14 ottobre 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Ottobre 14, 2026

  • In Kenya, la plastica riciclata trova una seconda vita trasformandosi nei pezzi degli scacchi.
  • Negato l’ingresso in Israele di un giornalista inglese che doveva seguire le elezioni.
  • Iran, la guerra sulle rotte e sulle parole.
  • Germania: sequestrato robot che ha molestato una ragazza di 16 anni.
  • Cina, sanzioni a chi dialoga con Taiwan.
  • Russia, giornalista giapponese arrestato per spionaggio.
  • Ungheria, un passo indietro sulla discriminazione LGBTQ+.
  • La portavoce della Casa Bianca, Katie Zacharia confonde Trump con il marito durante il suo primo briefing

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets. A cura di Barbara Schiavulli

Introduzione

Il silenzio, qualche volta, comincia con un’esplosione. Poi rimane. Dentro una casa, intorno a una sedia vuota, nelle domande che nessuno vuole più ascoltare.

A Malta, nel 2017, un’autobomba ha ucciso Daphne Caruana Galizia, la giornalista che indagava sui legami tra denaro e potere. Quasi nove anni dopo, ci sono condanne per chi ha eseguito l’attentato e fornito la bomba. Nessuna per chi lo ha ordinato. A settembre, l’imprenditore Yorgen Fenech, accusato di averne commissionato l’omicidio, è stato assolto.

Ma questa storia riguarda anche noi. Riguarda ciò che possiamo sapere. E ciò che qualcuno può farci, quando sa che nessuno gli chiederà conto.

L’Atlante dell’impunità indica nell’erosione della libertà di stampa uno dei motori principali di un potere sempre meno chiamato a rispondere delle proprie azioni.

Perché ogni giornalista messo a tacere lascia qualcuno più solo. Una madre che cerca un figlio. Una donna che denuncia una violenza. Una famiglia che aspetta giustizia.

In Afghanistan, il silenzio avanza per decreto. Dal ritorno dei talebani, più di due terzi dei giornalisti hanno abbandonato la professione, secondo Reporter senza frontiere. Otto giornaliste su dieci hanno dovuto smettere di lavorare. Immaginate quante storie restano senza voce. Quante donne senza qualcuno a cui affidare la propria.

Siria, Sud Sudan, Afghanistan, Myanmar e Yemen occupano i primi cinque posti nell’Atlante dell’impunità: la geografia di un potere che non risponde delle proprie azioni.

L’impunità cresce anche così: quando la paura interrompe una domanda, quando una minaccia ferma un’inchiesta. Finché l’abuso diventa abitudine. E ci abituiamo perfino a non sapere.

Il rapporto indica proprio nella perdita di libertà di stampa un motore centrale di questa ingiustizia. Quando vengono meno le possibilità di documentare gli abusi, diventa più difficile denunciarli. E ottenere giustizia.

Fare informazione significa restare davanti a quella porta chiusa. Bussare ancora. Cercare documenti, ascoltare, verificare. Anche quando chi sta dall’altra parte vorrebbe soltanto il nostro silenzio.

Palestina e Israele

Per entrare a raccontare le elezioni israeliane, un giornalista deve spiegare che cosa pensa di Gaza? È quanto denuncia Secunder Kermani, corrispondente della britannica Channel 4: trattenuto all’aeroporto Ben Gurion, inizialmente respinto, racconta di essere stato interrogato sul genocidio e su Hamas e Hezbollah. È entrato dopo l’intervento diplomatico della sua emittente.

Alla corrispondente del quotidiano tedesco taz, Serena Bilanceri, è stato invece negato il visto di lavoro. Israele l’accusa di sostenere il boicottaggio. Lei e il giornale contestano: aveva chiesto sanzioni finanziarie e militari contro le politiche del governo.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti denuncia restrizioni crescenti. Il rischio è evidente: poter raccontare soltanto finché il racconto piace al potere.

A Ramallah, nella Cisgiordania occupata, WAFA riferisce di soldati nel cortile del Palestine Medical Complex, accessi bloccati e incursioni nelle sedi di organizzazioni palestinesi, tra cui Addameer, che tutela i detenuti. Sequestrati documenti e attrezzature; feriti anche due giornalisti e un quattordicenne.

Nei campi, intanto, continua la violenza dei coloni: a Beit Lid, secondo la Mezzaluna Rossa palestinese, due donne sono state picchiate durante la raccolta delle olive. Nel sud di Israele, altre demolizioni di abitazioni beduine a Rahat, dopo quelle che lunedì hanno lasciato centinaia di persone senza casa.

