16 luglio 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Luglio 16, 2026

  • Iran e Stati Uniti, la guerra si allarga tra nuovi raid, Hormuz bloccato e una pace sempre più lontana.
  • Stati Uniti, un altro morto durante un intervento dell’ICE e test annuali sul testosterone per i militari over 30.
  • Nepal, condannati due ex ministri per la truffa dei falsi rifugiati bhutanesi.
  • Sudan, le RSF accettano il dialogo ma non lasciano i territori conquistati.
  • Venezuela, governo e opposizione avviano un percorso di riforme.
  • Hong Kong, nuovi arresti nelle librerie indipendenti.
  • El Salvador, si conclude il maxi processo contro oltre 400 presunti membri della MS-13.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli 

Iran

La guerra tra Stati Uniti e Iran continua ad allargarsi. Nella notte il Comando Centrale americano, il CENTCOM, ha annunciato di aver completato una nuova ondata di attacchi contro basi di comando, sistemi di difesa aerea, siti missilistici, droni e infrastrutture di sorveglianza costiera iraniane, con raid concentrati soprattutto nell’area di Bandar Abbas e sull’isola di Grande Tunb, all’ingresso dello Stretto di Hormuz.

Washington sostiene che gli obiettivi siano esclusivamente militari e finalizzati a garantire la sicurezza della navigazione commerciale dopo la chiusura dello stretto decisa da Teheran.

L’Iran denuncia invece bombardamenti anche nelle aree di Ahvaz, Bandar Abbas, Konarak, Sirik e sull’isola di Qeshm. La televisione di Stato iraniana afferma che un ospedale di Ahvaz, che ospita un centro oncologico pediatrico, sia stato evacuato dopo un attacco nelle vicinanze, mentre non risultano al momento conferme indipendenti di vittime.

La chiusura di Hormuz continua a scuotere i mercati energetici. Lo stretto, attraverso il quale transitava circa un quinto del petrolio e del gas mondiale prima dell’inizio della guerra, resta di fatto bloccato dalle operazioni militari. Il Brent ha chiuso a quasi 85 dollari al barile, il livello più alto dell’ultimo mese.

Gli Stati Uniti hanno inoltre annunciato di aver fermato una petroliera diretta verso l’isola iraniana di Kharg dopo che aveva ignorato ripetuti avvertimenti.

Sul piano militare, Teheran ribadisce che riaprirà Hormuz solo se Washington rispetterà gli accordi firmati a giugno e riconoscerà le nuove regole imposte dall’Iran sul traffico navale.

Le Guardie della Rivoluzione affermano inoltre di aver colpito obiettivi militari americani in Bahrain, Kuwait e Giordania, mentre il Kuwait sostiene di aver intercettato quattro missili e ventuno droni senza registrare danni.

Sul fronte politico, il presidente Donald Trump continua a dichiarare che l’Iran “vuole disperatamente un accordo”, pur minacciando che, in assenza di un’intesa, gli Stati Uniti “porteranno a termine il lavoro”.

Teheran replica invece che al momento non esistono le condizioni per nuovi negoziati e che la priorità resta la difesa del Paese.

Intanto emerge un gesto di distensione. Trump ha annunciato che l’Iran ha autorizzato a lasciare il Paese la cittadina americano-iraniana Dena Karari, bloccata dal dicembre 2024 con accuse di spionaggio che ha sempre respinto.

Secondo il suo avvocato Jared Genser, la donna non era detenuta in carcere ma sottoposta a un divieto di espatrio e a ripetuti interrogatori. Washington ha definito il rilascio un gesto di buona volontà, pur chiedendo la liberazione di tutti gli altri cittadini americani ancora trattenuti in Iran.

Nel frattempo, il divario all’interno dell’Iran si fa sempre più evidente. Mentre a Teheran il conflitto continua a sembrare lontano e il dibattito resta concentrato su diplomazia e negoziati, lungo le coste meridionali la guerra è ormai parte della vita quotidiana.

