1 giugno 2026 – Notiziario Mondo
Scritto da Barbara Schiavulli in data Giugno 1, 2026
- Libano: Truppe israeliane si impadroniscono di un castello strategico durante la più profonda incursione degli ultimi decenni.
- Malta: Il Partito Laburista conquista uno storico quarto mandato all’ombra della crisi mediorientale.
- Il leader indigeno nicaraguense Brooklyn Rivera morto mentre era in custodia.
- Laos: lotta contro il tempo per salvare due persone ancora intrappolate in una grotta.
- Myanmar: esplosione vicino al confine cinese, decine di morti.
- Guinea: elezioni tra boicottaggi e accuse di deriva autoritaria
Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli
Stati Uniti contro Iran
L’Iran afferma di essere pronto a un accordo con gli Stati Uniti, ma solo se verranno garantiti in modo concreto i diritti e gli interessi del popolo iraniano. Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf, ribadendo che Teheran non si fida delle promesse americane e che qualsiasi intesa dovrà produrre risultati tangibili prima di essere attuata.
Le dichiarazioni arrivano mentre Donald Trump continua a sostenere che Washington e Teheran siano vicine a un’intesa. In un’intervista a Fox News, il presidente statunitense ha parlato di un possibile “ottimo accordo”, ma ha anche avvertito che, se i negoziati dovessero fallire, gli Stati Uniti potrebbero scegliere “un’altra strada”, lasciando intendere un possibile ritorno alla pressione militare.
Sul fronte energetico, l’Iran ha annunciato di aver ripristinato la produzione in tre piattaforme offshore del gigantesco giacimento di gas di South Pars, dopo le interruzioni causate dagli attacchi israeliani delle scorse settimane. Un segnale con cui Teheran cerca di dimostrare resilienza economica e rafforzare la propria posizione negoziale.
Intanto, nella Repubblica islamica circolano insistenti voci sulle possibili dimissioni del presidente Masoud Pezeshkian. Le indiscrezioni, diffuse dal media dell’opposizione in esilio Iran International, sostengono che il presidente avrebbe denunciato di essere stato escluso dalle decisioni strategiche del Paese e di non poter più esercitare pienamente le proprie funzioni, accusando implicitamente i settori più duri dell’apparato di sicurezza e dei Pasdaran di aver concentrato il potere nelle proprie mani.
Il governo iraniano ha smentito categoricamente le notizie, definendole una campagna di disinformazione. Al momento non esistono conferme indipendenti delle presunte dimissioni. Tuttavia, le indiscrezioni riflettono le tensioni che da mesi attraversano il sistema politico iraniano, proprio mentre il Paese è impegnato nei delicati colloqui con Washington.
La tensione regionale resta alta. Nella notte il Kuwait ha attivato le difese aeree dopo la segnalazione di missili e droni in arrivo. Le autorità hanno invitato la popolazione a mettersi al riparo, mentre restano ancora poco chiari l’origine delle minacce e l’esito delle intercettazioni.
Iran
In Iran l’avvocato Mehdi Ansari è stato condannato a cinque anni di carcere per presunta “collusione contro la sicurezza nazionale”. La sentenza è stata emessa da un tribunale rivoluzionario di Shiraz dopo il suo arresto, avvenuto a gennaio, in seguito alle proteste che hanno attraversato il Paese.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, Ansari era stato prelevato con la forza dalla sua abitazione e detenuto in una località segreta prima di essere trasferito nel carcere di Adel Abad. Oltre alla pena detentiva, gli è stato imposto un divieto di espatrio di due anni. Il caso si inserisce nella più ampia repressione delle voci critiche e dei professionisti legali che difendono attivisti e manifestanti.
Libano
Israele ha conquistato il castello di Beaufort, storica fortezza crociata costruita nel XII secolo che domina il Libano meridionale, in quella che rappresenta la più profonda incursione israeliana nel Paese degli ultimi ventisei anni. L’operazione, condotta dalla brigata Golani dopo giorni di combattimenti contro Hezbollah nell’area di Nabatiyeh, ha permesso alle forze israeliane di prendere il controllo di una delle posizioni strategiche più importanti del sud del Libano.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito la conquista una “svolta drammatica” nella guerra contro Hezbollah, annunciando l’intenzione di espandere ulteriormente le operazioni oltre il fiume Litani. Una mossa che avviene nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile, ripetutamente violato da entrambe le parti.
Nelle stesse ore, un raid israeliano ha colpito la località di Deir al-Zahrani, causando almeno otto morti, tra cui tre donne, e diciannove feriti. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio della nuova fase del conflitto, il 2 marzo, gli attacchi israeliani hanno provocato oltre 3.400 vittime nel Paese.
