27 maggio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Maggio 27, 2026
- Stati Uniti-Iran: la guerra a bassa intensità che prova a diventare negoziato.
- Libano: morire di tregua. Bolivia: proteste, repressione e paura dello stato d’emergenza.
- Nepal: il canto di resistenza del Pilru.
- NATO: gli Stati Uniti riducono il sostegno militare all’Europa. S
- enegal: Sonko torna al potere dal Parlamento.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Stati Uniti contro Iran
Mentre a Doha si negozia, nel Golfo si continua a sparare. È questa la fotografia più chiara della crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran: diplomazia e guerra che avanzano in parallelo, senza mai davvero fermarsi.
Nelle ultime ore il comando centrale americano, il CENTCOM, ha confermato che forze statunitensi hanno colpito imbarcazioni iraniane vicino al porto strategico di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran.
Washington parla di “attacchi di autodifesa”, sostenendo che le barche iraniane stessero tentando di posizionare mine e che fossero attivi siti di lancio missilistico contro le truppe americane nella regione. Secondo media iraniani, almeno quattro persone sarebbero state uccise.
Teheran però rilancia immediatamente. Le Guardie Rivoluzionarie affermano di aver abbattuto un drone MQ-9 Reaper americano e di aver aperto il fuoco anche contro un drone RQ-4 e un caccia F-35 entrato nello spazio aereo iraniano. Dichiarazioni impossibili da verificare in modo indipendente, ma che mostrano quanto il livello dello scontro resti altissimo.
Eppure, nello stesso momento, a Doha si tratta. L’Iran ha inviato una delegazione pesante: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, il presidente del Parlamento Ghalibaf e il governatore della banca centrale Hemmati. Sul tavolo c’è un possibile accordo per fermare la guerra regionale e riaprire una trattativa più ampia.
Le richieste iraniane sono enormi: Teheran pretende lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi congelati all’estero, la fine del blocco dei porti iraniani e garanzie sulla cessazione definitiva delle ostilità. Solo dopo, sostiene l’Iran, si potrà tornare a parlare seriamente del programma nucleare.
Marco Rubio, in visita in India, ha detto che un’intesa potrebbe richiedere “ancora qualche giorno”. Ma il nodo resta sempre lo stesso: lo Stretto di Hormuz.
Gli Stati Uniti insistono che resti aperto “a qualunque costo”, perché da lì passa una parte enorme del petrolio mondiale. L’Iran invece prova a trasformare quel passaggio marittimo in leva politica, anche se oggi nega di voler imporre pedaggi alle navi commerciali.
Donald Trump, intanto, aggiunge un altro livello di pressione. Il presidente americano pretende che tutti i Paesi coinvolti nei negoziati aderiscano agli Accordi di Abramo, cioè alla normalizzazione dei rapporti con Israele. Una richiesta che Teheran ha già definito irricevibile, accusando Israele di genocidio e violazioni del diritto internazionale.
Nel frattempo, dentro l’Iran, la repressione continua nelle stesse ore un altro uomo è stato giustiziato con accuse di spionaggio per Israele.
E così il Medio Oriente resta sospeso: droni abbattuti, petroliere sotto osservazione, negoziati segreti e ultimatum pubblici. Tutti parlano di pace. Tutti continuano a prepararsi alla guerra.
Iran
Dopo quasi tre mesi di blackout quasi totale, internet sta lentamente tornando in Iran. Il governo di Teheran aveva annunciato una “prima fase” di ripristino della rete, interrotta dopo gli attacchi americani e israeliani del 28 febbraio.
Ma nelle ultime ore la magistratura iraniana ha sospeso il provvedimento del governo che prevedeva il ritorno graduale alla normalità online, mostrando le profonde divisioni interne sulla gestione della rete e delle restrizioni digitali.
Secondo gruppi indipendenti che monitorano internet, il ritorno della connessione resta parziale ed è accompagnato da controlli ancora più rigidi, comprese nuove limitazioni su applicazioni come WhatsApp.
Per molti iraniani internet significa poter lavorare, studiare e parlare con i familiari dopo mesi di isolamento. Ma gli esperti avvertono: in Iran ogni riapertura della rete arriva quasi sempre insieme a nuovi sistemi di sorveglianza e censura.
Libano
In Libano il cessate il fuoco ormai esiste solo nei comunicati ufficiali. Dal 2 marzo, secondo il ministero della Salute libanese, gli attacchi israeliani hanno ucciso oltre 3.200 persone e ferito quasi diecimila. 31 morti e 40 feriti nelle ultime 24 ore.
