22 dicembre 2025 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Dicembre 22, 2025

  • Israele approva altri 19 insediamenti in Cisgiordania.
  • Stati Uniti–Venezuela, la guerra delle petroliere.
  • Nigeria, liberati 130 studenti rapiti.
  • Austria, svolta nei servizi segreti: una donna alla guida.
  • Cina, la pesante eredità del figlio unico.
  • I socialisti al governo in Spagna subiscono una sconfitta storica alle elezioni regionali

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Introduzione: Arrivano le buone notizie del 2025, oggi i progressi per le donne e la comunità lgbtq

Israele e Palestina

Nella Striscia di Gaza, l’inverno aggrava una crisi umanitaria mai risolta. Secondo il Washington Post, dopo il cessate il fuoco di ottobre non ci sono più aree ufficialmente in carestia, ma tre quarti della popolazione vive ancora in grave insicurezza alimentare.

Gli aiuti sono aumentati, ma non bastano: molte famiglie mangiano una volta al giorno, bambini e anziani soffrono di malnutrizione e il freddo colpisce chi vive in tende e rifugi improvvisati.

Ospedali e infrastrutture restano devastati, mentre pioggia e allagamenti peggiorano le condizioni sanitarie.

Le agenzie umanitarie avvertono: senza un accesso costante agli aiuti e una vera ricostruzione, la fame a Gaza può tornare carestia. La tregua, da sola, non sfama nessuno.

Stati Uniti, Qatar, Egitto e Turchia chiedono alle parti di rispettare gli impegni del cessate il fuoco a Gaza. Dopo colloqui a Miami, l’inviato speciale USA Steve Witkoff ha ribadito il sostegno al piano di pace in 20 punti dell’amministrazione Donald Trump, invitando a moderazione e cooperazione sul monitoraggio.

Ma la tregua resta fragile: secondo la protezione civile di Gaza, 400 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano dall’entrata in vigore dell’accordo, mentre Israele accusa Hamas di violazioni e denuncia la morte di tre suoi soldati.

Washington spinge ora per una amministrazione transitoria, il ritiro israeliano e una forza internazionale di stabilizzazione, chiedendo anche il disarmo di Hamas.

Il cessate il fuoco tiene più per pressione diplomatica che per fiducia reciproca. Senza un meccanismo credibile di sicurezza e governance, la seconda fase rischia di arenarsi. La partita vera si gioca su chi controllerà Gaza dopo Hamas: lì si misura se questa tregua è un passaggio verso la pace o solo una pausa armata.

■ CISGIORDANIA: Il governo israeliano ha legalizzato 19 avamposti di coloni precedentemente non autorizzati, annullando di fatto l’evacuazione del 2005 di quattro insediamenti (parte del piano di disimpegno da Gaza) situati nel cuore della popolazione palestinese.

La decisione è stata annunciata dal Ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich, che ha affermato: “Questo sta correggendo un’ingiustizia storica di espulsione di 20 anni fa. Stiamo frenando l’ascesa di uno stato terrorista palestinese”.

Le IDF hanno sparato e ucciso il sedicenne Rian Mohammed Abdel Qader Abu Maale e il ventiduenne Ahmad Saed Zioud, nel nord della Cisgiordania, ha dichiarato il Ministero della Salute palestinese.

Coloni israeliani si sono scontrati con palestinesi nella zona di Kafr Qaddum, hanno riportato fonti palestinesi , aggiungendo che un membro delle forze israeliane giunto sul posto ha aperto il fuoco contro i palestinesi, ferendo e arrestando diverse persone.

Un cittadino israeliano di 22 anni è stato ferito da una pietra lanciata contro di lui.

■ ISRAELE: Il Comitato ministeriale per la legislazione della Knesset è pronto a dare il via libera oggi a un disegno di legge per istituire una commissione d’inchiesta politicizzata sugli eventi del 7 ottobre, il cui mandato e la cui composizione influenzeranno direttamente e indirettamente Netanyahu, hanno detto alcune fonti ad Haaretz , aggiungendo che si aspettano che la Knesset tenga una votazione preliminare sul disegno di legge mercoledì.

