1 ottobre 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Ottobre 1, 2026

  • Volo Flydubai, il terrore a bordo e le immagini sbagliate di Fox News.
  • Iran e Stati Uniti, si tratta mentre la crisi si allarga.
  • Mali: la condanna di essere pastori.
  • A Gaza si tiene il conto delle scelte.
  • Brexit, Macron ai britannici: tornate.
  • Cina, Xi ostenta fiducia mentre la crescita rallenta.
  • Angela Gennaro in collegamento da Cuba.
  • Nicaragua, un appello alla sinistra: condannate la repressione

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets. A cura di Barbara Schiavulli

Flydubai

Un aereo perde quota, dalla cabina arrivano urla, a bordo c’è sangue. I passeggeri del volo Flydubai partito da Dubai e diretto a Tel Aviv sono sopravvissuti e hanno raggiunto Israele con un aereo sostitutivo. Ora la compagnia ha sospeso temporaneamente i collegamenti da e per Israele, mentre proseguono le indagini. Non è stata indicata una data per la ripresa.

Il velivolo era atterrato d’emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita. Entrambi i piloti sono stati ricoverati, secondo le autorità aeroportuali. Anche un passeggero di cinquantun anni è stato portato in ospedale all’arrivo in Israele, con ferite lievi.

Secondo le autorità israeliane, il copilota avrebbe accoltellato il comandante e tentato di far precipitare l’aereo.

Passeggeri e personale di bordo lo avrebbero immobilizzato, consentendo a due altri piloti presenti sul volo di riprendere i comandi. Israele ha annunciato controlli più rigorosi sui piloti diretti nel paese.

Flydubai conferma lo scontro in cabina e l’intervento del proprio equipaggio. Ma ribadisce che le ragioni dell’accaduto restano sconosciute e invita a evitare speculazioni. L’inchiesta saudita dovrà ricostruire la dinamica e accertare le responsabilità.

E mentre i fatti erano ancora da chiarire, Fox News ha mandato in onda immagini di un’altra tragedia. Durante Fox & Friends, accanto al corrispondente collegato in diretta, sono apparse riprese di Shanksville, in Pennsylvania: il luogo dove precipitò il volo United 93 negli attentati dell’11 settembre 2001.

Sullo schermo compariva anche la data. Il conduttore Brian Kilmeade si è poi scusato, riconoscendo che le immagini non riguardavano la notizia.

Qui permettetemi una considerazione, da giornalista. L’11 settembre porta con sé una paura precisa, una memoria collettiva. Accostarlo a un episodio ancora sotto indagine rischia di suggerire una spiegazione prima che arrivino le prove.

Non conosciamo le ragioni di quell’errore. Ma conosciamo la responsabilità di chi informa: controllare le immagini con la stessa attenzione che dovrebbe riservare alle parole. Soprattutto quando la paura corre già più veloce delle verifiche.

Palestina e Israele

A Gaza, un veicolo colpito, un appartamento bombardato, altre famiglie distrutte. Secondo l’agenzia palestinese WAFA, sei persone sono state uccise e quindici ferite nell’attacco israeliano a Tel al-Hawa, nella città di Gaza.

Una donna è morta in un altro bombardamento, vicino all’ospedale al-Shifa. Nel pomeriggio, un drone ha ucciso un’altra persona ad al-Mawasi, vicino a Khan Younis. Questo mentre formalmente resta in vigore un cessate il fuoco.

Il bilancio quotidiano, però, racconta soltanto una parte della devastazione. Secondo il ministero della Salute palestinese, nel 2025 la mortalità sotto i cinque anni è più che raddoppiata: 33,4 decessi ogni mille nati vivi.

Gli attacchi israeliani hanno causato oltre il settanta per cento delle morti registrate nell’anno. E intanto il collasso delle cure rende più difficile sopravvivere anche per chi non viene colpito.

Nella Cisgiordania occupata, WAFA riferisce di famiglie costrette a lasciare le abitazioni a Jenin, trasformate in postazioni militari. A Taybeh, un adolescente è rimasto ferito nell’aggressione di coloni contro una casa. La violenza entra anche dove una famiglia dovrebbe sentirsi al sicuro.

Sul piano diplomatico, il premier qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani sostiene che, subito dopo il 7 ottobre, Doha avesse ottenuto da Hamas la disponibilità a liberare gli ostaggi civili durante una pausa nei combattimenti.

