13 luglio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 13, 2026
- Israele continua a bombardare Gaza, uccisa una bambina di 9 anni in tenda.
- Medio Oriente, nuova escalation tra Stati Uniti e Iran.
- Qatar, è morto l’ex emiro Hamad bin Khalifa Al Thani.
- Siria, si insedia il nuovo Parlamento della transizione.
- Zimbabwe, la banca dei semi contro la crisi climatica.
- Sudan, condanna a morte in absentia per il leader delle RSF.
- Bangladesh, i monsoni fanno decine di vittime.
- Cina, milioni di evacuati per il tifone Bavi.
- Gibilterra: cade la frontiera con la Spagna.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Palestina e Israele
Nella giornata di domenica almeno cinque palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano, tra loro anche Tala Abu Matar, una bambina di nove anni, colpita in un campo per sfollati nel centro della Striscia.
Un attacco con drone ha inoltre colpito una fucina nel quartiere Sabra di Gaza City, uccidendo quattro persone. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira “infrastrutture terroristiche”, mentre secondo testimoni l’area era stata evacuata dopo un primo bombardamento e colpita nuovamente circa un’ora più tardi.
Secondo il ministero della Salute di Gaza, dall’entrata in vigore della tregua del 10 ottobre scorso sono stati uccisi almeno 1.098 palestinesi, tra cui oltre 260 bambini.
Nello stesso periodo sono morti cinque soldati israeliani. Dall’inizio della guerra, scatenata dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, il bilancio nella Striscia è salito a 73.221 morti.
Le trattative tra Israele e Hamas restano bloccate sul futuro della tregua, sul disarmo di Hamas e sulla ricostruzione dell’enclave, mentre oltre due milioni di persone continuano a vivere da sfollate, tra tende e macerie.
Sul fronte politico, Israele tornerà alle urne il 27 ottobre. Sarà la prima volta dal 1988 che il paese voterà alla scadenza naturale della legislatura e il primo governo in oltre cinquant’anni a completare l’intero mandato di quattro anni.
Per Benjamin Netanyahu si preannuncia però una delle campagne elettorali più difficili della sua carriera: dovrà affrontare il giudizio degli elettori sul fallimento del 7 ottobre, sulla gestione delle guerre a Gaza e in Libano, sulle tensioni con gli Stati Uniti e sulle accuse di corruzione che continuano a pesare sulla sua leadership.
I sondaggi mostrano una corsa apertissima, con il Likud e l’opposizione quasi alla pari e il rischio concreto di un Parlamento senza una maggioranza chiara.
Iran
Dopo che Washington ha colpito circa 140 obiettivi militari iraniani, tra cui siti missilistici, basi per droni, depositi di munizioni e centri di comando, Teheran ha risposto con una vasta offensiva missilistica e con droni contro basi militari statunitensi e alleate in Medio Oriente.
Secondo i Guardiani della Rivoluzione, sono stati colpiti la base aerea di Prince Hassan in Giordania, dove sarebbero andati a fuoco depositi di carburante e munizioni, la base di Sheikh Isa in Bahrein e due installazioni militari in Kuwait.
Le autorità dei Paesi coinvolti hanno confermato l’attivazione delle difese aeree e l’intercettazione di diversi missili, ma non hanno confermato i danni rivendicati dall’Iran.
In Qatar, la caduta di detriti provocati dalle intercettazioni ha ferito tre persone, tra cui un bambino, mentre allarmi missilistici sono risuonati anche negli Emirati Arabi Uniti e in Oman.
Teheran ha inoltre rivendicato un’operazione navale nello Stretto di Hormuz contro due navi accusate di aver spento i sistemi di tracciamento e di aver violato le disposizioni imposte dall’Iran sul transito marittimo.
Il ministero degli Esteri iraniano ha avvertito che qualsiasi Paese che consentirà l’uso del proprio territorio per attacchi contro la Repubblica islamica sarà considerato un obiettivo legittimo, accusando Washington di aver violato il memorandum d’intesa firmato appena venticinque giorni fa e di aver colpito anche infrastrutture civili e marittime.