Nelle ultime ore Israele ha intensificato ancora le operazioni, non solo con raid aerei ma anche con avanzate di terra oltre la cosiddetta “Yellow Line”, la fascia di sicurezza creata unilateralmente da Israele dopo il cessate il fuoco di aprile. Truppe israeliane sarebbero entrate nell’area di Zawtar, nel sud del Libano, dopo bombardamenti e colpi di artiglieria.
Martedì un raid su Mashghara, nella valle occidentale della Bekaa, ha ucciso almeno undici persone, tra cui due bambine e una donna. Contemporaneamente l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione forzata di Nabatieh e di oltre tredici località fino all’area di Sidone, spingendo migliaia di persone verso nord.
Israele sostiene di voler neutralizzare la minaccia dei droni kamikaze di Hezbollah. Nelle ultime ore l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito oltre cento obiettivi tra depositi di armi, centri operativi e postazioni di osservazione nel sud del Libano e nella Bekaa.
Intanto continuano a morire civili e soccorritori. Più di 120 operatori sanitari sono stati uccisi dall’inizio dell’offensiva israeliana di marzo, mentre Hezbollah continua a colpire con droni esplosivi le forze israeliane al confine.
Benjamin Netanyahu ha promesso un’ulteriore escalation: “Premeremo ancora di più sull’acceleratore”, ha detto il premier israeliano, mentre gli Stati Uniti continuano a sostenere la linea di Tel Aviv.
E il Libano, ancora una volta, si ritrova intrappolato tra evacuazioni, bombardamenti e il rischio concreto che questa guerra si allarghi ben oltre il confine sud.
Israele e Palestina
A Gaza si continua a morire dentro quello che dovrebbe essere un cessate il fuoco. Nelle ultime ventiquattro ore almeno sei palestinesi sono stati uccisi e trentaquattro feriti.
Ma il bilancio reale è molto più alto: dall’inizio della tregua dell’11 ottobre, secondo il ministero della Salute palestinese, Israele ha ucciso almeno 906 persone e ne ha ferite quasi 2.800.
Dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, i morti registrati nella Striscia hanno superato quota 72.800.
Martedì almeno otto palestinesi sono stati uccisi in nuovi attacchi israeliani. Cinque persone sono morte nel campo profughi di Al-Maghazi, nel centro di Gaza, dopo scontri tra residenti e una milizia palestinese sostenuta da Israele. Poco dopo è arrivato il raid aereo israeliano.
Nel sud della Striscia, vicino Khan Younis, due persone sono state uccise da un drone israeliano, mentre una ragazza di quindici anni è morta per le ferite riportate in un attacco sull’area di Al-Mawasi.
E nelle ultime ore un altro pesante bombardamento ha colpito Gaza City. Almeno tre palestinesi sono stati uccisi e decine feriti quando un raid israeliano ha centrato un edificio residenziale nel mercato centrale della città, pieno di persone che facevano acquisti per l’Eid al-Adha.
Secondo testimoni almeno cinque missili hanno colpito quasi simultaneamente i piani superiori dell’edificio Al-Kayali.
L’ufficio di Benjamin Netanyahu sostiene che l’obiettivo fosse Mohammed Odeh, comandante dell’ala armata di Hamas, ma non è chiaro se sia stato ucciso.
Intanto Gaza viene lentamente ridisegnata militarmente. Un’inchiesta di Forensic Architecture sostiene che Israele abbia costruito oltre venticinque chilometri di barriere di terra all’interno della Striscia dopo il cessate il fuoco, consolidando il controllo su più del sessanta per cento del territorio.
Sul piano umanitario la situazione precipita: mancano insulina, farmaci per l’emofilia e materiali per la dialisi. “La gente continua a morire, solo più lentamente”, ha raccontato un’infermiera americana volontaria nella Striscia.
E mentre il mondo discute se la guerra sia finita, Gaza continua a bruciare ogni giorno.
GLOBAL SUMUD FLOTILLA: La Francia chiede all’Unione Europea sanzioni più dure contro Israele dopo l’assalto alla Global Sumud Flotilla diretta a Gaza.
Il premier Sébastien Lecornu ha detto davanti al Parlamento che Parigi non può restare senza risposta davanti a violazioni del diritto internazionale.
La pressione aumenta dopo la diffusione di video che mostrano il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir mentre provoca attivisti detenuti, inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena dopo l’intercettazione delle imbarcazioni in acque internazionali.
La missione umanitaria coinvolgeva oltre quattrocento attivisti provenienti da trentanove Paesi, compresa l’Italia.