Secondo il suo racconto, Israele rifiutò di discutere la proposta. È una dichiarazione del mediatore, non una ricostruzione verificata indipendentemente.

In Israele, il leader dell’opposizione Yair Lapid accusa il governo di strumentalizzare l’emergenza sul volo Flydubai, atterrato in Arabia Saudita, collegandola ad allarmi preelettorali che, sostiene, non riguardavano aerei.

Libano

Nel sud del Libano, anche tornare a controllare casa è pericoloso. Ieri, a Nabatieh al-Fawqa, un’esplosione ha ferito un soldato e tre civili. L’esercito ha corretto la prima versione: a esplodere è stato un oggetto sospetto, inizialmente scambiato per un attacco israeliano. Restano da chiarire le circostanze. Altrove nel sud, l’agenzia nazionale libanese segnala nuovi bombardamenti israeliani.

E poi c’è la guerra dentro le case. Secondo un nuovo rapporto UNICEF, quattro famiglie su cinque faticano a pagare i beni essenziali. Il 22 per cento di quelle intervistate racconta di bambini andati a letto affamati. Dal 2 marzo, il conflitto ha ucciso almeno 261 bambini e ne ha feriti oltre mille. Sono 436 le scuole danneggiate o distrutte.

Per un bambino, la sicurezza dovrebbe significare almeno questo: poter tornare a casa, mangiare, andare a scuola. In Libano, anche questo è diventato incerto.

Iran e Usa

Una risposta americana è arrivata. Teheran conferma di averla ricevuta sulla proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma non ne rivela il contenuto. Si negozia attraverso mediatori: resta il nodo di chi debba muoversi per primo, tra riapertura dello stretto e rimozione del blocco americano sui porti iraniani.

Intanto, Washington sanziona altre dieci persone e società, accusate di procurare armi e componenti per Teheran. E nello stretto il centro britannico di sicurezza marittima segnala tre petroliere colpite da proiettili di origine sconosciuta. Nessuna responsabilità accertata.

Il conto energetico cresce. Gli Stati Uniti offrono in prestito quaranta milioni di barili delle riserve strategiche: le aziende dovranno restituirli con petrolio aggiuntivo. Il premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, denuncia esportazioni di gas quasi ferme attraverso Hormuz e un bilancio statale in deficit.

C’è poi un aggiornamento su Fairford, la base britannica usata dai bombardieri americani: nei furgoni sequestrati, benzina ma nessun esplosivo. Il premier Andy Burnham parla ora di forti indizi di coinvolgimento iraniano, senza presentarli pubblicamente. Teheran nega.

E mentre si discute di petrolio e sicurezza, in Iran continuano le esecuzioni. Impiccati Majid Nikandish e Ali Hemati-Sistani, arrestati per le proteste di gennaio. Iran Human Rights denuncia confessioni estorte con torture e processi iniqui. Anche queste vite devono entrare nei negoziati. Non soltanto le petroliere.

Yemen

A Riyadh si torna a parlare. Nello Yemen continuano gli attacchi. Martedì il vicepresidente degli Emirati, Mansour bin Zayed, ha incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman: prima visita di questo livello dopo la rottura dello scorso dicembre. A dividerli, proprio lo Yemen: Abu Dhabi sosteneva separatisti avanzati verso il confine saudita; Riyadh aveva bombardato un carico di armi collegato agli Emirati.

Ora i sauditi cercano sostegno contro gli Houthi, il movimento yemenita appoggiato dall’Iran. Ma un incontro non basta a ricucire un’alleanza.

Intanto l’esercito yemenita sostenuto da Riyadh rivendica 414 attacchi in ventiquattr’ore. È il dato di una parte in guerra, non un bilancio verificato. Si discute di come tornare alleati. Resta da capire per fare cosa: fermare la guerra o combatterla insieme.

Mali

In Mali, secondo Amnesty International, bastava appartenere a una comunità di pastori o vivere dove operavano gruppi jihadisti per essere trattati come nemici.

L’organizzazione attribuisce all’esercito maliano e ai mercenari russi della Wagner l’uccisione di almeno 34 civili in sette episodi, tra giugno 2023 e dicembre 2025. Descrive esecuzioni deliberate, persone sgozzate o bruciate vive, torture durante arresti e detenzioni. Per Amnesty sono crimini di guerra. Le vittime non stavano partecipando ai combattimenti.

Le autorità maliane, informate dei risultati, non avevano risposto alla pubblicazione del rapporto. Combattere il terrorismo non autorizza a trasformare un’intera comunità in un bersaglio.

