Cisgiordania: “Stop commercio con insediamenti illegali”
Scritto da Stefania Cingia in data Settembre 16, 2025
Un appello diretto all’Unione Europea, all’Italia e al Regno Unito: vietare il commercio con gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est.
È questo il cuore della nuova campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”, presentata da Oxfam insieme a decine di organizzazioni italiane e internazionali.
“Fermare il commercio con gli insediamenti è un passo necessario per difendere i diritti umani”, dice Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia
Il lancio della campagna è accompagnato da un rapporto che fotografa la drammatica situazione umanitaria nei Territori Occupati.
La povertà in Cisgiordania è passata dal 12% al 28% in soli due anni, mentre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 35%, con un raddoppio dall’ottobre 2023.
Oltre il 42% della Cisgiordania è ormai occupato da insediamenti, cresciuti del 180% negli ultimi cinque anni, con conseguenze devastanti per le comunità palestinesi: confische di terre, demolizioni di case, sfollamenti forzati e gravi restrizioni alla libertà di movimento.
Il peso dell’occupazione sull’economia palestinese
Secondo Oxfam, l’occupazione israeliana costa ogni anno miliardi di dollari all’economia palestinese.
Le limitazioni imposte da oltre 900 checkpoint rendono il 30% del territorio inaccessibile e causano perdite stimate in 16,8 milioni di dollari al mese per le ore di lavoro perse.
Le donne sono tra le più colpite: circa 6.500 palestinesi lavorano oggi negli insediamenti senza contratti regolari né tutele, spesso per salari inferiori a 20 dollari al giorno.
Gli investimenti esteri che alimentano l’occupazione
Il rapporto denuncia inoltre il ruolo di grandi imprese e istituzioni finanziarie internazionali che traggono profitto dagli insediamenti:
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TUI promuove tour turistici negli insediamenti illegali
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JCB fornisce macchinari usati per demolizioni e costruzioni
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Siemens partecipa a progetti infrastrutturali per collegare gli insediamenti
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Carrefour vende prodotti in negozi situati nei Territori Occupati
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Barclays ha concesso oltre 18 miliardi di dollari in prestiti a società legate agli insediamenti
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Maersk ha trasportato merci per aziende che sostengono l’economia coloniale
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eDreams/Opodo hanno offerto pacchetti turistici e alloggi negli insediamenti (ritirati dopo le pressioni)
Il parere della Corte internazionale di giustizia (luglio 2024) ha stabilito che i governi che permettono rapporti economici con gli insediamenti si rendono complici di una situazione illegale.
L’appello all’Europa e all’Italia
L’Unione Europea è il principale partner commerciale di Israele, con scambi pari a 42,6 miliardi di euro nel 2024.
Solo l’Italia ha importato beni per oltre 1 miliardo di euro nello stesso anno.
Le organizzazioni promotrici chiedono quindi misure vincolanti:
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Divieto di importazione di beni e servizi dagli insediamenti
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Obbligo per gli esportatori israeliani di certificare la provenienza dei prodotti
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Stop ai prestiti e agli investimenti delle banche verso aziende legate agli insediamenti
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Sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele fino al rispetto delle clausole sui diritti umani
“Un passo necessario per i diritti umani”
«Negli ultimi anni l’oppressione di Israele sulle comunità palestinesi è diventata sempre più soffocante”, dice Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia.
“Fermare il commercio con gli insediamenti è un passo necessario per difendere i diritti umani e i mezzi di sussistenza della popolazione palestinese. Solo così si potrà contribuire davvero a fermare l’espansione illegale e porre fine all’occupazione”.
Alla campagna hanno già aderito numerose realtà italiane tra cui Amnesty International Italia, ARCI, Libera, ACLI, Fondazione Gruppo Abele, Pax Christi, Rete Pace e Disarmo, Un Ponte Per.
È possibile aderire e firmare l’appello qui.
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