Al centro dello scontro resta proprio lo Stretto di Hormuz, attraverso cui prima della guerra transitava circa il 20% del petrolio e del gas commerciati nel mondo.
Mentre gli Stati Uniti insistono sulla libertà di navigazione e accusano Teheran di mettere a rischio il traffico commerciale internazionale, l’Iran continua a sostenere di avere il diritto di controllare il passaggio delle navi e mantiene la chiusura dello stretto.
Intanto i tentativi di mediazione portati avanti da Oman, Qatar, Pakistan ed Egitto proseguono, ma la nuova ondata di attacchi e rappresaglie rende sempre più fragile la prospettiva di trasformare la tregua del 17 giugno in una pace duratura.
#BREAKING: Jordan suspends flights at Amman airport following missile attacks, local media report pic.twitter.com/MGE6Pqbsyk
— TRT World (@trtworld) July 13, 2026
La nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, si legge sul Time, ha promesso di vendicare la morte del padre, Ali Khamenei, ucciso nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno dato inizio alla guerra il 28 febbraio.
Nel suo secondo messaggio pubblico dall’inizio del conflitto, Mojtaba Khamenei ha dichiarato che “la vendetta è la volontà della nazione” e che i responsabili saranno perseguiti.
Le dichiarazioni arrivano mentre cresce la tensione con Washington. Secondo il Wall Street Journal, Israele avrebbe informato gli Stati Uniti dell’esistenza di possibili piani iraniani per colpire il presidente Donald Trump.
Il presidente americano ha replicato con un duro avvertimento, affermando che qualsiasi attentato contro di lui provocherebbe una risposta militare devastante contro l’Iran.
Gli analisti invitano però alla cautela. La retorica della vendetta, spiegano, risponde anche a esigenze di politica interna, rafforzando il consenso attorno alla leadership iraniana dopo la morte di Ali Khamenei e nel pieno del confronto con gli Stati Uniti.
Resta comunque alta l’allerta delle agenzie di sicurezza americane, che continuano a trattare ogni minaccia come potenzialmente credibile, mentre il rischio di un’ulteriore escalation regionale resta elevato.
Siria
A diciannove mesi dalla caduta di Bashar al-Assad, la Siria ha inaugurato il suo nuovo Parlamento, un passaggio simbolico nel processo di transizione guidato dal presidente ad interim Ahmed al-Sharaa.
Nel suo discorso ai deputati, al-Sharaa ha invitato l’assemblea a diventare “un modello di responsabilità” e uno strumento per costruire una nuova Siria. Il Parlamento conta 210 membri: due terzi sono stati scelti attraverso collegi elettorali regionali, mentre il restante terzo è stato nominato direttamente dal presidente.
Una procedura che il governo giustifica con le difficoltà causate da anni di guerra e dagli sfollamenti, ma che secondo i critici lascia un controllo eccessivo nelle mani dell’esecutivo. Per ora l’assemblea dispone di poteri limitati e resterà in carica fino all’adozione di una nuova Costituzione e all’organizzazione di elezioni generali.
Iraq
Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi è atteso a Washington, dove incontrerà il presidente Donald Trump per rafforzare la cooperazione economica tra i due Paesi.
Al centro dei colloqui ci saranno accordi nei settori dell’energia, del commercio e della tecnologia, con l’obiettivo di aumentare la produzione di petrolio e ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran durante il conflitto con Stati Uniti e Israele.
Baghdad punta inoltre ad attirare investimenti americani e a consolidare la collaborazione sulla sicurezza, mentre il governo prosegue il disarmo delle milizie e la campagna contro la corruzione.
Qatar
Il Qatar ha dato l’ultimo saluto all’ex emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, morto all’età di 74 anni. Le preghiere funebri si sono svolte nella moschea Imam Muhammad bin Abdul Wahhab di Doha, alla presenza dell’attuale emiro Tamim bin Hamad Al Thani, che ha guidato il corteo funebre fino al cimitero di Lusail, dove il padre è stato sepolto. A
lla cerimonia hanno partecipato membri della famiglia reale, autorità e dignitari. Da oggi e per quattro giorni il Paese osserverà il lutto nazionale, mentre a Palazzo Lusail l’emiro riceverà le condoglianze di capi di Stato, rappresentanti stranieri e cittadini.
