Iran, Mohammadi in terapia intensiva
Scritto da Radio Bullets in data Maggio 11, 2026
Dopo 150 giorni di detenzione a Mashhad e Zanjan e dieci giorni di ricovero, la vincitrice del Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi è stata trasferita in ambulanza da un centro medico di Zanjan all’ospedale Pars di Teheran, a seguito delle crescenti pressioni internazionali.
Attualmente è ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC).
La diagnosi

In base alla diagnosi dell’équipe medica e alla necessità di un monitoraggio continuo dei parametri vitali, rimarrà in terapia intensiva in questo reparto fino a nuovo avviso.
Un’équipe di specialisti in Cardiologia e Neurologia ha iniziato oggi la revisione della storia clinica e della documentazione medica fornita dalla famiglia.
Alla luce delle segnalazioni di instabilità fisica, gravi fluttuazioni della pressione sanguigna, attacchi cardiaci e dolori toracici ricorrenti, i medici ritengono che i suoi sintomi clinici possano derivare da molteplici patologie concomitanti.
Sono stati inseriti in agenda esami paraclinici – tra cui ecocardiografia, monitoraggio continuo dei parametri vitali per registrare le fluttuazioni di pressione sanguigna e frequenza cardiaca, radiografia del torace (RX torace) e analisi del sangue per esaminare i marcatori cardiaci e infiammatori – al fine di raggiungere una diagnosi definitiva, nella speranza di stabilizzare le sue condizioni cliniche e migliorarne lo stato generale.
“La sospensione temporanea della pena di mia madre non è sufficiente”, dice Ali Rahmani, co-presidente della Fondazione Narges e figlio di Narges Mohammadi.
“Dopo anni di reclusione, isolamento e sistematica negligenza medica, la sua vita è ancora appesa a un filo nel reparto di terapia intensiva. Non vogliamo solo che esca dalla cella per qualche giorno; chiediamo la fine definitiva di questa persecuzione giudiziaria. Mia madre ha bisogno di libertà incondizionata e di cure specialistiche a lungo termine, senza l’ombra di un ritorno nell’ambiente che l’ha quasi uccisa.”
Le condizioni

Narges Mohammadi ha sviluppato una grave debolezza fisica a causa dei lunghi periodi di detenzione, per un totale di oltre dieci anni, di cui 161 giorni in isolamento, e dei 14 arresti, accompagnati da traumi e intense pressioni psicologiche, fisiche e di sicurezza.
In particolare, l’aggressione fisica e le gravi percosse subite durante l’ultimo arresto, avvenuto nel dicembre 2025 a Mashhad, le hanno causato gravi complicazioni fisiche che hanno reso complesso il percorso terapeutico.
L’inizio del trattamento definitivo è subordinato al completamento delle valutazioni da parte dell’équipe medica e al raggiungimento di una diagnosi definitiva.
Una semplice “sospensione temporanea della pena” non è la soluzione.
Narges Mohammadi necessita, dice la Fondazione, di cure specialistiche e permanenti sotto la supervisione di una propria équipe medica.
Una garanzia definitiva che non venga rimandata nell’ambiente stressante del carcere per scontare pene ingiuste è una necessità medica e umanitaria.
Sospensione della pena
“La sospensione della pena per gravi motivi di salute è stata finalmente ottenuta grazie alla mobilitazione della società civile globale e all’impegno della diplomazia per i diritti umani, che ha esercitato pressioni sul regime della Repubblica Islamica”, spiega Chirinne Ardakani, avvocata di Narges Mohammadi in Francia.
La mobilitazione “deve continuare per chiedere l’archiviazione di tutte le accuse contro Narges Mohammadi, così come quelle contro tutti i prigionieri politici arbitrariamente detenuti, che devono essere liberati. Facciamo appello a tutte le istituzioni diplomatiche mondiali affinché mantengano la pressione sulle autorità iraniane per chiedere la fine delle esecuzioni che continuano nel Paese”.
È giunto il momento che la comunità internazionale chieda la liberazione incondizionata di Narges Mohammadi e l’annullamento di tutte le condanne a suo carico per le sue attività pacifiche, dice la Fondazione.
“Sottolineiamo inoltre che nessun attivista per i diritti umani o per i diritti delle donne dovrebbe essere incarcerato per aver difeso i valori umani e per le proprie attività pacifiche, e chiediamo la liberazione di tutti i prigionieri politici”.