12 gennaio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Gennaio 12, 2026
- Venezuela: liberato Alberto Trentini e Mario Burlò.
- Iran, la guerra dentro. Groenlandia, al centro del mondo.
- Gaza, vivere tra rifiuti e freddo.
- Iran: centinaia di morti, manifestanti senza internet.
- Benin al voto, tra stabilità e incertezze.
- Giappone, elezioni anticipate all’orizzonte.
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Introduzione: Il mondo cambia, l’Europa vacilla
Il 2026 si apre con un’Europa sempre più stretta in una morsa che arriva da tre direzioni diverse.
Da Est, la pressione militare e politica della Russia sull’Ucraina non accenna a diminuire. Da Sud e da Ovest, un mondo che cambia rapidamente, dove le regole multilaterali su cui l’Unione Europea ha costruito la propria identità appaiono sempre più fragili, se non superate.La Cina continua a erodere la base industriale europea, mentre gli Stati Uniti — storicamente il principale alleato — oggi adottano una politica apertamente transazionale, arrivando persino a minacciare l’annessione del territorio di un alleato NATO, la Groenlandia. Un fatto che segna una rottura profonda con l’ordine internazionale del dopoguerra.
E tutto questo avviene mentre l’Europa mostra una leadership debole, divisa, spesso paralizzata. Francia, Germania e Regno Unito entrano nel nuovo anno con governi fragili, sotto la pressione dei populismi interni e di un contesto geopolitico sempre più ostile. Intanto, le elezioni in Paesi chiave come l’Ungheria potrebbero diventare un banco di prova decisivo per l’avanzata delle destre radicali sostenute anche oltre Atlantico.
Sull’Ucraina, Mosca non fa concessioni e scommette sul logoramento. Kiev resiste, colpendo sempre più in profondità le infrastrutture energetiche russe, mentre l’Europa aumenta la spesa militare cercando di mantenere uno status quo che, nella migliore delle ipotesi, resta estremamente instabile.
Una verità storica torna a imporsi: pace, prosperità e libertà in Europa non sono mai garantite.
La cosiddetta “vacanza dalla storia” è finita.Ed è per raccontare tutto questo dal posto in cui le faglie del mondo si stanno aprendo, che domani Radio Bullets parte per la Groenlandia.
Un reportage sul campo, per capire cosa significa davvero essere al centro di uno scontro globale tra potenze, e per dare voce a chi vive lì.Per farlo, abbiamo bisogno del sostegno di chi ci legge e ci ascolta.
L’informazione indipendente si fa insieme.
Alberto Trentini libero
Oggi cominciamo con una buona notizia. Alberto Trentini e Mario Burlò sono finalmente liberi e si trovano nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas al sicuro.
Lo ha annunciato stamattina il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha subito informato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni della splendida notizia. I due connazionali stanno bene e presto torneranno in Italia.
Tajani ha sottolineato che la loro liberazione è un forte segnale politico da parte della presidente ad interim Delcy Rodríguez, apprezzato dal governo italiano.
Chi è Alberto Trentini?
Trentini, 46 anni, cooperante veneziano originario di Venezia, era stato arrestato il 15 novembre 2024 in Venezuela mentre lavorava per la ONG Humanity & Inclusion per portare aiuti umanitari alle persone con disabilità.
Era detenuto nella prigione di El Rodeo a Caracas da oltre un anno, senza accuse formali, in una vicenda che aveva mobilitato familiari, ONG per ottenere la sua scarcerazione.
Mario Burlò, commercialista di Torino, era anch’egli recluso in Venezuela da oltre un anno in circostanze che avevano destato forte preoccupazione in Italia.
La loro liberazione chiude un capitolo molto difficile e apre la strada al loro ritorno a casa, accolti da grande gioia nel nostro paese.
Israele e Palestina
■ GAZA: Nella Striscia di Gaza centinaia di palestinesi sono scesi in piazza per denunciare una crisi umanitaria e ambientale ormai catastrofica, dopo due anni di guerra e distruzione. In un campo profughi di Gaza City, i manifestanti hanno chiesto alle Nazioni Unite di assumersi le proprie responsabilità, mentre malattie, rifiuti e freddo minacciano la sopravvivenza quotidiana.
Molti vivono ancora in tende senza alcuna protezione. «I bambini muoiono per le malattie, i roditori e il freddo», racconta Eylin, una ragazza palestinese sfollata. «Vogliamo ricostruire le nostre vite e avere case che ci proteggano».
