10 luglio 2025 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 10, 2025
- Gaza: Sanzionata dagli USA, Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i diritti umani
- La Corte europea condanna la Russia per gravi crimini in Ucraina, incluso l’abbattimento del volo MH17.
- Tunisia: condannato a 14 anni Rached Ghannouchi, leader dell’opposizione.
- Trump riceve cinque leader dell’Africa occidentale mentre taglia gli aiuti umanitari.
- India paralizzata da 250 milioni di lavoratori: è il più grande sciopero della storia.
- Regno Unito: almeno 13 suicidi legati allo scandalo del sistema informatico delle Poste.
- Venezuela: giornalista italo venezuelano da dieci mesi in isolamento
Introduzione al notiziario: La guerra è una scelta, la pace un impegno
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Israele e Palestina
Una volta l’America era terra di sogni, oggi con il governo di Trump è solo il rimasuglio di un incubo che presto o tardi, vorrai dimenticare. E le pensano, davvero tutte per affondare nel fango della Storia, con le loro melmose iniziative, ieri sera è arrivata l’ultima con l’annuncio di sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori occupati palestinesi. La motivazione? Le sue denunce delle violazioni israeliane a Gaza, da lei definite “genocidio”.
La decisione arriva dopo mesi di pressioni statunitensi per rimuovere Albanese dal suo incarico.
Invece di confrontare i contenuti dei suoi rapporti, Washington ha scelto la via delle sanzioni personali, mettendo in discussione la possibilità che la giurista italiana possa anche solo viaggiare negli Stati Uniti. Sempre che qualcuno di noi, ci voglia ancora andare negli Stati Uniti.
Nel suo ultimo rapporto del 1° luglio, Albanese punta il dito contro aziende occidentali – statunitensi in primis – che avrebbero tratto profitto dalla guerra israeliana a Gaza: produttori di armi, bulldozer, banche, aziende tecnologiche, gruppi immobiliari e persino università.
“Il genocidio continua perché è economicamente vantaggioso per molti”, scrive.
Israele e USA rigettano le accuse, definendo il rapporto “giuridicamente infondato e diffamatorio”.
L’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon ha applaudito le sanzioni, definendo Albanese una “nemica politica”.
«Dobbiamo fermare questo genocidio, il cui obiettivo a breve termine è completare la pulizia etnica della Palestina, lucrando al contempo sulla macchina della morte creata per realizzarlo», ha scritto su X. «Nessuno è al sicuro finché non lo siamo tutti», ha detto francesca Albanese,
Punire chi denuncia crimini anziché indagare su chi li commette: è questa l’immagine che gli Stati Uniti proiettano oggi sul palcoscenico internazionale.
In un mondo dove la verità è sempre più sotto tiro, la voce dei testimoni rischia di essere messa a tacere — con sanzioni, delegittimazioni, arresti.
Ma il diritto internazionale non è una questione di alleanze. È una questione di umanità. E chi ha il coraggio di guardare negli occhi un massacro, non dovrebbe essere punito. Dovrebbe essere ascoltato.
■ OSTAGGI/CESSATE IL FUOCO: Il presidente degli Stati Uniti Trump ha assicurato ad Hamas che i combattimenti a Gaza non sarebbero ripresi alla fine del cessate il fuoco di 60 giorni , ha riferito Sky News, aggiungendo che l’imprenditore palestinese Bishara Bahbah, precedentemente coinvolto nella mediazione dei colloqui per il rilascio dell’ostaggio israelo-americano Edan Alexander, ha trasmesso l’impegno ad Hamas.
Netanyahu ha poi dichiarato a Fox News di ritenere “che ci siano buone probabilità di raggiungere questo cessate il fuoco , così come di raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato fin dall’inizio” della guerra di Gaza.
La questione degli aiuti umanitari è stata risolta : Israele e Hamas hanno concordato che gli aiuti saranno trasferiti tramite organizzazioni internazionali non affiliate a Israele o Hamas, ha detto una fonte ad Haaretz.
■ GAZA: Netanyahu sostiene il piano presentato lunedì dal ministro della Difesa Israel Katz per concentrare l’intera popolazione di Gaza in una “città umanitaria” che verrà costruita sulle rovine di Rafah, ha detto una fonte ad Haaretz .
“Il piano è essenzialmente quello di spostare tutti i civili di Gaza a sud, in una grande tendopoli a Rafah, dove avranno ospedali e cibo in abbondanza”, ha detto la fonte, aggiungendo che Netanyahu ha detto “date loro Ben & Jerry’s, per quanto mi riguarda”.