Francia e Regno Unito

«Tornate». Il presidente francese Emmanuel Macron apre la porta al Regno Unito, dopo che il premier britannico Andy Burnham ha rimesso sul tavolo anche la possibilità di rientrare nell’Unione Europea.

Accanto a lui, a Madrid, il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez definisce la Brexit una perdita enorme per entrambe le parti: la Spagna, dice, riaccoglierebbe i britannici a braccia aperte.

Ma che cosa sta proponendo davvero Burnham? Per ora, una discussione sulle alternative: mantenere i rapporti attuali, cercare un’unione doganale, tornare nel mercato unico oppure puntare alla piena adesione.

Nessuna domanda di rientro, nessun referendum imminente. Il premier sostiene però che la Brexit abbia fatto più danni che benefici, indebolendo il paese invece di restituirgli il controllo promesso.

Macron apprezza l’apertura, ma mette subito un paletto: Londra non può scegliere le libertà europee che le convengono e respingere le altre. Tradotto: bentornati, eventualmente, ma con diritti e obblighi.

Il Regno Unito ha lasciato formalmente l’Unione nel 2020. Adesso un suo primo ministro torna a discutere se quella scelta vada ripensata fino in fondo. La porta europea è aperta. Attraversarla richiederà molto più di un discorso al congresso.

Regno Unito

Assistenza agli anziani gratuita, più controllo pubblico su acqua ed elettricità. Il premier britannico Andy Burnham, al suo primo congresso laburista da capo del governo, promette di cambiare rotta.

Il progetto centrale è un servizio nazionale di assistenza in Inghilterra, da costruire gradualmente nella prossima legislatura. Per finanziarlo, dal 2030 cambierebbe il meccanismo degli aumenti pensionistici, generando risparmi per lo Stato.

Burnham vuole inoltre consentire la proprietà pubblica delle aziende idriche e creare un operatore pubblico delle reti elettriche.

Ma attenzione ai tempi: il servizio di assistenza potrebbe arrivare pienamente soltanto verso la fine degli anni Trenta. Una svolta annunciata oggi. Per chi ha bisogno di aiuto adesso, l’attesa resta lunga.

Ucraina e Russia

Un’altra notte di missili e droni russi sull’Ucraina. Il bilancio aggiornato degli attacchi è di sette morti e ventiquattro feriti nel paese, secondo il presidente Volodymyr Zelensky. Tra le vittime, un bambino colpito nella sua casa nella regione di Kyiv. Nel mirino soprattutto la rete elettrica, con interruzioni di corrente. E con l’inverno in arrivo, togliere elettricità significa togliere anche riscaldamento e acqua.

Polonia e Romania hanno fatto decollare i caccia per proteggere il proprio spazio aereo.

Zelensky annuncia intanto tre F-16 dal Belgio entro fine anno: munizioni belghe e spagnole sono già arrivate.

Separatamente, nell’Estremo Oriente russo, un bombardiere strategico Tu-95 è precipitato durante un addestramento: sei membri dell’equipaggio morti, un sopravvissuto. Secondo Mosca, non trasportava armamenti. Le cause sono sotto indagine.

Stati Uniti

Nove cittadini americani uccisi in Cisgiordania dal 2022. E nemmeno chiedere conto delle indagini trova una maggioranza: il Senato ha bloccato la risoluzione, con 51 contrari e 47 favorevoli. Il democratico John Fetterman ha votato contro; il repubblicano Rand Paul a favore. Per i promotori, nessuna delle nove vittime ha ottenuto giustizia. Evidentemente, anche difendere i propri cittadini incontra un limite quando si tratta di Israele.

Sul fronte migratorio, la Corte Suprema ha autorizzato temporaneamente la ripresa delle espulsioni verso paesi diversi da quelli d’origine, senza garantire prima la possibilità di contestare i pericoli della destinazione. Il caso sarà discusso a dicembre. Intanto, le persone possono essere già allontanate.

E l’ICE, l’agenzia federale incaricata degli arresti e delle espulsioni, prepara cinquemila nuove assunzioni entro fine anno, secondo il New York Times. La macchina delle espulsioni accelera, mentre sulle sue garanzie i giudici devono ancora decidere.