Conosciuto come il “padre del Qatar moderno”, Hamad bin Khalifa Al Thani salì al potere nel 1995 con un colpo di Stato incruento ai danni del padre e trasformò il piccolo emirato in una potenza economica, energetica e diplomatica.
Sotto il suo governo il Qatar sviluppò lo sfruttamento del gigantesco giacimento North Field, diventando uno dei principali esportatori mondiali di gas naturale liquefatto, e diede vita al fondo sovrano Qatar Investment Authority, oggi tra i più grandi del mondo.
Fu anche il promotore della nascita di Al Jazeera, destinata a rivoluzionare il panorama dell’informazione nel mondo arabo.
Durante il suo regno investì massicciamente nell’istruzione, attirando a Doha importanti università internazionali, e avviò riforme istituzionali, tra cui le prime elezioni municipali e la prima Costituzione permanente del Paese.
In politica estera costruì un delicato equilibrio tra alleanza con gli Stati Uniti, rapporti con l’Iran e ruolo di mediatore nei principali conflitti regionali, una strategia che ha permesso al Qatar di esercitare un’influenza internazionale ben superiore alle sue dimensioni.
Nel 2013 abdicò volontariamente in favore del figlio Tamim, in una delle rare transizioni di potere pacifiche nel Golfo, lasciando un Paese profondamente trasformato e protagonista sulla scena mondiale.
Sudan
Un tribunale di Port Sudan, controllata dall’esercito, ha condannato a morte in contumacia il leader delle Forze di Supporto Rapido, Mohamed Hamdan Dagalo, insieme ad altre quindici persone, con accuse che includono crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio.
La sentenza riguarda l’uccisione del governatore del Darfur Occidentale, Khamis Abbakar, assassinato nel giugno 2023 dopo aver accusato le RSF di massacri contro i civili.
Secondo le Nazioni Unite, nelle violenze di El Geneina furono uccise tra le 10 e le 15 mila persone, in gran parte appartenenti all’etnia Masalit. Le RSF respingono tutte le accuse.
Il conflitto tra esercito e paramilitari, iniziato nell’aprile 2023, ha provocato decine di migliaia di morti e oltre undici milioni di sfollati, dando origine a quella che l’ONU definisce la più grave crisi umanitaria e di sfollamento al mondo.
Zimbabwe
Nel sud-est dello Zimbabwe, dove siccità e alluvioni mettono sempre più a rischio i raccolti, centinaia di agricoltori stanno affidando il futuro a una banca dei semi comunitaria.
Nel distretto di Chipinge quasi mille piccoli coltivatori conservano varietà tradizionali di sorgo, miglio e legumi, resistenti alla siccità e sempre più rare, sostituite negli anni da sementi commerciali.
Il progetto, sostenuto dalla Food and Agriculture Organization e dal Global Environment Facility, punta a rafforzare la sicurezza alimentare e ad adattare l’agricoltura ai cambiamenti climatici.
Dopo la devastante siccità provocata da El Niño nel 2024, che costrinse il governo a dichiarare lo stato di calamità, queste sementi tradizionali sono diventate una risorsa preziosa.
Per molti contadini rappresentano una vera assicurazione contro il clima estremo: quando un raccolto va perduto, possono ripartire dai semi conservati dalla comunità, proteggendo così il cibo, il reddito e un patrimonio agricolo tramandato da generazioni.
Grecia
Momenti di panico su un volo Ryanair partito da Salonicco e diretto in Germania. Pochi minuti dopo il decollo, un finestrino si è staccato provocando una rapida depressurizzazione della cabina.
Un passeggero di 61 anni è stato parzialmente risucchiato all’esterno dell’aereo, ma gli altri viaggiatori sono riusciti ad afferrarlo e a trascinarlo di nuovo all’interno.
