A pelo d’acqua

Scritto da in data Giugno 19, 2019

 

Silenziose chiatte che si muovono a pelo d’acqua lungo i canali cittadini, trasportando persone e cose, diventando all’occorrenza strutture attraversabili o momentanei impalcature galleggianti. Il tutto grazie a una gestione robotizzata e autonoma. È l’idea del progetto Roboat per la città di Amsterdam, nato dalla collaborazione tra europei e americani.
Raffaella Quadri per Radio Bullets. Musiche: Walter Sguazzin
Photo credits: Mit – Ams Institute

Le auto a guida autonoma non sono gli unici mezzi che possono essere dotati delle tecnologie per muoversi da soli. In città dove i canali sono molto più numerosi delle strade asfaltate – come Amsterdam o Venezia– un’idea innovativa è creare una flotta di barche in grado di muoversi in autonomia.
È questa l’idea alla base del progetto Roboat che dal 2016 e seguendo un programma quinquennale vede la collaborazione di Mit (Massachusetts Institute of Technology) e di Ams Institute (Amsterdam Institute for Advanced Metropolitan Solutions).

Unità robotiche multifunzione

Il progetto prevede di realizzare unità robotiche che siano in grado di navigare in autonomia lungo i canali della città e che possano avere un’ampia gamma di utilizzi.
Gli scafi sono stati progettati perché siano semplici nella forma, nella loro costruzione e facili da manovrare, ma sopratutto che siano facilmente adattabili: hanno dimensioni rettangolari e possono essere destinati a diverse funzioni.
Per esempio possono essere utilizzati in qualità di imbarcazioni per il trasporto di persone, come taxi o autobus d’acqua autonomi, o diventare rimorchiatori autonomi per barche private ormeggiate fuori città.
Possono essere utilizzati poi per il trasporto di merci o oggetti, attivabili anche su richiesta, o diventare ponti pedonali e strutture per eventi momentanei o attività specifiche, come mercati o manifestazioni, che poi – come spiegano al Mit – possano essere programmate per smontarsi autonomamente a un orario prestabilito.
Non solo, gli scafi robotizzati potrebbero essere utilizzati anche per i servizi cittadini, come la rimozione dei rifiuti, programmando le unità perché, facendo da cassonetti galleggianti, raccolgano i rifiuti urbani dai vari punti della città e li trasportino, lungo i canali, nei luoghi destinati alla raccolta; in questo modo si verrebbe a decongestionare il traffico sulle strada dovuto ai camion della spazzatura.


Oltre al trasporto, le unità robotiche possono essere destinate anche alla raccolta di informazioni e dati sull’infrastruttura della città o sull’ambiente – dalla qualità di aria e acqua, alle condizioni meteo – attraverso i sensori di cui sono dotate.

Tecnologia sofisticata

Di certo per garantire tutto ciò le unità sono assolutamente ben dotate sul piano tecnologico: come spiegano i ricercatori del Mit sono corredate da sensori, propulsori, microcontrollori, moduli GPS e telecamere, oltre che di sofisticati algoritmi per il tracciamento delle traiettorie.
Proprio questi algoritmi sono stati migliorati recentemente affinché permettano alle unità robotiche di identificare e di connettersi in maniera automatica alle proprie piattaforme (docking station), immobili e ancorate ai canali, attraverso un apposito sistema di aggancio, testato nel 2018.
Ogni roboat ha una telecamera e un sistema di telerilevamento basato su laser, Lidar (Laser imaging detection and ranging). L’unità può così pianificare i propri spostamenti per evitare ostacoli e calcolare il percorso ottimale in tempo reale, anche imparando strategie da utilizzare in futuro. Mentre ogni docking station è dotata di uno speciale tag di realtà aumentata utilizzato in robotica, chiamato AprilTag, simile a un QRcode, e che consente alle unità di rilevare e calcolare la precisa posizione della piattaforma a cui agganciarsi.

Futuro autonomo

Il progetto Roboat ha preso il via nell’agosto del 2016 e ha seguito diversi fasi, il primo prototipo in grado di navigare tra i canali della città è stato testato nel 2017 e da allora vi sono state modifiche continue. Al momento la ricerca si concentra proprio nella progettazione di un sistema di aggancio ancora più preciso che permetta una maggiore stabilità in acqua alle unità composte.


Il progetto avrà termine ad agosto 2021 e porterà allo sviluppo di una mobilità sull’acqua che sarà decisamente intelligente. Nel lungo termine l’idea è di applicare queste tecnologiche flotte robotiche anche in altre città, sopratutto per migliorare la raccolta dei rifiuti, trasferendola dove possibile su acqua, o ancora utilizzarle in zone colpite da disastri naturali.
Di certo sarà un nuovo modo di spostarsi… a pelo d’acqua.

Su Technomondo potete scoprire anche altre notizie su ricerche e studi del Mit.

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