13 agosto 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Agosto 13, 2026
- Gaza e Cisgiordania, la tregua che non protegge.
- Afghanistan, 2,4 milioni di ragazze escluse dalle scuole.
- Iran, quindici anni di carcere per una fotografia.
- Zimbabwe, sale a 44 il bilancio del naufragio.
- Zambia al voto.
- Colombia e Venezuela riaprono la porta a Israele.
- Introduzione: guardare il cielo, dimenticare la terra
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Palestina e Israele
Nel nord di Gaza, Israele ha compiuto il primo attacco mirato annunciato dal 3 agosto. Un drone ha colpito a Beit Lahiya un uomo indicato dall’esercito come comandante di Hamas.
Israele non ne ha rivelato l’identità né ha comunicato se sia stato ucciso; fonti ospedaliere riferiscono di quattro feriti. Il raid arriva mentre i responsabili del Board of Peace chiedono di sospendere queste operazioni per favorire l’accordo.
Hamas ha accettato un percorso per dismettere le armi, ma Netanyahu pretende il disarmo completo prima di aderire al piano. Dall’inizio di agosto, secondo il ministero della Salute di Gaza, gli attacchi israeliani hanno ucciso 45 persone.
Nelle ultime ventiquattr’ore, lo stesso ministero riferisce di due feriti e di un corpo recuperato dalle macerie. Il bilancio dal 7 ottobre 2023 sale così a 73.388 morti e 174.259 feriti.
Dall’11 ottobre, primo giorno pieno della tregua, sarebbero stati uccisi almeno 1.259 palestinesi e feriti 4.148; altri 808 corpi sono stati estratti dalle rovine. Chiamarla cessate il fuoco non è bastato a proteggere chi vive nella Striscia.
In Cisgiordania, Drop Site riferisce che le forze israeliane hanno arrestato a Bitunia il giornalista palestinese Mohamed Awad, suo collaboratore e autore di reportage sulle violenze dei coloni. Secondo la moglie, è stato bendato, ammanettato e costretto a scendere a piedi cinque piani.
A Qusra, intanto, due famiglie palestinesi sono assediate da giorni nelle proprie abitazioni. Più di trecento riservisti israeliani hanno chiesto al capo dell’esercito Eyal Zamir di intervenire contro il “terrorismo ebraico”, denunciando di essere mandati a contenere i coloni senza ordini adeguati.
Per le Nazioni Unite, la Cisgiordania è ormai «al punto di rottura»: dall’inizio dell’anno sono stati uccisi 76 palestinesi, tra loro 18 bambini, mentre circa 3.800 persone sono state sfollate. La violenza contro i palestinesi non produce sicurezza: allarga il conflitto e divora ogni possibilità di pace.
Libano
A Zawtar al-Sharqiyah, nel sud del Paese, le forze israeliane hanno fatto esplodere il municipio, una scuola pubblica di quattro piani, un ambulatorio, un asilo e diverse abitazioni, secondo l’esercito libanese.
Un drone israeliano ha colpito un luogo in cui si svolgeva una commemorazione religiosa dell’Ashura, lungo la strada tra Kafra e al-Asi, provocando diversi feriti. Altre esplosioni sono state segnalate a Haddatha e Beit Yahoun.
L’esercito libanese denuncia che gli attacchi ostacolano il proprio dispiegamento e impediscono agli abitanti di tornare nei villaggi.
Per le famiglie, la distruzione significa non avere più una casa, ma neppure una scuola, un medico o un’amministrazione alla quale rivolgersi.
Intanto, il Parlamento ha approvato la prima amnistia generale dal 1991. La misura potrebbe coinvolgere migliaia di persone e ridurre il sovraffollamento delle carceri, arrivato, secondo la Commissione nazionale per i diritti umani, al 300 per cento.
Le famiglie delle vittime temono però che, senza una vera riforma della giustizia, l’amnistia possa trasformarsi in impunità.