L’uomo ha riportato ferite al collo e alle spalle, oltre a ustioni da attrito, ma non è in pericolo di vita. Il Boeing 737 è rientrato in sicurezza all’aeroporto di Salonicco. Le autorità aeronautiche hanno aperto un’indagine per accertare le cause dell’incidente.
Gibilterra
Dal 15 luglio Gibilterra e la Spagna apriranno una nuova pagina della loro storia. Entrerà infatti in vigore il nuovo accordo tra Regno Unito e Unione europea che eliminerà i controlli alla frontiera terrestre, rendendo molto più fluida la circolazione di persone e merci.
Ogni giorno circa 15 mila lavoratori spagnoli attraversano il confine per raggiungere Gibilterra, spesso costretti a lunghe attese ai posti di controllo.
L’intesa, raggiunta dopo anni di negoziati seguiti alla Brexit, integrerà Gibilterra nell’area Schengen e nell’unione doganale europea, pur mantenendo la sovranità britannica sul territorio.
L’obiettivo è favorire gli scambi economici, il turismo e il lavoro transfrontaliero. Per molti abitanti delle due sponde del confine, la rimozione della barriera rappresenta la fine di oltre un secolo di divisioni e l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Gibilterra, la Spagna e l’Unione europea.
Albania
Per la quarantaduesima sera consecutiva migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana chiedendo le dimissioni del primo ministro Edi Rama.
Al centro della protesta c’è un progetto turistico da 4,6 miliardi di dollari, legato alla famiglia del presidente statunitense Donald Trump, che dovrebbe sorgere nell’area protetta di Zvernec, importante riserva naturale.
I manifestanti denunciano rischi ambientali, scarsa trasparenza e presunti casi di corruzione. Nel mirino anche il concerto del rapper Ye, l’ex Kanye West, ricevuto da Rama prima dell’esibizione nonostante le polemiche per le sue dichiarazioni antisemite.
Il movimento di protesta è stato ribattezzato la “Rivoluzione dei Fenicotteri”, simbolo della difesa della riserva naturale minacciata dal progetto.
Ucraina
Proseguono senza sosta gli attacchi tra Russia e Ucraina. Nel fine settimana bombardamenti russi con missili e droni hanno colpito diverse città ucraine, causando vittime e danni alle infrastrutture civili.
In risposta, Kyiv ha intensificato gli attacchi a lungo raggio contro obiettivi energetici e logistici in territorio russo, prendendo di mira raffinerie, depositi di carburante e navi nel Mar d’Azov.
L’escalation arriva mentre i tentativi diplomatici restano in stallo e gli alleati dell’Ucraina si preparano a discutere nuovi aiuti militari e possibili iniziative per rilanciare il negoziato.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha annunciato un ampio rimpasto di governo, che porterà alla sostituzione della premier Yuliia Svyrydenko dopo appena un anno in carica.
Zelensky ha spiegato che il paese ha bisogno di una “strategia politica rinnovata” e ha proposto all’attuale premier un nuovo incarico legato ai rapporti con un partner internazionale strategico, senza però rivelarne i dettagli.
Per legge, le dimissioni del primo ministro comportano anche quelle dell’intero esecutivo, che dovrà essere ricostituito con il voto del parlamento, dove il presidente dispone di una solida maggioranza.
Il rimpasto arriva mentre prosegue la guerra con la Russia e alla vigilia di un nuovo vertice a Parigi tra i principali alleati di Kyiv dedicato al sostegno militare e alle prospettive di pace.
Canada
Due persone sono state uccise e altre quattro sono rimaste ferite durante una sparatoria avvenuta al festival Salsa on St. Clair, a Toronto.
Secondo la polizia non si è trattato di un attentato indiscriminato, ma di uno scambio di colpi d’arma da fuoco tra due uomini che si stavano prendendo di mira a vicenda, mettendo però in pericolo centinaia di persone presenti alla manifestazione. I responsabili sono ancora in fuga.
Il festival, che ogni anno richiama migliaia di persone per celebrare la cultura latinoamericana, è stato interrotto. Le autorità hanno definito l’episodio un atto di violenza irresponsabile in una città considerata tra le più sicure del Nord America.
