La rotta più letale d’Europa
Scritto da Stefania Cingia in data Gennaio 27, 2026
Radio Bullets sarà a bordo della Humanity 1, la nave di SOS Humanity, grazie al lavoro del giornalista Francesco Torri.
La missione partirà da Siracusa e navigherà nel Mediterraneo Centrale, una delle rotte migratorie più complesse e letali al mondo, per svolgere operazioni di ricerca e salvataggio delle persone in mare.
Il Mediterraneo Centrale
La rotta del Mediterraneo centrale resta la più battuta e la più mortale.
Oltre l’80% delle partenze avviene ancora dalla Libia, un paese che non è mai diventato più sicuro, ma solo più centrale nella strategia di esternalizzazione delle frontiere europee. Le persone continuano a partire da lì perché non esistono alternative legali, non perché le politiche di deterrenza funzionino.
Secondo il report dell’Osservatorio sulle Migrazioni di Lampedusa di Mediterranean Hope, nel corso del 2025, oltre 27.000 persone sono state intercettate in mare e riportate forzatamente in Libia. Respinte. Consegnate a un sistema di detenzione arbitraria, torture, violenze, sparizioni. Un paese che non è un porto sicuro, come riconosciuto da sentenze italiane ed europee, ma che continua a essere finanziato e sostenuto per svolgere il lavoro sporco del controllo delle frontiere.
Tra luglio e dicembre, i dati raccontano morti, dispersi, respingimenti violenti, spesso accompagnati da spari, manovre pericolose, omissioni di soccorso. Il mare diventa così uno spazio dove il diritto si sospende e la violenza si normalizza.
Lampedusa è lo specchio
Nel 2025, Lampedusa non è stata il simbolo di un’emergenza improvvisa. È stata, ancora una volta, lo specchio di una normalità costruita: quella delle politiche europee di frontiera. Sull’isola sono arrivate circa 39.757 persone.
Un numero in linea con la media degli ultimi anni, lontano dalla narrazione di un’invasione fuori controllo.
Eppure, l’emergenza continua a essere evocata, giustificata, utilizzata. Non dai dati, ma dalle scelte politiche.
Le organizzazioni umanitarie
In questo scenario, la flotta civile di soccorso resta uno degli ultimi argini alla strage. Le ONG continuano a salvare vite, a documentare, a testimoniare.
Nel 2025 nasce la Justice Fleet, un’alleanza che rifiuta di collaborare con il coordinamento libico e rivendica il primato del soccorso. In dieci anni, queste navi hanno salvato oltre 150.000 persone.
Eppure, sono sistematicamente criminalizzate, ostacolate, fermate.
Le persone decedute
E poi c’è il conto più alto: quello dei morti.
Nel 2025, 1.314 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale. Corpi ritrovati, dispersi senza nome, bambini.
Il report li elenca mese per mese, naufragio dopo naufragio. Non come fatalità, ma come esito prevedibile di politiche che trasformano il mare in un confine armato.
Il messaggio che emerge è netto: la violenza non è un incidente del sistema, è il suo funzionamento ordinario.
Lampedusa non è il problema. È il luogo in cui tutto diventa visibile.
Potrebbe interessarti anche:
- Come non curarsi in Afghanistan se sei una donna
- Afghanistan: Nutrire, formare e trasformare
- Neda: problemi di accoglienza per le madri
- Afghanistan, la piccola Ayeda è salva
- Siria: cosa sta succedendo tra governo e forze curde
E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici
