7 ottobre 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Ottobre 7, 2026

  • Introduzione: 7 ottobre, tre anni dopo: il potere e i morti senza giustizia.
  • Iran, il prezzo della guerra lo pagano i civili.
  • Etiopia, la richiesta di un porto accende le tensioni.
  • Venezuela: 4 detenuti morti in 12 giorni.
  • Spagna, la crisi della casa porta alle urne.
  • Russia, morte in laboratorio: cosa sappiamo davvero.
  • Kenya: confermato il primo caso di Ebola.
  • Francia: centinaia di migliaia di giovani chiedono riforme nell’Istruzione.
  • Haiti, la democrazia rinviata a data da destinarsi

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets. A cura di Barbara Schiavulli

Palestina e Israele

Alla vigilia del terzo anniversario del 7 ottobre, a Gaza si continua a morire. Il ministero della Salute registra due morti e trentacinque feriti nelle ultime ventiquattr’ore: una delle vittime è deceduta per ferite precedenti. Il totale comunicato raggiunge 74.245 morti. Dall’inizio della tregua, nell’ottobre scorso, i palestinesi uccisi sono almeno 1.462.

Martedì sono arrivati altri resoconti di attacchi: WAFA segnala un morto vicino al parco municipale di Gaza City e feriti in diverse zone. Bilanci ancora in aggiornamento, che non possiamo sommare automaticamente. A settembre, secondo il ministero, sono stati uccisi 111 palestinesi, tra cui ventitré bambini. Chiamarla tregua non basta a renderla tale per chi vive sotto il fuoco.

A Gerusalemme Est occupata, il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, l’ultranazionalista Itamar Ben-Gvir, si è presentato alla demolizione di un palazzo ad Al-Tur: dieci appartamenti, circa settanta residenti, soprattutto donne e bambini, secondo WAFA.

In Cisgiordania, la stessa agenzia denuncia una casa incendiata dai coloni a Burqa, dove abita una famiglia di cinque persone, e quattro veicoli bruciati ad Aqraba.

Si aggrava anche lo scontro con Londra: secondo fonti citate dalla stampa, il Regno Unito minaccia di espellere ventisette diplomatici israeliani se Israele chiuderà il consolato britannico a Gerusalemme Est. Non è una decisione pubblicamente confermata.

E un’inchiesta di Haaretz, ripresa dal Times of Israel, denuncia che lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, avrebbe lasciato alla polizia il caso di un docente accusato di progettare stragi contro cittadini arabi. Accuse gravissime, che chiedono risposte.

Intanto la Lista unita, alleanza a maggioranza araba, cerca anche voti ebraici per cambiare gli equilibri elettorali. Ma il suo leader, Yousef Jabareen, non ha ancora promesso il sostegno a un governo di minoranza alternativo a Netanyahu.

Iran

Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent rivendica il successo della pressione economica sull’Iran: rial ai minimi e, secondo Washington, nessun carico di greggio sulle petroliere a settembre.

Ma dietro quei “risultati” ci sono persone: infermieri che abbandonano il lavoro perché gli stipendi non bastano, farmaci essenziali sempre più difficili da trovare. Blocco navale, sanzioni e inflazione aggravano la crisi.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian definisce inutili i negoziati: accusa gli Stati Uniti di far seguire gli attacchi ai colloqui.

Intanto, secondo il governo indiano, dodici marinai sono rimasti feriti sulla nave On Peace, colpita martedì nello stretto di Hormuz. Undici sono indiani, soccorsi in Oman. La responsabilità dell’attacco non è confermata.

In Gran Bretagna salgono a sette gli arresti nell’indagine sulle minacce alla base di Fairford, da cui Washington ha ritirato i bombardieri.

Trump definisce il caro benzina un “piccolo prezzo da pagare”. Piccolo, forse, per chi non deve scegliere tra una medicina e la spesa.

Kuwait

Il Kuwait ha revocato la cittadinanza ad altre 415 persone, tra cui il miliardario Mahmoud Haider, imprenditore immobiliare e finanziario. Sei decreti, con effetti anche sui familiari che avevano ottenuto la nazionalità attraverso le persone coinvolte: il numero complessivo potrebbe quindi essere più alto.