Secondo il ministero della Sanità di Gaza, i sistemi di raccolta dei rifiuti sono collassati e il blocco israeliano impedisce l’ingresso di materiali essenziali, inclusi prodotti per il controllo dei parassiti. Roditori, insetti e animali randagi si moltiplicano tra le tende.
Dall’inizio dell’inverno, 21 persone sono morte per il freddo. E nonostante un cessate il fuoco entrato in vigore a ottobre, le autorità di Gaza denunciano continue restrizioni sugli aiuti, mentre la crisi umanitaria continua ad aggravarsi.
Gli attacchi israeliani hanno ucciso tre palestinesi a Gaza domenica mattina, ha dichiarato il Ministero della Salute guidato da Hamas.
Secondo quanto riportato da Gaza , due neonati, uno di due mesi e uno di sette giorni, sono morti di ipotermia negli ultimi due giorni, portando a quattro il numero di neonati morti per il freddo. Secondo il Ministero, gli attacchi israeliani hanno ucciso 71.412 persone a Gaza dal 7 ottobre 2023.
■ CISGIORDANIA: Le IDF hanno fatto marcia indietro sulle affermazioni secondo cui un uomo palestinese, ucciso a colpi d’arma da fuoco dai soldati sabato a Hebron, avrebbe cercato di investirli, affermando che “non sono state trovate prove” che indichino un attacco terroristico .
Il Ministero della Salute palestinese ha confermato domenica che Shaker Falah Ahmed al-Jaabari, 58 anni, è stato ucciso e ha affermato che il suo corpo è trattenuto da Israele.
■ ISRAELE: L’attuale capo di gabinetto di Netanyahu ed ex segretario di gabinetto, Tzachi Braverman, è stato arrestato domenica mattina in relazione allo scandalo BibiLeaks riguardante la fuga di documenti classificati dell’IDF al tabloid tedesco Bild nel 2024, hanno riferito fonti ad Haaretz aggiungendo che la polizia ha perquisito la casa di Braverman e sequestrato il suo telefono.
La fuga di notizie faceva parte di un tentativo di influenzare l’opinione pubblica in Israele contro le proteste che chiedevano un cessate il fuoco a Gaza e un accordo sugli ostaggi nel 2024.
Un ragazzo di 16 anni è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco sabato sera a Nazareth, ha dichiarato la polizia, aggiungendo che stanno indagando sull’incidente. Dall’inizio del 2026, 12 persone nella comunità araba sono state uccise negli ultimi 10 giorni, rispetto a una sola persona nello stesso periodo dell’anno scorso.
Il presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev ha annunciato di aver parlato con Netanyahu sabato, e che Netanyahu ha espresso “profonda gratitudine” a Tokayev per la sua decisione di aderire agli Accordi di Abramo e che le due parti manterranno i contatti.
L’ufficio di Netanyahu non ha annunciato pubblicamente il colloquio. Samoa dovrebbe aprire un’ambasciata a Gerusalemme nel 2026 , ha affermato il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.
■ LIBANO: Le IDF hanno dichiarato di aver colpito due volte domenica le “infrastrutture di Hezbollah” in Libano, in precedenza, avevano emesso un avvertimento agli abitanti del villaggio di Khar Hatta, nel Libano meridionale, prima degli attacchi.
■ IRAN: Il presidente degli Stati Uniti Trump sta “seriamente considerando” attacchi militari contro l’Iran in risposta alla repressione delle proteste nazionali da parte di Teheran, ha riportato il New York Times, citando funzionari statunitensi.
In precedenza, domenica, il presidente del parlamento iraniano ha affermato che Teheran aveva avvertito Trump che qualsiasi attacco statunitense avrebbe portato Teheran a reagire contro Israele e le basi militari statunitensi regionali, che avrebbe considerato “obiettivi legittimi”.
Tre funzionari israeliani hanno dichiarato a Reuters che Israele è in stato di massima allerta per la possibilità di un intervento statunitense in Iran.
Un funzionario statunitense ha confermato che il Primo Ministro Netanyahu ha discusso dell’Iran anche con il Segretario di Stato americano Rubio in una telefonata di sabato.
Netanyahu ha dichiarato domenica che “Israele sta seguendo da vicino quanto sta accadendo in Iran” e ha condannato i “massacri di massa di civili innocenti” da parte del regime iraniano.
Iran
L’Iran alza il livello dello scontro e parla apertamente di guerra. Ieri il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avvertito gli Stati Uniti contro “gravi errori di calcolo”, minacciando attacchi alle basi militari americane nella regione o contro Israele se Washington dovesse colpire Teheran.
Secondo i vertici iraniani, il Paese sarebbe già in guerra con Stati Uniti e Israele su quattro fronti: cognitivo, economico, militare e terroristico. In questa narrazione, le proteste interne diventano parte del conflitto. Non dissenso, ma “terrorismo”.
