5 febbraio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Febbraio 5, 2026

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  • Libia, aperta un’inchiesta sull’omicidio di Seif Al-Islam Gheddafi
  • Gaza, Israele uccide almeno 21 persone, per lo più donne e bambini
  • Iran, memoriale per le vittime diventa una nuova protesta contro il regime. Domani i negoziati sul nucleare con gli Stati Uniti in Oman.
  • Ucraina, Zelensky annuncia un cambio di strategia nei negoziati dopo un attacco russo contro infrastrutture energetiche
  • Spagna propone di vietare i social media ai minori di 16 anni
  • Colombia, Petro consegna a Trump lista di signori della droga esterni al paese
  • Nigeria, nel cuore dello Stato di Kwara, nel centro‑ovest del paese, grave attacco armato uccide più di 160 persone

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets – a cura di Stefania Cingia, in collegamento con Francesco Torri dalla nave di ricerca e soccorso Humanity 1, ora verso il porto di Napoli

 

Mediterraneo

Humanity 1, 4 febbraio 2026, ph credit Francesco Torri

Un’allerta umanitaria scuote il Mediterraneo centrale: secondo diverse organizzazioni non governative, tra cui Mediterranea Saving Humans, potrebbero essere fino a mille le persone disperse in mare dopo le partenze forzate durante il passaggio del ciclone Harry.

Le autorità europee di ricerca e soccorso avevano comunicato ufficialmente che almeno 380 persone risultavano disperse al 24 gennaio su otto imbarcazioni partite dalla costa orientale della Tunisia.

Ma nuove testimonianze raccolte da rifugiati in Libia e Tunisia parlano di numerosi convogli di imbarcazioni partite da Sfax tra il 15 e il 21 gennaio, in pieno maltempo: condizioni marine estreme con onde oltre i sette metri e venti fortissimi.

Un sopravvissuto, Ramadan Konte, ha raccontato di essere rimasto per oltre 24 ore in mare prima di essere avvistato da una nave mercantile, mentre altri corpi galleggiavano intorno a lui.

Ong e attivisti sottolineano la mancanza di operazioni di soccorso attive in quelle ore critiche e chiedono risposte chiare da parte dei governi europei coinvolti.

Tunisia

Parallelamente alle tragedie in mare, arrivano denunce di violenti raid delle forze armate tunisine nei campi informali di migranti attorno alla città di Sfax, sulla costa orientale della Tunisia.

Secondo le testimonianze, polizia e militari avrebbero assaltato e distrutto accampamenti di persone di origine sub-sahariana, incendiando tende e baracche e lanciando gas lacrimogeni.

Le stesse testimonianze parlano di catture e deportazioni verso il confine con l’Algeria, oltre a costringere migranti a fuggire nel deserto senza acqua né cibo.

Organizzazioni per i diritti umani collegano questi raid alle pressioni che avrebbero spinto molte persone a tentare la traversata per mare proprio nei giorni del ciclone Harry, aumentando il rischio di naufragi.

Libia

Seif Al-Islam Khadafi, son and presumed heir of the Libyan leader (C), and Lugner Celebrity Guest Carmen Elekctra (2d L) appear at the Opera Ball in Vienna 23 February 2006. (Photo credit should read MARKUS LEODOLTER/AFP via Getty Images)

In Libia si apre un nuovo capitolo di tensione politica e giudiziaria. I pubblici ministeri del paese hanno annunciato l’avvio di un’inchiesta sull’omicidio di Seif al-Islam Gheddafi, il 53enne figlio dell’ex dittatore Muammar Gheddafi, ucciso martedì nella città di Zintan, nell’ovest del paese.

Secondo quanto riferito dalle autorità libiche, esperti forensi sono stati inviati sul luogo dell’omicidio e sono in corso interrogatori a testimoni e raccolta di prove per identificare i responsabili. Le prime indagini indicano che Gheddafi è morto a causa di ferite da arma da fuoco.