La campagna, avviata nel 2024, viene presentata dalle autorità come una lotta alle frodi e alla doppia cittadinanza non autorizzata. Ma ha coinvolto anche molte donne diventate kuwaitiane attraverso il matrimonio. Secondo il National, quasi cinquantamila persone hanno perso la cittadinanza nel solo 2025.

Le organizzazioni per i diritti umani denunciano casi di apolidia: persone rimaste senza alcuna nazionalità. Perché dietro una pratica cancellata può esserci una vita che perde ogni protezione.

Iraq

In Iraq, almeno un poliziotto federale è stato ucciso e quattro sono rimasti feriti lunedì in un attacco vicino a Hawija, a sud-ovest di Kirkuk. Gli assalitori hanno colpito una postazione con armi da fuoco e tiratori scelti. Fonti militari e della sicurezza citate da Reuters attribuiscono l’attacco allo Stato islamico: al momento, nessuna rivendicazione.

È il primo assalto attribuito all’Isis contro le forze irachene dopo il ritiro americano, completato il 30 settembre. Washington promette ancora intelligence e addestramento, mentre la sicurezza passa alle autorità irachene.

Il califfato ha perso il territorio, ma le cellule armate sono rimaste. Ed è questa la distanza tra dichiarare una vittoria e poter vivere al sicuro.

Turchia

Una persona uccisa e sette ferite, tutte giovanissime: è il bilancio dell’attacco con un coltello in una scuola media di Istanbul. Secondo le autorità, una quindicenne iscritta a un altro istituto è entrata indossando un’uniforme scolastica e ha aggredito gli alunni, tra dieci e tredici anni. È stata fermata. Una delle otto vittime è poi morta in ospedale.

Il movente resta da chiarire. Le lezioni sono sospese anche mercoledì. Il ministero dell’Interno ha incaricato due ispettori di verificare quanto accaduto, anche prima dell’aggressione.

Etiopia

L’Etiopia vuole uno sbocco sul Mar Rosso. Il primo ministro Abiy Ahmed lo ha ribadito in Parlamento, lunedì, giurando per un nuovo mandato quinquennale. Promette negoziati e vantaggi reciproci. Il paese è senza costa dal 1993, quando l’Eritrea conquistò l’indipendenza.

Ma proprio l’Eritrea teme che Addis Abeba voglia prendersi con la forza il porto di Assab. Abiy assicura di cercare una soluzione pacifica.

Il giorno prima, Egitto, Eritrea, Sudan e Somalia avevano mandato un messaggio preciso: la gestione del Mar Rosso spetta esclusivamente agli Stati rivieraschi.

E tutto questo avviene mentre nel Tigray si combatte di nuovo e i rapporti diplomatici tra Etiopia ed Eritrea sono interrotti. Un porto si può negoziare. Ma quando la richiesta si accompagna alla sfiducia e alle armi, il rischio è che a pagare siano, ancora una volta, le persone.

Kenya

Il Kenya ha confermato il primo caso importato di Ebola: un cittadino keniano rientrato dalla Repubblica Democratica del Congo, passando per l’Uganda, è morto lunedì in ospedale a Nairobi. L’OMS conferma che si tratta del virus Bundibugyo.

Le autorità hanno identificato ventotto contatti, tra familiari e sanitari, e stanno rintracciando ventitré passeggeri e quattro membri dell’equipaggio del suo volo. Rafforzati i controlli alle frontiere. La priorità è individuare rapidamente eventuali altri contagi e interrompere la trasmissione.

Sudan

In Sudan, centinaia di persone sono fuggite da Jabal Al-Nimr e Minza, nella regione sudorientale del Nilo Blu. Secondo la Commissione umanitaria regionale, citata dal Sudan Tribune, a provocare l’esodo sono stati nuovi attacchi delle Forze di supporto rapido, le RSF, il gruppo paramilitare in guerra contro l’esercito.

Le famiglie cercano rifugio ad Al-Azaza e in un insediamento chiamato Villaggio Sei, mentre cresce l’allarme per la loro sicurezza e la carenza di beni essenziali.