Una scelta che serve soprattutto all’interno: motivare le forze di sicurezza a reprimere senza esitazioni, in un momento delicato per il regime.
Negli ultimi giorni sono emersi segnali di disobbedienza tra polizia e apparati di sicurezza, con arresti di agenti che si sarebbero rifiutati di sparare sui manifestanti.
Sul terreno, l’11 gennaio si registra un apparente calo delle proteste, ma il dato è ingannevole. Il regime ha imposto un blackout quasi totale di internet e ha iniziato a disturbare i segnali Starlink, rendendo difficile documentare quanto accade, soprattutto fuori dai grandi centri urbani.
La repressione delle proteste nazionali in Iran ha causato la morte di almeno 544 persone. Oltre 10.600 persone sono state arrestate durante le due settimane di proteste, ha affermato l’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency, che si è dimostrata accurata nei precedenti cicli di disordini in Iran negli ultimi anni.
Secondo media vicini ai Pasdaran, almeno 114 membri delle forze di sicurezza sono morti dall’inizio delle proteste: un numero senza precedenti nella storia recente dell’Iran. I dati reali potrebbero essere più alti.
Teheran avrebbe inoltre chiesto il supporto di milizie sciite irachene per rafforzare il controllo interno, segnale di una crescente difficoltà nel gestire il fronte domestico.
L’Iran non sta solo reprimendo le proteste: sta militarizzando il dissenso.
E più lo fa, più mostra quanto il fronte interno sia diventato la sua vera linea rossa.
Intanto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno valutando “opzioni molto forti” sotto forma di risposta militare agli sviluppi in Iran e mentre le proteste continuano a prendere piede in tutto il Paese.
Alla domanda se l’Iran stesse oltrepassando la “linea rossa” nella repressione delle proteste , Trump ha detto ai giornalisti a bordo dell’Air Force One: “Sembra che stiano iniziando a farlo, e sembra che siano state uccise alcune persone che non avrebbero dovuto essere uccise.
Questi sono violenti, se li chiami leader. Non so se sono leader o se governano semplicemente attraverso la violenza”.
STATI UNITI: ieri almeno due persone sono rimaste ferite a Los Angeles quando l’autista di un camion in movimento si è schiantato contro un gruppo di manifestanti che sostenevano il deposto monarca iraniano.
Benin
In Benin è iniziato lo spoglio dei voti dopo le elezioni legislative e municipali, svoltesi in un clima definito pacifico e ordinato dagli osservatori della società civile. Cinque partiti si sono contesi i seggi del Parlamento, tra cui Les Démocrates dell’ex presidente Boni Yayi.
Il voto arriva appena un mese dopo un tentato colpo di Stato, sventato il 7 dicembre grazie all’intervento delle forze fedeli al governo e al sostegno della Nigeria, un elemento che ha reso il contesto particolarmente delicato.
Circa otto milioni di elettori erano chiamati a scegliere i 109 membri dell’Assemblea nazionale e 77 rappresentanti municipali. Gli osservatori chiedono ora uno spoglio indipendente e trasparente, con la pubblicazione dei risultati in ogni seggio.
Secondo gli analisti, la coalizione del presidente Patrice Talon dovrebbe mantenere la maggioranza in Parlamento. Le elezioni anticipano le presidenziali di aprile, alle quali Talon non potrà ricandidarsi dopo due mandati.
Groenlandia
La Danimarca parla di un momento decisivo nello scontro diplomatico con gli Stati Uniti sulla Groenlandia.
La premier Mette Frederiksen ha avvertito che esiste ormai un vero conflitto con Washington, dopo che il presidente Donald Trump ha nuovamente evocato l’uso della forza per prendere il controllo dell’isola artica.
«Siamo pronti a difendere i nostri valori, anche nell’Artico», ha scritto Frederiksen, ribadendo il rispetto del diritto internazionale e del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Un messaggio chiaro: il futuro della Groenlandia non è negoziabile.
La Germania e la Svezia si sono schierate apertamente al fianco di Copenaghen. Il premier svedese Ulf Kristersson ha condannato la “retorica minacciosa” di Trump, avvertendo che un’eventuale annessione sarebbe una violazione del diritto internazionale e aprirebbe un precedente pericoloso.
Anche Berlino ha ribadito che solo la Danimarca e la popolazione groenlandese possono decidere il destino del territorio.
L’Artico è diventato una nuova linea del fronte della competizione globale.
