26 agosto 2026 – Notiziario Mondo

Scritto da in data Agosto 26, 2026

  • Sliman Mansour: muore il pittore che impedì alla Palestina di sparire.
  • Petrolio, mine e rial: l’assedio intorno all’Iran. In collegamento Francesco Grillo.
  • Israele espelle gli olandesi incaricati di coordinare il cessate il fuoco a Gaza.
  • Siria, fuori dalla lista nera dopo 47 anni. Grecia, i Patriot fanno rotta su Creta.
  • Dal lago ai dazi, Trump sfida il Canada.
  • Pakistan: incendio in ospedale pediatrico, strage di bambini.
  • Cina: artista dissidente condannato a 3 anni.

Questo e molto altro nel notiziario di Radio Bullets a cura di Barbara Schiavulli

Iran e Usa

Ancora un attacco nel collo di bottiglia energetico del pianeta. Una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato, appena diciassette chilometri al largo della penisola omanita di Musandam, all’ingresso dello Stretto di Hormuz.

Danneggiata la sala macchine, nave immobilizzata. L’equipaggio è al sicuro, mentre restano sconosciute le conseguenze ambientali. Nessuno ha rivendicato l’attacco: un colpo senza firma, dunque, ma con un messaggio piuttosto leggibile. In queste acque non c’è ancora nulla di normale.

Intanto Washington passa dalle operazioni militari alla guerra economica. L’amministrazione Trump ha lanciato la pomposamente battezzata “Operation Economic Outcast”: sessanta persone, società e navi sanzionate, insieme alla minaccia di escludere dal sistema finanziario in dollari chi continuerà a commerciare con Teheran.

Ma il segretario al Tesoro Scott Bessent non ha indicato né i Paesi che saranno colpiti né quando. Insomma: per ora più ultimatum che “D-Day economico”.

Abbiamo chiesto a Francesco Grillo, docente alla Bocconi, Fellow in European University Institute e direttore del think tank Vision come dobbiamo giudicare le sanzioni degli Stati Uniti all’Iran e se possono creare una crisi del regime?

Allora diciamo che, in teoria le sanzioni economiche sono sempre da preferire alle bombe, che ovviamente non sono in grado di distinguere il proprio obiettivo in maniera completamente chirurgica.

Tuttavia, questa mossa degli Stati Uniti mi sembra abbastanza disperata. Per due motivi. Il primo è che il regime iraniano è abituato alle sanzioni. Le prime sanzioni degli Stati Uniti risalgono al 1979 e cioè agli eventi che hanno portato alla rivoluzione, alla deposizione dello Scià e al all’episodio che coinvolse il presidente Carter, quindi sono sempre vissuti sotto sanzioni. Il secondo motivo è che il principale partner commerciale dell’Iran.

 E di gran lunga la Paese che si chiama Cina. La Cina importa il 40% delle esportazioni dell’Iran e peraltro compra dall’Iran il 15% del petrolio che gli che gli serve la Cina fornisce in cambio a l’Iran le tecnologie comprese che quelle che l’Iran utilizza per produrre i propri famosi droni che sono stati cosi importanti per rispondere all’attacco americano iraniano.

C’è in effetti un punto di debolezza teorico del dell’Iran gli Emirati Arabi Uniti, gli Emirati Arabi. Dagli Emirati Arabi Uniti passa circa il 30% delle importazioni che arrivano in Iran di beni. E tuttavia è vero che in questo momento questa questo flusso è comunque molto ridotto per la chiusura dello Stretto di di Hormuz quindi che cosa bisogna fare.

Dico semplicemente che il la strada è più o meno quella del Piano d’Azione Congiunto globale, quel piano che cominciò nel 2006 e che fu peraltro praticamente interrotto nel 2018 da un’uscita degli studi degli Stati Uniti e un piano che partì da una decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, quindi anche con il coinvolgimento della Cina e allora della Russia e di cui prese il la guida l’Unione europea con l’Alta Commissaria Federica Mogherini.