È un’altra ondata di fughe: l’Organizzazione internazionale per le migrazioni aveva già segnalato circa 2.800 sfollati in un solo giorno nella stessa regione. Per chi scappa, allontanarsi dai combattimenti è soltanto il primo ostacolo. Poi servono acqua, cibo e un posto dove dormire.

Spagna

Dieci miliardi di euro per prestiti senza interessi, fino a cinquantamila euro, destinati all’acquisto della prima casa. È la principale novità annunciata dal premier spagnolo Pedro Sánchez, che martedì ha approvato nuovamente due decreti sull’emergenza abitativa, dopo la bocciatura parlamentare della settimana scorsa.

Ventuno misure: protezioni per le persone vulnerabili minacciate di sfratto, regole sugli affitti temporanei e delle stanze, limiti agli acquisti speculativi e agevolazioni per inquilini e piccoli proprietari che affittano a prezzi accessibili. Previsti anche sostegni per aumentare l’offerta di alloggi.

Sánchez prova così a rispondere alle piazze e alla crisi politica che lo ha portato a convocare elezioni anticipate per il 29 novembre. Il caso di Maricarmen, ottantasette anni, al centro di uno sfratto a Madrid, è diventato il simbolo della protesta.

Le misure devono ancora ottenere la convalida della Deputazione permanente, l’organismo che garantisce la continuità parlamentare dopo lo scioglimento delle Camere.

Il governo scommette sulla casa per riconquistare consenso. Chi manifesta chiede qualcosa di più concreto: poterci restare. Perché una buona campagna elettorale non basta a pagare l’affitto.

Francia

La protesta dei liceali francesi è diventata una mobilitazione nazionale. Martedì sono scesi in piazza anche genitori, universitari e sindacati: oltre 250 mila persone secondo le autorità, 450 mila per gli organizzatori. Chiedono insegnanti, edifici sicuri, classi meno affollate. E denunciano la violenza della risposta poliziesca.

Il governo conta 891 licei con attività interrotte; i sindacati studenteschi parlano di 1.800 istituti bloccati o chiusi. Secondo il bilancio ufficiale, dall’inizio delle proteste sono rimasti feriti 215 studenti, 85 lavoratori della scuola e 715 agenti. Numeri complessivi, che non attribuiscono automaticamente le responsabilità.

Ma su un caso c’è una novità giudiziaria: l’agente che ha ferito Eden, quattordici anni, è stato formalmente posto sotto indagine per violenze con mutilazione o invalidità permanente. Gli è stato vietato di esercitare le sue funzioni.

Eden è stato colpito al volto da una granata lacrimogena: ha la mandibola fratturata e diversi denti distrutti. A Lens, un altro ragazzo, quindicenne, ha perso una mano. La dinamica resta da accertare.

Macron ha riunito i ministri martedì sera. Il ministero dell’Istruzione ha aperto una consultazione online e annunciato mezze giornate di confronto nelle scuole a partire da oggi, mercoledì.

Ascoltare serve, ma un questionario non ripara un soffitto e non sostituisce un insegnante. E chi chiede una scuola migliore non dovrebbe dover chiedere anche di tornare a casa intero.

Kosovo

Lacrimogeni e idranti davanti al Parlamento di Pristina, in Kosovo. Lunedì sera, manifestanti hanno lanciato pietre e petardi contro la polizia: almeno diciassette feriti, secondo il bilancio aggiornato riportato da Reuters.

La protesta chiedeva di limitare i poteri del tribunale speciale kosovaro con sede all’Aia, che giudica i crimini degli ex guerriglieri dell’UÇK, l’Esercito di liberazione del Kosovo.

La proposta prevede pene massime di quindici anni, da scontare in Kosovo, e ricorsi alla Corte suprema nazionale. Ma dopo il primo voto favorevole, il partito del premier Albin Kurti ha fermato l’approvazione definitiva, giudicando le modifiche affrettate.

Molti considerano gli ex combattenti degli eroi. Ma essere un eroe nazionale non può mettere al riparo dalla giustizia per le vittime.