Usa contro Iran
Il Pakistan tenta di riaprire uno spazio diplomatico mentre lo Stretto di Hormuz resta una delle armi più potenti della guerra lanciata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi ha incontrato martedì a Teheran il presidente Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Islamabad, insieme al Qatar, prova a riportare Washington e Teheran al tavolo, ma al momento non esiste ancora un negoziato diretto.
Il nuovo segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha fissato le condizioni per la piena riapertura dello Stretto: fine della guerra e del blocco statunitense, sblocco dei fondi iraniani congelati e un cessate il fuoco regionale che comprenda Gaza e Libano. Finché queste richieste non saranno accolte, ha detto, Hormuz resterà chiuso.
Intorno allo Stretto si combatte però anche una guerra dei numeri. Il segretario statunitense all’Energia, Chris Wright, sostiene che vi transitino quasi nove milioni di barili al giorno e che domenica dalla regione ne siano usciti più di venti milioni.
Non ha indicato la fonte dei dati. Kpler stima flussi molto più bassi, circa 2,3 milioni di barili al giorno nell’ultima settimana. Non è quindi possibile confermare i numeri di Washington.
L’Agenzia internazionale dell’energia prevede intanto che quest’anno l’offerta mondiale di petrolio diminuirà di 4,3 milioni di barili al giorno, anche per le interruzioni a Hormuz e Bab al-Mandab. Dietro le cifre ci sono carburanti, trasporti e beni più costosi: una guerra combattuta nei mari che entra nelle case molto lontano dal fronte.
E il fronte continua ad allargarsi. Missili e quattro droni iraniani hanno colpito campi dell’opposizione curdo-iraniana vicino a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Non risultano vittime, ma ancora una volta l’Iraq diventa terreno di scontro altrui.
Un consigliere dei Guardiani della rivoluzione ha prospettato alla PBS una guerra prolungata. Teheran, intanto, annuncia il prossimo ingresso nella Nuova Banca di sviluppo dei BRICS, cercando canali finanziari alternativi al dollaro.
Dall’altra parte, l’ex capo del Mossad Yossi Cohen sostiene che agenti israeliani visitarono più volte il sito nucleare di Fordow, ma non ha fornito date, nomi o prove. Mentre i mediatori parlano, entrambi i fronti continuano dunque a prepararsi a una guerra lunga.
Iran
La fotoreporter iraniana Yalda Moaiery è stata condannata a quindici anni di carcere per le sue immagini e i rapporti con media stranieri.
La sentenza è stata emessa in base alla nuova legge iraniana contro lo spionaggio. Moaiery racconta di non aver ricevuto neppure i documenti ufficiali del procedimento: le accuse, copiate a mano da un’amica, riguarderebbero interviste a testate considerate ostili e fotografie inviate a organizzazioni legate, secondo Teheran, a Stati Uniti e Israele.
Per anni ha documentato la vita delle donne e le proteste contro il governo. Era già stata incarcerata dopo il movimento «Donna, vita, libertà». I Guardiani della rivoluzione hanno perquisito due volte la sua casa, confiscando telefoni, computer e macchine fotografiche.
Ha soltanto dieci giorni per presentare appello. In Iran, mostrare la realtà può ormai essere trattato come spionaggio.
Iraq
Il 30 settembre dovrà segnare la fine definitiva della missione militare della coalizione internazionale in Iraq e la partenza delle forze ancora presenti nel Paese.
Il primo ministro Ali al-Zaidi, dopo l’incontro con il comandante del Centcom Brad Cooper, ha definito la scadenza «finale e irreversibile». Anche gli Stati Uniti confermano che il ritiro procede secondo i tempi concordati.
Il primo ottobre, ha detto al-Zaidi, comincerà una nuova fase della sovranità irachena. Le relazioni con Washington proseguiranno attraverso la cooperazione economica e di sicurezza, senza una presenza militare straniera.
Ma la prova più difficile sarà interna: portare tutte le armi sotto il controllo esclusivo dello Stato.
