15 luglio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Luglio 15, 2026
- Iran, quarta notte di attacchi Usa.
- Libano, raid israeliani mentre si negozia a Roma.
- Stati Uniti, agente ICE uccide un colombiano. Trump riattiva i poteri di guerra contro l’Iran.
- Marocco, arrestato il giornalista Ali Lmrabet.
- Regno Unito, sventato presunto attentato contro un raduno islamico.
- Il capitano Sully, pilota del film “Miracolo sull’Hudson”, rivela di aver ricevuto una diagnosi di Alzheimer.
- Cuba, scomparso il dissidente Luis Manuel Otero Alcántara dopo la fine della pena.
- Russi all’estero, cresce il timore di rapimenti e rimpatri forzati.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Iran e USA
Per la quarta notte consecutiva gli Stati Uniti hanno colpito l’Iran. Il Comando Centrale americano ha annunciato una nuova ondata di raid che ha interessato decine di obiettivi nel sud del Paese, tra cui Bandar Abbas, Bushehr, Mahshahr e Abadan, aree strategiche per infrastrutture energetiche e militari. Secondo i media di Stato iraniani, nella provincia di Hormozgan sono morte tre persone della stessa famiglia, mentre almeno quattro civili sono rimasti feriti a Omidiyeh.
Contemporaneamente Washington ha ripristinato il blocco navale contro i porti iraniani, sospeso dopo l’accordo provvisorio di giugno. Le forze americane intercetteranno tutte le navi dirette da o verso i porti dell’Iran, lasciando invece transitare il restante traffico commerciale.
Donald Trump ha rinunciato all’ipotesi di imporre un pedaggio del 20% alle navi che attraversano Hormuz, spiegando di aver preferito puntare su nuovi accordi commerciali e investimenti con i Paesi del Golfo, ma ha confermato che il blocco contro l’Iran resterà in vigore.
In un’intervista ha inoltre avvertito Teheran che, senza una ripresa dei negoziati, nei prossimi giorni potrebbero essere colpite infrastrutture strategiche, compresi ponti e centrali elettriche.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Dopo l’attacco alle due petroliere degli Emirati Arabi Uniti nello Stretto di Hormuz, Teheran ha lanciato nuovi missili e droni contro Paesi che ospitano basi americane.
Bahrain, Kuwait e Giordania hanno attivato gli allarmi e annunciato di aver intercettato diversi vettori in arrivo. Secondo il Comando Centrale statunitense, l’Iran ha lanciato decine di missili e droni contro gli Stati del Golfo.
I Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato di bloccare completamente le esportazioni energetiche della regione, affermando che “il petrolio e il gas usciranno per tutti o per nessuno”.
Intanto gli Stati Uniti hanno concentrato nell’area almeno diciannove navi da guerra, comprese due portaerei, mentre l’Iran ribadisce che il controllo dello Stretto di Hormuz non può essere affidato a Washington.
Sul piano diplomatico proseguono gli sforzi di mediazione, soprattutto da parte dell’Oman, nel tentativo di riportare Stati Uniti e Iran al tavolo dei negoziati prima che il conflitto si trasformi in una guerra regionale aperta.
Palestina e Israele
Nelle ultime ventiquattro ore il ministero della Salute di Gaza riferisce che due palestinesi sono stati uccisi e ventuno feriti negli attacchi israeliani. Il bilancio complessivo dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, sale così a 73.233 morti e 173.707 feriti.
Dall’11 ottobre, primo giorno del cosiddetto cessate il fuoco, sarebbero stati uccisi almeno 1.110 palestinesi e feriti altri 3.599, mentre ottocento corpi sono stati recuperati dalle macerie.
Martedì nuovi raid hanno colpito la Striscia. A Jabalia un attacco contro una postazione di polizia ha provocato almeno undici morti, tra cui il comandante della stazione di polizia del campo profughi, il colonnello Mohammed Marwan Salem, diversi agenti e altri civili.