A Gaza è morto Osama Ahmed Abed, quattro anni, ferito in un precedente bombardamento israeliano. Il bilancio sanitario riportato da WAFA sale a 74.389 morti dall’ottobre 2023; 1.498 dall’11 ottobre 2025, primo giorno pieno della tregua. Una tregua che continua a contare morti.

E Netanyahu chiede di identificare e perseguire i militari che testimoniano anonimamente nel documentario NAZA, sulle uccisioni di civili a Gaza. Li accusa di diffamazione e divulgazione di segreti. Ma cercare chi ha parlato non risponde alla domanda centrale: che cosa è accaduto alle persone di cui raccontano?

Libano

In Libano la chiamano tregua, ma i bombardamenti continuano. Martedì nuovi raid israeliani hanno colpito Wadi Salouqi, Kfar Tebnit e Wadi Hujeir, nel sud del paese. Il cessate il fuoco dovrebbe fermare il fuoco. Anche quello dal cielo.

Intanto l’Unione europea ha istituito una missione per addestrare e affiancare esercito e forze di sicurezza libanesi: mandato iniziale di tre anni, ma l’avvio operativo deve ancora essere deciso.

E dall’altra parte del confine, nel nord di Israele, un ordigno inesploso ha ucciso un ragazzo di 14 anni durante una gita scolastica, ferendo altre 24 persone. Secondo i primi accertamenti israeliani, sarebbe una submunizione di un razzo di Hezbollah, il movimento armato libanese. La guerra lascia anche questo: esplosivi che aspettano. E bambini che li trovano.

Iran

Donald Trump dice di non credere che Russia e Cina stiano aiutando l’Iran nella guerra contro Stati Uniti e Israele. Avrebbero troppo da perdere, sostiene. È la posizione del presidente americano: non risolve gli interrogativi sulle notizie di sostegno militare e d’intelligence a Teheran.

Intanto, nello Stretto di Hormuz gli attacchi alle navi hanno raggiunto la massima intensità dall’inizio della guerra, secondo il Financial Times: ventiquattro imbarcazioni colpite nelle due settimane fino all’11 ottobre, sei nella sola domenica. Quel giorno, secondo la società di analisi Kpler, sono transitati appena 2,9 milioni di barili di petrolio. Dietro ogni nave ci sono anche equipaggi esposti al fuoco.

Il conto economico cresce: il Fondo monetario internazionale prevede una contrazione dello 0,3 per cento per Medio Oriente e Asia centrale.

E la crisi arriva in Europa. Londra attribuisce ai Guardiani della rivoluzione iraniani il presunto piano contro Fairford, base britannica utilizzata dagli americani. Teheran nega. I sette uomini arrestati sono stati rilasciati sotto condizioni; l’indagine continua.

Poi c’è la battaglia sulle parole. Secondo Iran International, la televisione statale iraniana ha cominciato a chiamare “Caspio” il mare normalmente indicato in persiano come “Khazar”. Un commentatore ha associato quel nome a presunte ambizioni israeliane nel Caucaso, senza fornire prove. Non è confermata una direttiva generale per cambiarlo.

La disputa riguarda storia e identità. Ma trasformare un nome geografico nella prova di un complotto è un’altra cosa. Anche la propaganda, a quanto pare, vuole ridisegnare le mappe.

Arabia Saudita e Yemen

Dalle minacce agli attacchi. Un edificio amministrativo del gigante petrolifero Saudi Aramco è stato colpito a Dhahran: il ministero dell’Energia saudita segnala un incendio limitato, senza vittime né feriti.

Gli Houthi, il movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran, avevano minacciato impianti petroliferi e aeroporti sauditi.

La coalizione guidata da Riyadh ha intanto bombardato un sito petrolifero a Sanaa, sostenendo che ospitasse missili e droni. Gli Houthi negano.

Nella capitale yemenita si sono formate code ai distributori, per paura che manchi il carburante. I contendenti promettono risposte «dolorose». Per i civili, il dolore non aspetta i comunicati.

Kenya

A Kibera, grande insediamento informale di Nairobi, la plastica buttata via torna in gioco. Letteralmente: diventa un re, una torre, un pedone.

Il progetto comunitario Kijiji Solutions trasforma i rifiuti di plastica in pezzi degli scacchi. Il materiale viene raccolto, selezionato, lavato e ridotto in granuli. Poi viene modellato in un laboratorio locale.