Lo ha detto il comandante militare supremo della NATO in Europa, il generale Alexus Grynkewich, intervenendo a una conferenza sulla sicurezza in Svezia.
Secondo Grynkewich, Russia, Cina, Iran e Corea del Nord stanno rafforzando la loro cooperazione. Pechino continua a sostenere lo sforzo bellico russo in Ucraina, mentre Teheran fornisce tecnologia e armi e truppe nordcoreane restano schierate ai confini russi.
La Groenlandia, ex colonia danese, gode di ampia autonomia e guarda a una possibile indipendenza. I sondaggi indicano però una netta opposizione a qualsiasi ipotesi di controllo statunitense.
Dietro la disputa, non c’è solo un’isola: c’è la ridefinizione degli equilibri globali nell’Artico che si scioglie, tra risorse, sicurezza e diritto internazionale.
E per l’Europa, questa volta, la posta in gioco va molto oltre la Groenlandia.
Deridendo le difese della Groenlandia come “due slitte trainate da cani” e parlando a bordo dell’Air Force One, il presidente ha detto che gli Stati Uniti devono acquisire il territorio per impedire a Russia o Cina di metterci piede.
Trump ha escluso soluzioni temporanee come l’affitto e ha parlato apertamente di acquisizione permanente, sostenendo che sarebbe anche nell’interesse della Groenlandia per la sua sicurezza futura.
«Non basta avere basi militari», ha detto. «Serve la proprietà».
Una dichiarazione che alza ulteriormente la tensione con Danimarca ed Europa e apre un nuovo fronte nello scontro sull’Artico.
Stati Uniti
Scontro senza precedenti negli Stati Uniti tra la Casa Bianca e la Federal Reserve.
Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha rivelato che la banca centrale è stata colpita da una subpoena del Dipartimento di Giustizia, con la minaccia di un’incriminazione penale legata a una sua testimonianza al Senato sui costi di ristrutturazione degli edifici della Fed.
Powell parla apertamente di pretesti e accusa l’amministrazione Trump di usare la giustizia per fare pressione sulle decisioni di politica monetaria, dopo i ripetuti scontri sui tassi di interesse.
Secondo Powell, la vera ragione dell’attacco è il rifiuto della Fed di piegarsi alle richieste del presidente.
Trump nega di sapere nulla dell’indagine, ma continua ad attaccare Powell, mentre repubblicani e democratici parlano di un colpo all’indipendenza delle istituzioni.
Il mandato di Powell scade a maggio. E la battaglia sui tassi sembra ormai diventata una battaglia sullo stato di diritto.
I Golden Globe diventano una vetrina di protesta. Alcune celebrità hanno sfilato sul red carpet con spille anti-ICE, in memoria di Renee Good, uccisa a Minneapolis da un agente dell’Immigration and Customs Enforcement.
Le spille, con slogan come “ICE OUT” e “Be Good”, sono state indossate tra gli altri da Mark Ruffalo, Wanda Sykes e Natasha Lyonne.
La protesta arriva mentre negli Stati Uniti crescono le manifestazioni contro le operazioni di polizia sull’immigrazione, dopo diversi casi di persone uccise o ferite da agenti federali.
Il Dipartimento di Giustizia ha aperto un’indagine, ma l’amministrazione Trump difende l’operato degli agenti.
Intanto attivisti e artisti promettono di portare la campagna anti-ICE per tutta la stagione dei premi, per ricordare le vittime e chiedere responsabilità.
Cuba
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha esortato domenica Cuba a “raggiungere un accordo” al più presto, promettendo di interrompere tutti i flussi di petrolio e denaro verso l’isola comunista dopo la caduta del principale alleato dell’Avana, il leader venezuelano Nicolas Maduro.
Il minaccioso post sui social media ha suscitato la furiosa risposta del presidente cubano Miguel Diaz-Canel, il quale ha affermato che “nessuno” avrebbe detto al suo Paese cosa fare.
Da decenni Washington impone sanzioni che paralizzano l’economia del suo vicino insulare, ma negli ultimi giorni Trump ha aumentato la pressione.
Venezuela
In Venezuela cresceva l’attesa per la liberazione di altri prigionieri politici, mentre dal carcere negli Stati Uniti l’ex presidente Nicolás Maduro fa sapere di stare “bene”, una settimana dopo la sua cattura da parte delle forze statunitensi.
Il governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez ha iniziato a rilasciare detenuti incarcerati durante l’era Maduro, come segnale di apertura verso Washington, nel quadro dei negoziati sul petrolio.
Ma secondo opposizione e organizzazioni per i diritti umani, solo una ventina di persone sono state finora liberate, a fronte di 800–1.200 prigionieri politici ancora detenuti.