Testimonianze della stampa locale e dell’avvocato di Seif al-Islam descrivono l’attacco come opera di un commando di quattro uomini armati che avrebbero disattivato le telecamere di sorveglianza prima di fare irruzione nella sua residenza.

La figura di Seif al-Islam era da tempo simbolica nella politica libica: dopo essere stato incarcerato nel 2011 e poi rilasciato nel 2017, aveva cercato di ritornare sulla scena politica, compresa una controversa candidatura alle elezioni presidenziali. La sua uccisione avviene in un contesto di profonda divisione e fragilità politica nel paese, dove istituzioni rivali e milizie armate competono per il potere.

L’omicidio ha suscitato reazioni internazionali e richieste di trasparenza sulle circostanze dell’attacco, mentre la Libia resta sotto la lente per i rischi di nuovi episodi di violenza.

Gaza

Colpi israeliani a Gaza hanno ucciso ieri almeno 21 palestinesi, per lo più donne e bambini, secondo i funzionari ospedalieri. Israele ha promesso di continuare gli attacchi, affermando che stava rispondendo a un attacco di militanti contro soldati israeliani che ha gravemente ferito uno di loro.

Tra i palestinesi uccisi ci sono cinque bambini, tra cui un bimbo di 5 mesi e una neonata di 10 giorni, sette donne e un paramedico, hanno detto i medici. Queste sono le ultime vittime palestinesi nella Striscia di Gaza da quando è entrato in vigore un accordo di cessate il fuoco il 10 ottobre 2025, che però è stato interrotto da numerosi e letali attacchi israeliani. Secondo il ministero della salute di Gaza, da allora oltre 530 palestinesi sono stati uccisi dai colpi israeliani.

«La guerra genocida contro il nostro popolo nella Striscia di Gaza continua», ha scritto su Facebook il dottor Mohamed Abu Selmiya, direttore dell’ospedale Shifa di Gaza City. «Dov’è il cessate il fuoco? Dov’è la mediazione?»

Un ufficiale militare israeliano, parlando anonimamente in accordo con le regole militari, ha detto all’Associated Press che Israele avrebbe continuato i colpi sulla Striscia. Da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore, l’esercito israeliano ha difeso gli attacchi letali dicendo che reagiva alle violazioni di Hamas o ad attacchi dei militanti contro i suoi soldati. L’esercito sostiene che quattro soldati israeliani sono stati uccisi da quando il cessate il fuoco è in vigore.

I mediatori internazionali hanno invece condannato gli attacchi e Hamas ha definito tali colpi una violazione dell’accordo.

Dopo l’attacco a Tuffah, il fuoco israeliano ha continuato in tutta la Striscia, secondo i funzionari ospedalieri. Un’altra azione nei pressi di una tenda familiare nella città meridionale di Khan Younis ha ucciso tre persone, tra cui un ragazzo di 12 anni, mentre artiglieria ha colpito il quartiere orientale di Zaytoun a Gaza City uccidendo altre tre persone, tra cui un marito e una moglie.

Un altro colpo contro una tenda nell’area di Muwasi a Khan Younis ha ucciso almeno due persone e ne ha ferite cinque, ha detto un ospedale da campo gestito dalla Mezzaluna Rossa palestinese. Tra le vittime c’era Hussein Hassan Hussein al-Semieri, un paramedico della Mezzaluna Rossa che era in servizio al momento dell’attacco.

Secondo il ministero della salute di Gaza, dall’inizio della guerra più di 71.800 palestinesi sono stati uccisi, anche se non viene specificato quanti fossero combattenti o civili. Il ministero, che fa parte del governo guidato da Hamas, tiene registri dettagliati delle vittime che sono considerati generalmente affidabili da agenzie dell’ONU ed esperti indipendenti.

Iran

In una delle città più grandi del paese, gli studenti dell’Università delle Scienze Mediche di Mashhad si sono radunati per un momento di commemorazione che però si è trasformato rapidamente in una protesta contro il regime.

