15 gennaio 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Stefania Cingia in data Gennaio 15, 2026
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- Groenlandia, se costretti a scegliere, sceglieremo la Danimarca. Trump insiste: “La NATO dovrebbe guidare gli sforzi per mettere la Groenlandia sotto controllo americano”. In diretta dalla Groenlandia, la nostra direttrice Barbara Schiavulli
- Iran, repressione delle proteste: migliaia di morti, bilanci ancora incerti
- Ucraina, terzo raid a Kyiv in cinque giorni
- In Sudan continua il conflitto armato tra esercito regolare e milizie paramilitari.
- Uganda, internet oscurato a pochi giorni dalle elezioni presidenziali
- Regno Unito, il Governo non cede sulla vicenda dell’AI chatbot Grok
- Thailandia, almeno 30 morti dopo il crollo di una gru su un treno passeggeri
- Giappone e Corea del Sud, diplomazia a ritmo di K-pop dopo il vertice storico
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets – a cura di Stefania Cingia, in collegamento Barbara Schiavulli dalla Groenlandia
Groenlandia
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato mercoledì che qualsiasi soluzione diversa dal pieno controllo americano della Groenlandia sarebbe inaccettabile, e ha esortato la NATO a sostenere il suo piano di acquisire l’isola, territorio autonomo della Danimarca.
Su Truth Social, Trump ha scritto che la Groenlandia diventerebbe molto più efficace contro avversari come Russia e Cina se fosse in mani statunitensi, aggiungendo che l’alleanza “dovrebbe guidare gli sforzi per noi”. Il presidente ha inoltre collegato il controllo dell’isola allo sviluppo futuro del sistema di difesa aerea americano Golden Dome.
Le sue dichiarazioni sono arrivate poche ore prima di un incontro ad alto rischio tra il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e funzionari groenlandesi e danesi. Gli Stati Uniti mantengono da tempo una presenza militare in Groenlandia, con circa 200 soldati impegnati in missioni di allerta precoce contro missili balistici. La Danimarca si è detta aperta a un aumento delle forze americane sull’isola, ma ha respinto la richiesta di cessione completa del territorio.
Il premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen ha definito la situazione una “crisi geopolitica” e ha ribadito che, se costretta a scegliere, l’isola manterrà lo status quo e rimarrà fedele alla NATO, alla Danimarca e all’Unione Europea. Trump, però, ha reagito con fermezza: “Sarà un grande problema per lui”.
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha sottolineato che i membri dell’alleanza stanno lavorando per garantire la sicurezza nell’Artico, ma ha evitato di commentare pubblicamente eventuali controversie tra alleati, precisando che tali questioni saranno trattate a porte chiuse.
Nel frattempo, alcuni membri chiave della NATO in Europa, come Francia, Regno Unito e Germania, hanno segnalato la disponibilità a rafforzare la presenza militare in Groenlandia e nell’Artico, per rispondere a possibili minacce russe o cinesi.
Il commissario artico americano Thomas Dans ha spiegato che gli Stati Uniti puntano a convincere la popolazione groenlandese a sostenere il controllo americano dell’isola, ma i sondaggi recenti mostrano un sostegno pubblico a una sola cifra tra i circa 57.000 residenti dell’isola.
Iran
In Iran continua la repressione delle proteste scoppiate a fine dicembre contro la crisi economica e il regime. Il bilancio delle vittime è drammatico, ma resta difficile da verificare a causa del blackout delle comunicazioni imposto dalle autorità.
Secondo la Human Rights Activists News Agency, organizzazione con sede negli Stati Uniti, il numero dei morti ha superato i 2.500. L’agenzia parla di almeno 2.571 vittime, in gran parte manifestanti, tra cui anche bambini, e di oltre 18.000 persone arrestate. Si tratta già del bilancio più alto registrato in Iran negli ultimi decenni, superiore a quello delle proteste del 2022 per la morte di Mahsa Amini.