La situazione ha spinto la Francia a chiedere una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sostenuta dalla Russia. Al centro dell’incontro, l’espansione delle operazioni israeliane in Libano e il rischio che il conflitto si allarghi ulteriormente mentre proseguono, con grandi difficoltà, i tentativi diplomatici di riportare in vita la tregua.
Palestina e Israele
A Gaza il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti e in vigore dal 10 ottobre scorso continua a essere violato quotidianamente. Nelle ultime ore almeno tre palestinesi sono stati uccisi e decine feriti in attacchi israeliani nella Striscia e in Cisgiordania. Dall’inizio dell’Eid al-Adha il bilancio è salito ad almeno 35 morti e oltre 130 feriti.
Tra gli episodi più gravi, un drone israeliano ha colpito un gruppo di persone nel porto dei pescatori di Gaza City, uccidendo due civili e ferendone diciotto, tra cui diversi bambini.
Altri attacchi hanno colpito i campi profughi di Bureij e Jabalia. In Cisgiordania occupata, un giovane palestinese di 26 anni, Imad Haroun Ishtayeh, è morto dopo essere stato colpito dalle forze israeliane nei pressi della barriera che separa Gerusalemme dal territorio occupato.
Secondo il Gaza Media Office, dall’entrata in vigore della tregua oltre 930 palestinesi sono stati uccisi e più di 2.800 feriti. Intanto l’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, a Deir al-Balah, ha annunciato la chiusura delle sale operatorie per il guasto dei generatori elettrici, attribuito alle conseguenze del blocco israeliano. A rischio ci sono ora anche terapia intensiva, dialisi e reparti neonatali.
A gettare ulteriore luce sulla realtà della tregua sono le testimonianze raccolte dall’Associated Press da tre soldati israeliani riservisti. Secondo i militari, lungo la cosiddetta “linea gialla” che divide le aree controllate da Israele dal resto della Striscia, gli ordini sarebbero stati di sparare a chiunque si avvicinasse o la attraversasse. I soldati parlano di regole d’ingaggio permissive, civili colpiti senza una chiara identificazione e di una guerra che, nei fatti, non si è mai fermata.
Mentre i negoziati restano bloccati, Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele controlla ormai il 60 per cento della Striscia e punta ad estendere il proprio controllo fino al 70 per cento. Per molti palestinesi, il cessate il fuoco esiste solo sulla carta.
Siria
In Siria cresce la preoccupazione per l’arresto del giornalista statunitense Bilal Abdul Kareem da parte delle autorità guidate da Ahmed al-Sharaa, l’ex leader di Hayat Tahrir al-Sham. La detenzione è avvenuta dopo la pubblicazione di un’intervista a un religioso egiziano che affrontava il tema dei diritti di cittadinanza dei combattenti stranieri presenti nel Paese.
L’episodio ha riacceso il dibattito sulla libertà di stampa nella Siria post-Assad. Critici e attivisti accusano il nuovo governo di riprodurre pratiche repressive che la rivoluzione aveva promesso di abolire, mentre chiedono trasparenza sulle ragioni dell’arresto e il rilascio del giornalista.
Il caso rappresenta un test importante per la credibilità delle nuove autorità e per il futuro delle libertà civili in un Paese che cerca ancora di uscire da oltre un decennio di guerra.
Etiopia
L’Etiopia va alle urne per eleggere il nuovo Parlamento e le assemblee regionali, in un voto che dovrebbe confermare senza sorprese il dominio del Partito della Prosperità del primo ministro Abiy Ahmed. Oltre 50 milioni di elettori sono registrati, ma il voto non si terrà in diverse aree segnate dai conflitti, tra cui il Tigray e parte della regione di Amhara.
Abiy, premio Nobel per la Pace nel 2019, punta a consolidare il proprio potere facendo leva sui risultati economici del Paese, che prevede una crescita superiore al 10 per cento nel 2026. Ma il governo continua a fare i conti con insurrezioni armate nelle regioni di Oromia e Amhara e con le tensioni ancora vive in Tigray dopo la devastante guerra civile conclusa nel 2022.
Le opposizioni denunciano restrizioni politiche, arresti di leader e ostacoli alla partecipazione democratica. Per molti osservatori il risultato appare già scritto, mentre il vero interrogativo riguarda la capacità del governo di riportare stabilità in un Paese attraversato da profonde divisioni etniche e politiche.
Guinea
In Guinea si sono svolte le elezioni legislative e municipali che le autorità presentano come un nuovo passo verso il ritorno alla democrazia dopo il colpo di Stato del 2021. Ma il voto è stato segnato da una scarsa partecipazione e dal boicottaggio delle principali forze di opposizione.
Quasi sette milioni di elettori erano chiamati a scegliere i 147 membri del Parlamento, ma molti partiti sono stati sospesi o sciolti dal governo del presidente Mamadi Doumbouya, il generale che ha preso il potere con un golpe e che a dicembre è stato eletto senza reali sfidanti.