Secondo testimoni, il bombardamento ha colpito un’area densamente popolata da tende di sfollati e centri di evacuazione. Altre vittime si registrano tra Gaza City, Khan Younis e Rafah, dove è stato ucciso anche il bambino Motaz Abu Shaar.
Le Nazioni Unite ricordano che il diritto internazionale umanitario considera il personale di polizia civile protetto dagli attacchi quando svolge normali funzioni di ordine pubblico e avverte che colpirlo deliberatamente potrebbe configurare un crimine di guerra.
Sul fronte umanitario, l’Ufficio media del governo di Gaza ha respinto le accuse delle Nazioni Unite di aver ostacolato la distribuzione degli aiuti, sostenendo che l’intervento della polizia a Jabalia fosse rivolto esclusivamente a contrastare il contrabbando all’interno di un centro del Programma Alimentare Mondiale.
Intanto cresce la preoccupazione per le condizioni dei detenuti palestinesi. La moglie di Marwan Barghouti denuncia che il leader palestinese sarebbe stato colpito a una gamba con un proiettile di gomma da una guardia carceraria israeliana all’interno della sua cella.
E, nonostante una sentenza dell’Alta Corte israeliana che aveva dichiarato illegittimo il divieto generalizzato di accesso, Israele ha introdotto nuove restrizioni alle visite del Comitato Internazionale della Croce Rossa, limitandone fortemente la possibilità di monitorare le condizioni dei detenuti.
Infine, in Cisgiordania, coloni israeliani hanno aggredito una troupe della CNN mentre documentava le violenze nel villaggio di Sinjil, a nord di Ramallah. I giornalisti sono riusciti a mettersi in salvo solo dopo l’intervento delle forze di sicurezza israeliane, che hanno arrestato quattro coloni.
Libano
Non si fermano gli attacchi israeliani nel sud del Libano, nonostante siano in corso a Roma i negoziati mediati dagli Stati Uniti per attuare l’accordo quadro raggiunto il mese scorso.
Martedì un drone israeliano ha colpito Nabatieh al-Fawqa, ferendo due persone, mentre l’esercito ha fatto esplodere ordigni nelle aree di Nabatieh al-Fawqa e Kfartebnit. Prima dell’alba sono state demolite abitazioni e infrastrutture a Majdal Zoun e Haddatha, mentre nuovi bombardamenti hanno interessato Biyout al Sayyad e nelle ore notturne si sono udite esplosioni nei pressi di Tayri e Kounine.
Lunedì era stata colpita anche l’area di Sadana, vicino a Kfar Shouba.
Intanto, secondo quanto riferisce Axios, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe chiesto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di avviare il ritiro delle truppe israeliane sia dal Libano sia dalla Siria, nel tentativo di ridurre le tensioni regionali e favorire una maggiore stabilità.
La richiesta, che non è stata confermata ufficialmente né da Washington né da Tel Aviv, arriverebbe mentre gli Stati Uniti cercano di evitare un’ulteriore escalation militare in Medio Oriente.
A Roma proseguono i colloqui sull’attuazione dell’intesa che prevede il disarmo di Hezbollah, il dispiegamento dell’esercito libanese nel sud del Paese e un ritiro graduale delle forze israeliane da due “zone pilota”.
Beirut continua però a ribadire che qualsiasi negoziato potrà proseguire solo dopo l’inizio del ritiro israeliano, mentre sul terreno le operazioni militari continuano senza sosta.
Iraq
Gli Stati Uniti ritireranno tutte le forze ancora presenti in Iraq entro il 30 settembre, chiudendo formalmente una missione militare iniziata con l’invasione del 2003, giustificata allora con l’esistenza di armi di distruzione di massa che non furono mai trovate. L’annuncio è arrivato alla Casa Bianca durante l’incontro tra Donald Trump e il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi.