 Circa duecento chili riciclati, quasi duemila set prodotti, secondo il reportage di Africanews e Associated Press. In collaborazione con l’organizzazione The Gift of Chess, arrivano ai bambini che difficilmente potrebbero permetterseli.

Alla scuola Centre of Hope, i bambini si allenano. L’insegnante di scacchi Ian Ombati spiega che davanti alla scacchiera conta quello che sai fare, non il quartiere da cui provieni.

Il fondatore Richard Haukom è onesto: la quantità di plastica recuperata è ancora piccola rispetto al problema dei rifiuti. Ma quei pezzi permettono di cominciare una partita. E per un bambino, avere finalmente la possibilità di giocare è già qualcosa di concreto.

Sudafrica

Auto incendiate, negozi di stranieri saccheggiati. Dopo le violenze anti-migranti a Johannesburg e Durban, il Sudafrica ha ritirato una direttiva sull’accoglimento delle domande d’asilo, denunciando uffici sovraccarichi e rischi per il personale.

Attenzione: resta valida la sentenza costituzionale che vieta di escludere dalla procedura chi è entrato irregolarmente. Non garantisce l’asilo: garantisce che la richiesta venga esaminata.

Il governo annuncia un nuovo sistema di registrazione entro il 10 novembre e chiederà indicazioni ai giudici su come applicare la sentenza. Nel frattempo, riconosce di doverla rispettare. Perché chi chiede protezione deve ricevere una risposta dalle istituzioni. Non essere giudicato da una folla che incendia.

Vaticano

Papa Leone XIV è stato operato ieri al Gemelli di Roma per un tumore al polmone. I chirurghi hanno rimosso il lobo inferiore destro: l’esame del tessuto ha confermato un adenocarcinoma, una forma di cancro polmonare.

Secondo il bollettino medico diffuso dal Vaticano, l’intervento è durato circa novanta minuti, senza complicazioni. Il pontefice si è svegliato regolarmente ed è tornato nella sua stanza. La degenza prevista è di circa una settimana.

Francia

Chiedono insegnanti, aule meno affollate, scuole che non cadano a pezzi. In Francia oltre 161 mila persone sono tornate in piazza martedì, secondo il ministero dell’Interno. A Saint-Denis, anche l’attivista per il clima Greta Thunberg ha sostenuto i liceali.

Gli studenti chiedono dieci miliardi di euro per i licei; il governo promette tremila supplenti. Ma sulle proteste pesa anche la risposta della polizia: oltre 6.800 persone poste in custodia, in gran parte minorenni, e 24 indagini interne su presunte brutalità degli agenti.

Macron invita al dialogo e chiede tempo. Ma per chi perde lezioni perché manca un docente, il tempo non è una formula diplomatica. È istruzione che se ne va.

Restiamo in Francia, perché un attacco informatico ha colpito i sistemi di refrigerazione di circa settecento supermercati, secondo il ministro delle Finanze, citato dall’Associated Press.

 Frigoriferi surriscaldati, alimenti da buttare e, in alcuni casi, incendi. Coinvolte diverse catene, tra cui Carrefour e Intermarché. La procura di Parigi indaga. Il governo esclude rischi per l’approvvigionamento nazionale. Ma il danno è concreto: un attacco digitale può finire direttamente nel nostro piatto. O svuotarlo.

Germania

Una ragazza di sedici anni è fuori da un fast food, con le amiche. Un robot le si avvicina da dietro e, secondo la denuncia, le tocca il sedere, simulando poi movimenti sessuali contro di lei. È successo a Colonia, nella notte tra sabato e domenica.

Secondo la polizia, il proprietario del robot, sedicenne, e un diciannovenne avrebbero filmato, commentato e trasmesso tutto in diretta sui social. Entrambi sono indagati. Gli agenti hanno trovato il dispositivo nel bagagliaio di un’auto e lo hanno sequestrato insieme ai telefoni.

Ora bisogna capire se quei movimenti fossero programmati o comandati in tempo reale. Per gli investigatori è un terreno nuovo. Molto meno nuova è l’idea di trasformare il corpo di una ragazza in intrattenimento.

La polizia ha richiamato anche chi ride e condivide: quei contenuti possono aggravare la sofferenza della vittima. La tecnologia cambia. Il rispetto del consenso resta. Anche quando, tra chi agisce e chi subisce, c’è una macchina.