Diverse milizie, soprattutto quelle vicine all’Iran, conservano infatti uomini e arsenali propri. La partenza dei soldati stranieri chiude quindi un capitolo; costruire uno Stato capace di controllare ogni forza armata sarà quello successivo.
Zambia
In Zambia sono aperti i seggi per eleggere presidente, Parlamento e amministrazioni locali. Gli elettori registrati sono quasi 8,8 milioni.
Hakainde Hichilema cerca un secondo mandato dopo aver guidato la ristrutturazione del debito e la ripresa seguita al default del 2020. Ma per molte famiglie gli indicatori economici non sono ancora diventati cibo, lavoro o bollette più leggere.
Il principale sfidante è Brian Mundubile, sostenuto però da un’opposizione frammentata. Sul voto pesano anche accuse di repressione politica, respinte dal governo. Per evitare il ballottaggio servirà oltre il cinquanta per cento dei voti. I risultati sono attesi lunedì.
Zimbabwe
È salito ad almeno 44 morti il bilancio del naufragio sul lago Kariba, in Zimbabwe. Il traghetto si è capovolto martedì dopo essere stato investito da onde molto alte.
La nave poteva trasportare novanta persone, ma secondo un membro dell’equipaggio a bordo ce n’erano circa 153, compresi diversi bambini.
I sopravvissuti raccontano di aver implorato il comandante di tornare indietro mentre l’acqua raggiungeva la sala motori e il traghetto perdeva potenza.
Settantasette persone sono state salvate, alcune dopo essersi aggrappate allo scafo rovesciato.
Non è ancora chiaro quante siano disperse. Il presidente Emmerson Mnangagwa ha dichiarato lo stato di calamità. Per molte comunità rurali, quel vecchio traghetto rappresentava l’unico collegamento con la città di Kariba.
Regno Unito
Dopo una riunione del comitato Cobra, il premier Andy Burnham ha chiesto ai negozi di sospendere la vendita dei barbecue usa e getta e alla popolazione di non utilizzarli. Il governo valuta anche un divieto estivo.
Il Regno Unito affronta la quinta ondata di caldo dell’anno, con temperature previste fino a 38 gradi. Luglio è stato il più secco degli ultimi 190 anni e milioni di persone subiscono restrizioni idriche.
Nella New Forest, un incendio ha già investito quasi 160 ettari. Quando terra e vegetazione diventano combustibile, anche un pranzo all’aperto può trasformarsi in un fronte di fuoco.
Russia
Vladimir Putin ha minacciato di sequestrare navi commerciali europee se i Paesi dell’Unione cominceranno a confiscare le imbarcazioni russe.
L’Europa sta aumentando i controlli sulla cosiddetta flotta ombra: petroliere con proprietà poco trasparenti e spesso registrate sotto bandiere straniere, utilizzate da Mosca per aggirare le sanzioni sull’esportazione di petrolio.
Putin ha definito gli eventuali sequestri «pirateria e rapina» e ha avvertito che la risposta russa potrebbe avvenire ovunque Mosca lo ritenga opportuno, non soltanto negli stessi mari. Il comandante della Flotta russa del Pacifico ha detto che le sue forze sono già pronte a ispezionare e fermare navi appartenenti a Paesi considerati ostili.
Il confronto sulle sanzioni rischia così di spostarsi dalle banche e dai porti direttamente in mare, coinvolgendo equipaggi civili e trasformando le rotte commerciali in un nuovo fronte della guerra.
Stati Uniti
L’agenzia statunitense per l’immigrazione potrebbe presto dotare i propri agenti di guanti capaci di infliggere dolorose scosse elettriche. Il Dipartimento per la Sicurezza interna prepara un possibile contratto senza gara, fino a venti milioni di dollari, per acquistarne migliaia entro marzo.
Il dispositivo, chiamato G.L.O.V.E., si attiva con un pulsante e trasmette la corrente attraverso il contatto con la pelle. La società produttrice lo presenta come uno strumento di de-escalation. L’ACLU avverte invece che una forza quasi invisibile, esercitata durante fermi e arresti, potrebbe facilitare gli abusi e renderli più difficili da documentare.