Quello mi sembra l’ultimo l’unico esempio positivo peraltro ripeto interrotto da un’uscita degli Stati Uniti di Trump e quindi comunque la strada per quanto stretta di un eventuale accordo che limiti la proliferazione nucleare riparte può ripartire solo dalla diplomazia. E forse per tornare alla diplomazia abbiamo bisogno di un presidente diverso da Trump.

Grazie Grillo e di fatto, la Cina ha già risposto: i rapporti con l’Iran sarebbero legittimi e Pechino difenderà i propri interessi. Teheran promette resistenza. E, mentre le capitali mostrano i muscoli, il rial precipita: 2 milioni e 20 mila rial per un dollaro, nuovo minimo storico.

Il governatore della Banca centrale definisce la crisi “temporanea”. Per chi vede dissolversi stipendio e risparmi, però, temporanea è una parola decisamente comoda.

Sul fronte diplomatico, Pakistan e Oman provano a riaprire uno spiraglio. Islamabad parla di progressi significativi nei colloqui con l’Iran, mentre i ministri degli Esteri iraniano e omanita discutono corridoi di navigazione e sicurezza nello Stretto.

Trump sostiene intanto che tutte le mine nelle acque internazionali siano state rimosse o distrutte. Ma il traffico petrolifero resta fermo a circa cinque milioni di barili al giorno, contro oltre venti prima della guerra.

E Washington, curioso segnale, sta rimandando i diplomatici nelle ambasciate evacuate: considera meno probabile un’escalation immediata, non certo risolta la crisi.

L’Agenzia internazionale dell’energia esclude per ora un nuovo rilascio delle riserve petrolifere. Ma avverte: con gli stoccaggi europei di gas al 62 per cento, un inverno rigido potrebbe farsi sentire nelle bollette. Perché Hormuz è lontano sulla carta geografica; molto meno quando arriva il conto dell’energia.

Palestina e Israele

Nelle ultime 24 ore Gaza ha registrato altri nove morti: sei persone uccise in nuovi attacchi israeliani, due decedute per ferite precedenti e un corpo recuperato dalle macerie. Altre 36 persone sono rimaste ferite.

Secondo il ministero della Sanità palestinese, dal 7 ottobre 2023 i morti sono 73.431 e i feriti 174.437. Dall’entrata in vigore della tregua di ottobre, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 1.296 palestinesi e ne hanno feriti 4.296. Altri 814 corpi sono riemersi dalle macerie.

Tra le vittime c’è un bambino di quattro anni, ucciso nel bombardamento di una casa nel campo di Bureij.

Un drone ha colpito una tenda vicino all’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, uccidendo due fratelli. E poi c’è Amal Abu Khater, dieci anni: colpita alla schiena mentre mangiava nella tenda della sua famiglia, a Khan Younis. Era appena tornata dalla lezione di Corano e dalla preghiera, raccontano i parenti.

L’esercito israeliano afferma di non essere a conoscenza dell’episodio e sostiene di aver colpito militanti e depositi di armi di Hamas. La nonna di Amal continua invece a chiedere quale colpa potesse avere una bambina seduta a mangiare dei dolci.

A Gerusalemme Est occupata, intanto, quattro mezzi blindati e più di 50 agenti israeliani hanno preso il controllo del centro professionale dell’UNRWA a Qalandiya. Il personale è stato interrogato ed espulso e nel cortile è stata innalzata la bandiera israeliana. All’operazione ha partecipato Itamar Ben-Gvir.

 Il centro, aperto nel 1952, forma ogni anno circa 340 giovani rifugiati palestinesi. Israele vuole sostituirlo con un nuovo complesso educativo; l’UNRWA ricorda che si tratta di una struttura delle Nazioni Unite protetta dal diritto internazionale.

In Cisgiordania, coloni hanno aggredito con bastoni e spray urticante attivisti solidali vicino a Betlemme e impedito ai vigili del fuoco di raggiungere terreni in fiamme presso Ramallah.

 Tre abitazioni palestinesi a Qusra restano assediate per la terza settimana, mentre le forze israeliane hanno sradicato oltre cento ulivi vicino a Jenin.