Due cittadini arabi, di 20 e 50 anni, sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco sabato sera nel nord di Israele, portando il numero di vittime di omicidio in tutto il paese nel 2025 a un record di 302 , la seconda volta in due anni che gli omicidi raggiungono livelli record, entrambi registrati durante il mandato del ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir.

Egitto

Una cittadina italiana è morta nella collisione tra due imbarcazioni da crociera avvenuta ieri sera sul Nilo, nella zona di Luxor, in Egitto.

Lo ha reso noto la Farnesina, precisando che i funzionari del consolato d’Italia sono in contatto con il coniuge della vittima e con i tour operator che assistono gli altri cittadini italiani presenti sull’imbarcazione coinvolta.

Sono in corso accertamenti per chiarire le cause dell’incidente.

Nigeria

In Nigeria sono stati liberati circa 130 tra studenti e membri dello staff rapiti il mese scorso da una scuola cattolica nello Stato di Niger.

L’attacco, avvenuto il 21 novembre alla St. Mary’s Catholic School nella comunità di Papiri, aveva portato al sequestro di oltre 300 alunni e 12 insegnanti.

Alcuni erano riusciti a fuggire subito, altri erano stati rilasciati nelle settimane successive. Secondo le autorità, l’ultima liberazione è frutto di un’operazione guidata dall’intelligence militare. I ragazzi rientreranno dalle famiglie per Natale.

Il caso si inserisce nella lunga scia di rapimenti di massa che colpiscono il nord della Nigeria, dove bande armate sequestrano studenti e civili per riscatto. Il governo del presidente Bola Tinubu è sotto forte pressione interna e internazionale, anche da parte di Donald Trump, che parla di cristiani presi di mira.

Ma il silenzio ufficiale sui dettagli dei salvataggi alimenta il sospetto che i riscatti vengano pagati, rafforzando un sistema criminale che continua a prosperare sull’insicurezza cronica del paese.

Sudafrica

Quasi una dozzina di uomini armati ha fatto irruzione all’alba di domenica in una taverna del Sudafrica e ha aperto il fuoco sulla folla, uccidendo almeno nove persone e ferendone dieci.
È successo intorno all’una di notte al KwaNoxolo Tavern, a Bekkersdal, a circa 50 chilometri da Johannesburg.

Gli assalitori sono arrivati con un furgone bianco e un’auto argentata, hanno sparato indiscriminatamente usando almeno nove pistole e un fucile d’assalto tipo AK-47, poi avrebbero perquisito i corpi rubando telefoni e oggetti di valore.
Il movente non è ancora chiaro e i sospetti non sono stati identificati.

Non è un caso isolato. Le shebeen, taverne informali che sono il cuore sociale di molti quartieri popolari sudafricani, sono da anni bersaglio di attacchi armati notturni.

Episodi simili nel 2022 causarono decine di morti. Tra diffusione delle armi, criminalità organizzata e assenza di sicurezza nei township, queste stragi raccontano una violenza strutturale che continua a colpire gli spazi della vita quotidiana.

Spagna

Brutta sconfitta per i socialisti del premier Pedro Sánchez nelle elezioni regionali in Estremadura. Il PSOE ottiene solo 18 seggi su 65, il peggior risultato di sempre nella regione che aveva governato per decenni.

Vince il Partito Popolare con 29 seggi, ma senza maggioranza: decisivo ancora una volta l’appoggio dell’estrema destra di Vox, che raddoppia quasi i consensi passando da 5 a 11 seggi.

Il voto arriva mentre i socialisti sono travolti da scandali per corruzione e molestie, che coinvolgono figure chiave del partito e la cerchia del premier.

