Neda: lottare per libertà e istruzione

Scritto da in data Maggio 13, 2025

Dal 2021, le donne e le ragazze afghane sono state private dell’istruzione e del lavoro in una repressione sistematica che esperti e gruppi di difesa dei diritti umani definiscono sempre più spesso come apartheid di genere.

Questo termine evidenzia l’esclusione deliberata delle donne dalla vita pubblica da parte del regime talebano.

L’erosione del diritto all’istruzione

La repressione dell’istruzione femminile da parte dei talebani è iniziata quasi immediatamente dopo la presa di potere nell’agosto 2021.

Nel marzo 2022, alle ragazze è stato vietato frequentare le scuole secondarie, mentre nel dicembre 2022 il divieto si è esteso alle università, escludendo di fatto le donne da ogni forma di istruzione formale.

Secondo l’UNESCO, 1 milione e 400 mila ragazze  sono state private dell’istruzione a causa di queste politiche.

Heather Barr, direttrice associata per i diritti delle donne presso Human Rights Watch (HRW), ha descritto la situazione come “uno degli esempi più estremi di discriminazione di genere nel mondo moderno”.

Il suo avvertimento è chiaro: la repressione sistematica delle donne da parte dei talebani avrà conseguenze devastanti non solo per la società afghana, ma anche per l’uguaglianza di genere a livello globale.

Testimonianze personali: studiare in segreto

Nonostante queste restrizioni, le donne afghane continuano a lottare per il diritto all’istruzione, spesso a grande rischio personale. Fatima, un’ex studentessa universitaria, frequenta ora lezioni clandestine a Kabul, dove gruppi di studio femminili operano in segreto.

“Ci incontriamo nei seminterrati, sempre con la paura di essere scoperte; ogni lezione potrebbe essere l’ultima”, racconta.

Queste scuole clandestine, spesso gestite da insegnanti volontarie, rappresentano un’ancora di salvezza per le donne che desiderano continuare a studiare. Tuttavia, i talebani irrompono regolarmente in questi luoghi, minacciando o arrestando chi vi partecipa.

Ostacoli ai viaggi e alle borse di studio internazionali

Per le donne afghane che cercano di studiare all’estero, le difficoltà sono molteplici. Oltre al requisito imposto dai talebani della presenza di un mahram (tutore maschile), che limita drasticamente la possibilità di viaggiare, sorge una complessità burocratica che impedisce l’accesso a borse di studio internazionali.

Molte donne ottengono borse di studio, ma affrontano ostacoli insormontabili al momento di partire.

Nel 2023, a decine di donne afghane è stato impedite di viaggiare negli Emirati Arabi Uniti, nonostante avessero ricevuto borse di studio completamente finanziate.

Zainab, un’ex studentessa di giurisprudenza, aveva ottenuto una borsa di studio per il Canada, ma non è riuscita a lasciare l’Afghanistan perché suo padre — l’unico tutore maschile disponibile — era malato.

“L’ambasciata continuava a chiedere l’approvazione di un tutore maschile. Senza di essa, non avevo alcuna possibilità,” ha raccontato.

Oltre a questo, molte ambasciate occidentali hanno inasprito le restrizioni sui visti, citando preoccupazioni per la sicurezza. Le donne afghane, già emarginate dalle politiche talebane, si trovano intrappolate anche nella burocrazia internazionale.

Molte di loro cercano borse di studio per studiare all’estero, ma si scontrano con numerosi ostacoli: le politiche repressive dei talebani, i requisiti burocratici, e le difficoltà di ottenere un visto rendono il percorso estremamente complicato.

Il sostegno internazionale: un’ancora limitata

Esistono sforzi internazionali per sostenere l’istruzione delle donne afghane. Il Servizio Tedesco per lo Scambio Accademico (DAAD), in collaborazione con il BMZ, ha lanciato un programma per supportare 5.000 donne afghane a studiare nei paesi vicini.

Inoltre, piattaforme online come Khan Academy e Coursera hanno ampliato la loro offerta formativa per le donne afghane. Tuttavia, questo tipo di sostegno è solo una goccia nell’oceano.

Le borse di studio e i corsi online, pur essendo utili, non sono sufficienti a coprire le esigenze di milioni di ragazze afghane. Senza un sostegno regolamentato e un cambiamento nelle politiche dei talebani, queste misure rimarranno insufficienti.

Un appello all’azione: la responsabilità della comunità globale

Le politiche dei talebani rappresentano una crisi dei diritti umani che richiede un intervento immediato. La comunità internazionale deve agire concretamente per sostenere le donne afghane, intervenendo con:

  • Riconoscimento formale dell’apartheid di genere: Le Nazioni Unite e altri organismi internazionali devono classificare le politiche dei talebani come crimini contro l’umanità e applicare pressioni diplomatiche e legali.
  • Allentamento delle restrizioni sui visti: I governi occidentali devono semplificare le procedure per il rilascio dei visti alle donne afghane, soprattutto a quelle che hanno ottenuto borse di studio, e considerare l’eliminazione del requisito del mahram.
  • Espansione delle opportunità educative: Le università di tutto il mondo devono aumentare il numero di borse di studio e programmi di apprendimento a distanza, assicurandosi che le donne afghane non vengano permanentemente escluse dall’istruzione superiore.
  • Sviluppo di supporti strutturali: È necessario investire in hub educativi sicuri nei paesi vicini e in infrastrutture digitali in Afghanistan per garantire un supporto a lungo termine.

La resilienza delle donne afghane contro la repressione sistematica dimostra la loro incredibile forza e determinazione. Anche se, la loro lotta non può essere sostenuta solo da loro stesse. Se il mondo crede veramente nell’uguaglianza di genere, non può voltare le spalle alle donne afghane.

Le attuali misure di sostegno—borse di studio e corsi online—sono insufficienti per coprire il fabbisogno di milioni di ragazze. È urgente un intervento coordinato a livello globale per rivedere le politiche repressive dei talebani e garantire a tutte le donne afghane il diritto all’istruzione e alla libertà.

Negin Ahmadi, studentessa di “Financial Risk and Data analysis” presso l’Università La Sapienza di Roma. Sta conseguendo un Master in Financial Risk and Data Analysis presso l’Università La Sapienza e ha conseguito una laurea in Economia e Business presso la Luiss Guido Carli.

Attualmente svolge un tirocinio presso il World Food Programme a Roma.

Ha maturato esperienza nello sviluppo internazionale, nella finanza e nella comunicazione, collaborando con organizzazioni come IDLO, JELU Consulting e Lottomatica.

E’ profondamente appassionata ai diritti dei rifugiati e si è impegnata a sostenere l’accesso all’istruzione per le donne afghane. Parla persiano e inglese e cerco di unire le sue competenze analitiche a un forte impegno verso l’impatto sociale.

Il progetto Neda

Il Cir (Consiglio italiano per i Rifugiati)Nove Caring Humans sostengono la diaspora afghana in Italia con “Neda”, un’iniziativa che fornisce percorsi formativi e strumenti di empowerment a un gruppo di donne afghane rifugiate in Italia, affinché possano diventare protagoniste attive nella difesa dei loro diritti.

La parte di Radio Bullets la pubblicazione di pezzi in cui loro saranno protagoniste e autrici delle storie che decideranno di raccontare.

Il progetto si propone di diffondere i valori della dignità e della solidarietà, contribuendo a ridefinire la percezione e il riconoscimento dei diritti di genere e stimolando un cambiamento positivo nella società.

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