Repubblica Democratica del Congo
Nella Repubblica Democratica del Congo almeno tre attacchi hanno colpito strutture sanitarie che curano pazienti affetti da Ebola nella provincia orientale dell’Ituri. Due raid contro l’ospedale generale di Mongbwalu hanno costretto venticinque pazienti a fuggire.
Secondo le autorità, gli assalitori volevano recuperare i corpi delle vittime per seppellirli, nonostante il virus possa restare contagioso anche dopo la morte, oppure negano l’esistenza stessa della malattia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla già del terzo più grande focolaio mai registrato del raro ceppo Bundibugyo: oltre novecento casi sospetti e almeno duecentoventi morti sospette.
Iraq
Almeno quattrocento detenuti sono morti nelle prigioni irachene dall’inizio del 2025. Lo denuncia l’Osservatorio Iracheno per i Diritti Umani, parlando di una “pericolosa escalation” delle violazioni.
Secondo il rapporto, in almeno centoquaranta casi le autorità non avrebbero nemmeno comunicato alle famiglie le cause della morte.
Le accuse riguardano sovraffollamento estremo, mancanza di cure mediche e torture usate per ottenere confessioni forzate: scosse elettriche, privazione del sonno e sospensioni prolungate.
Le carceri irachene ospitano circa 67 mila detenuti e alcune strutture avrebbero superato del 300 per cento la propria capacità.
Arabia Saudita
L’Arabia Saudita ha annunciato che oltre un milione e settecentomila fedeli stanno partecipando all’Hajj, il grande pellegrinaggio annuale alla Mecca, uno dei pilastri dell’Islam.
La maggior parte dei pellegrini arriva dall’estero, soprattutto per via aerea, mentre oltre centosessantamila sono residenti o cittadini sauditi.
Nelle ultime ore i fedeli hanno raggiunto il monte Arafat, momento centrale del pellegrinaggio, prima di dirigersi verso Muzdalifah in vista della Festa del Sacrificio, l’Eid al-Adha.
Senegal
In Senegal l’ex primo ministro Ousmane Sonko è stato eletto presidente dell’Assemblea nazionale pochi giorni dopo essere stato rimosso dal governo dal presidente Bassirou Diomaye Faye.
L’opposizione ha boicottato il voto denunciando un “colpo di Stato istituzionale”, ma Sonko, leader indiscusso del partito Pastef, che controlla la larga maggioranza del Parlamento, è stato eletto senza veri ostacoli con 132 voti favorevoli.
La sua ascesa conferma che, nonostante il licenziamento da primo ministro, resta una delle figure più potenti della politica senegalese. Del resto fu proprio Sonko a sostenere e lanciare la candidatura di Faye alle presidenziali del 2024, quando lui stesso era stato escluso dalla corsa per una condanna per diffamazione.
Intanto il presidente Faye ha nominato nuovo premier l’economista Ahmadou Al Aminou Mohamed Lo, nel tentativo di affrontare una crisi economica sempre più pesante e un debito pubblico che soffoca il Paese.
Stati Uniti e Nato
Gli Stati Uniti starebbero preparando un drastico ridimensionamento delle risorse militari destinate alla NATO in caso di crisi. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, Washington vuole ridurre il numero di caccia, bombardieri strategici, navi da guerra e aerei per il rifornimento in volo messi a disposizione degli alleati europei.
Il piano sarebbe stato illustrato ai membri della NATO a Bruxelles da un inviato del Pentagono. Tra le misure previste: un terzo in meno di jet americani, meno cacciatorpediniere e nessun sottomarino assegnato all’Alleanza.
Donald Trump continua ad accusare gli alleati europei di spendere troppo poco per la difesa e ha persino rimesso in discussione l’impegno americano nella NATO durante le tensioni legate alla guerra con l’Iran e allo Stretto di Hormuz.
Per molti Paesi europei cresce così la paura che Washington possa progressivamente disimpegnarsi dalla sicurezza del continente, costringendo l’Europa a difendersi sempre più da sola.
Russia
La Russia ha annunciato una nuova fase di bombardamenti sistematici contro Kyiv. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato che verranno colpite strutture legate alla produzione e alla gestione dei droni ucraini, invitando perfino i cittadini stranieri a lasciare la capitale.
La minaccia arriva dopo un attacco ucraino nella regione occupata di Luhansk che, secondo Mosca, avrebbe colpito un dormitorio studentesco causando almeno diciotto morti e quarantadue feriti. Kyiv nega di aver preso di mira civili e sostiene invece di aver colpito un’unità russa specializzata nei droni.