A queste cifre si affianca una stima molto più alta diffusa da Iran International, emittente in lingua persiana con sede all’estero, che parla di almeno 12.000 morti. Secondo l’emittente, la maggior parte delle uccisioni sarebbe avvenuta tra l’8 e il 9 gennaio, durante il blackout quasi totale di internet, e sarebbe il risultato di un’operazione coordinata e pianificata.
Iran International afferma di aver incrociato informazioni provenienti da fonti vicine al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, dall’ufficio presidenziale, dalle Guardie rivoluzionarie in diverse città, oltre a testimonianze dirette e dati sanitari.
Secondo queste ricostruzioni, l’ordine di usare munizioni vere sarebbe arrivato direttamente dalla Guida suprema Ali Khamenei, con il consenso dei vertici dello Stato.
L’Associated Press sottolinea di non poter verificare in modo indipendente nessuna delle due stime, proprio a causa della chiusura delle comunicazioni. In alcune zone di Teheran le chiamate verso l’estero sono riprese solo dopo giorni, mentre internet resta fortemente limitato e i media interni sono stati quasi completamente messi a tacere.
Intanto, per le strade si registra una presenza massiccia delle forze di sicurezza, con arresti casuali, edifici pubblici incendiati e una popolazione che vive tra paura e incertezza.
Una cosa, però, appare chiara: qualunque sia il numero finale delle vittime, la repressione in corso rappresenta uno degli episodi più sanguinosi della storia recente dell’Iran.
Gaza
Un potente temporale ha colpito Gaza, causando allagamenti nei campi improvvisati, strappando via le tende e esponendo le famiglie sfollate, tra cui bambini piccoli, a condizioni gelide. Secondo le autorità sanitarie, almeno sei persone hanno perso la vita.
Cinque vittime, tra cui due donne e una bambina, sono rimaste sepolte quando le strutture che ospitavano famiglie sfollate sono crollate vicino alla costa di Gaza City. Un bambino piccolo è morto per ipotermia in una tenda a Deir al-Balah, nel centro di Gaza. Tra le vittime c’erano tre membri della stessa famiglia – Mohamed Hamouda, 72 anni, sua nipote di 15 anni e la nuora – travolti da un muro alto 8 metri che è crollato sulla loro tenda durante forti raffiche di vento. Almeno altre cinque persone sono rimaste ferite.
La tempesta, accompagnata da piogge torrenziali e venti forti, ha allagato centinaia di tende, lasciando le famiglie a cercare di salvare quel poco che restava. Alcune tende sono state trascinate per decine di metri, altre sono collassate in pozze di fango.
In molte zone, i residenti hanno cercato di rinforzare le tende piantando di nuovo i picchetti e accatastando sacchi di sabbia per impedire l’ingresso dell’acqua. Decine di famiglie hanno perso beni gettati in mare.
Tre mesi dopo un cessate il fuoco che aveva fermato i combattimenti principali, le forze israeliane hanno ordinato lo sfollamento di quasi due terzi della popolazione di Gaza, spingendo oltre due milioni di persone in una striscia costiera stretta. La maggior parte vive in tende fragili o edifici danneggiati.
Le autorità locali hanno segnalato che la risposta alla tempesta è stata ostacolata dalla carenza di carburante e dalla distruzione di attrezzature, compresi bulldozer e pompe, rendendo difficile affrontare gli allagamenti.
Secondo l’ufficio stampa del governo di Gaza, almeno 31 persone sono morte dall’inizio dell’inverno a causa del freddo o del crollo di strutture danneggiate da precedenti bombardamenti israeliani. Il ministero della salute ha confermato che il bambino di Deir al-Balah è il settimo deceduto per ipotermia da inizio stagione, tra cui un neonato di sette giorni e una bambina di quattro anni.
Le temperature invernali a Gaza oscillano intorno ai 12°C, scendendo tra i 10 e i 15°C di notte, condizioni estremamente pericolose per neonati e anziani che vivono in ripari di plastica sottile.