 Nella Valle del Giordano è stato arrestato un sedicenne palestinese accusato di aver accoltellato un soldato israeliano, ricoverato in condizioni stabili.

E la politica segue il terreno. Il deputato dell’estrema destra Tzvi Succot ha demolito a martellate un memoriale palestinese, protetto dai militari. Netanyahu lo ha invitato a non farsi giustizia da solo; Smotrich lo ha difeso.

L’ex generale Ofer Winter ha invece lanciato un nuovo partito promettendo che non nascerà mai uno Stato palestinese e indicando nell’emigrazione l’unica soluzione per Gaza. Parole che, in Israele, non vivono più ai margini: cercano voti e aspirano a diventare governo.

Israele ha espulso con effetto immediato i rappresentanti olandesi dal centro internazionale di Kiryat Gat parte del Board of Peace, incaricato di coordinare il cessate il fuoco, gli aiuti e la ricostruzione di Gaza. Avranno una settimana per lasciare il Paese.

Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar presenta la decisione come risposta alle iniziative «anti-israeliane» dell’Aia. In particolare, dal 21 settembre i Paesi Bassi vieteranno il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti nella Cisgiordania occupata, a Gerusalemme Est e sulle Alture del Golan.

Per il governo olandese è un obbligo derivante dal diritto internazionale; per Israele, un attacco. Il risultato è piuttosto chiaro: chi contesta l’occupazione viene escluso persino dal tavolo che dovrebbe decidere il futuro di Gaza.

Libano

Nel sud del Libano, le parole “accordo” e “ritiro” continuano a scontrarsi con il rumore delle bombe. Martedì l’aviazione israeliana ha colpito Mansouri e Wadi Hassan, mentre proseguivano demolizioni, cannonate e movimenti di mezzi militari tra Tiro e Bint Jbeil.

A Marjayoun, i bombardamenti hanno provocato un incendio e le forze israeliane hanno innalzato nuove barriere di terra, una ad appena 150 metri dalle case di Burj al-Muluk.

Nessun ferito, invece, dopo il lancio di una granata stordente vicino ai soccorritori. La diplomazia parla di sicurezza; sul terreno, però, avanzano ancora ruspe e artiglieria.

Siria

Dopo quasi 47 anni, gli Stati Uniti hanno formalmente rimosso la Siria dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Vi figurava dal 1979, accusata da Washington di sostenere gruppi armati palestinesi e, successivamente, Hezbollah.

La decisione elimina restrizioni specifiche sugli aiuti, sulle esportazioni militari e sulle transazioni finanziarie, facilitando investimenti e ricostruzione. Per Marco Rubio servirà a rilanciare l’economia siriana.

Ma è soprattutto un altro passo nella rapidissima normalizzazione con il presidente Ahmed al-Sharaa, già leader di HTS, formazione nata dal Fronte al-Nusra, un tempo legato ad al-Qaeda. Molte sanzioni generali erano già state eliminate, restano quelle mirate contro Assad, trafficanti e responsabili di abusi.

Poco dopo, dalla Siria arriva un’altra notizia, Le Forze democratiche siriane, guidate dai curdi, si sciolgono come forza indipendente e confluiscono nell’esercito di Damasco.

 Lo ha annunciato il comandante Mazloum Abdi, chiudendo la storia del principale alleato americano contro lo Stato islamico. Le SDF controllavano un tempo circa un quarto della Siria, ma l’offensiva governativa di gennaio ha rovesciato i rapporti di forza.

 Il presidente Ahmed al-Sharaa promette istruzione in lingua curda; resta incerto il destino delle unità femminili. Finisce un’armata, non la domanda decisiva: integrazione o semplice assorbimento?

Giordania

In Giordania il giornalista investigativo Ali Younes, cittadino giordano-statunitense e corrispondente di Drop Site News, rischia fino a un anno di carcere per un retweet che gli viene attribuito. Secondo la sua redazione, il 17 agosto è stato fermato dai servizi d’intelligence all’aeroporto di Amman, interrogato e poi rilasciato con l’obbligo di comparire davanti ai magistrati.