Le truppe americane, in gran parte ritirate nel 2011, erano tornate nel 2014 per sostenere Baghdad contro lo Stato islamico. Il Pentagono ha precisato che il ritiro completa l’accordo sottoscritto nel 2024 e il progressivo trasferimento delle operazioni antiterrorismo alle forze irachene.
Trump ha detto che la presenza militare non è più necessaria e ha spostato l’attenzione sulla cooperazione economica, annunciando nuovi accordi nel petrolio, nel gas e nell’energia.
Al-Zaidi ha sintetizzato così il nuovo rapporto: fuori i soldati americani, dentro le aziende statunitensi.
Yemen e Arabia Saudita
Torna a salire la tensione in Yemen, dove lunedì Arabia Saudita e il movimento Ansarallah, noto anche come Houthi, hanno ripreso a scambiarsi attacchi, mettendo a rischio il cessate il fuoco sostenuto dalle Nazioni Unite che, pur tra molte violazioni, aveva congelato gran parte del conflitto dal 2015.
L’aviazione saudita ha colpito l’aeroporto internazionale di Sana’a.
Ansarallah sostiene che il raid fosse diretto a impedire la partenza di voli umanitari, mentre il governo yemenita appoggiato da Riad afferma che l’obiettivo era bloccare l’atterraggio di un aereo della compagnia iraniana Mahan Air senza autorizzazione saudita.
Secondo Axios, il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe ottenuto il via libera del presidente Donald Trump prima dell’operazione.
In risposta, Ansarallah ha lanciato missili balistici e droni contro l’aeroporto saudita di Abha e ha minacciato che un’eventuale chiusura dello stretto di Bab al-Mandab, insieme a quello di Hormuz, farebbe impennare i prezzi mondiali del petrolio.
Marocco
Le autorità marocchine hanno arrestato domenica all’aeroporto di Tangeri il giornalista Ali Lmrabet, tra le voci più critiche nei confronti del governo.
Lo denuncia Reporters Without Borders, secondo cui il reporter è ora indagato con l’accusa di aver diffuso informazioni false che avrebbero danneggiato le istituzioni costituzionali del Paese. Lmrabet non è nuovo a procedimenti giudiziari: nel 2003 fu condannato per aver, secondo l’accusa, offeso il re e finì in carcere.
Due anni dopo un tribunale marocchino gli vietò di esercitare la professione giornalistica per dieci anni.
Europa e incendi
L’emergenza incendi continua a colpire l’Europa. In Spagna è stato identificato il bilancio del rogo che ha devastato l’area di Los Gallardos, vicino ad Almería: tredici le vittime, dodici delle quali cittadini stranieri provenienti da Regno Unito, Belgio, Francia e Stati Uniti.
L’incendio, scoppiato dopo la caduta di un cavo elettrico, ha distrutto circa settemila ettari di terreno e dieci persone risultano ancora disperse.
In Francia centinaia di vigili del fuoco sono impegnati nella foresta di Fontainebleau, a sud di Parigi, dove le fiamme hanno già bruciato quasi duemila ettari e costretto all’evacuazione di circa mille persone.
Per la prima volta nella regione sono stati impiegati aerei antincendio che si riforniscono d’acqua direttamente dalla Senna. Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di aver provocato incendi.
Intanto in Belgio almeno due persone sono morte e quattro risultano disperse dopo un incendio in un edificio in ristrutturazione nel centro di Bruxelles. Le autorità stanno ancora cercando i lavoratori rimasti intrappolati mentre proseguono le indagini sulle cause del rogo.
Corte Penale internazionale
Gli Stati Uniti alzano il livello dello scontro con la Corte penale internazionale. Il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato un piano per, nelle sue parole, “smantellare” quella che definisce una minaccia alla sovranità americana.
Tra le misure allo studio ci sono pressioni sui Paesi membri perché lascino la Corte, nuove sanzioni, restrizioni ai visti per il personale dell’ICC e richieste agli alleati di non riconoscerne la giurisdizione sui cittadini statunitensi.
