11 maggio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Maggio 11, 2026

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  • Iran: si allontana l’ipotesi di un accordo con gli Stati Uniti per mettere fine alla guerra
  • Diritti umani: la premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi lascia il carcere iraniano per curarsi
  • Global Sumud Flotilla: Thiago Ávila e Saif Abu Keshek finalmente liberi
  • Gaza: peggiorano le condizioni sanitarie con ratti, insetti e malattie della pelle
  • Ucraina: Putin parla di guerra vicina alla conclusione e di accordi con l’UE

Questo – e non solo – nel notiziario di Radio Bullets, a cura di Raffaella Quadri.

Iran

Si allontana l’ipotesi di un accordo tra Iran e Stati Uniti per mettere fine alla guerra.

Nella giornata di domenica, Teheran ha consegnato ai mediatori pakistani la propria risposta al piano americano.
Si tratta di un documento articolato, che rifiuta le richieste considerate “eccessive” da parte dell’amministrazione Trump.

L’Iran chiede la fine delle sanzioni, il rilascio dei beni sequestrati e persino risarcimenti di guerra, ribadendo inoltre la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che “negoziare non significa arrendersi” e ha invitato il Paese all’unità nazionale.

Allo stesso tempo, esponenti del Parlamento e del Ministero degli Esteri hanno ribadito che lo stretto di Hormuz non sarà riaperto attraverso pressioni militari.

E, a tal proposito, hanno intimato alla Francia e al Regno Unito di astenersi dall’inviare navi da guerra nella regione.
Un vero e proprio avvertimento: secondo Teheran qualunque presenza militare straniera aggraverebbe ulteriormente la crisi.

Intanto da Washington, Donald Trump non ci sta.
Il tycoon ha reagito duramente alla risposta iraniana, definendola “totalmente inaccettabile”.
Una lettera, a suo dire, “inappropriata” e che non piace affatto all’inquilino della Casa Bianca.

Secondo il Wall Street Journal, il nodo principale resta il programma nucleare iraniano.
Gli Stati Uniti vogliono impegni immediati sul destino dell’uranio arricchito, mentre per Teheran non è una questione presa in considerazione, almeno non in questa fase dei negoziati.

Pakistan e Qatar

Intanto il Pakistan conferma il proprio ruolo di mediazione.
Il premier Shehbaz Sharif, che ha ricevuto ufficialmente la risposta iraniana al piano statunitense, ha ribadito l’impegno di Islamabad per favorire una pace duratura.

Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal e se si dovesse superare lo stallo del botta e risposta tra Iran e Stati Uniti, Islamabad potrebbe ospitare già nei prossimi giorni nuovi colloqui diretti tra i rappresentanti dei due Paesi.

Anche il Qatar continua a muoversi dietro le quinte.
I ministri degli Esteri di Doha e Teheran hanno discusso telefonicamente degli sviluppi regionali e della sicurezza nello Stretto di Hormuz.

Iran – diritti umani

In Iran, la premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi è stata rilasciata temporaneamente dietro il pagamento di una cospicua cauzione e trasferita a Teheran per ricevere cure mediche più adeguate alle sue condizioni di salute.

A darne notizia è la fondazione che porta il suo nome, la Narges Mohammadi Foundation.

La dissidente, incarcerata più volte per il suo attivismo a favore dei diritti umani e contro la pena di morte, soffre di gravi problemi cardiaci e polmonari.

Secondo Amnesty International, negli ultimi mesi le sarebbero state negate cure adeguate nonostante un peggioramento delle sue condizioni di salute.

Già da dieci giorni era stata ricoverata a Zanjan, nel nord del Paese, dopo avere avuto un infarto lo scorso 24 marzo.

Mohammadi, denuncia Amnesty International, è stata più volte sottoposta a detenzione arbitraria, tortura e maltrattamenti.

Dovrebbe scontare un totale di oltre 20 anni di carcere, 154 frustate e altre sanzioni in otto processi distinti. Al centro delle accuse, il suo attivismo per i diritti umani.