Prima lo stop, poi il via libera della Corte Suprema. Infine, un’esecuzione fallita. In Tennessee, Christa Pike è stata portata in ospedale dopo la somministrazione di due dosi del farmaco destinato a ucciderla. Secondo i testimoni citati da ABC News, continuava a respirare. I suoi avvocati confermano il ricovero; le condizioni restano sconosciute.

Pike ha cinquant’anni. Ne aveva diciotto quando uccise la diciannovenne Colleen Slemmer. La difesa chiedeva di riesaminare il peso degli abusi sessuali subiti nell’infanzia sulla condanna. La Corte Suprema ha consentito di procedere, con tre giudici contrari.

Resta la domanda: per riconoscere il valore di una vita spezzata, lo Stato deve necessariamente toglierne un’altra?

Cuba

A Cuba, Henry Constantín Ferreiro, direttore della testata indipendente La Hora de Cuba, resta in custodia cautelare nel carcere di massima sicurezza Kilo 7, a Camagüey.

Arrestato il 16 settembre, è accusato di disobbedienza: secondo le autorità avrebbe ignorato una convocazione. Lui sostiene invece di essersi presentato.

Reporters sans frontières ne chiede la liberazione immediata e denuncia che, per cinque giorni, la difesa non ha potuto consultare il fascicolo. È almeno la sua diciannovesima detenzione, secondo l’organizzazione: diverse sono legate al suo lavoro giornalistico.

Diciannove volte. Un numero che racconta quanto possa costare continuare a fare domande. E quanto sia necessario continuare a farle.

Nicaragua

Oltre duecento personalità, tra politici, intellettuali e difensori dei diritti umani, chiedono alla sinistra latinoamericana di condannare il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo in Nicaragua.

Tra i primi firmatari dell’appello c’è l’ex presidente cileno Gabriel Boric. Le richieste sono precise: liberare i prigionieri politici, ripristinare le libertà e consentire ai nicaraguensi di scegliere il proprio futuro. Senza interventi stranieri.

Il documento affronta anche un nodo politico: gli ideali della rivoluzione sandinista non possono giustificare la concentrazione del potere e la persecuzione degli oppositori.

Un richiamo che dovrebbe valere per tutti: i diritti umani vanno difesi anche quando a violarli è un governo che si considera dalla propria parte.

Argentina

A pochi giorni dal voto di domenica, nuove accuse investono Flávio Bolsonaro, senatore e candidato della destra, figlio dell’ex presidente Jair. Un’inchiesta di PlatôBR, basata su materiali conservati dall’ex socio Alexandre Santini, gli attribuisce regali di lusso, compreso un Rolex da circa sessantamila dollari, e presunte intercessioni presso un giudice della Corte Suprema.

Accuse da verificare: la Folha precisa di non averle confermate autonomamente. Bolsonaro, interrogato dai giornalisti, non ha risposto. Ma chi chiede di governare dovrebbe trovare il tempo anche per spiegare.

Intanto, il sondaggio AtlasIntel dà il presidente Lula al 45,3 per cento e Bolsonaro al 42,2 al primo turno. Nell’eventuale ballottaggio, sono sostanzialmente alla pari.

Afghanistan

In Afghanistan, almeno dieci minatori sono rimasti intrappolati nel crollo di una galleria, in una miniera d’oro della provincia settentrionale di Takhar. Stavano lavorando sottoterra, nell’area di Samti, quando il tunnel ha ceduto.

Dai soccorsi arriva un segnale di speranza: secondo il portavoce provinciale, citato dall’agenzia statale Bakhtar, i lavoratori sono vivi, i contatti sono stati stabiliti e viene fatto arrivare ossigeno. Le squadre continuano a scavare, ma il recupero non è ancora confermato.

Le cause del crollo restano da chiarire. Nelle province rurali afghane, le miniere danno lavoro, spesso in condizioni pericolose e con poche protezioni. Il paese è ricco di oro, carbone e rame. Ma quella ricchezza non basta a garantire la sicurezza di chi la estrae.

Malesia

La Malaysia ha rimpatriato quasi millecinquecento cittadini del Myanmar, compresi bambini: il primo gruppo di un piano che riguarda cinquemila persone. Trasportati sotto scorta verso una base navale, sono stati imbarcati su navi del Myanmar. Il governo parla di ritorni volontari.

Ma l’UNHCR, l’agenzia ONU per i rifugiati, solleva una domanda decisiva: quanto è libera una scelta fatta dentro un centro di detenzione? L’agenzia non ha avuto accesso alle strutture per verificarlo.