Regno Unito

Non servono carri armati per destabilizzare un paese. Bastano incendi, sabotaggi, attacchi informatici. È l’allarme di Ken McCallum, direttore dell’MI5, il servizio di sicurezza interno britannico: contro le minacce straniere, dice, oggi impieghiamo più risorse che durante la Guerra fredda.

Secondo McCallum, Mosca intensifica le operazioni in Europa, anche assoldando criminali, cercando di restare sotto la soglia di una risposta militare della NATO. La Russia nega il coinvolgimento.

L’allarme riguarda anche l’Iran: secondo l’MI5, dai dissidenti e dalle comunità ebraiche, il mirino si allargherebbe ai siti militari.

Teheran respinge le accuse. Nell’indagine sul presunto piano contro la base di Fairford, sette uomini sono stati arrestati e poi rilasciati sotto condizioni: non sono condanne. La minaccia va indagata. Le responsabilità, dimostrate.

Ungheria

In Ungheria il Parlamento ha approvato la rimozione di alcune disposizioni anti-LGBTQ+ dalla legge sulla “protezione dei minori” voluta da Viktor Orbán nel 2021. Il voto: 139 favorevoli, 51 contrari.

Le norme vietavano di rappresentare o “promuovere” la diversità sessuale e di genere nei contenuti accessibili ai minorenni. Il nuovo testo si concentra invece sui materiali che possono danneggiarne gravemente lo sviluppo.

È la prima svolta significativa su questo fronte con il premier Péter Magyar, in carica da maggio.

Non significa che tutte le discriminazioni siano cancellate: le associazioni segnalano restrizioni ancora presenti. Ma cambia un principio: proteggere un bambino non dovrebbe significare insegnargli che alcune persone vanno nascoste.

Polonia

Tre attacchi con coltelli in quattro giorni, un dipendente scolastico ucciso e diversi feriti. In Polonia la paura arriva fino agli scaffali: le catene Biedronka e Smyk ritirano alcuni prodotti di Halloween, tra cui coltelli di plastica, mannaie e costumi macabri, per rispetto delle famiglie colpite.

Le autorità hanno mobilitato circa ventimila agenti per la sicurezza delle scuole. Il premier Donald Tusk denuncia una crescente fascinazione per la violenza, mentre nel dibattito politico vengono chiamati in causa social e videogiochi.

Ma indicare un possibile fattore non significa aver dimostrato la causa. Togliere un coltello finto dalla vetrina è un gesto. Capire perché un ragazzo ne impugna uno vero richiede risposte ben più profonde.

Ucraina e Russia

Trump annuncia una tregua sugli impianti energetici. A Kyiv, però, arrivano i missili russi. Ieri sera colpite una centrale e un palazzo: almeno due morti e ventuno feriti, riferisce Reuters.

Il presidente ucraino Zelensky denuncia l’assenza di preavviso dagli alleati occidentali: i missili sarebbero stati individuati soltanto a ridosso della città. Washington assicura di continuare a condividere informazioni d’intelligence. Ma tra una tregua annunciata e una rispettata, ci sono persone che continuano a morire.

Russia

Un corrispondente del quotidiano giapponese Hokkaido Shimbun è stato arrestato nella regione russa di Sakhalin, nell’Estremo Oriente. L’FSB, il servizio di sicurezza russo, lo accusa di raccogliere informazioni sulla difesa per l’intelligence giapponese.

Il giornalista è stato trasferito a Mosca, dove un tribunale ha disposto la custodia cautelare.

Era regolarmente accreditato presso il ministero degli Esteri russo. Il quotidiano e l’ambasciata giapponese dichiarano di stare verificando le informazioni.

Raccogliere informazioni è il lavoro di un cronista; sostenere che lo faccia per un servizio segreto richiede prove. Un arresto non le sostituisce.

Azerbaigian

In Azerbaigian alcune studentesse e insegnanti con l’hijab sono state escluse dalle lezioni. Le nuove regole sull’abbigliamento scolastico non vietano esplicitamente il velo islamico, ma impongono il rispetto della laicità. Ed è così che alcune scuole le stanno applicando.

Sono scoppiate proteste: il ministero dell’Interno riferisce di 37 persone fermate per disordini. La polemica coinvolge anche la Turchia, alleata di Baku: un consigliere del presidente Erdoğan ha contestato l’esclusione delle ragazze. Il partito al governo azero risponde accusandolo d’ingerenza.

La Costituzione garantisce sia la laicità sia la libertà religiosa. La domanda è concreta: come si difende una scuola per tutti lasciando alcune ragazze fuori dalla porta?