L’opposizione denuncia una “farsa elettorale” destinata a consolidare un nuovo regime autoritario. Negli ultimi anni il governo ha vietato manifestazioni, arrestato oppositori e attivisti e limitato fortemente le libertà civili. Organizzazioni africane e osservatori indipendenti avvertono che il rischio è quello di una concentrazione del potere nelle mani di un’unica forza politica.
Malta
A Malta il Partito Laburista ottiene una storica quarta vittoria consecutiva e conferma alla guida del Paese il primo ministro Robert Abela. Il voto anticipato, convocato un anno prima della scadenza naturale della legislatura, è stato presentato dal governo come una richiesta di nuovo mandato per affrontare le incertezze economiche e geopolitiche che attraversano il Mediterraneo.
Abela ha puntato sui risultati economici degli ultimi anni, con una crescita del 4 per cento nel 2025 e una disoccupazione tra le più basse dell’Unione Europea. L’opposizione nazionalista, guidata dal giovane avvocato Alex Borg, ha riconosciuto la sconfitta poche ore dopo la chiusura delle urne.
Restano però aperte diverse sfide: l’aumento della popolazione, la pressione urbanistica, i rischi ambientali e le critiche sulla lotta alla corruzione, tema rimasto ai margini della campagna elettorale nonostante l’ombra ancora presente dell’assassinio della giornalista Daphne Caruana Galizia.
Francia
La vittoria del Paris Saint-Germain in Champions League ha scatenato una notte di festa, ma anche di violenze in diverse città francesi. Secondo il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, la polizia ha fermato 780 persone, di cui 480 nell’area di Parigi. Cinquantasette agenti sono rimasti feriti, fortunatamente in modo lieve nella maggior parte dei casi.
Nella capitale si sono registrati incendi, atti vandalici e saccheggi, mentre alcuni gruppi hanno tentato di assaltare una stazione di polizia. Disordini sono stati segnalati anche in altre quindici città del Paese.
Le autorità sottolineano che la maggior parte dei festeggiamenti si è svolta pacificamente, ma hanno annunciato una massiccia presenza di sicurezza per le celebrazioni ufficiali previste oggi a Parigi, dove sono attesi fino a centomila tifosi prima dell’incontro della squadra con il presidente Emmanuel Macron.
Ucraina e Russia
Nella notte tra il 30 e il 31 maggio, l’Ucraina ha colpito diverse infrastrutture energetiche russe con una nuova ondata di droni. L’obiettivo principale è stata la raffineria di Saratov, una delle più importanti della Russia europea e parte del gruppo Rosneft. Testimoni hanno riferito di forti esplosioni e di un vasto incendio, confermato anche dai sistemi satellitari di monitoraggio.
Lo Stato Maggiore ucraino ha rivendicato l’attacco, sottolineando che l’impianto processa circa sette milioni di tonnellate di petrolio all’anno e contribuisce al rifornimento logistico delle forze armate russe.
Altri attacchi hanno interessato un deposito di carburante nella regione di Rostov e una stazione strategica dell’oleodotto Transneft nella regione di Kirov. Le autorità russe confermano danni ad alcune infrastrutture, ma non segnalano vittime. La guerra dei droni continua così a spostarsi sempre più in profondità nel territorio russo.
Pacifico
L’esercito statunitense ha annunciato un nuovo attacco nel Pacifico orientale contro un’imbarcazione accusata di traffico di droga. Nel raid sono morte tre persone, portando ad almeno 205 il numero totale delle vittime dall’inizio della campagna militare avviata a settembre.
Washington sostiene che le imbarcazioni colpite siano legate a organizzazioni criminali considerate terroristiche, ma non ha fornito prove pubbliche a sostegno delle accuse.
L’operazione si inserisce nella strategia dell’amministrazione Trump, che considera i cartelli della droga latinoamericani una minaccia militare diretta. Le organizzazioni per i diritti umani continuano però a sollevare dubbi sulla legalità e sulla trasparenza di questi attacchi extragiudiziali.
Colombia
La Colombia avrà un secondo turno presidenziale. Con quasi tutti i voti scrutinati, il candidato conservatore Abelardo de la Espriella è in testa con il 44 per cento delle preferenze, seguito dal senatore progressista Ivan Cepeda al 41 per cento. Un risultato molto più equilibrato del previsto che trasforma il ballottaggio in un referendum sul futuro del Paese.
Da una parte Cepeda, alleato del presidente uscente Gustavo Petro, che propone di proseguire il dialogo con guerriglie e gruppi armati nel quadro della strategia della “pace totale”. Dall’altra de la Espriella, soprannominato “la Tigre”, che promette una stretta securitaria, la costruzione di mega-carceri e una politica ispirata al modello del presidente salvadoregno Nayib Bukele.