Domenica nuovi bombardamenti russi su Kyiv hanno ucciso almeno quattro persone e ferito sessanta. Mosca afferma di aver utilizzato ancora una volta il missile ipersonico Oreshnik, arma a capacità nucleare già impiegata più volte durante la guerra.
Intanto cresce la tensione anche nei Paesi Baltici. Dopo una serie di incidenti con droni russi e ucraini finiti nello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Lituania, Ursula von der Leyen è volata a Vilnius per ribadire il sostegno europeo alle tre ex repubbliche sovietiche.
“Ogni drone russo caduto nei Baltici è un attacco all’Europa”, è il messaggio politico che arriva da Bruxelles, mentre l’Unione Europea ha convocato il rappresentante diplomatico russo definendo “inaccettabili” le minacce di Mosca alle ambasciate straniere presenti a Kyiv.
Per Bruxelles, gli attacchi russi rappresentano un tentativo disperato di seminare panico mentre la guerra entra in una fase sempre più instabile e imprevedibile.
Stati Uniti
In Texas il procuratore generale Ken Paxton ha vinto le primarie repubblicane per il Senato americano battendo il senatore storico John Cornyn, figura dell’establishment conservatore a Washington.
La vittoria di Paxton è stata spinta dal sostegno decisivo di Donald Trump, che lo ha definito un alleato fedele.
Paxton arriva però da anni di scandali politici e giudiziari, compreso un impeachment nel 2023 da cui è stato assolto.
La sconfitta di Cornyn mostra ancora una volta quanto il Partito Repubblicano sia sempre più modellato attorno alla linea e alla fedeltà personale a Trump.
𝗗𝗼𝗻𝗮𝗹𝗱 𝗝. 𝗧𝗿𝘂𝗺𝗽 𝗧𝗿𝘂𝘁𝗵 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹 𝟱.𝟭𝟵.𝟮𝟲 𝟭𝟮:𝟯𝟬 𝗣𝗠 𝗘𝗦𝗧
The Highly Respected Attorney General of Texas, Ken Paxton, an America First Patriot, and someone who has always been extremely loyal to me and our AMAZING MAGA MOVEMENT, is running for the…
— Commentary Donald J. Trump Posts From Truth Social (@TrumpDailyPosts) May 19, 2026
Pacifico
L’esercito americano ha colpito un’imbarcazione sospettata di traffico di droga nell’Oceano Pacifico orientale.
Secondo il comando militare statunitense SOUTHCOM, la nave stava operando lungo rotte note del narcotraffico. Nell’attacco è morto un presunto narcotrafficante, mentre due persone sono sopravvissute.
Donald Trump sostiene che gli Stati Uniti abbiano ridotto del 97 per cento il traffico di droga via mare diretto verso il Paese.
Messico
Le autorità messicane hanno arrestato nello Stato di Sonora Isai Martínez, nipote del narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán.
L’operazione è stata condotta dal ministero della Sicurezza insieme all’esercito e alla Procura federale.
Sull’uomo pende un mandato di estradizione negli Stati Uniti, ma per ora le autorità non hanno diffuso dettagli sulle accuse né sulle circostanze dell’arresto.
Bolivia
In Bolivia cresce la tensione politica mentre le proteste contro il governo entrano nella quarta settimana. A La Paz e nella vicina El Alto iniziano a scarseggiare cibo, carburante e medicine a causa dei blocchi stradali organizzati dai manifestanti.
Il presidente Rodrigo Paz Pereira ha annunciato che dimezzerà il proprio stipendio e quello dei ministri come gesto di “impegno verso il Paese”, ma difficilmente questo calmerà la rabbia nelle piazze. I manifestanti chiedono il ritiro delle misure di austerità, il ripristino dei sussidi sul carburante e interventi contro il carovita.
Nel frattempo il Parlamento boliviano ha approvato definitivamente l’abrogazione della legge 1341, norma che dal 2020 limitava alcuni poteri durante gli stati di eccezione. Secondo il governo non si tratta di creare nuovi strumenti repressivi, ma di eliminare ostacoli burocratici.
Per l’opposizione e parte della società civile, però, il rischio è un altro: che il presidente possa ora ricorrere più facilmente allo stato d’emergenza previsto dalla Costituzione in caso di “grave turbamento dell’ordine interno”.
A complicare ulteriormente la crisi c’è anche la rottura politica ai vertici del governo. Il vicepresidente Edman Lara ha preso pubblicamente le distanze dal presidente, accusando l’esecutivo di rispondere alla fame e alla disperazione della popolazione con repressione e arresti.
E mentre la crisi economica peggiora, la Bolivia sembra avvicinarsi sempre di più a uno scontro politico aperto.