Un’inchiesta del quotidiano Toseh Irani racconta porti devastati, pescherecci distrutti, mercati del pesce deserti e comunità costrette a convivere con bombardamenti continui e infrastrutture in rovina.

Anche giornali vicini al governo avvertono che il Paese, indebolito economicamente e logisticamente, rischia di non essere in grado di sostenere un conflitto prolungato.

A Teheran, infine, la propaganda accompagna l’escalation militare. In piazza Enghelab è stato inaugurato un nuovo murale che raffigura Donald Trump dentro una bara avvolta nella bandiera americana con la scritta “Uccideremo Trump”, simbolo della retorica di vendetta seguita all’uccisione dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei e dell’inasprimento dello scontro tra Teheran e Washington.

Palestina e Israele

Non si fermano gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. Nelle ultime ventiquattro ore il ministero della Salute palestinese riferisce che almeno tredici persone sono state uccise, una delle quali è morta per le ferite riportate in precedenti bombardamenti, mentre altre diciotto sono rimaste ferite.

Il bilancio complessivo dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, sale così a 73.246 morti e 173.727 feriti. Dall’11 ottobre, primo giorno pieno del cosiddetto cessate il fuoco, sono stati uccisi almeno 1.123 palestinesi e 3.616 sono rimasti feriti. Intanto continuano a essere recuperati i corpi sotto le macerie: finora sono circa 800.

Tra gli attacchi più gravi della giornata, un raid su Deir al-Balah ha ucciso quattro membri della stessa famiglia, tra cui una bambina di sei anni, secondo l’agenzia palestinese WAFA.

A Gaza City un bombardamento ha colpito un rifugio per sfollati ferendo due persone.

L’esercito israeliano ha inoltre bombardato le aree vicine al campo profughi di al-Bureij, il quartiere di Shujaiyya, ha proseguito le demolizioni a Qizan al-Najjar e ha colpito la zona della rotonda di Bani Suheila, a est di Khan Younis, dove si registrano anche intensi tiri dei carri armati.

La violenza si estende anche alla Cisgiordania occupata. A Yatta, nel sud di Hebron, tre palestinesi sono rimasti feriti durante un’aggressione di coloni israeliani, riportando fratture, contusioni e ferite.

Sul fronte politico, il governo israeliano ha approvato la costruzione di un nuovo insediamento a sud di Jenin. È il centotreesimo autorizzato negli ultimi quattro anni. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito la decisione “storica”, ribadendo che servirà a rafforzare il controllo israeliano sulla Cisgiordania occupata.

Intanto, secondo il quotidiano statale ugandese New Vision, l’Uganda starebbe preparando l’invio di circa 500 soldati nell’ambito di una futura forza internazionale di stabilizzazione per Gaza, su richiesta del presidente statunitense Donald Trump. Al momento non risultano conferme ufficiali da parte di Washington, Israele o dell’Uganda.

Libano

Mentre sul terreno proseguono gli attacchi israeliani nel sud del Libano, a Roma si registra un primo passo diplomatico.

Dopo due giorni di colloqui mediati dagli Stati Uniti, Libano e Israele hanno raggiunto un’intesa sulla struttura delle cosiddette “zone pilota”, aree in cui l’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi cedendo gradualmente il controllo alle Forze armate libanesi, che avranno il compito di impedirvi il ritorno di Hezbollah.

Secondo il Dipartimento di Stato americano, i dettagli operativi saranno definiti e attuati nei prossimi giorni, aprendo successivamente la strada a negoziati più ampi con l’obiettivo dichiarato di arrivare a un accordo complessivo tra i due Paesi.

Il presidente libanese Joseph Aoun, atteso il 21 luglio a Washington, aveva però chiesto che il ritiro israeliano dalle prime aree avvenisse prima di qualsiasi ulteriore negoziato.