I giovani si erano riuniti per onorare Faezeh Hossein-Nejad, una studentessa di ostetricia uccisa lo scorso gennaio durante la violenta repressione delle manifestazioni di massa che da settimane scuotono l’Iran. Ma quello che doveva essere un memoriale è diventato un sit-in carico di significato politico. Tra canti e slogan, gli studenti hanno scandito parole come «Lo studente muore ma non accetta l’umiliazione» e «Questo fiore appassito è un dono alla patria», trasformando la tristezza per la perdita in una dichiarazione di sfida contro le forze di sicurezza.

Queste azioni non sono un evento isolato, ma parte di una più vasta mobilitazione studentesca nelle principali università del paese. In città come Teheran, Tabriz e Ahvaz, gruppi di studenti hanno boicottato gli esami, lasciando sedie vuote con fotografie dei loro compagni caduti — un potente simbolo di protesta contro la repressione e la perdita di vite nella campagna di violenza statale.

Il contesto in cui queste proteste si svolgono è drammatico. Da mesi, una ondata di manifestazioni antigovernative si è diffusa in tutto il paese, inizialmente per le difficoltà economiche, l’inflazione e il malcontento sociale, ma rapidamente degenerata in una più ampia sfida al potere politico e religioso. Le autorità hanno risposto con misure durissime: violenti arresti, blackout di Internet e uso della forza letale contro i manifestanti.

Organizzazioni per i diritti umani stimano che migliaia di persone siano state uccise e decine di migliaia arrestate durante gli scontri, numeri che rendono questa fase di protesta una delle più sanguinose nella storia recente dell’Iran.

In questo clima di tensione e sofferenza, la mobilitazione giovanile emerge come una voce potente della resistenza. Anche di fronte alla paura e alle intimidazioni, gli studenti continuano a trasformare momenti di lutto e commemorazione in gesti collettivi di dissenso, insistendo sul fatto che la memoria delle vittime non si spenga e che la loro lotta per la dignità non sia vana.

Stati Uniti e Iran si preparano a riaprire colloqui nucleari in Oman

Le trattative tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare stanno per entrare in una nuova fase: fonti internazionali riferiscono che i negoziati, inizialmente programmati a Istanbul, sono ora previsti per venerdì nella città di Muscat, in Oman. Questo cambio di sede sarebbe avvenuto su richiesta delle autorità iraniane e con il consenso di Washington, secondo quanto riportato da Axios attraverso un corrispondente da Washington.

La scelta di Oman come teatro delle discussioni ha un forte valore simbolico e pratico: il sultanato ha già ospitato in passato numerosi round di colloqui indiretti sulla questione nucleare e gode di una reputazione di mediatore neutrale nella regione.

Le trattative — che coinvolgono rappresentanti statunitensi, guidati dall’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, e la delegazione iraniana del ministro degli Esteri Abbas Araghchi — mirano a limitare il programma nucleare di Teheran in cambio di un alleggerimento delle sanzioni internazionali.

Un elemento cruciale di queste discussioni riguarda il formato e l’agenda dei negoziati: l’Iran ha chiesto che gli incontri siano bilaterali e focalizzati esclusivamente sul dossier nucleare, evitando di allargare il tavolo a questioni come il suo programma missilistico o il ruolo regionale. Inoltre, Teheran ha chiesto di tenere i colloqui in una sede che riflette la continuità storica degli scambi diplomatici, come appunto l’Oman.

Tuttavia, né la Casa Bianca, né il governo dell’Oman o quello iraniano hanno confermato ufficialmente i dettagli della prossima riunione. Le tensioni nella regione restano alte, e ogni passo diplomatico viene letto alla luce di incidenti militari recenti, come lo scontro tra navi iraniane e un’imbarcazione battente bandiera statunitense nello Stretto di Hormuz.

Se questi incontri in Oman si terranno davvero venerdì, costituiranno uno dei rari momenti di dialogo diretto tra Washington e Teheran negli ultimi anni, in un contesto segnato da sanzioni, sospetti reciproci e persistenti timori di escalation militare.