L’ONU ha dichiarato che sono urgentemente necessari almeno 300.000 nuovi rifugi per circa 1,5 milioni di sfollati. Secondo l’UNRWA, il maltempo invernale aggrava le sofferenze delle famiglie già in condizioni critiche, mentre l’accesso umanitario rimane limitato.
Israele afferma che ogni giorno centinaia di camion umanitari entrano a Gaza con cibo, medicinali e materiali per ripari, ma le organizzazioni internazionali denunciano che gli aiuti rimangono insufficienti.
Ucraina
La capitale ucraina è finita di nuovo sotto attacco nella notte, con un massiccio lancio di droni russi contro le infrastrutture energetiche già gravemente danneggiate. Le difese aeree sono entrate in azione nelle prime ore del mattino, mentre diverse esplosioni sono state udite nel centro della città.
Il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha dichiarato che dopo l’ultimo raid — il terzo in cinque giorni — circa 6.000 edifici sono rimasti senza elettricità, quasi la metà dell’intera città, in pieno inverno.
Secondo il vice ministro dell’Energia Mykola Kolisnyk, la Russia sta “puntando tutto” sulla distruzione del sistema energetico ucraino. L’operatore nazionale dell’elettricità ha confermato che, dopo gli attacchi dei giorni scorsi, fino al 70% di Kyiv è rimasto senza corrente.
Le autorità ucraine sottolineano che questi bombardamenti non hanno un reale valore militare, ma fanno parte di una strategia mirata a spezzare la resistenza della popolazione civile, lasciando le città senza luce, riscaldamento e acqua durante l’inverno. Nella notte, la temperatura a Kyiv è scesa sotto lo zero.
Di fronte all’emergenza, il sindaco ha invitato chi ha la possibilità a lasciare temporaneamente la città, per ridurre la pressione su ospedali, servizi di emergenza e squadre tecniche impegnate nelle riparazioni.
Intanto le ferrovie ucraine hanno messo a disposizione i cosiddetti “Treni dell’invincibilità”: convogli fermi nelle stazioni suburbane, con motori accesi, dove i cittadini possono trovare riscaldamento, acqua e un po’ di sollievo.
Una donna ha raccontato alla BBC che quei treni sono diventati un rifugio sicuro per lei e suo figlio, costretti a vivere in un appartamento al diciassettesimo piano senza elettricità, acqua e ascensore.
Sudan
L’esercito sudanese ha respinto un importante attacco delle Forze di Supporto Rapido, le RSF, nel Sud Kordofan. Secondo fonti militari, le truppe governative hanno fermato l’assalto alla città di Al-Kuweik nelle prime ore della giornata, infliggendo pesanti perdite in uomini e mezzi alle forze attaccanti.
Le fonti parlano anche del sequestro di veicoli corazzati e mezzi da combattimento appartenenti alle RSF e ai loro alleati del Movimento Popolare di Liberazione del Sudan – Nord.
Al momento non ci sono commenti ufficiali da parte delle milizie paramilitari.
Sui social network sono circolati video diffusi da soldati dell’esercito che mostrano scene di festeggiamenti dopo la ritirata degli assalitori.
Negli ultimi giorni, le tre regioni del Kordofan — Nord, Ovest e Sud — sono teatro di scontri sempre più intensi, che hanno già costretto decine di migliaia di civili alla fuga.
Attualmente le RSF controllano gran parte della regione occidentale del Darfur, mentre l’esercito mantiene il controllo della maggioranza degli altri stati sudanesi, inclusa la capitale Khartoum.
La guerra tra esercito e milizie paramilitari, iniziata nell’aprile del 2023, ha già causato migliaia di morti e lo sfollamento di milioni di persone, aggravando una delle crisi umanitarie più gravi al mondo.
Uganda
In Uganda le autorità hanno imposto un blackout nazionale di internet a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, previste per il 15 gennaio. Una decisione che riaccende i timori di repressione e limitazione delle libertà civili nel Paese.