Germania

Per la prima volta dal dopoguerra, un esponente dell’estrema destra presiede un Parlamento regionale tedesco. È Tobias Rausch, dell’AfD, eletto in Sassonia-Anhalt con quarantotto voti: nove in più dei seggi del suo partito.

I cinque deputati del BSW, la sinistra di Sahra Wagenknecht, avevano annunciato il sostegno. Ma il voto era segreto: non sappiamo da chi siano arrivati gli altri appoggi. Attribuirli ai conservatori sarebbe una supposizione.

L’AfD regionale è classificata come estremista di destra dai servizi interni. Fuori dall’aula, centinaia di manifestanti ricordavano: “Mai più è adesso”.

Il governo regionale resta da formare. Ma il cordone che doveva isolare l’estrema destra ha già ceduto su una delle principali cariche istituzionali.

Per anni ha custodito i segreti della Germania. Ora è sospettato di averli sfruttati per le proprie consulenze private. August Hanning, alla guida del BND, il servizio segreto estero tedesco, dal 1998 al 2005, è stato arrestato martedì: tra le accuse, spionaggio e tentato tradimento.

Secondo la procura federale, un ex collaboratore, anche lui arrestato, gli avrebbe passato a pagamento circa duemila documenti, molti riservati.

Hanning avrebbe utilizzato quelle informazioni anche per preparare un’analisi destinata a un agente straniero. Non è accertato se sia stata consegnata, né è stato reso noto il paese coinvolto.

Le accuse restano da provare. Ma la domanda è pesante: chi controlla i custodi dei segreti, quando diventano consulenti?

Europa

La Commissione europea propone nuove regole per l’allargamento: i paesi candidati potrebbero partecipare a politiche comuni, dall’energia ai trasporti, prima dell’adesione completa. Ma soltanto rispettando le condizioni richieste, e con la possibilità di tornare indietro.

Dopo l’ingresso, invece, scatterebbero salvaguardie attivabili fino a quindici anni: gravi violazioni della democrazia o dello Stato di diritto potrebbero comportare tagli ai fondi e, nei casi peggiori, la sospensione del voto nel Consiglio dell’Unione.

È ancora una proposta da negoziare. La commissaria all’Allargamento Marta Kos vuole evitare nuove regressioni democratiche. Il messaggio è semplice: rispettare le regole per entrare non basta, se poi le si calpesta una volta dentro.

Bulgaria

Due mercantili attaccati da droni nella zona economica esclusiva bulgara del Mar Nero. Secondo le autorità, l’Alfa Watan, battente bandiera del Togo, è affondata: l’equipaggio resta disperso. I soccorritori hanno trovato scialuppe rovesciate e giubbotti salvagente, ma nessuna persona.

Salvati invece i diciotto marinai della seconda nave, la Able: due sono ricoverati a Varna con ferite gravi. Le ricerche continuano. La responsabilità degli attacchi non è accertata. Ancora una volta, a rischiare la vita sono uomini al lavoro su navi civili.

Ucraina e Russia

Nuovi bombardamenti russi nella notte: almeno due persone sono morte a Kyiv, secondo il sindaco. Colpiti anche un impianto industriale a Dnipro, infrastrutture di trasporto a Zaporizhzhia e palazzi residenziali a Kremenchuk.

Martedì Mosca aveva dichiarato di aver intercettato quasi novecento droni ucraini nella notte precedente: un dato del ministero della Difesa russo, non verificato indipendentemente.

Nel Mar Nero, invece, le autorità ucraine denunciano un morto e sette feriti su una nave carica di olio di colza, colpita da un drone russo.

Il presidente Zelensky aveva avvertito di un possibile attacco massiccio, chiedendo agli alleati più difese aeree.

Legalizzare la pornografia per finanziare la difesa dall’invasione russa. In Ucraina il deputato Yaroslav Zhelezniak sostiene una proposta che, secondo le stime dei promotori, potrebbe generare venticinque milioni di dollari l’anno di tasse.