Ucraina

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato martedì che l’Ucraina modificherà la sua posizione nei prossimi colloqui di pace dopo che la Russia ha lanciato un massiccio attacco alle infrastrutture energetiche ucraine, rompendo quella che molti descrivono come una breve tregua volta a fermare gli attacchi durante l’ondata di freddo.

Zelensky ha accusato Mosca di aver violato gli accordi sulla tregua energetica, un’intesa promossa dagli Stati Uniti per proteggere le reti elettriche e di riscaldamento dell’Ucraina durante l’inverno. Secondo il presidente ucraino, il Cremlino avrebbe approfittato della pausa dichiarata per accumulare armi e preparare un attacco di vasta scala invece di sostenere la diplomazia.

Il bombardamento ha visto centinaia di missili e droni colpire centrali elettriche e infrastrutture civili, lasciando vaste aree del paese al gelo e sottolineando — secondo Zelensky — che le intenzioni della Russia non sono cambiate dal primo giorno dell’invasione: continuare la guerra piuttosto che cercare una pace duratura.

In risposta, Kiev ha annunciato che rivedrà l’approccio negoziale alla prima sessione di colloqui programmata ad Abu Dhabi, dove delegazioni ucraine, russe e statunitensi si incontreranno per discutere un possibile cessate il fuoco e altri termini di pace. Zelensky non ha fornito dettagli specifici sulle modifiche alla posizione ucraina, ma ha sottolineato che l’aggressione russa mette in dubbio la serietà di Mosca nei confronti della diplomazia.

In conferenza stampa a Kiev, Zelensky ha affermato che l’Ucraina resta aperta al dialogo, ma non accetterà compromessi di capitolazione: “Valuteremo le azioni reali della Russia e non solo le parole,” ha detto, mentre il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha ribadito il sostegno dell’alleanza a Kiev nel perseguire una pace giusta e duratura.

Il contesto di questo annuncio è segnato da un inverno estremamente rigido e da una guerra che entra nel suo quinto anno, con Russia e Ucraina in stallo su questioni chiave come il controllo territoriale e le garanzie di sicurezza.

Spagna

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato che la Spagna intende vietare l’uso dei social media ai bambini e adolescenti sotto i 16 anni come parte di un pacchetto di nuove regole sulla sicurezza digitale presentate al World Government Summit a Dubai. Questa misura mira a proteggere i giovani dai rischi online come dipendenza, contenuti dannosi e manipolazione algoritmica.

La proposta prevede il divieto di accesso alle piattaforme come Instagram, TikTok e altre per utenti sotto i 16 anni, una implementazione dei sistemi di verifica dell’età per garantire che siano rispettati i limiti e l’obbligo per le piattaforme di essere responsabili legalmente per il mancato ritiro di contenuti illegali o di odio.

La Spagna sarebbe la prima in Europa a proporre un divieto così ampio; nel mondo, solo l’Australia ha fatto altrettanto, vietando l’uso dei social network ai minori di 16 anni dall’ottobre 2025. Anche altri paesi europei, come Francia e Grecia, stanno valutando o hanno introdotto restrizioni simili per gli adolescenti.

La proposta ha suscitato forti critiche da alcune figure del mondo tecnologico, inclusa una dura reazione pubblica da parte di Elon Musk, che ha definito il primo ministro spagnolo con epiteti forti sui suoi account social.

La Commissione Europea, tramite le parole del portavoce Thomas Regnier, difende il lavoro di Sánchez:

“Apprezziamo sempre il rispetto, anche se si tratta di un contesto online, anche se si tratta di un post sui social media. È così che lavoriamo. È così che funziona l’Europa.”

Questa settimana il Ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha chiesto misure più severe contro le piattaforme digitali statunitensi, sostenendo che queste aziende minano la democrazia e danneggiano i consumatori europei.

“Dobbiamo frenare il potere delle piattaforme americane”, ha dichiarato Klingbeil lunedì. “Assistiamo all’emergere di strutture monopolistiche che non favoriscono il dibattito democratico e la tutela dei consumatori”.