Martedì, un alto funzionario israeliano ha detto ai giornalisti a Washington che “un sistema di governo sarà responsabile della vita” a Gaza, e che ” forse, per il momento, saremo noi “.
Il Ministero della Salute, guidato da Hamas, ha dichiarato che 105 palestinesi sono stati uccisi e 530 feriti nelle ultime 24 ore.
Secondo il ministero, 57.680 persone sono state uccise nella Striscia dall’inizio della guerra. Hamas ha affermato che sei dei suoi membri sono stati uccisi in un attacco israeliano nel sud di Gaza.
Il direttore dell’ospedale Al-Shifa ha avvertito che si prevede che l’ospedale rimarrà fuori servizio nelle prossime ore a causa di una grave carenza di carburante , il che significa che reparti critici come terapia intensiva e medicina interna cesseranno di funzionare e centinaia di pazienti e feriti moriranno se non si troverà una soluzione immediata.
■ LIBANO: Le IDF hanno dichiarato di aver ucciso Hussein Ali Muzhir , “il capo della potenza di fuoco” del settore Zahrani dell’unità Badr di Hezbollah, e di aver preso di mira le infrastrutture di Hezbollah nel Libano meridionale.
YEMEN: Le sirene d’allarme sono scattate a Tel Aviv e nell’area di Gerusalemme in seguito al lancio di missili balistici dallo Yemen, ha reso noto questa mattina l’esercito israeliano (Idf).
Era dal giorno dopo la tregua con l’Iran che le sirene non suonavano a Tel Aviv.
Costa d’Avorio
Dopo oltre due anni di detenzione in Costa d’Avorio, è stato rilasciato Maurizio Cocco, cittadino italiano arrestato nel giugno 2022 e condannato nel maggio di quest’anno a 24 mesi di carcere per frode fiscale e associazione a delinquere.
La condanna prevedeva anche una multa di circa 60.000 euro.
Grazie alle interlocuzioni del suo legale, a dicembre il tribunale ivoriano aveva deciso di ridurre sensibilmente l’importo necessario per la libertà su cauzione.
Una volta formalizzato il pagamento dalla famiglia, è stata l’ambasciata italiana a completare la procedura, depositando la somma in tribunale e favorendo così la scarcerazione.
Tunisia
In Tunisia, il leader dell’opposizione Rached Ghannouchi è stato condannato a 14 anni di carcere con l’accusa di cospirazione contro la sicurezza dello Stato. Ghannouchi, 84 anni, guida il partito islamico moderato Ennahda ed è da tempo nel mirino delle autorità.
È già stato condannato in altri tre procedimenti, per un totale di oltre 20 anni di carcere.
Il processo si è concluso con la condanna di altri 17 tra politici e funzionari, compresi i figli di Ghannouchi, Mouadh e Tasnim, fuggiti all’estero e condannati in contumacia a 35 anni ciascuno.
Tra i condannati anche l’ex ministro degli Esteri Rafik Abdessalem Bouchlaka e l’ex capo dell’intelligence Kamel Guizani.
Il team legale di Ghannouchi denuncia la mancanza di un processo equo, mentre il leader dell’opposizione ha rifiutato di partecipare all’udienza in videocollegamento.
Dalla sospensione del Parlamento nel 2021, il presidente Kais Saied governa per decreto. Da allora, si sono moltiplicate le incarcerazioni di oppositori, giornalisti, avvocati, attivisti e perfino utenti social.
Le organizzazioni per i diritti umani parlano apertamente di repressione politica sistematica.
Saied respinge le accuse, sostenendo che le sue azioni mirano a ristabilire ordine e porre fine alla corruzione ereditata dal passato.
Grecia
Il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha annunciato oggi in Parlamento misure più severe per contenere l’arrivo di migranti via mare dalla Libia, in forte aumento nelle ultime settimane, soprattutto sull’isola di Creta.
Mitsotakis ha parlato di “situazione eccezionale” e ha dichiarato che la Grecia informerà la Commissione europea dell’intenzione di sospendere, per tre mesi, l’esame delle richieste d’asilo dei migranti che arrivano dal Nord Africa via mare.
Chi entrerà illegalmente nel Paese sarà arrestato e detenuto, ha precisato. “Il nostro sarà un approccio legale ma molto severo”, ha detto il premier, aggiungendo che il governo voterà la misura nelle prossime ore.
Mitsotakis ha anche annunciato la costruzione di un nuovo centro di accoglienza chiuso a Creta, con la possibilità di aprirne un secondo se necessario.