Stati Uniti

Debutto con scambio di persona alla Casa Bianca. Katie Zacharia, nuova portavoce di Trump, parla della famiglia e inciampa: «Il mio presidente… scusate, mio marito». Un lapsus, certo. Diciamo che portarsi il lavoro a casa ha assunto un significato nuovo.

Il primo incontro con la stampa dura appena quattordici minuti: elogi al presidente, domande da tre giornalisti e saluti. Sulla condivisione d’intelligence con l’Ucraina, però, la risposta deve aspettare: farà sapere.

Trump la promuove. E ci mancherebbe: dopo tutti quei complimenti, bocciarla sarebbe stato un gesto d’ingratitudine. Il debutto lascia una certezza: l’entusiasmo per il capo c’è. Per le risposte, ripassare.

Un brindisi a Dubai mette in imbarazzo Ken Paxton, procuratore generale del Texas e candidato repubblicano al Senato. Secondo il Wall Street Journal, festeggiò l’arrivo del 2025 con due americani incriminati per frodi sanitarie, allora fuori dagli Stati Uniti.

Uno aveva versato 190 mila dollari alle sue campagne. Entrambi sono poi rientrati per affrontare la giustizia.

Lo staff di Paxton parla di persecuzione politica, senza chiarire quella serata. Le accuse vanno provate. Ma chi fa rispettare la legge dovrebbe saper spiegare certe frequentazioni.

A New York, il sindaco Zohran Mamdani ordina la prima revisione dell’uso della forza della polizia in dieci anni.

Arrivano fondi per i controlli indipendenti e misure per concludere i procedimenti disciplinari prima che gli agenti vadano in pensione. Perché lasciare la divisa non dovrebbe significare lasciarsi alle spalle le responsabilità.

In Texas, intanto, un SUV dell’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione, investe Miguel Parra-Hernandez. L’agenzia sostiene che sia corso davanti al mezzo. Ma, secondo ABC, il video sembra mostrare il veicolo sterzare verso di lui. È finito in ospedale; l’indagine è aperta.

Doveva essere una giornata di divertimento. Hassan Jihad Ibn Kariem, 42 anni, è morto lunedì sulle montagne russe del parco Six Flags Over Georgia, vicino ad Atlanta. Secondo la polizia, è stato sbalzato dal sedile e, cadendo, ha colpito altre persone, rimaste ferite. Come sia potuto accadere non è ancora stato chiarito. Kariem lavorava come responsabile informatico in una scuola della città.

La società ha fermato precauzionalmente nove attrazioni simili in sei parchi tra Stati Uniti e Canada e dichiara di collaborare con gli investigatori.

Le chiusure non dimostrano un difetto comune: servono agli accertamenti. Resta la domanda che attende una risposta: perché un uomo è uscito dal proprio sedile durante la corsa?

Infine, la Casa Bianca chiede le dimissioni dell’ambasciatrice in Grecia, Kimberly Guilfoyle. L’imprenditore Eric Deters l’accusa di avergli chiesto centomila dollari per saldare la carta di credito, promettendo accesso all’amministrazione. I legali negano: erano compensi arretrati. Resta una domanda: il potere serve i cittadini o presenta loro il conto?

Cuba

Novanta spedizioni di biodiesel, per quasi tre milioni di dollari, bloccate negli Stati Uniti prima di raggiungere Cuba. Washington sostiene che fossero destinate a ENETEC, società energetica statale cubana sottoposta a sanzioni.

Ma il governo dell’Avana nega qualsiasi coinvolgimento. Il ministro dell’Energia Vicente de la O Levy dice a Reuters che non esisteva alcun contratto con ENETEC.

Il punto è questo: gli Stati Uniti consentono forniture di carburante al settore privato cubano, ma le vietano al governo. E, secondo la stima del ministro, quanto entra attraverso quelle importazioni non copre nemmeno il tre per cento del fabbisogno nazionale.

Le restrizioni aggravano una crisi già segnata da blackout e carenze d’acqua. Washington vuole mettere sotto pressione il governo. Ma quando manca l’elettricità, a restare al buio non sono soltanto i palazzi del potere. Sono le case.

Settantanove episodi di violazione dei diritti e quattro decessi segnalati a settembre: è il bilancio del Centro di documentazione sulle carceri cubane, una ONG con sede in Messico.

Le denunce riguardano 34 strutture. Tra le più frequenti, assistenza medica negata, alimentazione insufficiente e restrizioni ai contatti con le famiglie. Uno dei quattro uomini è morto in ospedale dopo essere stato scarcerato per motivi di salute: secondo l’organizzazione, era già gravemente debilitato dalle condizioni di detenzione.