Il Myanmar è ancora in guerra civile. L’ONU avverte che chi torna può rischiare persecuzioni e violenze. Definire un rimpatrio “volontario” non basta: bisogna accertare che una persona possa davvero dire di no.

Corea del Sud

Donald Trump annuncia fino a 200 miliardi di dollari di investimenti sudcoreani negli Stati Uniti: otto reattori nucleari, una centrale a gas in Texas e un gasdotto in Alaska.

Ma da Seul arriva una precisazione importante. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’agenzia Yonhap, soltanto il progetto texano è stato finalizzato. Sul nucleare e sull’Alaska servono ancora trattative.

Gli investimenti rientrano nell’accordo commerciale dell’anno scorso. Trump li presenta a poche settimane dalle elezioni di metà mandato, mentre gli americani fanno i conti con il caro energia.

E qui sta il punto: annunciare miliardi davanti alle telecamere è una cosa. Trasformarli in accordi definitivi, cantieri e posti di lavoro è il passaggio che resta da fare.

Hong Kong

A Hong Kong è stato arrestato Tang Ho-wing, fondatore della testata indipendente Boom News. Secondo i media locali, con lui è stata fermata l’attivista Lee Ying-chi. L’accusa è di sospetta sedizione, in base alla legge sulla sicurezza nazionale del 2024.

L’indagine riguarda una commemorazione davanti alla stazione Prince Edward, teatro di un controverso intervento della polizia durante le proteste del 2019. Boom News aveva seguito l’evento. Le autorità parlano di disinformazione, ma non hanno precisato quali atti contestino al giornalista.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti ne chiede il rilascio: «Fare informazione non è sedizione». E il sindacato della stampa avverte: se basta raccontare un evento per rischiare l’arresto, nessun cronista può sentirsi al sicuro.

Cina

La Cina festeggia i settantasette anni della Repubblica Popolare. E il presidente Xi Jinping vuole trasmettere un messaggio: il paese regge alle pressioni. Nel discorso pronunciato ieri a Pechino, ha chiesto di raggiungere gli obiettivi economici annuali, puntando sull’innovazione e sul miglioramento delle condizioni di vita.

I numeri, però, raccontano un rallentamento: nel secondo trimestre il prodotto interno lordo è cresciuto del 4,3 per cento rispetto all’anno precedente, contro il cinque per cento del primo trimestre. L’economia continua a crescere, ma perde velocità. E la fiducia proclamata dal palco deve trovare riscontro anche nelle tasche delle famiglie.

Su Taiwan, Xi invita agli scambi e alla cooperazione, ma ribadisce l’opposizione all’indipendenza e alle interferenze esterne. Apertura economica e fermezza politica: nel discorso celebrativo di Pechino, i due messaggi viaggiano insieme.

Giappone

Il Giappone punta sull’intelligenza artificiale per trasformare il lavoro. Secondo il quotidiano Yomiuri Shimbun, il governo della premier Sanae Takaichi prepara un piano per diffonderla in diciassette settori strategici, compresi i semiconduttori.

L’obiettivo è aumentare la produttività e rispondere alla carenza di personale. Entro dicembre sono previste indicazioni concrete sull’impiego della tecnologia e sulle regole da cambiare. Dal bilancio 2027 dovrebbero arrivare finanziamenti distribuiti su più anni, ma le cifre non sono ancora indicate.

La sfida sarà molto concreta: capire quanto questi strumenti possano aiutare chi lavora, e se saranno accessibili anche alle piccole imprese. Perché tra promettere una rivoluzione e migliorare una giornata di lavoro, c’è parecchio da fare.

Nuova Zelanda

In Nuova Zelanda il Parlamento è stato sciolto: si entra nella fase decisiva della campagna per le elezioni del 7 novembre. Al centro del confronto, costo della vita, economia e servizi pubblici.

Il governo di centrodestra del premier Christopher Luxon rischia di perdere la maggioranza. Un sondaggio 1News-Verian assegna alle forze potenzialmente alleate del Labour 65 seggi, contro i 59 della coalizione al potere. È una fotografia delle intenzioni di voto, non un risultato acquisito.

Il sistema elettorale combina collegi e rappresentanza proporzionale: per governare, di solito, servono alleanze. E i partiti piccoli possono diventare decisivi. Anche i centristi dell’Opportunity Party potrebbero avere un ruolo nella scelta del prossimo governo.

Si comincia a votare dall’estero il 21 ottobre; il voto anticipato nel paese parte il 26.

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