Restano inoltre forti le incognite: Hezbollah continua a respingere qualsiasi ipotesi di disarmo, mentre diversi esponenti del governo israeliano hanno ribadito di voler mantenere una presenza militare prolungata nel sud del Libano.

Nel frattempo la situazione sul terreno resta estremamente tesa.

Secondo l’agenzia di stampa libanese NNA, mercoledì l’esercito israeliano ha fatto esplodere edifici a Kounine, Khiam, Qantara e Beit Yahoun, ha aperto il fuoco contro civili che stavano ispezionando un frutteto nei pressi di Majdal Zoun e ha demolito con bulldozer la strada che collega Bint Jbeil a Maroun al-Ras.

Episodi che Beirut considera nuove violazioni del cessate il fuoco e che dimostrano quanto la distanza tra i negoziati diplomatici e la realtà sul terreno resti ancora profonda.

Iraq

Tornano a salire le tensioni in Iraq dopo la visita del primo ministro Ali al-Zaidi a Washington. La famiglia di Abu Mahdi al-Muhandis, comandante delle Forze di mobilitazione popolare ucciso nel raid americano del 3 gennaio 2020 insieme al generale iraniano Qasem Soleimani, ha duramente criticato Donald Trump e lo stesso al-Zaidi.

Durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, Trump ha definito al-Muhandis “una persona molto cattiva”, chiedendo ironicamente al premier iracheno se la sua uccisione gli avesse fatto un favore.

La famiglia del comandante ha risposto con una nota in cui rinnova la promessa di vendetta contro il presidente americano e accusa il governo iracheno di voler smantellare le milizie filoiraniane e favorire gli interessi degli Stati Uniti nel Paese.

Intanto Baghdad conferma l’obiettivo di disarmare tutte le formazioni armate non statali entro la fine di settembre.

Emirati Arabi Uniti

Gli Emirati Arabi Uniti ottengono un accesso più ampio ai chip statunitensi per l’intelligenza artificiale. Secondo il Wall Street Journal, la decisione dell’amministrazione Trump arriva dopo il sostegno offerto da Abu Dhabi alle operazioni americane contro l’Iran, tra intercettazioni di missili, supporto ai raid e collaborazione per garantire il traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz.

Le nuove regole permetteranno alla società emiratina G42 di acquistare liberamente chip da aziende come Nvidia e faciliteranno gli investimenti di colossi statunitensi nei data center del Paese.

Sudan

Le Forze di Supporto Rapido, il gruppo paramilitare che combatte contro l’esercito sudanese, hanno presentato la loro risposta alla proposta di pace avanzata dagli Stati Uniti. Secondo il Sudan Tribune, le RSF si dicono disponibili a una soluzione politica, ma rifiutano di ritirarsi dalle aree conquistate durante il conflitto.

Il piano dell’inviato statunitense Massad Boulos prevede una tregua umanitaria di 90 giorni, l’avvio di un processo politico di transizione, un cessate il fuoco complessivo e la ricostruzione del Paese.

L’esercito sudanese, che aveva risposto nei giorni scorsi, ha invece respinto l’ipotesi di un accordo graduale come quello proposto dalle RSF.

Mediterraneo

Si teme una nuova tragedia nel Mediterraneo. Almeno cinquanta migranti risultano dispersi dopo il naufragio di un’imbarcazione al largo della costa orientale della Libia. Secondo fonti della sicurezza citate da Reuters, solo dieci persone sono sopravvissute.

La maggior parte dei migranti proveniva dall’Africa subsahariana. Intanto, in un altro intervento al largo di Tobruk, le squadre di soccorso hanno salvato 24 persone e recuperato i corpi di quattro vittime. Un naufragio simile, nella stessa area, a giugno aveva causato la morte di 26 migranti.

Francia

L’Assemblea nazionale francese ha approvato in via definitiva la legge che introduce il suicidio medicalmente assistito per alcuni pazienti affetti da malattie gravi e incurabili. Il testo è stato approvato con 291 voti favorevoli e 241 contrari e ora attende soltanto il controllo di costituzionalità.