Nel frattempo, la Grecia ha già dispiegato navi da guerra al largo della Libia e il ministro degli Esteri George Gerapetritis si è recato a Bengasi, dove ha incontrato Khalifa Haftar, il comandante delle forze orientali libiche, per discutere anche di immigrazione.
Regno Unito
Nel Regno Unito, almeno 13 persone si sono tolte la vita e altre 59 hanno contemplato il suicidio a causa dello scandalo delle Poste britanniche, che ha portato alla condanna ingiusta di quasi mille dipendenti postali tra il 1999 e il 2015.
La causa? Un software difettoso chiamato Horizon, sviluppato dalla giapponese Fujitsu e installato per automatizzare la contabilità nei singoli uffici. Il sistema segnalava falsi ammanchi di denaro, e i dipendenti venivano accusati di furto, frode o false dichiarazioni.
Molti sono finiti in prigione, altri hanno perso la casa, il lavoro, la salute mentale o sono stati isolati dalle loro comunità.
Le testimonianze raccolte nell’inchiesta pubblica guidata dal giudice Wyn Williams parlano di un’organizzazione che sapeva o avrebbe dovuto sapere dell’errore, ma ha continuato a sostenere che i suoi dati erano sempre affidabili.
Il sistema è rimasto attivo per anni, e solo dopo una serie tv di successo trasmessa lo scorso anno il caso è esploso nell’opinione pubblica, spingendo il governo a legiferare per annullare le condanne e avviare risarcimenti.
Finora i costi legali dei meccanismi di compensazione hanno superato i 136 milioni di dollari.
Russia e Ucraina
L’Ucraina ha subito il più grande attacco russo dall’inizio dell’invasione a febbraio 2022. Secondo l’Aeronautica ucraina, Mosca ha lanciato 13 missili e oltre 700 droni, molti dei quali sono stati intercettati. La città di Lutsk, nel nord-ovest, è stata l’area più colpita.
A Brovary, vicino Kyiv, una donna è stata ricoverata per ferite al torace. Per ora non si segnalano vittime.
Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha definito l’azione “un attacco dimostrativo” contro ogni tentativo di tregua:
“Chi vuole la pace deve agire. La Russia respinge tutto.”
Mosca, dal canto suo, denuncia un attacco ucraino con 86 droni diretti verso il proprio territorio nella stessa notte.
Intanto, il presidente Donald Trump ha sorpreso tutti con una dura dichiarazione contro Vladimir Putin, accusandolo di “buttarci addosso un sacco di fesserie” e di essere “sempre gentile, ma a vuoto”.
Su richiesta diretta di Trump, il Pentagono ha ripristinato l’invio di armi difensive all’Ucraina, sospeso appena una settimana fa. Le forniture, ha detto il portavoce, “serviranno a proteggere i civili mentre si lavora per una pace duratura”.
Russia
Per la prima volta, una corte internazionale ha dichiarato la Russia responsabile di gravi violazioni dei diritti umani in Ucraina, inclusa la strage del volo Malaysia Airlines MH17, abbattuto nel 2014 da un missile Buk lanciato dai separatisti filo-russi. Morirono 298 persone, tra cui 196 cittadini olandesi.
La storica sentenza arriva dalla Corte europea dei diritti umani, che ha esaminato quattro ricorsi presentati da Ucraina e Paesi Bassi: tra le accuse riconosciute, omicidi, torture, stupri usati come arma di guerra, distruzione di infrastrutture civili, e deportazioni forzate di bambini ucraini.
Il presidente della Corte, Mattias Guyomar, ha definito l’uso della violenza sessuale un “atto di estrema atrocità, equivalente a tortura”, sottolineando che le azioni russe hanno deliberatamente colpito i civili, senza alcun obiettivo militare giustificabile.
Il verdetto, pur simbolico, rappresenta una tappa cruciale nella lotta per la giustizia, mentre Mosca – già espulsa dal Consiglio d’Europa – ha dichiarato che non ne riconoscerà la validità.
In un mondo dove la verità viene spesso sepolta sotto le macerie della propaganda e delle bombe, una sentenza come questa è una luce nel buio.
Non cambierà la posizione del Cremlino. Ma cambia quella della memoria. È un messaggio chiaro: i crimini non restano impuniti per sempre, e le vittime – come i familiari di MH17 – hanno ancora voce. Anche quando chi ha sparato si tappa le orecchie.
