Iran, negate cure a Mohammadi per infarto
Scritto da Radio Bullets in data Marzo 31, 2026
Alla premio Nobel Narges Mohammadi è stata negata l’assistenza medica essenziale dopo un presunto attacco cardiaco in prigione.
La Free Narges Coalition fa sapere in una nota di essere “profondamente preoccupata” per le condizioni di salute di Narges Mohammadi e per la negazione di cure mediche indipendenti, sulla base di recenti rapporti ricevuti dall’Iran.
Le condizioni di salute

Il 29 marzo, dopo settimane di insistenti solleciti e nonostante le difficoltà aggravate dal conflitto armato e dal blocco di quasi tutte le forme di comunicazione da parte del governo iraniano, il team legale di Mohammadi, accompagnato da un familiare, le ha fatto visita nel carcere di Zanjan sotto stretta sorveglianza.
Le sue condizioni di salute generali erano estremamente precarie e, quando è stata condotta nella sala colloqui da un’infermiera del carcere, appariva pallida e debole, con una significativa perdita di peso.
“La vita di Narges Mohammadi è in imminente pericolo e chiediamo alle autorità iraniane di dare ascolto al nostro avvertimento e di fornirle le cure mediche di cui ha urgente bisogno, concedendole un permesso di uscita immediato per motivi di salute”, dice Il Comitato Direttivo della Coalizione per la Liberazione di Narges.
La violazione del ‘principio di separazione dei reati’, con la detenzione di Mohammadi “insieme a criminali violenti nonostante la sua grave cardiopatia e i recenti traumi e lesioni fisiche, unitamente alle condizioni di guerra e alle esplosioni che ora minacciano direttamente la vita e il benessere dei prigionieri e delle prigioniere, sta aggravando ulteriormente la minaccia alla sua incolumità”.
“Inoltre, chiediamo l’immediata liberazione per motivi umanitari di tutti i difensori dei diritti umani, scrittori e giornalisti incarcerati; in queste pericolose condizioni, la loro sicurezza può essere garantita solo con il loro trasferimento dalle carceri e da altre zone di detenzione, e la legge iraniana prevede disposizioni per la loro liberazione temporanea in tempo di guerra”.
L’infarto

Il 24 marzo, Mohammadi è stata trovata priva di sensi nel suo letto, con gli occhi rovesciati all’indietro.
Secondo le compagne di cella, questo stato di incoscienza, accompagnato da arti freddi e intorpidimento del corpo, è durato più di un’ora.
Le compagne di cella l’avrebbero avvolta in una coperta e portata nell’infermeria del reparto femminile, dove le sono stati somministrati farmaci per farle riprendere conoscenza.
Nonostante questa emergenza medica e gli evidenti segni di un infarto, le autorità si sono rifiutate di trasferire Mohammadi in ospedale o di consentirle di consultare uno specialista.
Mohammadi ha riferito anche di soffrire di persistenti e debilitanti mal di testa accompagnati da nausea, visione doppia e riduzione della vista in entrambi gli occhi, che le impediva di leggere.
Questi sintomi sono iniziati dopo il suo violento arresto, avvenuto il 12 dicembre 2025 a Mashhad, durante il quale è stata sottoposta a ripetuti e violenti colpi alla testa.
Soffre anche di gravi fluttuazioni della pressione sanguigna, che i medici considerano molto allarmanti data la sua storia di problemi polmonari e cardiaci e la presenza di uno stent nel cuore.
Inoltre Mohammadi ha dichiarato che, a 107 giorni dal suo arresto, i lividi sono ancora visibili sul suo corpo, a testimonianza dell’estrema violenza subita durante la sua detenzione.
La guerra

Mohammadi ha riferito che, dopo aver perso conoscenza nel centro di detenzione di Mashhad, uno specialista ha raccomandato con urgenza un’angiografia; invece, è stata trasferita al carcere di Zanjan.
Ha aggiunto che, poco dopo l’inizio della guerra, le notizie di bombardamenti nelle vicinanze e di forti esplosioni udite all’interno del carcere hanno aggravato il suo già grave stato di stress.
Più recentemente, il 31 marzo, raid aerei statunitensi e israeliani hanno colpito la zona a sud di Zanjan, a pochi chilometri dal carcere in cui Mohammadi è detenuta insieme a prigionieri condannati per crimini violenti, tra cui omicidio e reati legati alla droga.
Alcune fonti indicano inoltre che alcuni di questi prigionieri l’hanno costantemente sottoposta a molestie, abusi e minacce.
Il procuratore di Zanjan ha limitato le sue comunicazioni a telefonate di durata inferiore a tre minuti con i suoi fratelli, vietandole ogni contatto con i suoi avvocati.
Ha inoltre imposto che tutte le visite avvenissero alla presenza delle autorità, misure che costituiscono una flagrante violazione del diritto internazionale in materia di diritti umani.
Il 10 febbraio 2026 Mohammadi è stata trasferita segretamente a Zanjan per la terza volta durante i suoi numerosi e lunghi periodi di detenzione.
In precedenza, il 7 febbraio 2026, l’avvocato di Mohammadi aveva annunciato che la premio Nobel era stata condannata dalla Sezione 1 del Tribunale Rivoluzionario di Mashhad a sei anni di carcere per “associazione a delinquere contro la sicurezza nazionale” e a 18 mesi per “propaganda contro lo Stato”.
Inoltre, il giudice aveva emesso pene aggiuntive, tra cui due anni di esilio interno nella città di Khosf, nella provincia del Khorasan Meridionale, in Iran, e un ulteriore divieto di viaggio di due anni.
Mohammadi sta attualmente scontando diverse condanne al carcere, con una pena complessiva di circa 18 anni di reclusione.
Mentre diverse difensore dei diritti umani sono state temporaneamente rilasciate in vista del Capodanno iraniano del 20 marzo, la Coalizione Free Narges chiede un’azione più ampia e invita tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale e a proteggere coloro che sono privati della libertà.
“I luoghi in cui i difensori dei diritti umani vengono ingiustamente detenuti non devono essere presi di mira”, dice il Comitato Direttivo della Coalizione per la Liberazione di Narges.
Il Comitato è guidato dalla Fondazione Narges, PEN America, Reporters Without Borders (RSF) e Front Line Defenders.
Le autorità iraniane “dovrebbero rilasciare immediatamente Narges Mohammadi e tutti i prigionieri di coscienza detenuti, garantendo loro l’accesso all’assistenza sanitaria, alla famiglia, a un avvocato e a un monitoraggio indipendente”.
Narges Mohammadi è una difensore dei diritti umani, autrice e giornalista iraniana che ha trascorso più di 10 anni della sua vita in prigione.
Ha ricevuto numerosi premi internazionali per la sua instancabile lotta per i diritti umani, tra cui il Premio Nobel per la Pace 2023, il Premio UNESCO/Guillermo Cano per la Libertà di Stampa 2023, il Premio PEN/Barbey per la Libertà di Scrittura 2023 e il Premio Reporters Without Borders per il Coraggio 2022.
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