Il contenuto condiviso chiedeva agli Stati Uniti di tagliare gli aiuti alla Giordania. Le accuse: minaccia alla sicurezza nazionale, sedizione e incitamento all’odio. Quando un retweet diventa un reato contro lo Stato, l’avvertimento non riguarda più soltanto un giornalista.

Sudan

Gli Stati Uniti hanno proposto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU di estendere a tutto il Sudan l’embargo sulle armi oggi limitato al Darfur, includendo esplicitamente droni e tecnologie collegate. La misura colpirebbe sia le Forze di supporto rapido sia l’esercito, che controlla il centro e l’est del Paese.

Russia e governo sudanese si oppongono. Washington e l’ONU denunciano sostegni esterni senza fare nomi, anche se esperti delle Nazioni Unite e organizzazioni per i diritti umani accusano gli Emirati di armare le RSF, Abu Dhabi nega.

Intanto, a El Fasher, una missione ONU ha individuato gli elementi del genocidio. Le armi hanno fornitori: continuare a non nominarli è già una scelta politica.

Marocco

In occasione dell’Eid al-Mawlid, la festa che ricorda la nascita del profeta Maometto, re Mohammed VI del Marocco ha concesso la grazia a 634 condannati. Tra loro ci sono quindici persone condannate per estremismo e terrorismo: nove vedono cancellata la pena residua e sei ottengono una riduzione. Il ministero della Giustizia afferma che hanno ripudiato l’estremismo dopo aver rivisto le proprie posizioni. Un atto di clemenza, certo; ma anche un messaggio politico, confezionato per la festa.

Grecia

La Grecia sta trasferendo una batteria antimissile Patriot da Karpathos a Creta, per rafforzare la difesa della base di Souda, uno dei principali avamposti militari statunitensi e NATO nel Mediterraneo orientale.

Secondo i media greci, mezzi, personale e sistemi sono partiti domenica, dopo le minacce attribuite a funzionari iraniani contro obiettivi americani in Europa, qualora Washington aumentasse la pressione su Teheran.

 Il ministero della Difesa non ha confermato pubblicamente né il trasferimento né le sue motivazioni. Ma il segnale è chiaro: il conflitto allarga la propria geografia e, da Hormuz a Creta, trasforma isole e basi militari in possibili nuove linee del fronte.

Francia

Un violento tornado ha attraversato Pomas, piccolo comune dell’Aude, nel sud della Francia, danneggiando circa 300 delle 500 abitazioni. Cento potrebbero essere ormai inagibili. Il bilancio aggiornato è di 39 feriti: venti sono stati ricoverati, ma nessuno risulta in condizioni critiche.

Distrutta in parte anche la scuola, mentre 1.400 utenze erano ancora senza elettricità. Gli abitanti sono stati evacuati durante i controlli di sicurezza. Secondo Météo-France, il vento potrebbe aver superato i 200 chilometri orari.

Un fenomeno raro per intensità: in pochi minuti, tetti, automobili e pezzi di vita sono stati spazzati via. E ora viene la parte più lunga, quella che le immagini mostrano meno: ricostruire.

Russia e Ucraina

Un C-17 militare americano atterra a Mosca, un corteo diplomatico attraversa la città e soltanto dopo si scopre chi era a bordo: il direttore della CIA, John Ratcliffe. La visita di martedì è stata rivelata da CBS e confermata a diversi media da funzionari statunitensi.

Né Washington né Mosca l’avevano annunciata; la CIA non ha commentato. Restano sconosciuti interlocutori e agenda: collegarla all’Ucraina o all’Iran è, per ora, un’ipotesi.

 Ma prima del viaggio gli Stati Uniti hanno chiesto a Kyiv di sospendere gli attacchi sulla Russia fino alla partenza della delegazione.

È la prima visita nota di un capo della CIA a Mosca dal 2021, quando William Burns avvertì Putin dell’invasione imminente. Una missione coperta dal silenzio. E nello spionaggio, spesso, il silenzio non nasconde la notizia: è la notizia.