A New York, intanto, il sindaco Zohran Mamdani ha sostenuto una proposta che obbligherebbe Amazon ad assumere direttamente i suoi autisti, invece di affidare le consegne a società esterne.
La legge introdurrebbe maggiori tutele e renderebbe l’azienda responsabile delle condizioni di lavoro e della sicurezza.
Secondo l’American Prospect, la principale lobbista di Amazon contro la proposta è Jessica Schumer, figlia del leader democratico al Senato Chuck Schumer. Amazon sostiene che la legge potrebbe mettere a rischio migliaia di posti.
Lo scontro riguarda una domanda più grande: chi deve pagare il prezzo del lavoro che rende possibile la velocità promessa ai consumatori?
Cuba
A Cuba, Prisoners Defenders registra 1.327 prigionieri politici alla fine di luglio: 36 nuovi casi, 15 collegati alle proteste contro i blackout.
Tra loro c’è Alex Javier Hernández González, tredici anni. Secondo la madre, quattro agenti lo hanno colpito alla testa, al collo e alla schiena dopo una manifestazione del 22 luglio. «Non picchiatemi più, sono un bambino», avrebbe implorato.
Il ragazzo resta in un centro per minori; le accuse non sono note. La Ong segnala inoltre 459 detenuti gravemente malati e l’esilio imposto in cambio della libertà. L’Avana nega di trattenere prigionieri politici e parla di condanne per reati comuni.
Costa Rica
Il Costa Rica vara una strategia coordinata per assistere 7.032 persone senza dimora, un dato vicino alle 7.133 censite dall’Istituto per l’assistenza sociale nel 2025.
Il progetto sarà sperimentato per novanta giorni a Merced e nel centro di San José, dove vivono in strada 1.753 persone. L’obiettivo è sostituire i continui rinvii tra uffici con un percorso stabile di cura e reinserimento.
La presidente Laura Fernández ha collegato il fenomeno alle dipendenze, definendo inutile l’attuale modello dell’istituto competente e annunciandone la ristrutturazione.
Per chi dorme sui marciapiedi, la differenza non è burocratica: significa ricevere un altro indirizzo oppure trovare qualcuno che continui a esserci il giorno dopo.
Venezuela
Si è chiuso a Caracas il primo round dei colloqui sostenuti dagli Stati Uniti tra il governo ad interim e una parte dell’opposizione, dopo la destituzione di Nicolás Maduro.
Le parti hanno concordato due primi passi: riformare il sistema giudiziario e tentare di sbloccare le riserve venezuelane custodite dalla Banca d’Inghilterra, destinandole alla ricostruzione dopo i terremoti con meccanismi di controllo trasparenti.
Restano irrisolti i nodi decisivi: la riforma dell’autorità elettorale, il calendario del voto e le leggi usate contro il dissenso. María Corina Machado è rimasta fuori dai negoziati. Si apre un varco, ma la strada verso elezioni libere è ancora tutta da costruire.
Venezuela e Colombia
Israele aveva dichiarato il 2026 «anno dell’America Latina». Ora Colombia e Venezuela, con decisioni diverse, stanno riaprendo i rapporti con il governo israeliano.
La Colombia del nuovo presidente conservatore Abelardo de la Espriella ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle Alture del Golan, diventando il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti. Israele occupa il territorio siriano dal 1967 e lo ha annesso nel 1981 con una decisione dichiarata nulla dal Consiglio di sicurezza dell’ONU.
Bogotà intende inoltre trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme e ritirarsi dal procedimento per genocidio avviato dal Sudafrica contro Israele alla Corte internazionale di giustizia, cancellando rapidamente la politica del precedente presidente Gustavo Petro.
Il Venezuela ha invece concordato con Israele la ripresa dei servizi consolari e della cooperazione tecnica: è il primo contatto ufficiale dalla rottura del 2009, ma non ancora il ripristino delle relazioni diplomatiche.