La norma consentirà agli adulti maggiorenni, cittadini o residenti in Francia, che si trovano in fase avanzata o terminale di una malattia incurabile e soffrono dolori insopportabili, di ottenere un farmaco letale da autosomministrare.

Restano esclusi i pazienti con sole patologie psichiatriche o con malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Il provvedimento conclude un dibattito durato oltre tre anni e continua a dividere l’opinione pubblica tra sostenitori del diritto all’autodeterminazione e oppositori che chiedono invece un rafforzamento delle cure palliative.

Regno Unito

Con un discorso carico di emozione, Keir Starmer ha salutato il Parlamento britannico durante il suo ultimo Question Time da primo ministro, chiudendo il suo intervento con le parole: «Questo è la fine del mio percorso politico».

I deputati laburisti e molti esponenti dell’opposizione lo hanno accolto con una standing ovation, mentre dalla tribuna assistevano la moglie e i figli.

Nel suo intervento Starmer ha rivendicato i risultati del governo, dalla stabilizzazione dell’economia agli investimenti nella sanità, nella difesa e nella lotta alla povertà infantile, ringraziando collaboratori e famiglia.

Lunedì lascerà ufficialmente l’incarico, che dovrebbe passare ad Andy Burnham dopo la sua prevista conferma alla guida del Partito Laburista. La seduta si è conclusa in un clima insolitamente bipartisan, con tributi arrivati anche dagli avversari politici.

Ucraina e Europa

Gli ambasciatori dei Paesi dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo per prorogare fino al 4 marzo 2028 la protezione temporanea concessa ai cittadini ucraini in fuga dalla guerra. L’intesa dovrà essere formalmente approvata entro la fine del mese.

L’accordo introduce però nuove regole per gli uomini ucraini in età di leva che arriveranno nell’Unione dopo l’entrata in vigore della misura: non avranno più automaticamente diritto alla protezione temporanea, ma dovranno dimostrare di essere in regola con gli obblighi di servizio militare previsti dalla legislazione ucraina.

Ucraina e Russia

Si intensifica il confronto tra Russia e Ucraina. Mosca ha annunciato che devierà parte delle proprie esportazioni verso rotte alternative dopo gli attacchi ucraini nel Mar d’Azov, che secondo Kiev hanno colpito undici navi russe in una sola notte.

Negli ultimi nove giorni sarebbero stati danneggiati complessivamente 116 natanti. L’Ucraina ha inoltre rivendicato raid contro infrastrutture energetiche russe, mentre Mosca afferma di aver colpito nuovamente Kiev e infrastrutture portuali a Odessa, danneggiando anche una nave civile.

Sul fronte diplomatico, la Russia ha avvertito che qualsiasi forza multinazionale dispiegata in Ucraina dopo un eventuale accordo di pace sarà considerata un obiettivo militare legittimo, definendo un simile intervento una minaccia diretta alla propria sicurezza.

Intanto, jl ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov ha annunciato le proprie dimissioni nell’ambito del rimpasto di governo voluto dal presidente Volodymyr Zelensky, dopo le dimissioni della premier Yulia Svyrydenko approvate dal Parlamento.

In carica da gennaio e il più giovane ministro della Difesa nella storia del Paese, Fedorov ha rivendicato i progressi compiuti nello sviluppo dei droni militari, nelle riforme delle forze armate e nell’accordo con Elon Musk per garantire alle truppe ucraine la connettività satellitare Starlink.

Secondo i media ucraini, a succedergli potrebbe essere l’attuale ministro dell’Interno Igor Klymenko.

Canada

Il fumo dei vasti incendi boschivi nel nord-ovest del Canada ha raggiunto gran parte dell’Ontario, spingendo Environment Canada a diramare un’allerta per la qualità dell’aria.

Le autorità avvertono che il fumo può provocare problemi respiratori anche nelle persone sane e raccomandano di limitare le attività all’aperto, soprattutto per anziani, bambini, donne in gravidanza e persone con patologie croniche.