Oggi chi produce contenuti per adulti può finire in una trappola: il fisco chiede le imposte, ma dichiarare quei guadagni può esporre a un’indagine penale. Lo racconta il Kyiv Independent. Insomma: abbastanza rispettabili per pagare, abbastanza scandalosi per essere perseguiti.

I critici temono più sfruttamento e tratta. Una preoccupazione da affrontare con protezioni concrete. Perché il consenso degli adulti e lo sfruttamento sono cose diverse. E i diritti di chi lavora nel settore dovrebbero contare anche senza dover comprare un drone.

Russia

Donald Trump ha annunciato una telefonata con Vladimir Putin sul caso della dipendente dell’istituto antipeste di Irkutsk, morta in Siberia. Il colloquio dovrebbe avvenire «molto presto»: al momento non posso confermare che si sia svolto.

Il punto resta questo: la peste non è confermata. Le autorità russe parlano di polmonite di origine ancora indeterminata e sostengono che gli esami non abbiano rilevato microrganismi legati al lavoro della donna. Negativi ai patogeni pericolosi anche i contatti sottoposti ai test, secondo le informazioni trasmesse all’OMS.

Il segretario di Stato Marco Rubio chiede trasparenza. Mosca risponde all’offerta americana di aiuto proponendo assistenza contro le malattie negli Stati Uniti. Uno scambio di frecciate mentre servono dati verificabili.

L’OMS valuta molto basso il rischio per la regione europea. Il Centro europeo per il controllo delle malattie non segnala casi secondari né trasmissione sostenuta. La peste è batterica e curabile con antibiotici tempestivi. Vigilare è necessario. Annunciare una nuova pandemia, invece, non è giustificato dalle prove disponibili.

Stati Uniti

Mandati in guerra, poi lasciati a lottare per le cure. Nove militari americani feriti nell’attacco iraniano del primo marzo in Kuwait, costato sei vite, denunciano all’Associated Press ritardi e ostacoli burocratici.

Il tenente colonnello Arturo Lincón, con un’arteria lesionata e schegge nella colonna vertebrale, racconta di essere stato mandato in caserma, anziché ricoverato in Germania. Il Pentagono sostiene che i feriti siano valutati secondo criteri medici. Ma quelle testimonianze chiedono risposte.

Intanto Trump apre all’uso stradale del diesel agricolo, per contenere il caro carburanti. Attenzione: le imposte vengono rinviate, non cancellate.

E autorizza la fucilazione di Nidal Hasan, l’ex psichiatra militare condannato per i tredici morti della strage di Fort Hood del 2009. La data resta da fissare.

Il dipartimento della Giustizia, intanto, chiede di revocare la cittadinanza a quaranta persone naturalizzate, accusate di averla ottenuta attraverso omissioni o falsità. Decideranno i tribunali.

In Arizona, invece, abbattuto un pioppo secolare per allargare il muro al confine: settanta giorni di protesta, poi lo sgombero degli agenti.

A Chicago, Marimar Martinez fa causa al governo: un agente le aveva sparato cinque colpi. Le accuse contro di lei sono state ritirate; secondo i suoi legali, l’agente sparò anche da dietro.

Infine, Trump invoca arresti contro il New York Times e altri media. Il motivo? Il racconto dei posti vuoti al suo comizio. Contare le sedie è cronaca. Invocare le manette è intimidazione.

Christa Pike ha ripreso conoscenza e parla. Lo annunciano i suoi avvocati, dopo il tentativo fallito del Tennessee di ucciderla con un’iniezione letale il 30 settembre. Cinquant’anni, condannata per l’omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, resta ricoverata, con gravi lesioni alle braccia e una prognosi incerta. Secondo i legali, è ancora incatenata al letto.

Oggi è prevista un’udienza per chiedere di conservare le prove dell’esecuzione fallita. Il governatore ha sospeso le altre esecuzioni fino a fine anno e ordinato una verifica indipendente.

La gravità del suo crimine non si cancella. Ma neppure cancella una domanda: fino a dove può spingersi uno Stato, in nome della giustizia?