Pakistan
Almeno ventiquattro persone sono morte e oltre cinquanta sono rimaste ferite in un attentato suicida nel Belucistan, nel sud-ovest del Pakistan.
Un’autobomba ha colpito un treno che trasportava soldati nella città di Quetta, capoluogo della provincia già segnata da anni di violenze separatiste e operazioni militari.
L’attacco è stato rivendicato dall’Esercito di Liberazione del Belucistan, gruppo armato separatista che da tempo combatte contro il governo pakistano accusandolo di sfruttare le risorse della regione senza benefici per la popolazione locale.
Bangladesh e india
Il Bangladesh ha rafforzato i pattugliamenti lungo il confine con l’India dopo accuse secondo cui Nuova Delhi starebbe respingendo illegalmente persone oltre frontiera.
Secondo Reuters, le guardie di frontiera bengalesi stanno usando altoparlanti nei villaggi per invitare la popolazione a restare in allerta contro attraversamenti forzati.
Il governo nazionalista indiano del Bharatiya Janata Party ha fatto della lotta all’immigrazione dal Bangladesh una priorità politica, ma Dhaka accusa l’India di violare le procedure bilaterali ufficiali di rimpatrio.
Nepal
In Nepal un piccolo strumento musicale d’argilla a forma di uccello sta diventando simbolo di memoria, identità e resistenza culturale. Si chiama Pilru ed è usato da generazioni dalle comunità indigene Tharu e Kumhar nelle pianure meridionali del Paese.
Per anni il Pilru è stato suonato durante cerimonie, feste e momenti quotidiani: nei campi, nei villaggi, mentre si portava il bestiame al pascolo. Non solo musica, ma un modo per comunicare con gli spiriti, con la natura e con gli antenati.
Ora un progetto guidato dall’artista tharu Lavkant Chaudhary cerca di salvare questa tradizione dall’oblio. L’iniziativa si chiama “Pilru – Songs of Resistance” e raccoglie storie orali, tecniche artigianali e canzoni per evitare che questo patrimonio venga dimenticato dalle nuove generazioni.
Perché il rischio non è solo la scomparsa culturale, ma anche l’appropriazione. Secondo gli attivisti, molte istituzioni e aziende riproducono e vendono oggetti della cultura indigena senza riconoscere né compensare le comunità che li hanno creati.
E così il Pilru diventa qualcosa di più di uno strumento musicale: un simbolo della lotta dei popoli indigeni per vedersi riconosciuti non come folklore da esibire, ma come custodi vivi della propria cultura e della propria storia.
Laos
Sette persone sono bloccate da quasi una settimana in una grotta allagata nel Laos, dove è in corso una complessa operazione di soccorso.
Secondo i media internazionali, il gruppo si era addentrato nella caverna in cerca di oro e animali selvatici, ma piogge e frane avrebbero nel frattempo ostruito l’ingresso, impedendo la fuga.
Alle operazioni partecipano anche specialisti del soccorso speleologico già coinvolti nel celebre salvataggio dei dodici ragazzi e del loro allenatore intrappolati in una grotta in Thailandia nel 2018.
L’allarme sarebbe stato dato da uno dei membri del gruppo riuscito a uscire dalla caverna.
Corea del Nord
La Corea del Nord ha annunciato di aver testato un nuovo sistema leggero di lancio missilistico multiplo e missili da crociera tattici sotto la supervisione di Kim Jong Un.
Secondo Seul, Pyongyang ha lanciato diversi proiettili dalla costa occidentale, compreso un missile balistico. È l’ottavo test militare nordcoreano dall’inizio dell’anno.
Gli analisti ritengono che Kim stia approfittando delle tensioni internazionali e dell’attenzione concentrata su altri conflitti per rafforzare il proprio status nucleare e aumentare la pressione militare sulla Corea del Sud.
Taiwan e Cina
Nuova escalation nello Stretto di Taiwan. Il ministero della Difesa taiwanese ha annunciato di aver rilevato ventinove aerei militari cinesi e sette navi da guerra attorno all’isola nell’ambito della seconda grande pattuglia militare cinese in meno di una settimana.
Taipei accusa Pechino di essere “la principale fonte di instabilità nell’Indo-Pacifico”, mentre cresce il timore di nuove pressioni militari cinesi sull’isola.
La tensione aumenta anche per una decisione americana: dopo la visita di Donald Trump in Cina, Washington avrebbe sospeso una vendita di armi a Taiwan da 14 miliardi di dollari, ufficialmente per preservare munizioni e risorse destinate alla guerra contro l’Iran.
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