Israele e Gaza

E nelle questioni iraniane non manca di fare sentire la propria voce anche il premier israeliano.

Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la guerra contro l’Iran “non è finita”, sostenendo che le scorte di uranio arricchito iraniane devono essere rimosse e che restano ancora siti nucleari da smantellare.

Intanto a Gaza continuano sia le operazioni militari sia l’emergenza umanitaria.
L’esercito israeliano IDF afferma di aver distrutto otto tunnel di Hamas nel sud della Striscia, per una lunghezza complessiva di oltre due chilometri e mezzo.

Sul fronte civile, ActionAid denuncia un rapido peggioramento delle condizioni sanitarie: proliferano ratti, insetti e malattie della pelle, mentre oltre due milioni di persone vivono in condizioni di sovraffollamento estremo.

L’organizzazione riferisce di bambini morsi dai ratti nel sonno e di famiglie costrette a sopravvivere tra macerie, liquami e sistemi igienici collassati.

Mantenere l’igiene è quasi impossibile, ha denunciato l’organizzazione internazionale, anche a causa della carenza di prodotti per la pulizia e delle restrizioni all’ingresso di pesticidi.
E a farne le spese sono soprattutto bambini e anziani, ovvero i soggetti più vulnerabili.

Si teme inoltre che la situazione peggiorerà nelle prossime settimane:
“con l’avvicinarsi dei mesi estivi, le condizioni rischiano di peggiorare gravemente se non verranno adottate misure urgenti” denuncia ActionAid.

Vi è l’urgenza di consentire l’ingresso agli aiuti umanitari.

Global Sumud Flotilla

Una buona notizia arriva invece sul fronte della Global Sumud Flotilla.

Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, i due attivisti arrestati lo scorso 29 aprile da Israele, sono stati finalmente liberati.
Tel Aviv ha provveduto immediatamente alla loro espulsione dal Paese.

Erano stati arrestati al largo dell’isola di Creta, in acque internazionali, mentre si trovavano su imbarcazioni italiane dirette verso Gaza.

Ávila e Abu Keshek, rispettivamente di nazionalità brasiliana e spagnola, sono accusati di attività illegali il primo e di far parte di un gruppo terroristico il secondo.
Entrambi non solo respingono le accuse, ma denunciano di essere stati sottoposti a maltrattamenti e abusi psicologici durante la detenzione.

Libano

Proseguono i raid israeliani anche in Libano.
Secondo il ministero della Sanità di Beirut, negli ultimi giorni sono state uccise altre 19 persone.

Dall’inizio del nuovo conflitto tra Israele e Hezbollah, il 2 marzo scorso, i morti sarebbero oltre 2.700, con circa 8.500 feriti.

Russia e Ucraina

A Mosca, Vladimir Putin sorprende tutti e dichiara che la guerra in Ucraina “si avvia alla conclusione”, aprendo alla possibilità di negoziati con l’Unione Europea.

Il presidente russo ha persino indicato l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder come possibile mediatore, lasciando però la scelta in mano europea.
Purché si tratti però di una figura che non abbia usato “toni offensivi” verso la Russia.

La Germania ha reagito con freddezza, definendo le dichiarazioni di Putin parte di una serie di “false offerte”.
Una prova più concreta della volontà di porre fine al conflitto potrebbe essere, piuttosto, il prolungamento della tregua temporanea mediata dagli Stati Uniti.

Nel frattempo il Cremlino ha confermato l’arrivo imminente a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner per proseguire il dialogo con Washington.

Tuttavia il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che, secondo Mosca, la guerra finirà comunque con una vittoria russa.

Ungheria

In Ungheria, Péter Magyar ha giurato come nuovo primo ministro dopo la vittoria elettorale che ha messo fine a sedici anni di governo Orbán.

Il suo partito Tisza ha ottenuto la maggioranza assoluta in Parlamento.