La Corte dell’Aia, nel 2024, ha emesso mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra a Gaza, ma non ha mai incriminato cittadini statunitensi.
La Corte penale internazionale mantiene il silenzio sulle minacce del segretario di Stato americano Marco Rubio.
Interpellato dall’ANSA, un portavoce dell’Aia ha dichiarato che la Corte “non intende commentare” le dichiarazioni dell’amministrazione statunitense, ricordando però che l’ICC è un’istituzione giudiziaria internazionale indipendente e imparziale, che opera nel rispetto dello Statuto di Roma, il trattato istitutivo ratificato da 125 Stati.
La precisazione arriva dopo che la Commissione europea aveva difeso il ruolo e l’indipendenza della Corte, finita nel mirino di Washington dopo i mandati di arresto emessi nei confronti di dirigenti israeliani.
Regno Unito
La polizia britannica ha arrestato dodici persone sospettate di aver pianificato un attacco terroristico contro un grande raduno islamico nell’est dell’Inghilterra. Lo ha reso noto il Comando antiterrorismo di Londra, precisando che gli arresti sono stati effettuati tra domenica e lunedì in diverse aree del Paese.
Tra gli indagati, di età compresa tra i 27 e gli 82 anni, la maggior parte sono uomini bianchi; è stata fermata anche una donna. L’obiettivo del presunto complotto era il festival Ijtima, che nel fine settimana ha richiamato circa 15 mila partecipanti.
Olanda
Per la prima volta emergono dati ufficiali sui consumi energetici dei grandi data center nei Paesi Bassi. Secondo il governo olandese, il data center di Microsoft a Middenmeer ha utilizzato nel 2025 circa 1,17 terawattora di elettricità, pari a circa l’1% dell’intero consumo nazionale.
Complessivamente i circa 45 principali data center del Paese assorbono il 4,2% dell’energia elettrica olandese, l’equivalente dei consumi di un milione e novecentomila abitazioni.
I dati riaccendono il dibattito sull’impatto di queste infrastrutture, mentre la rete elettrica nazionale è già sotto pressione e il governo ha limitato la costruzione di nuovi grandi data center in diverse aree del Paese.
Ungheria
Il Parlamento ungherese ha approvato una modifica costituzionale che revoca dall’incarico il presidente Tamás Sulyok, esponente del partito Fidesz dell’ex premier Viktor Orbán.
Dopo la vittoria elettorale di Peter Magyar lo scorso aprile, il nuovo governo ha avviato la sostituzione di numerosi funzionari nominati dalla precedente amministrazione.
Sulyok ha ora cinque giorni per firmare il provvedimento che ne sancisce la rimozione. In caso contrario, il Parlamento ha annunciato l’avvio della procedura di impeachment.
Ucraina e Russia
La Russia ha lanciato nella notte 135 droni e 10 missili contro diverse città ucraine, compresa Kyiv, nel quinto grande attacco contro la capitale dall’inizio del mese. Secondo le autorità ucraine sono stati colpiti sedici siti, tra cui una scuola, e almeno dieci persone sono rimaste ferite. Kyiv afferma di aver intercettato la maggior parte dei droni e cinque missili balistici.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto agli alleati europei nuove sanzioni contro il settore energetico russo, mentre continuano gli attacchi reciproci contro infrastrutture e obiettivi strategici.
Russia
Lasciare la Russia non significa necessariamente sfuggire alla repressione del Cremlino. Lo ricorda il sito indipendente Meduza, che documenta una serie di casi in cui cittadini russi, soprattutto disertori, attivisti e oppositori della guerra in Ucraina, sono stati arrestati, deportati o, secondo le accuse delle organizzazioni per i diritti umani, rapiti all’estero e riportati con la forza in Russia.