Il blocco è entrato in vigore martedì alle sei del pomeriggio, quando un’autorità di regolazione governativa ha ordinato agli operatori telefonici di sospendere l’accesso alla rete. L’organizzazione NetBlocks ha confermato una “interruzione su scala nazionale” della connettività.
Le elezioni vedono il presidente Yoweri Museveni, 81 anni, al potere da quasi quarant’anni, cercare il suo settimo mandato. Il principale sfidante è il cantante e leader dell’opposizione Bobi Wine, che denuncia un clima di violenza e intimidazione e afferma di non aspettarsi elezioni libere né corrette.
Nelle ultime settimane le forze di sicurezza hanno arrestato centinaia di sostenitori dell’opposizione e hanno disperso con proiettili veri e gas lacrimogeni diversi comizi pro-Wine. Un altro storico leader dell’opposizione, Kizza Besigye, è attualmente in carcere con l’accusa di tradimento.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha criticato le autorità ugandesi per aver creato un clima di “repressione diffusa e intimidazione” alla vigilia del voto.
Secondo l’International Crisis Group, Museveni, grazie al controllo delle leve del potere statale, avrebbe di fatto la rielezione “quasi assicurata”.
Il governo difende il blackout sostenendo che sia necessario per contrastare disinformazione, frodi elettorali e rischi per la sicurezza. Ma insieme allo stop a internet, le autorità hanno anche ordinato la chiusura immediata di due organizzazioni per i diritti umani critiche verso il governo, accusandole di attività dannose per la sicurezza nazionale.
Non è la prima volta: anche durante le elezioni del 2021 l’Uganda aveva oscurato internet, nonostante nei giorni scorsi le autorità avessero assicurato che questa volta non sarebbe successo.
Nel Paese, che conta circa 45 milioni di abitanti e oltre 21 milioni di elettori registrati, la giornata del voto si avvicina dunque in un clima di forte tensione e crescente preoccupazione internazionale.
Regno Unito
Il Governo britannico ha dichiarato che non intende fare marcia indietro dopo le polemiche nate attorno al chatbot di intelligenza artificiale Grok, sviluppato da Elon Musk. Il premier Keir Starmer ha annunciato che le leggi esistenti saranno rafforzate e che Ofcom, l’ente di controllo dei media, proseguirà nella sua indagine indipendente.
Il caso è esploso dopo segnalazioni secondo cui Grok sarebbe stato usato per creare immagini sessualizzate di donne e bambini. Starmer ha definito le azioni del chatbot e della piattaforma X “ripugnanti e vergognose” e ha condannato la scelta di trasformare il servizio in un’offerta a pagamento, definendola “orribile”.
Il premier ha precisato: “Abbiamo chiarito che X deve agire. Se non lo fa, Ofcom ha il nostro pieno sostegno e introdurrà la legislazione necessaria. Questa mattina sono stato informato che X sta operando per garantire il pieno rispetto della legge britannica. È un passo positivo, ma non ci fermeremo: devono agire.”
Il Governo aveva già annunciato che sarà vietato creare immagini intime non consensuali con l’uso di intelligenza artificiale, una misura pensata per contrastare la diffusione di questi contenuti sui social, soprattutto su X.
Secondo la nuova legge, in vigore da questa settimana, chiunque produca immagini intime non consensuali commette un reato penale, mentre le piattaforme che ospitano tali contenuti, come X, saranno ritenute responsabili.
Stati Uniti
La famiglia di Renee Nicole Good, la donna uccisa a colpi d’arma da fuoco da un agente dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) la scorsa settimana a Minneapolis, ha annunciato di aver affidato una nuova indagine civile allo stesso team legale che ha rappresentato la famiglia di George Floyd.