Nel discorso inaugurale, Magyar ha parlato di “nuovo capitolo” per il Paese e ha chiesto ai rappresentanti del precedente sistema di dimettersi entro fine maggio.

Tra i primi atti simbolici del nuovo Parlamento, il ripristino della bandiera dell’Unione Europea sul palazzo parlamentare, dopo oltre un decennio di assenza.

Europa orientale

La Lituania ha ricevuto i primi sistemi missilistici HIMARS acquistati dagli Stati Uniti.

Vilnius sostiene che rafforzeranno significativamente il fianco orientale della NATO e la cooperazione militare con Estonia e Lettonia.

Una tendenza ad aumentare la difesa interna che preoccupa in altri Paesi europei.

In Germania, per esempio, migliaia di studenti sono scesi in piazza contro il riarmo e contro l’ipotesi di reintrodurre la leva obbligatoria.

Le proteste arrivano mentre il governo valuta nuove misure per aumentare il numero di reclute in risposta a una possibile minaccia russa.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, l’ex direttore dell’FBI James Comey andrà a processo il prossimo 15 luglio.

È accusato di aver minacciato Donald Trump attraverso una foto pubblicata sui social in cui comparivano i numero “86 / 47”, interpretati dagli inquirenti come un riferimento alla rimozione del presidente degli Stati Uniti.

Il numero 86 nello slang americano indica, infatti, la rimozione o l’allontanamento di qualcosa o qualcuno, mentre il numero 47 è il riferimento a Trump stesso, quale 47esimo presidente USA.

Comey respinge le accuse e parla di persecuzione politica. Ma dovrà difendersi in un aula di tribunale.

La verità sugli Ufo

Sempre negli Stati Uniti, intanto, il Pentagono ha diffuso oltre 160 documenti e immagini inedite sui cosiddetti fenomeni aerei non identificati.

Il tutto avviene nell’ambito di un programma voluto da Trump per aumentare la trasparenza sugli Ufo.

Tra i materiali pubblicati ci sono fotografie delle missioni Apollo e testimonianze di piloti che riferiscono avvistamenti insoliti.

Venezuela

La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, è arrivata all’Aja per guidare la difesa di Caracas nella disputa territoriale con la Guyana sulla regione dell’Essequibo, un’area ricca di petrolio e risorse naturali.

Il governo venezuelano insiste sulla necessità di risolvere la controversia attraverso negoziati diretti. La Guyana però rivendica il rispetto del lodo arbitrale del 1899, che stabilì i confini della terra contesa, assegnandola a lei.

I detenuti politici

Intanto, sempre in Venezuela, l’organizzazione Foro Penal denuncia che nel Paese restano detenuti ancora 457 prigionieri politici, nonostante la legge di amnistia promossa dallo stesso governo.

Secondo l’ong, dal 2014 ci sarebbero stati oltre 19mila arresti politici nel Paese.

Brasile

In Brasile, la Corte Suprema ha sospeso la controversa legge sulla “dosimetria”.

La legge avrebbe potuto ridurre significativamente le pene per i condannati del tentato golpe dell’8 gennaio 2023, compreso l’ex presidente Jair Bolsonaro, riducendole a poco più di due anni.

Una possibilità che ha acceso le proteste in tutto il Paese.
Anche perché l’ex presidente è stato condannato a 27 anni e tre mesi di reclusione.

E mentre la sua difesa chiede una revisione del caso, parlando di un “errore giudiziario” nel procedimento che ha portato alla sentenza, i giudici dovranno valutare la compatibilità della nuova legge con la Costituzione.

Australia

Per la prima volta il partito di estrema destra One Nation entra nella Camera bassa australiana, conquistando un seggio storico nello stato del Nuovo Galles del Sud.

Il movimento, guidato da Pauline Hanson, ha costruito il consenso soprattutto sulle preoccupazioni legate al costo della vita, alla crisi abitativa e all’immigrazione.

 

Foto di copertina: The White House.

 

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