Canada

Donald Trump ora vuole cambiare anche la geografia: ha proposto di ribattezzare il lago Ontario “Lake America”, perché gli Stati Uniti, sostiene, non faranno più molti affari con la provincia canadese.

 Peccato che il confine attraversi il lago: Washington può modificare le proprie mappe, non quelle del vicino. Ma dietro la provocazione c’è una guerra commerciale vera.

Sono entrati in vigore dazi del 50 per cento su circa 20 miliardi di dollari di prodotti canadesi, mentre dal 2027 la stessa tariffa dovrebbe colpire auto e componenti. Ottawa ha risposto con controdazi equivalenti.

Trump e il premier dell’Ontario Doug Ford si scambiano insulti; Carney accusa Washington di voler indebolire le tutele del francese in Québec. Trump nega. Intanto, tra mappe riscritte e orgoglio nazionale, il conto finirà a imprese, lavoratori e consumatori.

Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno sospeso o rinviato i colloqui per i visti d’immigrazione nelle ambasciate e nei consolati di tutto il mondo. Chi aveva già un appuntamento sta ricevendo email di cancellazione, senza una nuova data.

Il Dipartimento di Stato parla di formazione globale per insegnare ai funzionari a individuare i richiedenti che potrebbero dipendere dai sussidi pubblici; non dice quanto durerà lo stop.

 La misura arriva pochi giorni dopo che un giudice ha bocciato il blocco dei visti da 75 Paesi. Trump prometteva di fermare l’immigrazione irregolare. Intanto rende più stretto anche l’ingresso legale. Per Washington è un «aggiustamento»; per chi aspetta, è una vita rimandata senza scadenza.

Un giudice federale di New York ha respinto la richiesta di Ghislaine Maxwell di annullare la condanna e la pena a vent’anni di carcere per aver reclutato e adescato ragazze minorenni destinate agli abusi sessuali di Jeffrey Epstein. Maxwell, che si è rappresentata da sola, sosteneva che nuovi documenti e presunte violazioni costituzionali dimostrassero un errore giudiziario.

Il giudice Paul Engelmayer ha definito le sue argomentazioni infondate e quasi tutte «frivole», ricordando che le prove presentate al processo erano schiaccianti. La Corte Suprema aveva già rifiutato di esaminare un precedente ricorso.

Maxwell rimane quindi nella prigione federale a minima sicurezza di Bryan, in Texas: prevista liberazione nel 2037.

Negli Stati Uniti si riapre la battaglia sul voto postale. La Corte Suprema, con sei voti contro tre, ha sospeso uno dei blocchi giudiziari contro le nuove regole dell’amministrazione Trump, che prevedono liste federali degli elettori e codici identificativi sulle buste.

Non ha però stabilito che le misure siano legittime e un’altra ingiunzione resta in vigore. Il procuratore generale californiano Rob Bonta, alla guida di una coalizione di ventitré Stati, annuncia un nuovo ricorso. In California otto elettori su dieci votano per posta: non è una procedura marginale, ma il modo in cui si esercita la democrazia.

Dolly Parton aveva sei anni quando scrisse la prima canzone per una bambola di pannocchia. Non smise più. La regina del country è morta a Nashville a ottant’anni, dopo una breve battaglia contro il cancro.

Ha lasciato Jolene, I Will Always Love You e tremila canzoni; ma anche milioni di libri donati ai bambini attraverso Imagination Library e un milione di dollari alla ricerca sul vaccino anti-Covid.

Diceva: «Le canzoni sono la mia eredità». Aveva ragione soltanto a metà. L’altra era la luce che sapeva lasciare nelle persone.

PACIFICO: Gli Stati Uniti hanno bombardato un motoscafo nei Caraibi, uccidendo quattro persone. Il Comando Sud afferma che l’imbarcazione trafficava droga e definisce le vittime «narcoterroristi»; non ha però reso pubbliche prove né identità.

È il sessantottesimo attacco di una campagna iniziata nel settembre 2025: almeno 227 morti tra Caraibi e Pacifico. Washington la chiama guerra ai cartelli; ONU e organizzazioni per i diritti parlano di uccisioni extragiudiziali.