Il risultato è un campanello d’allarme nazionale. La crescita di Vox e l’erosione del consenso socialista mostrano come scandali e stanchezza politica stiano spostando l’asse a destra. Con altre regionali in arrivo nel 2026, la tenuta del governo Sánchez appare sempre più fragile.

Austria

A fine novembre è arrivata la decisione: la nuova direttrice dell’intelligence interna austriaca, la Direktion Staatsschutz und Nachrichtendienst, sarà Sylvia Mayer. Entrerà in carica il 1° gennaio 2026, diventando la prima donna a guidare i servizi segreti nella storia del Paese.

Mayer, vice-direttrice dal 2023, è stata l’unica candidata giudicata “altamente idonea”, grazie a una lunga carriera nella polizia, nell’antiterrorismo e nella protezione delle infrastrutture critiche, affiancata da una solida formazione giuridica e strategica.

Succede a Omar Haijawi-Pirchner in un momento delicato: l’Austria deve rafforzare la propria credibilità sul fronte della sicurezza, tra minacce jihadiste, attività di spionaggio e le ambiguità nei rapporti con Russia.

Non a caso Mayer ha definito Mosca “la principale minaccia per la Repubblica”.

La nomina è un segnale politico forte verso gli alleati occidentali: Vienna prova a uscire dall’immagine di “terra di spie” e a prendere sul serio contro-spionaggio e sicurezza. La sfida vera sarà interna: superare inerzie, interessi economici e la storica sottovalutazione dell’intelligence da parte della classe politica.

Se Mayer riuscirà, potrebbe cambiare non solo un vertice, ma la postura strategica dell’Austria.

Russia e Ucraina

Colloqui tra Stati Uniti, Europa e Ucraina tenuti negli ultimi tre giorni in Florida vengono definiti “produttivi” dall’inviato speciale USA Steve Witkoff.

L’obiettivo è allineare le posizioni su un piano in 20 punti per mettere fine alla guerra in Ucraina, ormai al quarto anno.

L’amministrazione di Donald Trump spinge per un accordo rapido, ma la distanza resta: Russia vuole mantenere i territori occupati, Ucraina rifiuta qualsiasi cessione.

Al centro dei colloqui: garanzie di sicurezza, tempi e ricostruzione economica. Resta però incerto se Vladimir Putin accetterà l’intesa.

Washington accelera sul negoziato ma prepara anche il piano B: nuove sanzioni e sequestri di petroliere russe, sul modello Venezuela.

Il rischio è una pace imposta più che condivisa, fragile sul terreno e contestata politicamente. Senza l’ok di Mosca, la strategia di pressione potrebbe alzare ulteriormente la tensione, trasformando la diplomazia in un altro fronte di scontro.

Stati Uniti

Il vice procuratore generale degli Stati Uniti ha affermato che il Dipartimento di Giustizia non rimuoverà i riferimenti a Trump dai fascicoli governativi sul condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.

Venezuela

La U.S. Coast Guard sta inseguendo nei Caraibi un’altra petroliera sanzionata legata al governo venezuelano.

È l’ennesima operazione dell’amministrazione di Donald Trump, che ha già sequestrato due navi in meno di due settimane, accusate di far parte della cosiddetta shadow fleet di Caracas, usata per aggirare le sanzioni e trafficare petrolio.

Secondo Washington, le navi battono false bandiere e operano ai margini della legalità. Trump parla apertamente di “blocco” navale contro il Venezuela, rilanciando lo scontro con il presidente Nicolás Maduro, che denuncia invece una “campagna di aggressione” e promette di accelerare la rivoluzione bolivariana.

Dietro la stretta sulle petroliere c’è il nodo irrisolto del petrolio: nazionalizzazioni, risarcimenti miliardari alle compagnie statunitensi e una pressione militare che cresce senza il via libera del Congresso.
Anche negli USA aumentano le critiche: per alcuni senatori questa strategia è una provocazione e rischia di aprire un nuovo fronte di guerra non dichiarata.