A occuparsi del caso è lo studio Romanucci & Blandin di Chicago, noto per aver ottenuto nel 2021 un risarcimento da 27 milioni di dollari per i familiari di Floyd, una delle più alte transazioni extragiudiziali mai raggiunte in un caso di violazione dei diritti civili negli Stati Uniti.
L’avvocato Antonio Romanucci rappresenta la compagna di Renee Good, i suoi genitori e i fratelli. In una dichiarazione, ha detto che molte persone, a Minneapolis e nel resto del Paese, vogliono capire come sia stato possibile che una donna sia stata uccisa per strada, subito dopo aver accompagnato il figlio a scuola.
La morte di Renee Good è avvenuta il 7 gennaio durante un’operazione dell’ICE. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che la donna avrebbe tentato di colpire gli agenti con la sua auto, mentre i familiari chiedono chiarezza e responsabilità sull’uso della forza da parte delle autorità federali.
Lo studio legale ha spiegato che, prima di un’eventuale causa civile, verrà avviata un’indagine preliminare, un percorso più complesso quando sono coinvolti agenti federali, regolato dal Federal Tort Claims Act e affidato a un giudice, non a una giuria popolare.
In una nota diffusa tramite i legali, i genitori di Renee Good l’hanno ricordata come “la luce della famiglia”, una donna con una capacità infinita di prendersi cura degli altri, il cui vuoto è oggi difficile da colmare.
Il caso arriva in un clima già segnato da forti tensioni politiche e sociali sul tema dell’immigrazione, delle operazioni federali e dell’uso della forza da parte delle forze dell’ordine, riaprendo ferite ancora aperte nella città di Minneapolis e nel dibattito nazionale americano.
Brasile
A Salvador de Bahia, in Brasile, è tutto pronto per la Lavagem do Bonfim, uno degli eventi religiosi e culturali più importanti del Paese, in programma giovedì 15 gennaio. Migliaia di fedeli, residenti e turisti parteciperanno al tradizionale corteo che dal quartiere del Comércio arriva fino alla Colina Sagrada, dove sorge la chiesa del Senhor do Bonfim.
La celebrazione, che unisce cattolicesimo e tradizioni afro-brasiliane, rappresenta uno dei momenti più simbolici del calendario bahiano e mobilita una vasta macchina organizzativa. Le autorità cittadine hanno predisposto un piano speciale per traffico, trasporti e sicurezza.
Sono previste numerose chiusure stradali e deviazioni, soprattutto lungo il percorso del corteo e nei quartieri del Bonfim, della Calçada e della Cidade Baixa. Il giorno dell’evento sarà vietata la circolazione dei veicoli nelle aree interessate dalla processione, mentre molte linee di autobus subiranno modifiche temporanee.
Il trasporto pubblico sarà potenziato: diverse linee resteranno attive fino a mezzanotte, con autobus aggiuntivi pronti a intervenire in caso di aumento della domanda. Taxi e mototaxi avranno aree dedicate, e gli ascensori urbani – compreso il celebre Elevador Lacerda – funzioneranno gratuitamente per tutta la giornata.
Sul fronte della sicurezza, saranno impiegati oltre 1.600 agenti di polizia, con posti di osservazione lungo il percorso, pattugliamenti terrestri e aerei e sistemi di sorveglianza avanzata. Attenzione rafforzata anche nei terminal dei trasporti, nelle stazioni e nelle aree turistiche.
La Lavagem do Bonfim non è solo una festa religiosa: è un rito collettivo che racconta la storia, la fede e la pluralità culturale del Brasile.
Thailandia
Tragedia nel nord-est della Thailandia, dove una gru da cantiere è crollata su un treno passeggeri in corsa, provocando almeno trenta morti e decine di feriti. L’incidente è avvenuto nella provincia di Nakhon Ratchasima, lungo una linea ferroviaria interessata dai lavori per un futuro collegamento ad alta velocità.