Colombia

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha consegnato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump una lista di boss della droga che risiedono in paesi come Dubai, Madrid e Miami, chiedendo una cooperazione internazionale rafforzata per arrestarli con l’aiuto dei servizi di intelligence di diversi Stati.

Petro ha sottolineato che le principali reti del traffico di stupefacenti non sono necessariamente in Colombia, ma operano soprattutto all’estero, e che per combatterle con successo è necessario arrestare i capi delle organizzazioni criminali e i loro affiliati internazionali.

Dopo l’incontro alla Casa Bianca, il presidente Trump ha annunciato che Stati Uniti e Colombia hanno concordato di intensificare il lavoro congiunto nella lotta contro il narcotraffico illegale, rafforzando la cooperazione bilaterale nel contrasto alle reti criminali transnazionali.

Nigeria

Nel cuore dello Stato di Kwara, nel centro‑ovest del paese, un grave attacco armato ha sconvolto una comunità rurale, lasciando un pesante bilancio di vittime. Secondo il Comitato Internazionale della Croce Rossa, almeno 162 persone sono state uccise da uomini armati ancora non identificati in quello che è stato definito uno dei più letali episodi di violenza registrati in Nigeria negli ultimi mesi.

L’assalto è avvenuto martedì sera nel villaggio di Woro, quando i sospetti assalitori — descritti dalle autorità locali come terroristi o membri di bande armate — hanno invaso l’area, dando fuoco a negozi e al palazzo del capo villaggio. Molti residenti sono riusciti a fuggire nella boscaglia circostante, ma altri sono stati trovati senza vita durante le ricerche.

Il conteggio delle vittime è stato aggiornato più volte: inizialmente le autorità locali avevano parlato di poche decine di morti, ma nelle ore successive il numero è salito drammaticamente, mentre la ricerca di altri corpi continuava nelle campagne circostanti.

Le autorità politiche e di sicurezza dello Stato di Kwara hanno duramente condannato l’attacco. Il governatore ha definito la violenza «un’espressione codarda di frustrazione da parte di cellule terroristiche», collegando l’episodio alle recenti operazioni dell’esercito contro elementi armati nella regione.

Negli ultimi mesi, l’esercito nigeriano ha intensificato le sue operazioni contro gruppi armati e cosiddette bande di rapinatori che da tempo seminano terrore in alcune aree del paese, compiendo saccheggi, rapimenti e attacchi contro i civili. In una dichiarazione recente le forze armate hanno rivendicato di aver «neutralizzato» più di 150 militanti, termine che nel linguaggio militare indica combattenti uccisi o fuori combattimento.

Il governo locale aveva anche imposto coprifuoco e chiusure di scuole per cercare di fermare la spirale di violenza, purtroppo senza riuscire a evitare l’ennesima tragedia.

Nuova Zelanda

Isole Kermadec – Google Maps

Un forte terremoto di magnitudo 6.1 ha scosso questa mattina il Pacifico meridionale, al largo delle coste nord‑orientali della Nuova Zelanda, nella regione remota delle isole Kermadec.

Secondo i dati preliminari del United States Geological Survey (USGS), la scossa si è verificata alle 10:39 UTC, con un epicentro sottomarino a circa 184 chilometri di profondità sotto il livello del mare. La profondità notevole ha ridotto molto l’intensità delle vibrazioni in superficie e — almeno per ora — non sono stati segnalati danni, feriti o impatti alle infrastrutture.

Le isole Kermadec si trovano in una zona geologicamente molto attiva, parte del Cosiddetto “Anello di Fuoco” del Pacifico, dove la placca tettonica del Pacifico scivola sotto quella Indo‑Australiana, causando frequenti terremoti e attività vulcanica.

Le autorità non hanno emesso allarmi tsunami collegati a questa scossa. Data la distanza dalle aree abitate e il carattere profondo dell’evento, gli esperti ritengono improbabile un rischio immediato per la popolazione.

Tuttavia, la regione è stata teatro di numerosi terremoti di magnitudo elevata negli anni passati, e la comunità scientifica continua a monitorare l’attività sismica con attenzione.

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