Sono segnalazioni raccolte dalla ONG, Ma chiedono risposte e verifiche non. Perché una pena detentiva priva della libertà. Non dovrebbe privare delle cure, del cibo, della dignità.

Giamaica

Ventidue migranti espulsi dagli Stati Uniti sono arrivati ieri in Giamaica. Nessuno è giamaicano: l’isola diventa una tappa prima del trasferimento nei paesi d’origine o in altre destinazioni.

Tra loro, sette donne. Sono stati portati sotto scorta in una località non comunicata, senza accesso per i giornalisti.

È il primo volo dell’accordo firmato a giugno: massimo venticinque persone ogni due settimane, con assistenza dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Kingston assicura che non accetterà persone con precedenti penali e non finanzierà il programma.

L’opposizione chiede di rendere pubblico l’accordo. Perché trasferire persone oltre confine non può significare sottrarre le decisioni allo sguardo pubblico.

Messico

E’ salito a cinque il bilancio ancora provvisorio delle vittime provocate dal passaggio degli uragani Rachel e Simon negli stati della Bassa California e di Guerrero, sulla costa del Pacifico, in Messico

Simon perde forza, ma sulla costa pacifica del Messico non è finita. Nel bollettino di martedì del Centro nazionale uragani statunitense, è sceso alla categoria uno, con venti ancora intorno ai 150 chilometri orari. Il centro resta al largo e avanza molto lentamente.

Le autorità avvertono: piogge intense possono provocare allagamenti e frane, mentre onde e correnti rendono pericolose le coste. Sorvegliati soprattutto Jalisco, Nayarit e Sinaloa. Ai residenti viene chiesto di seguire gli avvisi della protezione civile.

“Indebolito”, dunque, non significa innocuo. Per chi vive vicino a un fiume o sotto un pendio, il rischio non scompare quando cambia il numero della categoria.

Brasile

«Mai più Bolsonaro»: con questo slogan migliaia di persone hanno marciato a Rio de Janeiro, il 7 ottobre. Il candidato è Flávio, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro: ha chiuso in testa il primo turno e sfiderà il presidente Lula al ballottaggio del 25 ottobre.

Domenica la mobilitazione si è allargata: secondo gli organizzatori, manifestazioni in 76 città.

Tra chi protesta c’è il timore di perdere diritti e di vedere un’amnistia per Jair Bolsonaro, condannato per il tentativo di golpe dopo la sconfitta del 2022. Per questi manifestanti, dunque, non si tratta soltanto di sostenere Lula. Si tratta di poter continuare a dissentire, anche da chi governa.

Pakistan ed Europa

Contrastare i trafficanti, ma anche permettere alle persone di partire legalmente. È la richiesta del premier pakistano Shehbaz Sharif, che a Islamabad ha incontrato Magnus Brunner, commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione. Sharif chiede più opportunità per lavoratori qualificati e professionisti: servirebbero all’economia europea e ridurrebbero la dipendenza dalle reti criminali.

La visita prevede anche l’avvio di un progetto europeo da cinque milioni di euro per la gestione delle frontiere. E il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha chiesto un ufficio europeo nel paese per facilitare gli ingressi regolari. Per ora è una richiesta, non un risultato acquisito.

Il punto sarà questo: alle risorse per controllare chi parte seguiranno possibilità concrete per chi vuole arrivare legalmente?

Cina e Paraguay

Pechino manda un avvertimento agli amici di Taiwan. La Cina ha sanzionato due ministri di Paraguay e Belize: Gustavo Villate, responsabile delle tecnologie dell’informazione paraguaiane, e Francis Fonseca, ministro degli Esteri del Belize.

Li accusa di sostenere il separatismo taiwanese. I loro paesi sono tra i dodici che mantengono relazioni diplomatiche ufficiali con l’isola, governata autonomamente ma rivendicata da Pechino.

Le misure prevedono il congelamento di eventuali beni in Cina, il divieto d’ingresso, anche a Hong Kong e Macao, e lo stop ai rapporti economici con soggetti cinesi.

Paraguay e Belize rispondono che continueranno a collaborare con Taipei. Anche Washington condanna quelle che definisce pressioni coercitive. Sanzioni soprattutto simboliche, secondo Reuters. Ma il messaggio politico pesa: per Pechino, scegliere con chi avere rapporti diplomatici può costare una punizione personale.

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