Il riavvicinamento è cominciato con l’arrivo di una squadra israeliana dopo i terremoti di giugno. In America Latina, un cambio di governo sta riscrivendo anche le alleanze e il rapporto con la questione palestinese.
Colombia
La Colombia ha dichiarato tre giorni di lutto per le vittime del terremoto di magnitudo 7,4. Il bilancio è salito a 265 morti, e oltre 3.700 feriti.
Mentre le bandiere scendono a mezz’asta, tra Cali, Pereira e Chocó continua la corsa contro il tempo.
A Cali sono arrivati i Topos Azteca, volontari messicani nati dal terremoto del 1985 e giunti dal Venezuela. Le prime 72 ore sono trascorse, ma si continua a cercare: entrare negli edifici instabili significa rischiare una vita per provare a salvarne un’altra.
E nel frattempo si è registrato stanotte un terremoto 5.5 in El Salvador, non si registrano danni o feriti.
Afghanistan
Cinque anni dopo il ritorno dei talebani al potere, circa 2,4 milioni di ragazze afghane non possono frequentare le scuole secondarie.
L’Afghanistan resta l’unico Paese al mondo nel quale studiare oltre la scuola primaria è formalmente vietato alle donne. L’UNESCO chiede alle autorità talebane di ripristinare questo diritto immediatamente e senza condizioni.
Il divieto sta cancellando vent’anni di progressi: nel 2021 quasi un milione di ragazze frequentava le scuole secondarie. Essere escluse dalle aule significa oggi maggiore povertà, dipendenza economica, problemi di salute e un rischio più elevato di matrimoni precoci.
I talebani non hanno risposto all’ultimo appello. In passato hanno promesso di riaprire le scuole quando saranno create non meglio precisate «condizioni adeguate», senza indicare una data.
I programmi alternativi dell’UNESCO hanno raggiunto quasi 70 mila persone, soprattutto donne. Ma una lezione clandestina o comunitaria non può sostituire il diritto di entrare liberamente in una scuola e decidere del proprio futuro.
Myanmar
In Myanmar, l’esercito ha intensificato gli attacchi aerei contro i civili nei mesi precedenti alle elezioni organizzate tra dicembre e gennaio.
Secondo il rapporto del Meccanismo investigativo indipendente delle Nazioni Unite, sono stati colpiti deliberatamente abitazioni, scuole, strutture sanitarie, luoghi di culto e campi per sfollati.
Gli investigatori hanno raccolto anche prove di arresti arbitrari, torture, violenze sessuali e morti all’interno delle strutture militari. Stanno esaminando inoltre possibili crimini commessi dalle forze armate che combattono contro la giunta.
Le elezioni, condannate internazionalmente perché prive di una reale opposizione, sono state vinte dal partito sostenuto dai militari e hanno portato l’ex capo della giunta Min Aung Hlaing alla presidenza. Il voto avrebbe dovuto restituire il potere ai cittadini; è stato invece preceduto da una nuova ondata di violenza contro di loro.
Cina
È morto a Pechino, a 97 anni, l’ex primo ministro cinese Zhu Rongji, uno dei principali artefici della trasformazione economica della Cina.
Alla guida del governo dal 1998 al 2003, ristrutturò le imprese statali, riformò il sistema fiscale e immobiliare e contribuì all’ingresso del Paese nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001.
Quelle politiche accelerarono la crescita e l’integrazione della Cina nell’economia globale, ma ebbero un costo sociale enorme: milioni di lavoratori persero il posto e le protezioni garantite dalle aziende pubbliche.
Conosciuto per lo stile diretto e per le campagne contro la corruzione, Zhu non cercò una liberalizzazione politica. Utilizzò invece il mercato per rendere più forte lo Stato guidato dal Partito comunista. La Cina di oggi porta ancora l’impronta, e le contraddizioni, delle sue riforme.
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