto il ritiro immediato.

Ma i tempi stringono: secondo gli esperti, un eventuale verdetto sfavorevole non arriverebbe prima del voto, lasciando Lee in campo e, se eletto, immune per l’intera durata del mandato.

In Corea del Sud, la corsa alla presidenza sembra una serie Netflix: colpi di scena, intrighi giudiziari, e protagonisti che cadono uno dopo l’altro. Ma a furia di usare i tribunali come armi elettorali, il vero imputato rischia di essere la democrazia.

Giappone

Una delle linee ferroviarie ad alta velocità più trafficate del Giappone si è fermata dopo che un serpente si è impigliato in una linea elettrica, provocando un’interruzione di corrente.

Lo riporta la Bbc sottolineando che i treni Tokaido Shinkansen, in servizio tra Tokyo e Osaka, sono stati ieri costretti a fermarsi per quasi due ore.

L’episodio è accaduto durante la Golden Week che comprende quattro festività nazionali in sette giorni e che registra storicamente uno dei picchi degli spostamenti con i treni e gli aerei verso le località turistiche.

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