Stati Uniti
È morto improvvisamente, a 71 anni, il senatore repubblicano statunitense Lindsey Graham, uno dei più influenti alleati del presidente Donald Trump al Congresso.
Il suo ufficio ha parlato di una breve e improvvisa malattia. Eletto alla Camera nel 1994 e al Senato nel 2002, Graham era una delle voci più interventiste della politica estera americana e un convinto sostenitore di Israele e dell’Ucraina.
Era appena rientrato da una visita a Kyiv e stava promuovendo nuove sanzioni contro la Russia. Messaggi di cordoglio sono arrivati dai leader europei, ucraini e israeliani, che lo hanno ricordato come un alleato e un sostenitore dei legami transatlantici.
Cuba
Cuba è sprofondata nel buio per la seconda volta in meno di una settimana. Il collasso della rete elettrica nazionale ha lasciato senza corrente quasi dieci milioni di persone, aggravando una crisi energetica senza precedenti.
Le autorità attribuiscono il blackout alla fragilità della rete e alla grave carenza di carburante, mentre proseguono i tentativi di ripristinare il servizio.
La crisi è alimentata dal blocco delle forniture petrolifere imposto dagli Stati Uniti, che ha ridotto drasticamente il combustibile disponibile per alimentare le centrali elettriche. Intanto continuano le interruzioni di corrente, si moltiplicano i disagi per ospedali, trasporti e attività economiche e crescono le proteste della popolazione, stremata da mesi di emergenza energetica.
Trinidad e Tobago
Trinidad e Tobago punta a diventare un nuovo hub dell’intelligenza artificiale nei Caraibi, ma il progetto divide già il Paese.
Il governo ha firmato tre accordi con aziende statunitensi, due dei quali aprono la strada alla costruzione di enormi data center per l’IA, con una capacità complessiva di 450 megawatt, e un terzo per rilanciare l’industria siderurgica nazionale. Secondo l’esecutivo, gli investimenti potrebbero creare oltre cinquemila posti di lavoro.
Ma ambientalisti e attivisti avvertono che il prezzo potrebbe essere molto alto. I data center consumano enormi quantità di energia e acqua, una risorsa già scarsa nell’arcipelago, dove molte famiglie ricevono acqua corrente solo pochi giorni alla settimana.
Secondo un recente rapporto dell’Università delle Nazioni Unite, entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a consumare quasi il 3% dell’elettricità mondiale.
Il governo difende il progetto come una grande opportunità economica, mentre i critici temono che, dietro la promessa dello sviluppo, si nasconda un ulteriore aggravio per un ambiente e infrastrutture già sotto pressione.
Cile
Almeno sei persone sono morte e altre sette sono rimaste ferite dopo che un’auto è piombata su un festival di strada a Viña del Mar, sulla costa cilena. Secondo la polizia, il conducente avrebbe perso il controllo del veicolo mentre viaggiava ad alta velocità.
L’uomo è stato arrestato e sarà sottoposto agli accertamenti per verificare l’eventuale assunzione di alcol. Le indagini sono in corso per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente.
Intanto, di fronte al crollo del consenso e a un tasso di disoccupazione salito al 9,4%, il più alto degli ultimi cinque anni, il presidente cileno José Antonio Kast ha annunciato un piano straordinario chiamato “Modalità Occupazione”.
L’obiettivo è fare della creazione di posti di lavoro la priorità dell’intero governo, non solo del ministero dell’Economia.
L’esecutivo promette 50 mila nuovi impieghi nei prossimi quattro mesi attraverso programmi di riqualificazione urbana e incentivi nelle regioni più colpite dalla crisi occupazionale.
Bangladesh
Continua a salire il bilancio delle piogge monsoniche che stanno colpendo il Bangladesh. Nell’ultima settimana almeno 51 persone sono morte, 39 sono rimaste ferite e oltre 38 mila hanno trovato rifugio nei centri di accoglienza allestiti dal governo.
Le vittime sono state travolte da frane o annegate nelle acque delle inondazioni, soprattutto nella zona di Cox’s Bazar, dove hanno perso la vita anche tredici rifugiati Rohingya.