Stati Uniti
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ospitaalla Casa Bianca un incontro con i leader di Liberia, Senegal, Gabon, Mauritania e Guinea-Bissau, per un pranzo multilaterale incentrato su economia, sicurezza e democrazia. Un vertice a sorpresa che arriva mentre la regione affronta le conseguenze più dure dei tagli radicali agli aiuti statunitensi.
Pochi giorni fa, la Casa Bianca ha annunciato lo smantellamento dell’agenzia USAID, dichiarando di voler abbandonare “il modello assistenzialista” a favore di relazioni basate sul commercio e sull’autosufficienza.
Ma secondo un rapporto pubblicato su The Lancet, questi tagli potrebbero provocare oltre 14 milioni di morti nel mondo entro il 2030, di cui 4,5 milioni tra i bambini.
I Paesi dell’Africa occidentale sono tra i più colpiti: in Liberia, il sostegno USA rappresentava il 2,6% del reddito nazionale lordo. Secondo gli analisti, il vertice riflette l’interesse strategico di Washington per le risorse naturali della regione, i flussi migratori e la lotta al narcotraffico.
Il presidente liberiano Joseph Boakai ha espresso ottimismo, ribadendo l’impegno del suo Paese per stabilità, crescita inclusiva e democrazia. Ma l’incontro si svolge anche sullo sfondo della possibile estensione del travel ban voluto da Trump, che potrebbe includere alcuni dei Paesi presenti al tavolo.
Venezuela
Sono passati dieci mesi da quando il giornalista italo-venezuelano Biagio Pilieri è stato arrestato a Caracas. Da allora, è in isolamento totale nella famigerata prigione dell’Helicoide, uno dei centri di detenzione più temuti della capitale venezuelana.
A raccontarlo è María Livia Vasile, moglie di Pilieri, in un video diffuso dalla ONG Osservatorio venezuelano delle prigioni (OVP).
Secondo Vasile, alle autorità non basta tenerlo isolato: gli viene negato l’accesso ai familiari e agli avvocati. Da mesi, nessuno sa nulla delle sue condizioni di salute.
Secondo l’OVP, un isolamento che supera i 15 giorni consecutivi costituisce trattamento disumano e tortura. E Pilieri è rinchiuso, senza contatti con l’esterno, da quasi un anno.
Nella stessa giornata, un’altra ONG, il Foro Penal, ha denunciato che 50 dei 940 prigionieri politici in Venezuela sono oggi di fatto “desaparecidos”: nessuno sa dove siano detenuti. Un buco nero nella geografia della repressione.
Biagio Pilieri non è solo. È il volto, il nome e la voce silenziata di centinaia di persone rinchiuse in Venezuela per le proprie idee.
Ma quando la voce viene spenta, resta l’eco della sua assenza. E noi abbiamo il dovere di amplificarla.
Nel 2024 è stato arrestato. Nel 2025, non sappiamo neanche se è vivo.
In un mondo in cui l’invisibilità è usata come arma, raccontare diventa resistenza.
Bolivia
Il gelo estremo che da settimane flagella la Bolivia ha già causato la morte di due bambini per ipotermia, colpito 400.000 famiglie e provocato gravi danni alle coltivazioni.
Secondo quanto dichiarato in una conferenza stampa dal viceministro della Difesa Civile, Juan Carlos Calvimontes, per 92 municipi è stato decretato lo stato di calamità naturale, mentre altri 12 sono stati dichiarati in emergenza.
A essere travolte dall’ondata di freddo sono state in tutto 3.499 comunità rurali andine, dove interi villaggi risultano isolati e i sistemi produttivi sono in crisi.
Le perdite più ingenti si registrano nell’agricoltura, con danni a colture di patate, fave e mais, in particolare nelle regioni di Cochabamba e Potosí. Il freddo ha inoltre interrotto vie di comunicazione e ostacolato l’accesso agli aiuti in diverse zone montane.
Le condizioni climatiche critiche, con temperature che in alcune aree andine e di confine con il Cile scendono fino a -24°C, colpiscono soprattutto i dipartimenti di Chuquisaca, Cochabamba, La Paz, Oruro, Potosí e Tarija.
Intanto, il Servizio nazionale di meteorologia (Senamhi) prevede un ulteriore calo delle temperature nelle prossime settimane, aggravando una crisi che si profila sempre più umanitaria oltre che climatica.
Brasile
Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato nuovi dazi del 50% sulle importazioni dal Brasile, colpendo settori come petrolio, acciaio, caffè e succo d’arancia. Ma stavolta, più che una mossa economica, si tratta di una dichiarazione politica mascherata da commercio.