Guatemala

In Città del Guatemala almeno 12 corpi sono stati ritrovati in tre giorni in una zona boscosa alla periferia della capitale. Secondo le autorità, i resti – alcuni avvolti in lenzuola e sacchi di plastica – sarebbero legati a violenza delle gang in lotta per il controllo del territorio.

Il ritrovamento arriva pochi giorni dopo che il presidente Bernardo Arévalo ha dichiarato lo stato di emergenza in alcune aree del paese, colpite da attacchi armati contro polizia ed esercito.

In Guatemala dominano le gang Barrio 18 e Mara Salvatrucha, legate al narcotraffico e considerate organizzazioni terroristiche.

Con un tasso di omicidi più che doppio della media globale, la violenza non è episodica ma strutturale. Le fosse comuni raccontano uno Stato che fatica a controllare il territorio, mentre le gang sostituiscono l’autorità pubblica con il terrore. Una spirale che colpisce soprattutto le comunità più povere e isolate.

Thailandia e Cambogia

I ministri degli Esteri del Sud-Est asiatico si riuniscono oggi in Malesia per cercare di fermare i combattimenti lungo il confine tra Thailandia e Cambogia, che questo mese hanno causato almeno 40 morti e oltre mezzo milione di sfollati.

È il primo incontro diretto tra i due governi da quando gli scontri sono ripresi l’8 dicembre, dopo il fallimento di una tregua negoziata anche dagli Stati Uniti.

L’obiettivo dell’ASEAN è rilanciare il cessate il fuoco e ridurre l’escalation lungo gli 817 chilometri di confine conteso, dove si registrano bombardamenti, raid aerei, droni e attacchi contro aree civili.

La crisi mette alla prova la credibilità diplomatica dell’ASEAN, spesso accusata di lentezza nei conflitti interni. Con Stati Uniti e Cina impegnati in mediazioni parallele e contrapposte, il rischio è che il confine thailandese-cambogiano diventi un nuovo terreno di competizione geopolitica, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto. Se la tregua non regge, la stabilità dell’intera regione è in gioco.

Cina

In Cina torna sotto accusa la politica del figlio unico, applicata dal 1979 per decenni e abolita solo nel 2019. Se in passato era considerata efficace nel frenare le nascite, oggi i media cinesi ne evidenziano i costi sociali e demografici.

Il problema più urgente è familiare: milioni di genitori di figli unici stanno raggiungendo l’età della pensione e l’unico figlio adulto si trova a dover sostenere due genitori – spesso quattro nonni – da solo, con forti pressioni economiche e di cura. Intanto, nonostante gli incentivi, avere un solo figlio resta una regola non scritta.

Con una popolazione destinata forse a scendere sotto 1,4 miliardi, la Cina scopre che il controllo delle nascite ha indebolito la base sociale ed economica. Meno giovani significa meno consumi, più welfare da finanziare e una competitività globale a rischio. Una scelta del passato che oggi presenta il conto.

Australia

L’uomo accusato della strage di Bondi Beach avrebbe svolto addestramento con armi da fuoco nel Nuovo Galles del Sud prima dell’attacco. Lo riferiscono documenti della polizia citati dai media australiani.

Il 24enne Naveed Akram è imputato per 15 omicidi e terrorismo: secondo gli inquirenti, insieme al padre avrebbe anche lanciato ordigni artigianali contro una celebrazione ebraica per Hanukkah, senza che esplodessero.
Il padre è stato ucciso dalla polizia sul posto, il figlio è rimasto ferito. L’attacco, ispirato all’ISIS, è il più grave episodio antisemita in Australia dall’inizio della guerra a Gaza.

Il caso riaccende l’allarme su radicalizzazione interna e sicurezza: non solo odio importato dai conflitti globali, ma reti e addestramento sul territorio.

Canberra valuta leggi più severe sulle armi e una revisione di intelligence e forze federali. Il rischio è che la polarizzazione internazionale si traduca in violenza domestica, colpendo comunità civili lontane dai fronti di guerra.

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