Il voto riflette una Colombia profondamente divisa tra chi ritiene che la pace passi ancora attraverso il negoziato e chi, dopo anni di violenze, chiede una risposta militare più dura. Sullo sfondo, anche l’influenza crescente degli Stati Uniti di Donald Trump nella regione e il dibattito sul futuro delle politiche progressiste in America Latina.
Nicaragua
In Nicaragua sarebbe morto in detenzione Brooklyn Rivera, storico leader indigeno miskito ed ex deputato di opposizione. La notizia, riportata da media indipendenti e attribuita a fonti familiari, non è stata finora confermata ufficialmente dal governo di Daniel Ortega.
Rivera, 73 anni, era stato arrestato nel 2023 durante la stretta repressiva contro oppositori e dissidenti. Per quasi tre anni le autorità avevano negato informazioni sulla sua sorte, finché pochi giorni fa ne avevano ammesso la detenzione diffondendo immagini che lo mostravano gravemente malato, emaciato e collegato a macchinari per la respirazione.
La sua famiglia, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti avevano chiesto ripetutamente prove che fosse ancora in vita. La vicenda riaccende le accuse contro il governo Ortega per la repressione politica e il trattamento dei detenuti oppositori.
Malesia
Da oggi in Malesia i minori di 16 anni non potranno aprire nuovi account sui principali social network. Le nuove norme impongono a piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok e YouTube di verificare l’età degli utenti attraverso documenti ufficiali e di adottare misure più rigorose contro contenuti dannosi e manipolati.
Le aziende avranno un periodo di transizione per adeguarsi, ma rischiano multe fino a 2,5 milioni di dollari in caso di mancato rispetto delle regole.
Il governo sostiene che l’obiettivo sia proteggere i minori da cyberbullismo, dipendenza digitale e contenuti inappropriati. Tuttavia, diverse organizzazioni per i diritti digitali criticano il provvedimento, definendolo un divieto generalizzato che non affronta le responsabilità delle piattaforme e potrebbe limitare i diritti dei più giovani ad accedere in sicurezza al mondo digitale.
Myanmar
Almeno 55 persone sono morte e circa 70 sono rimaste ferite in una potente esplosione avvenuta nel nord-est del Myanmar, vicino al confine con la Cina. Lo scoppio ha colpito un edificio utilizzato per immagazzinare esplosivi destinati alle attività minerarie nella località di Namhkam, un’area controllata dall’esercito etnico Ta’ang.
Tra le vittime ci sarebbero anche diversi bambini, mentre oltre cento abitazioni sono state danneggiate dall’onda d’urto. Le autorità locali e i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca di eventuali sopravvissuti.
Secondo le prime indagini, l’esplosione sarebbe stata causata da grandi quantità di gelignite, un materiale usato nelle miniere che può diventare altamente instabile se conservato in modo improprio. L’incidente avviene in una regione segnata da anni di conflitto armato tra gruppi etnici e governo centrale, in un Myanmar ancora profondamente destabilizzato dal colpo di Stato militare del 2021.
46 people were killed and 74 injured in an explosion at a building in Myanmar, where explosives were allegedly stored. pic.twitter.com/duvvuQwkxq
— NEXTA (@nexta_tv) May 31, 2026
Laos
In Laos proseguono le ricerche di due uomini ancora dispersi in una grotta allagata nella provincia di Xaysomboun, dopo il salvataggio di cinque compagni rimasti intrappolati per oltre una settimana. Le operazioni sono però rallentate dalle forti piogge che hanno nuovamente innalzato il livello dell’acqua e reso impossibile l’accesso ai sommozzatori.
I sette uomini erano entrati nella grotta per cercare minerali preziosi, tra cui oro, quando un’alluvione improvvisa ha bloccato l’uscita. I cinque sopravvissuti, salvati nei giorni scorsi grazie a una complessa operazione internazionale, hanno fornito informazioni preziose sulla parte più profonda del sistema di caverne.
I soccorritori sperano che una stretta apertura individuata nell’ultima camera esplorata possa condurre ai due dispersi. La missione continua, mentre il maltempo rende ogni ora più difficile e preziosa.
Corea del Sud
Un’esplosione ha colpito questa mattina un impianto della Hanwha Aerospace nella città di Daejeon, nel centro della Corea del Sud. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e squadre di emergenza per domare l’incendio sviluppatosi dopo la deflagrazione.
Secondo le prime informazioni, l’incidente potrebbe aver coinvolto materiali propellenti utilizzati nei sistemi di propulsione aerospaziale, ma le cause esatte restano ancora da chiarire. Al momento le autorità non hanno confermato la presenza di vittime o feriti. È stata aperta un’indagine per accertare la dinamica dell’accaduto.
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