Secondo Trump, il vero motivo dei dazi è il trattamento riservato al suo “amico” Jair Bolsonaro, ex presidente del Brasile, oggi sotto processo con l’accusa di aver tentato un colpo di Stato dopo la sconfitta elettorale del 2022.
“Questo processo non dovrebbe nemmeno esistere”, ha scritto Trump su Truth Social, definendolo “una caccia alle streghe che deve finire immediatamente”.
Il messaggio è stato formalmente inviato al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che aveva sconfitto Bolsonaro nel 2022. Lula ha risposto con fermezza: “Il Brasile è un paese sovrano con istituzioni indipendenti. Non accetteremo minacce o ingerenze”.
Lula ha ricordato che gli Stati Uniti hanno accumulato un avanzo commerciale di oltre 410 miliardi di dollari nei confronti del Brasile negli ultimi 15 anni.
E ha annunciato che, in base alla legge di reciprocità economica, il Brasile è pronto a sospendere accordi su investimenti e proprietà intellettuale con i Paesi che danneggiano la sua competitività.
Bolsonaro ha testimoniato a giugno davanti alla Corte Suprema brasiliana. È accusato di aver tentato di restare al potere dopo la sconfitta elettorale e non potrà candidarsi fino al 2030.
Al momento non ha commentato i dazi di Trump, ma ha ribadito di essere “vittima di persecuzione politica”.
I dazi entreranno in vigore dal 1° agosto e rappresentano un salto notevole rispetto al 10% annunciato da Trump il 2 aprile come parte del suo “Liberation Day”.
In quella stessa occasione, il presidente ha minacciato dazi anche contro Paesi come Filippine, Brunei, Algeria, Libia, Moldova, Iraq e Sri Lanka — nessuno dei quali è un vero rivale industriale degli Stati Uniti.
I dazi dovrebbero essere strumenti di politica economica, non armi di vendetta personale. Ma con Trump presidente, il confine si assottiglia sempre più. Oggi punisce il Brasile per difendere Bolsonaro.
Domani, chi sarà il prossimo? In un mondo dove i rapporti internazionali vengono gestiti come un club privato tra amici e alleati ideologici, a perdere sono le regole, la giustizia e l’equilibrio globale. E il commercio internazionale rischia di trasformarsi in una lunga lista di favori e ritorsioni.
India
Ieri l’India si è letteralmente fermata. Circa 250 milioni di lavoratori hanno partecipato a quello che viene già definito lo sciopero più grande della storia mondiale, chiamato Bharat Bandh, ovvero “Chiudere l’India”.
La mobilitazione è stata indetta da una coalizione di 10 grandi sindacati per protestare contro le politiche economiche del primo ministro Narendra Modi, in particolare la privatizzazione delle imprese statali e le nuove leggi sul lavoro.
Lo sciopero ha avuto un impatto su larga scala: miniere di carbone ferme, banche e assicurazioni chiuse, supermercati serrati e trasporti bloccati in molte regioni, dalla città orientale di Kolkata a quella finanziaria di Mumbai. In Kerala, nel sud del Paese, scuole, uffici e strade sono rimasti deserti.
I lavoratori chiedono salari più alti, lo stop alle privatizzazioni, il ritiro delle nuove leggi sul lavoro e l’assunzione di personale nel settore pubblico. Anche le organizzazioni contadine si sono unite alla protesta, chiedendo un aumento del prezzo minimo d’acquisto per grano e riso.
Il governo di Modi non ha rilasciato commenti ufficiali. Intanto, secondo fonti sindacali, oltre 30.000 lavoratori sarebbero stati arrestati in Tamil Nadu.
Giappone
In Giappone, oltre 10.000 persone sono state ricoverate in ospedale nell’ultima settimana a causa dei colpi di calore provocati dalle temperature estreme che stanno investendo il Paese.
Lo riferisce l’Agenzia per la gestione degli incendi: i ricoveri sono più che raddoppiati rispetto alla settimana precedente. Il 60% dei pazienti ha più di 65 anni, la fascia più vulnerabile agli effetti delle alte temperature.
Giugno è stato il mese più caldo mai registrato in Giappone dall’inizio delle rilevazioni nel 1898, con una temperatura media superiore di 2,34 gradi rispetto alla media storica.
Secondo l’Agenzia meteorologica, la causa principale è un sistema di alta pressione stabile sul Pacifico, ma anche il cambiamento climatico gioca un ruolo sempre più evidente.
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