A Toronto, già colpita da un’ondata di caldo eccezionale, sono stati cancellati diversi eventi all’aperto, compreso il FIFA Fan Festival, mentre anche negli Stati Uniti il fumo ha raggiunto il Minnesota, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza in alcune aree colpite dagli incendi.

Stati Uniti

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha annunciato l’introduzione di controlli annuali obbligatori del testosterone per tutti i militari dai 30 anni in su. Secondo il Pentagono, l’obiettivo è individuare eventuali carenze ormonali che potrebbero incidere sulle prestazioni operative, sulla resistenza fisica e sulla salute a lungo termine.

Chi presenterà livelli considerati bassi potrà scegliere se sottoporsi a una terapia sostitutiva, mentre i militari sotto i trent’anni potranno richiedere volontariamente il test.

L’annuncio ha suscitato polemiche tra i Democratici, che hanno accusato Hegseth di adottare una misura di fatto assimilabile a cure ormonali dopo aver sostenuto il divieto di servizio per il personale transgender che fa ricorso a terapie analoghe.

Donald Trump ha ordinato all’Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia federale per l’immigrazione, di continuare i controlli ai veicoli, smentendo la sospensione annunciata appena il giorno prima dopo una serie di episodi mortali.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha definito i posti di blocco uno degli strumenti “più importanti ed efficaci” nella lotta all’immigrazione irregolare e alla criminalità, affermando che rinunciarvi significherebbe “fare il gioco dei criminali”.

La sospensione era stata decisa dopo la morte di Johan Sebastian Durán Guerrero, cittadino colombiano di 25 anni, ucciso lunedì nel Maine da un agente dell’ICE durante un tentativo di fermo.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che l’agente abbia aperto il fuoco perché temeva per la sicurezza pubblica mentre il veicolo cercava di fuggire.

Le circostanze restano però controverse: gli agenti coinvolti non indossavano bodycam e fotografie diffuse dai media mostrano diversi fori di proiettile sul parabrezza dell’auto. È in corso un’indagine affidata all’ispettore generale del Dipartimento per la Sicurezza Interna con il supporto dell’FBI.

La vittima, secondo gruppi per i diritti dei migranti, era regolarmente autorizzata a lavorare negli Stati Uniti, aveva una moglie e una figlia piccola. Il presidente colombiano Gustavo Petro ha definito l’uccisione “un’esecuzione da parte del governo degli Stati Uniti” e ha chiesto spiegazioni ufficiali a Washington.

Il caso del Maine segue altri episodi recenti. La scorsa settimana un altro automobilista è stato ucciso dagli agenti a Houston, mentre martedì in Florida un cittadino messicano di 28 anni è morto dopo essere stato investito da un camion mentre tentava di fuggire da un controllo dell’ICE.

Secondo i dati raccolti dai media statunitensi, dall’inizio della nuova campagna di deportazioni dell’amministrazione Trump almeno dieci persone sono morte durante operazioni dell’agenzia, quattro delle quali in episodi legati a controlli su veicoli.

Le morti hanno riacceso le critiche sulle tattiche dell’ICE. Esperti di polizia ricordano da anni che sparare contro veicoli in movimento comporta rischi elevati e dovrebbe essere evitato salvo casi eccezionali. Numerosi parlamentari, tra cui i senatori del Maine Susan Collins e Angus King, hanno chiesto maggiore trasparenza e una revisione delle procedure operative dell’agenzia.

Gli Stati Uniti hanno già rimborsato 81 miliardi di dollari di dazi doganali dall’inizio dell’anno fiscale, contro i 5 miliardi restituiti nello stesso periodo dell’anno precedente.

L’impennata segue una decisione della Corte Suprema, che a febbraio ha dichiarato illegittima una parte consistente dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump, ordinando il rimborso alle aziende che li avevano pagati.