Haiti

Ad Haiti le elezioni si allontanano ancora. Il Consiglio elettorale provvisorio ha rinviato le tappe del voto presidenziale e legislativo, previsto dal 13 dicembre, senza indicare una nuova data. Cita esigenze tecniche e operative, mentre la violenza delle bande ostacola i preparativi.

Il paese non vota dal 2016. L’ultimo presidente, Jovenel Moïse, è stato assassinato nel 2021. Da allora, governi di transizione e promesse di elezioni, mentre le bande hanno esteso il controllo sulla capitale e su altre aree.

Senza sicurezza, organizzare un voto libero è difficilissimo. Ma ogni rinvio prolunga anche l’esclusione degli haitiani dalle decisioni sul proprio futuro. Tra chi governa senza un mandato elettorale e chi comanda con le armi, la popolazione continua ad aspettare.

Cuba

Telefonate, incontri, perfino messaggi WhatsApp. Cuba conferma i contatti con Washington, ma nega che siano negoziati. Lo dice a Reuters Lianys Torres Rivera, la diplomatica che guida l’ambasciata cubana negli Stati Uniti. Una versione diversa da quella di Trump, che all’ONU aveva parlato di trattative avanzate, affidate al segretario di Stato Marco Rubio.

Il dipartimento di Stato insiste: i colloqui continuano, è l’Avana a non collaborare. Cuba si dice disponibile a un dialogo rispettoso, ma esclude di negoziare il proprio sistema politico. E annuncia di rafforzare le difese contro un eventuale attacco americano.

Insomma, il telefono funziona. È sulla parola «dialogo» che le due capitali sembrano parlare lingue diverse.

Venezuela

Carmen, Tomasa, César e Hermes. Quattro persone tra i sessantatré e i settantadue anni, morte sotto custodia in Venezuela tra il 19 e il 30 settembre. Lo denuncia l’Osservatorio venezuelano delle prigioni, che conta oltre sessanta decessi in detenzione da aprile.

Hermes Carrero è morto per un infarto nel carcere di Barinas, pochi giorni dopo una visita della commissione presidenziale incaricata di verificarne le condizioni.

L’organizzazione chiede un’indagine: ricevevano cure e medicinali? Qualcuno aveva riconosciuto segnali d’allarme? E che cosa aveva controllato quella commissione?

Le responsabilità vanno accertate. Ma una visita ufficiale serve se protegge le persone, non se produce soltanto fotografie. La perdita della libertà non dovrebbe diventare anche la perdita del diritto alle cure.

India

Per la scrittrice indiana Arundhati Roy, le proteste giovanili stanno incrinando l’immagine costruita dal premier Narendra Modi: lo afferma in un’intervista ad Al Jazeera.

Al centro c’è il Cockroach Janta Party, il movimento satirico degli “scarafaggi”. Dietro il nome provocatorio, questioni serissime: giovani istruiti senza lavoro, scandali negli esami e frustrazione verso il governo. Le proteste hanno già contribuito alle dimissioni del ministro dell’Istruzione.

La loro arma è anche l’ironia: video, parodie, manifestazioni che contestano l’immagine di un leader invincibile. Ma trasformare la protesta in cambiamento politico resta una sfida aperta.

Il potere può provare a screditare chi lo contesta. Quando cominciano a ridergli in faccia, controllare il racconto diventa più difficile.

Corea del Sud e Ucraina

Mentre i droni ucraini colpiscono le raffinerie russe, dai porti sudcoreani arriva carburante a Mosca: oltre centosettantaseimila tonnellate tra luglio e agosto. Lo denuncia il responsabile ucraino delle sanzioni, Vladyslav Vlasiuk, riprendendo un’inchiesta del Guardian. Secondo Kyiv, queste forniture hanno attenuato la crisi provocata dagli attacchi.

L’inchiesta, basata sui movimenti delle navi, segnala anche petroliere sotto sanzioni britanniche ed europee. Le spedizioni, però, non sembrano violare la legge sudcoreana. Seul ribadisce di applicare rigorosamente i controlli sulle esportazioni e di sostenere la pace in Ucraina.

Resta la contraddizione politica: sostenere Kyiv e permettere forniture che aiutano Mosca a resistere alla pressione economica.

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