Le autorità avvertono che nelle prossime ore nuove precipitazioni potrebbero aggravare la situazione, facendo esondare i fiumi alimentati dalle piogge tra Bangladesh e India.
L’esercito di frontiera è stato mobilitato per i soccorsi, mentre nella capitale Dacca gli allagamenti stanno paralizzando il traffico e le attività quotidiane.
Thailandia
È di almeno 27 morti e 18 feriti il bilancio del violento incendio divampato nella notte in un pub di Bangkok, nel quartiere di Chatuchak.
Secondo le autorità, la maggior parte delle vittime è morta per inalazione di fumo mentre tentava di fuggire dal locale, avvolto dalle fiamme in pochi minuti. Otto dei feriti sono ricoverati in condizioni critiche.
Le cause dell’incendio sono ancora in fase di accertamento, ma le prime testimonianze indicano che il rogo potrebbe essere partito da un quadro elettrico vicino al palco, poco prima che il locale rimanesse completamente al buio.
Sul posto sono intervenuti il primo ministro thailandese e gli investigatori della scientifica, che hanno aperto un’inchiesta.
Myanmar
L’Asean torna a dialogare con il Myanmar, ma resta il nodo di Aung San Suu Kyi. Durante la riunione dei ministri degli Esteri del blocco del Sud-est asiatico, il capo della diplomazia birmana ha assicurato che l’ex leader, agli arresti dal colpo di Stato del 2021, è “in buona salute” e che sarà “curata come una sorella”.
Le parole, però, non bastano. I Paesi dell’Asean chiedono di poterla incontrare per verificare di persona le sue condizioni. Suu Kyi, oggi 81 anni, sta scontando una condanna a 27 anni di carcere per una serie di accuse che i suoi sostenitori definiscono politicamente motivate.
Intanto la guerra civile continua a devastare il Paese: secondo le stime, il conflitto ha già provocato circa centomila morti e il piano di pace promosso dall’Asean resta, finora, senza risultati concreti.
Cina
Il tifone Bavi ha colpito la costa orientale della Cina costringendo circa cinque milioni di persone a evacuare.
Dopo aver toccato terra nella provincia dello Zhejiang con venti fino a 144 chilometri orari, la tempesta ha provocato piogge torrenziali, allagamenti e gravi disagi ai trasporti, con oltre tremila voli cancellati e numerose linee ferroviarie ad alta velocità sospese.
Solo a Pechino più di centomila persone hanno lasciato le proprie case.
Anche Taiwan è stata investita dal tifone: oltre duecento persone sono rimaste ferite, ma non sono stati segnalati morti.
Le autorità avvertono che le precipitazioni continueranno almeno fino a metà settimana, aumentando il rischio di nuove inondazioni e frane, dopo quelle che nei giorni scorsi nel sud della Cina avevano già provocato almeno quaranta vittime.
Giappone
Il Giappone prepara una svolta nella gestione del più grande fondo pensione del mondo. Il Governo punta ad aumentare gli investimenti del Government Pension Investment Fund in attività alternative, come immobili, fondi di private equity e società non quotate, portandoli dall’attuale 1,7% fino al limite del 5% del portafoglio. L
‘obiettivo è diversificare gli investimenti, ridurre i rischi e rafforzare i rendimenti nel lungo periodo. Il fondo, che gestisce circa 1.800 miliardi di dollari di attività, potrebbe inoltre incrementare gli investimenti in asset giapponesi per sostenere l’economia nazionale e contribuire alla stabilità dello yen.
Ti potrebbe interessare anche:
- Israele e Palestina: La guerra delle parole
- Trump: l’Iran non avrà mai armi nucleari
- Iran, la guerra entra nella terza settimana
- Libano, ONU: indagine su uccisione giornalisti da parte di Israele
- “Libano come Gaza: Israele vuole annessione”
- RSF: aumentano i giornalisti in esilio
E se credi in un giornalismo indipendente, serio e che racconta il mondo recandosi sul posto, puoi darci una mano cliccando su Sostienici