Intanto il dazio temporaneo globale del 10% scadrà il 24 luglio, mentre la Casa Bianca prepara nuove tariffe su diversi partner commerciali.

Messico

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha respinto con fermezza le dichiarazioni del capo della Drug Enforcement Administration statunitense, Terry Cole, che aveva parlato di una presunta “connessione mortale” tra il governo del Messico e i cartelli della droga. Sheinbaum ha definito le accuse “deplorevoli”, “infondate” e motivate da ragioni politiche.

La presidente ha invitato la Dea a concentrare i propri sforzi sul contrasto al traffico di droga, al riciclaggio di denaro e alla distribuzione di stupefacenti negli Stati Uniti, che ha definito il principale mercato mondiale delle droghe illegali.

Ha inoltre ricordato i recenti scandali che hanno coinvolto funzionari dell’agenzia americana e ha sostenuto che il calo degli omicidi registrato durante il suo governo smentisce le accuse rivolte al Messico.

Venezuela

In Venezuela prende il via un nuovo tentativo di ricostruzione delle istituzioni democratiche.

Governo e una parte dell’opposizione hanno annunciato l’avvio, dal primo agosto, di un tavolo tecnico con il sostegno degli Stati Uniti per discutere una riforma del sistema elettorale. Il processo era stato rinviato dopo i terremoti che hanno colpito il Paese il 24 giugno.

L’intesa prevede, per la prima volta, un riconoscimento reciproco tra le due Assemblee nazionali che da anni si contendono la legittimità istituzionale.

I negoziati saranno guidati da Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea controllata dal governo, e da Dinorah Figuera, alla guida dell’Assemblea eletta nel 2015 e tuttora riconosciuta da Washington.

Colombia

La Colombia ripristinerà le relazioni diplomatiche ed economiche con Israele subito dopo l’insediamento del presidente eletto Abelardo de la Espriella, previsto per il 7 agosto.

 L’annuncio è arrivato dopo un incontro a Washington tra il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar e il futuro capo della diplomazia colombiana, Omar Bula.

I due Paesi hanno concordato la nomina di nuovi ambasciatori, la revoca reciproca delle restrizioni sui visti turistici e la riapertura della cooperazione bilaterale.

La decisione segna una netta inversione rispetto alla linea del presidente uscente Gustavo Petro, che nel 2024 aveva interrotto le relazioni con Israele accusandolo di genocidio nella Striscia di Gaza.

El Salvador

Si è concluso in El Salvador il processo di massa contro oltre 400 presunti appartenenti alla gang Mara Salvatrucha, nota come MS-13. Gli imputati sono accusati complessivamente di circa 47.000 reati, tra cui 444 omicidi aggravati, estorsioni, traffico di droga e di armi, tratta di esseri umani, ribellione e associazione a delinquere.

Il procedimento, durato più di tre mesi, si è svolto davanti al Tribunale per la criminalità organizzata di San Salvador, mentre molti imputati hanno seguito le udienze in videocollegamento dal carcere di massima sicurezza Cecot.

Prima di emettere la sentenza, i giudici dovranno esaminare un fascicolo composto da oltre 22.000 pagine di documenti e 650 registrazioni audio.

Brasile

La Procura e la Polizia civile di Rio de Janeiro hanno smantellato una rete di riciclaggio di denaro che, secondo gli investigatori, avrebbe movimentato oltre 100 milioni di real, circa 16,8 milioni di euro, provenienti dal narcotraffico e riconducibili alle principali organizzazioni criminali del Brasile, tra cui Primeiro Comando da Capital, Comando Vermelho e Terzo Comando Puro.

L’operazione ha portato finora all’arresto di dieci persone. Gli inquirenti stanno inoltre verificando una possibile connessione finanziaria internazionale con un individuo sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per presunti legami con Al-Qaeda. Al momento si tratta di un’ipotesi investigativa, non di un’accusa accertata.

Secondo la polizia, tra il 2021 e il 2024 il gruppo avrebbe utilizzato decine di società di comodo per riciclare i proventi di traffico di droga, ricettazione e commercio di merce contraffatta.