Perché qui il processo dura sette secondi: il tempo del video diffuso dopo l’esplosione.

Haiti

Ad Haiti almeno 47 persone sono state uccise, 22 ferite e più di 50 rapite durante un assalto delle bande armate a Kenscoff, comunità agricola sulle colline sopra Port-au-Prince. Tra le vittime ci sono cinque bambini; 22 persone sarebbero state uccise all’interno di una chiesa. Venticinque abitazioni sono state incendiate.

Kenscoff subisce attacchi ripetuti dall’inizio del 2025 e migliaia di residenti sono già fuggiti. Il governo promette rinforzi, mentre la popolazione accusa polizia e autorità di averla abbandonata. Ad Haiti lo Stato arretra, e ogni spazio lasciato vuoto viene occupato dalla paura.

Cuba

Donald Trump ha prorogato fino al 14 settembre 2027 i poteri del Trading with the Enemy Act applicati a Cuba, dichiarandoli necessari all’interesse nazionale statunitense.

Il provvedimento non coincide con l’intero embargo, sostenuto anche da altre leggi, ma mantiene in vigore una delle sue principali basi giuridiche e le restrizioni sui beni cubani.

Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha definito la proroga una politica «genocida», accusando Washington di voler soffocare l’isola. La decisione arriva mentre gli Stati Uniti stanno ampliando ulteriormente le sanzioni e Cuba affronta blackout, scarsità di carburante e servizi al collasso. Un rinnovo di poche righe, quasi burocratico; per milioni di cubani, invece, un altro anno di isolamento e vita quotidiana più difficile.

Pakistan

A Islamabad, quindici neonati sono morti in un incendio scoppiato questa mattina nella nursery del reparto di ginecologia del Pakistan Institute of Medical Sciences.

Secondo il più recente bilancio dei media locali citati da Reuters, nella stanza si trovavano sedici bambini e soltanto uno sarebbe stato salvato. Il dato non è ancora confermato ufficialmente.

Le prime ricostruzioni indicano l’esplosione del compressore di un condizionatore, ma servirà un’indagine. Perché se un reparto neonatale non protegge chi non può fuggire, non basta parlare di incidente: bisogna capire chi doveva controllare, allertare, evacuare.

Bangladesh

A Cox’s Bazar, in Bangladesh, decine di migliaia di Rohingya sono scesi in strada per chiedere giustizia e un ritorno sicuro in Myanmar. Sono trascorsi nove anni dall’offensiva militare del 2017, che costrinse oltre 700 mila persone a fuggire dallo Stato di Rakhine.

Oggi più di un milione e 200 mila rifugiati vivono in una trentina di campi sovraffollati, sempre più colpiti dalla riduzione degli aiuti.

Il governo militare birmano afferma di essere disposto a riaccoglierne 300 mila quando le condizioni lo permetteranno, ma continua persino a negare loro il nome, definendoli “bengalesi”.

 E nessun rimpatrio è cominciato: nel Rakhine continuano violenze e persecuzioni. Nove anni, per un bambino nato nel campo, significano un’intera vita trascorsa aspettando una casa conosciuta soltanto attraverso i racconti.

Cina

L’artista dissidente cinese Gao Zhen, settant’anni, è stato condannato alla pena massima di tre anni di carcere per avere «diffamato eroi e martiri nazionali». Con il fratello aveva trasformato Mao in satira: in Mao’s Guilt l’ex leader è inginocchiato, come se chiedesse perdono per la Rivoluzione culturale.

Le opere contestate risalgono al periodo 2005-2009; la norma penale applicata contro di lui è entrata in vigore nel 2021. Processo a porte chiuse, famiglia e diplomatici esclusi;

Gao farà appello. Moglie e figlio non possono lasciare la Cina. Amnesty riferisce che durante la detenzione è svenuto più volte. Quando un potere teme una statua fino a processarla, il bronzo resta in piedi. È l’artista che finisce dietro le sbarre.

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