Secondo le autorità locali, a bordo del treno — diretto da Bangkok alla provincia di Ubon Ratchathani — viaggiavano circa 171 persone. Quattro passeggeri risultano ancora dispersi, mentre le operazioni di ricerca tra le lamiere sono proseguite per ore dopo l’impatto.
Le immagini diffuse dai media thailandesi mostrano carrozze deragliate e ribaltate, con ampie falle sui fianchi, fumo denso che si alza dai binari e parti della gru sparse lungo la linea ferroviaria. I soccorritori hanno estratto i superstiti dai vagoni distrutti, lavorando in condizioni estremamente difficili.
La gru stava costruendo un tratto sopraelevato della ferrovia quando è crollata improvvisamente sul convoglio in transito. Il ministro dei Trasporti ha annunciato l’apertura immediata di un’indagine per chiarire le cause dell’incidente.
Il tratto interessato fa parte del progetto ferroviario ad alta velocità Thailandia-Cina, un’infrastruttura strategica da oltre 16 miliardi di dollari inserita nella Belt and Road Initiative di Pechino, che punta a collegare la Cina al Sud-est asiatico. Il principale appaltatore è la società Thai-Italian Development, mentre una compagnia cinese è responsabile della progettazione e della supervisione tecnica.
Le autorità ferroviarie thailandesi hanno annunciato azioni legali contro l’azienda appaltatrice. I danni al treno superano i tre milioni di dollari, mentre l’impresa coinvolta ha dichiarato che risarcirà le famiglie delle vittime e coprirà le spese mediche dei feriti.
L’incidente ha suscitato forte indignazione nel Paese, anche perché la stessa azienda era già coinvolta nel crollo di un edificio a Bangkok nel 2025, durante un terremoto in Myanmar, che causò circa cento morti.
Da Pechino, il ministero degli Esteri cinese ha espresso cordoglio per le vittime, sottolineando che la sicurezza dei progetti infrastrutturali è una priorità e che le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento.
Giappone e Corea del Sud
Diplomazia e musica si sono incontrate in modo inedito in Giappone, dove i leader di Tokyo e Seul hanno suggellato un vertice bilaterale con una sorprendente esibizione a ritmo di K-pop.
La premier giapponese Sanae Takaichi e il presidente sudcoreano Lee Jae Myung si sono impegnati a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi durante il summit svoltosi a Nara, città natale della premier. Al termine dei colloqui ufficiali, però, hanno sorpreso tutti con una sessione di batteria improvvisata.
Seduti uno accanto all’altra e indossando giacche sportive personalizzate, i due leader hanno suonato insieme seguendo celebri brani K-pop, tra cui Dynamite dei BTS e Golden del film animato KPop Demon Hunters. Un breve video dell’esibizione è stato diffuso dall’ufficio della premier giapponese ed è rapidamente diventato virale.
L’idea è stata della stessa Takaichi, appassionata di heavy metal e batterista ai tempi dell’università. Il presidente Lee ha ringraziato per l’accoglienza, raccontando che suonare la batteria era un sogno che coltivava da tempo. Ha anche paragonato il progressivo allinearsi dei loro ritmi musicali alla speranza di una cooperazione sempre più stretta e graduale tra Corea del Sud e Giappone.
Nel video, la premier ha elogiato Lee per aver imparato rapidamente a suonare, sottolineando l’importanza di mantenere un dialogo costante tra i due governi e rilanciare la cosiddetta “shuttle diplomacy”, con visite e contatti regolari ai massimi livelli.
Il brano Golden, protagonista dell’esibizione, arriva dal film KPop Demon Hunters, che Netflix ha definito il film più visto di sempre sulla piattaforma. Il lungometraggio ha superato i 540 milioni di ore di visualizzazione nel mondo e ha dominato le classifiche musicali del 2025. Solo pochi giorni fa ha vinto il Golden Globe come miglior film d’animazione, mentre Golden è stato premiato come miglior canzone originale.
Una scena insolita, che mostra come anche la diplomazia internazionale, a volte, possa parlare il linguaggio della musica.
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