Cile

Fa discutere in Cile un disegno di legge presentato da parlamentari della destra che prevede l’obbligo, per le donne che chiedono di interrompere una gravidanza nei casi consentiti dalla legge, di ascoltare il battito cardiaco del feto prima di accedere alla procedura.

L’aborto è legale in Cile dal 2017 solo in tre circostanze: quando è in pericolo la vita della donna, in caso di malformazioni fetali incompatibili con la vita o di gravidanza conseguente a stupro. Secondo il testo, il rifiuto di ascoltare il battito impedirebbe di fatto l’accesso all’intervento.

Organizzazioni per i diritti delle donne, giuristi ed esperti di diritti umani denunciano la proposta come una forma di violenza istituzionale e una violazione dell’autonomia delle pazienti. Il provvedimento inizierà ora il suo iter parlamentare.

Bangladesh

Le autorità del Bangladesh hanno sequestrato beni per un valore di circa 6,2 miliardi di dollari riconducibili all’ex prima ministra Sheikh Hasina, ai suoi familiari e a dieci grandi gruppi imprenditoriali.

La misura rientra nelle indagini avviate dopo la caduta del suo governo nel 2024 per presunti casi di corruzione e arricchimento illecito durante i quindici anni al potere.

Le autorità stanno cercando di recuperare patrimoni ritenuti frutto di fondi sottratti allo Stato, mentre Hasina, che vive in esilio in India, continua a respingere tutte le accuse ed è al centro di procedimenti giudiziari avviati dal nuovo governo di Dhaka.

Nord Corea e Cina

Proseguono i contatti ai massimi livelli tra Cina e Corea del Nord. Wang Huning, il quarto dirigente più influente della leadership cinese, ha incontrato a Pyongyang Jo Yong-won, uno dei principali esponenti del Partito dei Lavoratori, per dare seguito agli accordi raggiunti il mese scorso tra Xi Jinping e Kim Jong-un.

I due Paesi puntano ad ampliare la cooperazione politica, economica e culturale e a rafforzare il coordinamento strategico. L’iniziativa arriva mentre Pechino cerca di consolidare la propria influenza su Pyongyang, in un momento in cui la Corea del Nord sta intensificando i rapporti con la Russia.

Nepal

Un tribunale nepalese ha condannato al carcere due ex ministri per il loro coinvolgimento in una frode che consentiva a cittadini nepalesi di ottenere il reinsediamento negli Stati Uniti fingendosi rifugiati bhutanesi.

L’ex vice primo ministro Top Bahadur Rayamajhi è stato condannato a quattro anni di carcere per frode e associazione criminale, mentre l’ex ministro dell’Interno Bal Krishna Khand ha ricevuto una pena di due anni come complice.

L’inchiesta riguarda uno scandalo che ha sfruttato la vicenda dei rifugiati di origine nepalese espulsi dal Bhutan negli anni Novanta. Nello stesso processo sono state condannate altre quattordici persone, tra cui un ex funzionario del ministero dell’Interno.

Hong Kong

Le autorità di Hong Kong hanno arrestato cinque persone e perquisito due librerie indipendenti con l’accusa di vendere pubblicazioni ritenute “sediziose” in violazione della legge sulla sicurezza nazionale del 2024.

La polizia ha sequestrato scatoloni di libri nei negozi del quartiere di Mong Kok, sostenendo che i volumi incitassero all’odio contro il governo, la magistratura e le forze dell’ordine.

Si tratta della terza operazione di questo tipo da marzo e rappresenta un ulteriore giro di vite contro gli editori indipendenti.

Un tempo considerata un simbolo della libertà di stampa e di pubblicazione in Asia, Hong Kong vede restringersi sempre più gli spazi per il dissenso, mentre le autorità continuano a sostenere che le norme sulla sicurezza nazionale siano indispensabili per garantire la stabilità della città.

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