Nel fine settimana, familiari dei detenuti hanno organizzato veglie davanti alle carceri simbolo della repressione, come El Helicoide, chiedendo trasparenza e accelerazione dei rilasci.
Intanto Maduro, detenuto a New York con la moglie Cilia Flores, continua a rivendicare la propria legittimità, mentre le manifestazioni dei suoi sostenitori appaiono molto ridotte rispetto al passato.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha pubblicato sui social una foto con la dicitura “Acting President of Venezuela – Incumbent January 2026”, definendosi di fatto capo provvisorio del Paese sudamericano dopo una massiccia operazione militare statunitense che ha portato alla cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro e di sua moglie.
Secondo Trump, gli Stati Uniti amministreranno il Venezuela “fino a una transizione sicura e giudiziosa”, sostenendo che solo Washington possa garantire stabilità e proteggere gli interessi venezuelani, oltre a sfruttare le vaste risorse petrolifere.
La decisione segue un’operazione lanciata a inizio mese, che ha suscitato critiche internazionali e interrogativi sulla legittimità di un intervento militare così diretto.
Intanto, a Caracas, la vicepresidente Delcy Rodríguez è stata insediata come presidente ad interim, mentre Maduro – ora negli Stati Uniti – affronta accuse federali.
Una svolta che ridefinisce i rapporti tra Washington e l’America Latina, con implicazioni globali sulla sovranità nazionale e sull’ordine internazionale.
Dopo il blitz statunitense che ha deposto Nicolás Maduro, in Venezuela cresce la speranza che i negoziati con Washington sulla vendita del petrolio possano alleviare una crisi economica drammatica.
L’operazione militare ha cambiato radicalmente lo scenario, aprendo alla possibilità di un riavvicinamento tra Caracas e Stati Uniti.
La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha ribadito che il Paese non è subordinato a Washington, ma ha confermato la disponibilità a cooperare sul petrolio. Un segnale importante dopo anni di sanzioni, crollo degli investimenti e inflazione fuori controllo.
L’economia venezuelana, strangolata dalle restrizioni e costretta a vendere greggio a Russia e Cina con forti sconti, potrebbe ora beneficiare di un allentamento delle sanzioni e di nuovi flussi di cassa. Il petrolio rappresenta quasi il 90 per cento delle entrate in valuta estera.
Secondo gli economisti, una ripresa è possibile, ma fragile.
Il rischio di iperinflazione resta alto e la stabilità dipenderà da una transizione politica credibile e dalla capacità di attrarre investimenti.
In Venezuela, politica ed economia non sono mai state così intrecciate.
Cambogia
Un’operazione congiunta tra polizia cambogiana e sudcoreana ha portato all’arresto di 26 persone accusate di truffe online e reati sessuali ai danni di cittadini sudcoreani.
Secondo Seul, i sospetti avrebbero estorto circa 26,7 miliardi di won, oltre 23 milioni di dollari, a 165 vittime, fingendosi agenti di polizia o funzionari delle autorità finanziarie.
Le indagini parlano anche di donne costrette a realizzare video e immagini sessuali, poi distribuite online.
Gli arresti sono stati effettuati in Cambogia con il supporto dell’intelligence sudcoreana. I sospetti verranno estradati in Corea del Sud per essere processati.
Il caso riaccende l’attenzione sulle reti criminali transnazionali che sfruttano il web per truffe, ricatti e violenze, spesso oltre ogni confine.
Giappone
La premier giapponese Sanae Takaichi potrebbe indire elezioni anticipate già a febbraio. Lo ha lasciato intendere il leader di Ishin, il principale alleato della sua coalizione, dopo indiscrezioni di stampa su un possibile voto l’8 o il 15 febbraio.
Sarebbe il primo vero test elettorale per Takaichi, prima donna a guidare il Giappone, in carica da ottobre e forte di alti indici di gradimento. Una mossa che potrebbe rafforzare il suo controllo sulla coalizione, ma che rischia di complicare l’approvazione del bilancio statale entro fine marzo.
La premier punta su un maxi piano di spesa per sostenere l’economia colpita dall’inflazione, ma l’ipotesi di elezioni ha già fatto indebolire lo yen. L’opposizione avverte: un voto anticipato potrebbe bloccare le misure economiche in una fase delicata.
Sullo sfondo pesa anche la tensione con la Cina, innescata dalle dure posizioni di Takaichi su Taiwan, con possibili ripercussioni su commercio ed export.
Il Parlamento si riunisce il 23 gennaio.
E molti analisti ormai danno per imminente lo scioglimento della Camera.
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