I casi riguardano Armenia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan e Uzbekistan. In alcuni episodi sarebbero intervenuti direttamente agenti o militari russi, mentre in altri le autorità locali hanno proceduto con espulsioni o consegne alle autorità di Mosca.
Tra i casi più recenti c’è quello di Georgy Pirogov, scomparso durante un viaggio di lavoro in Uzbekistan nel 2024 e ricomparso mesi dopo in un carcere di Mosca. Il 12 luglio è stato condannato a ventitré anni di reclusione per alto tradimento. La famiglia sostiene che sia stato sequestrato e trasferito con la forza in Russia.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, questi episodi alimentano il timore che anche fuori dai confini nazionali oppositori e disertori possano continuare a essere raggiunti dall’apparato di sicurezza russo.
Canada e Groenlandia
Donald Trump torna ad alimentare le polemiche con un nuovo messaggio pubblicato sul suo social Truth Social.
Il presidente statunitense ha condiviso un’immagine modificata che lo ritrae nello Studio Ovale mentre mostra ai leader europei una mappa con Canada, Groenlandia e Venezuela coperti dalla bandiera americana, rilanciando le sue ambizioni territoriali.
Trump continua a definire il Canada il possibile “51° Stato” degli Stati Uniti e sostiene che la Groenlandia debba essere acquisita per ragioni di sicurezza nazionale.
Dichiarazioni che hanno già provocato la netta opposizione di Danimarca, Unione Europea e dei governi interessati, che ribadiscono come la sovranità dei rispettivi territori non sia negoziabile e che qualsiasi tentativo di metterla in discussione violerebbe il diritto internazionale.
In passato Trump aveva avanzato rivendicazioni simili anche su Venezuela e Canale di Panama, suscitando dure reazioni da parte dei rispettivi governi.
Stati Uniti
Il comandante Chesley “Sully” Sullenberger, il pilota che nel 2009 riuscì a far ammarare un Airbus nel fiume Hudson salvando la vita a tutte le 155 persone a bordo, ha annunciato di essere affetto dal morbo di Alzheimer in fase iniziale. Oggi ha 75 anni e racconta che i primi segnali sono difficoltà nel ricordare nomi, episodi recenti e disturbi del sonno.
Sullenberger, ex pilota dell’Aeronautica militare statunitense, ha spiegato di aver deciso di rendere pubblica la diagnosi per incoraggiare altre persone ad affrontare la malattia senza paura.
L’ammaraggio del volo US Airways 1549 del 15 gennaio 2009, dopo l’impatto con uno stormo di oche che mise fuori uso entrambi i motori, è considerato uno dei più straordinari salvataggi nella storia dell’aviazione ed è stato raccontato anche nel film Sully, interpretato da Tom Hanks.
L’amministrazione Trump ha ordinato agli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement, l’ICE, di sospendere la maggior parte dei controlli ai veicoli dopo due sparatorie mortali avvenute in poco più di una settimana. La decisione arriva all’indomani dell’uccisione di Joan Sebastián Durán Guerrero, ventiseienne colombiano, colpito da un agente federale durante un’operazione a Biddeford, nel Maine.
L’ICE sostiene che il giovane abbia cercato di investire un agente con l’auto, mentre un testimone riferisce di averlo sentito gridare: «Ho cercato di fermarmi». Le immagini delle telecamere di sicurezza non chiariscono il momento in cui sono stati esplosi i colpi e gli agenti coinvolti non indossavano bodycam.
Il Dipartimento di Giustizia del Maine, l’FBI e l’Ispettorato del Dipartimento per la Sicurezza Interna hanno aperto un’indagine.
Il padre della vittima afferma che il figlio viveva regolarmente negli Stati Uniti, aveva un permesso di lavoro, un numero di previdenza sociale e stava completando le procedure richieste dalle autorità americane.
Lavorava in una clinica veterinaria e come corriere per mantenere la moglie e la figlia di tre anni. La sua morte ha scatenato proteste nel Maine e dure critiche anche dal presidente colombiano Gustavo Petro.
