Sotto la metropolitana di Berlino, alla stazione di Neukölln, Ian suona il suo violino. E’ rom e rumeno, due condizioni che fanno di lui un problema per una gran parte della popolazione tedesca.
Secondo uno studio dell’Università di Lipsia, il 55 per cento degli intervistati non vorrebbe un rom o un sinti come vicino di casa: “Sono pericolosi”, dicono. Un pregiudizio duro a morire. “Solo il nostro nome ci identifica come rom o sinti, non certo il nostro aspetto”, dice Gjulner Sejdi, presidente dell’associazione Romano-Sumnal di Lipsia. Perché in Germania non ci sono campi rom come se ne vedono in Italia. “Le roulotte, i camper, li usiamo solo quando andiamo in vacanza, mica per viverci”. Ogni tanto però accampamenti improvvisati sorgono alla periferia delle grandi città, per essere poi sgomberati in fretta e senza grazia alcuna dalla polizia.

In questo podcast, prodotto in collaborazione con TapeWrite e Google Digital News Initiative, raccontiamo le loro storie.

La memoria dell’eccidio nazista non protegge i rom: è soltanto nel 2012 che il governo tedesco ha inaugurato un memoriale a Berlino per ricordare le 500mila vittime morte nei campi di concentramento. Nonostante i sinti siano presenti in Germania da 600 anni e siano a tutti gli effetti cittadini tedeschi, continuano a essere considerati come estranei. E due volte estranei sono i rom e i sinti non comunitari provenienti dai Paesi dell’area balcanica. Per loro, da alcuni anni, è scattato il rimpatrio forzato, una pratica che le associazioni locali definiscono “deportazione”. Il regista Kenan Emini è autore del documentario The Awakening, che racconta la vita dei rom in Germania, i rimpatri forzati, i pregiudizi della gente. “I rom non possono più ottenere asilo perché ti dicono che la guerra non c’è più, ma la guerra c’è stata, la Nato ha bombardato. Non stiamo parlando solo di persone che vivono qui da due anni, ma di persone che sono venute negli anni Novanta e ora gli viene negato il diritto di restare, gli viene cancellata ogni possibilità di rimanere perché dicono che lì non c’è la guerra, tu devi tornare a casa tua e comunque di questa battaglia per il diritto dei rom a rimanere, del diritto delle persone che sono qui da tanto tempo nessuno se ne è occupato veramente”.

“Romanza, cronache rom e sinti” è una serie podcast di Cecilia Ferrara, Angela Gennaro e Paola Mirenda, realizzata per Radio Bullets, in collaborazione con TapeWrite e con il supporto di Google Digital News Initiative