È il secondo civile ucciso da un agente dell’ICE in una settimana e il nono dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump, mentre prosegue la stretta sull’immigrazione irregolare con migliaia di arresti effettuati nelle ultime settimane.
Intanto Trump ha notificato formalmente al Congresso che gli Stati Uniti sono nuovamente in guerra con l’Iran, riattivando il periodo di sessanta giorni durante il quale il presidente può condurre operazioni militari senza una specifica autorizzazione parlamentare.
La governatrice repubblicana della South Carolina, Henry McMaster, ha nominato Darline Graham Nordone, sorella del senatore Lindsey Graham, per occupare temporaneamente il suo seggio al Senato dopo la sua morte.
Rimarrà in carica fino all’elezione del nuovo senatore prevista a novembre. Intanto il deputato repubblicano Russell Fry si prepara a candidarsi alle primarie speciali dell’11 agosto e viene indicato come uno dei favoriti per ottenere l’appoggio di Donald Trump.
Sul fronte politico emerge anche il malcontento di Israele e della Casa Bianca nei confronti di Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale di Trump, incaricato di rafforzare il consenso pro Israele tra gli elettori MAGA.
Secondo Time, l’operazione non avrebbe prodotto i risultati sperati, mentre i sondaggi mostrano un calo storico del sostegno degli americani al governo israeliano.
Cuba
A Cuba cresce la preoccupazione per la sorte dell’artista e dissidente Luis Manuel Otero Alcántara. Due giorni prima di terminare la condanna a cinque anni di carcere, è stato prelevato dal penitenziario di Guanajay dagli agenti della Sicurezza dello Stato e da allora le autorità non hanno comunicato dove si trovi.
L’organizzazione legale Cubalex ha presentato un ricorso di habeas corpus e il tribunale dell’Avana ha ora 72 ore per spiegare su quale base giuridica il dissidente sia ancora detenuto e dove venga trattenuto.
Il caso è arrivato anche alle Nazioni Unite: il Comitato contro le sparizioni forzate ha avviato una procedura urgente chiedendo al governo cubano di fornire informazioni entro il 25 luglio.
Amnesty International, che considera Otero Alcántara un prigioniero di coscienza dal 2021, denuncia una possibile sparizione forzata e ne chiede l’immediata liberazione.
Venezuela
Quindici organizzazioni della società civile venezuelana e internazionale hanno inviato una lettera al segretario di Stato americano Marco Rubio chiedendo agli Stati Uniti di promuovere maggiore trasparenza nella gestione degli aiuti umanitari destinati al Venezuela dopo i terremoti del 24 giugno.
Le ONG chiedono verifiche indipendenti sulla distribuzione degli aiuti, denunciano ostacoli all’arrivo dei soccorsi internazionali e sollecitano che la risposta all’emergenza sia affidata ad autorità civili, con pieno accesso per il personale umanitario e una distribuzione degli aiuti senza discriminazioni.
Cina
Prosegue la campagna anticorruzione del presidente cinese Xi Jinping. La Cina ha espulso dal Politburo Ma Xingrui, accusato di corruzione, abuso di potere e di aver favorito familiari e collaboratori in cambio di tangenti e altri benefici.
È la terza espulsione dall’organismo politico più importante del Paese dall’inizio della nuova offensiva anticorruzione avviata nel 2025. Sotto inchiesta anche alcuni suoi stretti collaboratori.
Sul fronte della politica estera, il ministro degli Esteri Wang Yi ha ribadito alle Isole Salomone che la Cina non cerca una propria “sfera d’influenza” nel Pacifico e che la cooperazione con gli Stati della regione non comporta condizioni politiche.
Le dichiarazioni arrivano dopo le critiche di Honiara a un recente test missilistico cinese nel Pacifico meridionale, che ha riacceso le tensioni strategiche nell’area.
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